Commenti neri in salsa verde
Disordini nel cortile. Giunta leghista traballante in un piccolo comune del vicentino reso famoso dal vino, e il Pdl provinciale, ormai minoritario, che non si esprime sulla questione. Ci pensa allora un giovane assessore padano di un comune amico, Davide Faccio, a dare sostegno a Silvia Covolo, il giovane sindaco in balia dei venti. Se il Pdl non si esprimerà, e non lo farà a detta dell’assessore, non importa. Avanti tutta perché “Boia chi molla”. Giusto e ben detto, perché oramai sono i leghisti “i più neri dei neri”, non può che rispondere il sindaco.
Un sipario da osteria sentito mille volte: ma curiosamente quel giorno in osteria potevano esserci qualche milione di persone. Perché lo scambio di battute avveniva in un bar molto particolare: la vetrina di Facebook del giovane sindaco. A gran voce si chiedono ora le dimissioni dei due “neofascisti”; se questo accadrà non è poi così rilevante. La flagranza moralmente non cambia la natura di un reato. Tanto più se quel “reato” si ripete quotidianamente ai tavoli dei bar, nelle piazze.
E Facebook non è che un’altra piazza, grande come 1000 Piazze Rosse messe insieme e frequentata dal mondo intero. La comunicazione nei social network, contrariamente a quanto sostengono alcuni esperti, non può che sfuggire al controllo. Troppa società, troppo flusso di informazioni, troppi politici e politicanti, che, anche quando accorti, scindono il profilo istituzionale riservandosi comunque uno spazio personale, che resta però semipubblico. Non c’è più la vecchia canonica dove Don Camillo e Peppone andavano ad accordarsi lontano da orecchie indiscrete. I commenti, anche i più privati, in Facebook rimangono segreti come un dialogo che si svolge all’ombra di un lampione nel mezzo di una piazza.
E la gente apprezza tutto questo, in fondo. Soppesa le cose con la pancia, rompe le distanze e si identifica. Mettere e mettersi alla berlina diventa sinonimo di onestà in una scala valoriale modernissima. E permette margini di manovra del consenso inconcepibili prima. Si spostano le “micro-masse” su “micro-questioni”. Ogni cosa diventa battaglia. In questo clima c’è quasi un gioco a rilanciare alto, a farla grossa per poi fare di tutta l’erba un fascio.


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