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Bersani-Casini? Questo matrimonio non s’ha da fare

A venti anni esatti dalla pubblicazione del suo delizioso libriccino (Tre Divertimenti, Il Mulino, 1990) e a pochi mesi dalla sua scomparsa , vorrei rendere omaggio al grande Beniamino Placido, aggiornando i suoi Promessi sposi. In sedici paginette Beniamino – al quale ero legato da  affetto e da grande stima – affidò  i personaggi dei Promessi sposi ai politici di allora: Spadolini, Craxi, De Mita, Andreotti, Occhetto, Forlani, Cossiga ecc.

Oggi per prima cosa dobbiamo trovare chi vorrebbe sposare chi. E naturalmente chi vi si oppone. Mi è venuto in mente Pier Luigi Bersani, perfetto nella parte di Renzo Tramaglino, che vorrebbe prendere in moglie Pier Ferdinando Casini, ottimo nella parte di Lucia Mondella. Ma oggi come nel ‘600 c’è chi si mette di traverso. A dire “questo matrimonio non s’ha da fare”, è chi vorrebbe Lucia-Pier Ferdinado tutta per sè, per baloccarcisi nei suoi palazzi e tenute varie dove tiene le altre pulzelle a sua disposizione. Don Rodrigo è, lo avrete già capito, Silvio Berlusconi. Chi più potente e prepotente di lui? Chi più sciupafemmine? Chi più interessato ad impedire questa unione?

Fin qui i tre personaggi principali. Ora – e questo è il compito più difficile – dobbiamo trovare gli altri interpreti per gli altri personaggi manzoniani.

Don Rodrigo e Silvio Berlusconi

Don Abbondio e Sandro Bondi

Don Abbondio. Ho pensato a Sandro Bondi. Per la pinguedine, innanzitutto; e poi per il coraggio: a guardarlo dà l’impressione di non essere un uomo coraggioso. Infine per il breviario. Sandro Bondi ce lo immaginiamo – come l’immortale parroco di Renzo e Lucia – sempre con un breviario in  mano. Ma non per leggerlo; bensì per scrivervi. Cosa? Ma che domande: le sue poesie!

Agnese. Pur ”coi suoi difettucci era una gran brava donna”. Ma difettucci che pesano: parla troppo e prende iniziative che si rivelano disastri (l’Azzeccagarbugli, l’imbroglio a Don Abbondio) per Lucia, e soprattutto per Renzo e i suoi poveri capponi. Ma questo non vi pare l’identikit del presidente del Pd Rosy Bindi? Sì? E allora la parte è sua!

Il Griso. Secondo voi quale dei suoi ministri Berlusconi-Don Rodrigo invierebbe per rapire Lucia? Quale gli darebbe il massimo affidamento per compiere imprese piene di rischi e che quindi necessitano di grande sprezzo del pericolo? Uno che oltretutto ha le phisique du rôle al massimo grado: Ignazio La Russa. Basta guardare il suo aspetto luciferino, i suoi occhi neri come la pece, la sua barba e i suoi baffi per dire: “ma questo è il Griso!”

Il dottor Azzeccagarbugli. Per questa parte avevo pensato, in un primo tempo, al Guardasigilli Angelino Alfano. Ma poi, riflettendoci meglio, mi è venuto in mente Roberto Calderoli. Chi meglio del ministro della “semplificazione della normativa” può interpretare chi è vocato alla complicazione degli affari semplici come Calderoli? Chi meglio dell’indimenticabile creatore del “Porcellum” può entrare nella parte del “dottore delle cause perse”, come lo definisce Renzo?

La monaca di Monza. Per  il suo forte carattere, per la sua attitudine al comando (la signora leader c’è nata), la sua “bellezza sbattuta, sfiorita e direi quasi scomposta” di cui parla Manzoni, in questo ruolo si impone Emma Marcegaglia. Un ruolo che le spetta anche perché Emma è una femminista della più bell’acqua: niente chiacchiere o quote rosa, ma fatti. E Gertrude è giustamente considerata una proto femminista.

Padre Cristoforo e Gianfranco Fini

Padre Cristoforo. Chi fra i nostri protagonisti della politica di oggi ha “lo sguardo capace di lampi, dove guizza di tanto in tanto un resticciolo di spiriti guerrieri” a ricordo della vita scapestrata prima della conversione? Chi ha il coraggio e la forza di opporsi, coram populo, alla prepotenza di Don Rodrigo-Berlusconi dicendogli “avete colmato la misura, e non vi temo più”, e per giunta tenendo il dito alzato? Finora soltanto Gianfranco Fini. Certo gli manca la barba. Ma possiamo sempre sperare che se la lasci crescere…

Conte Zio. Renato Schifani è sicuramente il politico più adatto a ricoprire il ruolo del parente di Don Rodrigo che si incarica di sistemare i due sovversivi, e cioè Renzo e Padre Cristoforo. “Sopire troncare, padre molto reverendo: troncare, sopire” è la formula politica alla quale si affida. In realtà amerebbe che Padre Cristoforo–Fini si dimettesse, si togliesse definitivamente di mezzo, ma pur di far contento il suo famigliare gli basta allontanare i pericoli rappresentati dai nemici del nipote…

Conte Attilio. Il cugino di Don Rodrigo è – senza ombra di dubbio – Gianni Letta. Lo asseconda in tutto: nelle sue scorribande, nelle sue infatuazioni di giovani pulzelle come Lucia, nei suoi pranzi luculliani, nelle sue imprese più o meno borderline affidate a questo o quel bravo-ministro. E’ lui, infine, che ha la pensata di rivolgersi al Conte Zio per castigare Renzo e Padre Cristoforo.

Cardinale Federico Borromeo. Per fortuna abbiamo il cardinale a far da contraltare ai Conti Zii (ai conti nipoti, ai conti cugini), ai parroci cacasotto da mettere in riga, ai fidanzati fumantini e scriteriati che minacciano sfracelli e parlano troppo (e bevono altrettanto). La sua autorità è fuori discussione, la sua autorevolezza riconosciuta da tutti. Sto parlando di Giorgio Napolitano, l’unico uomo politico italiano al quale si può assegnare una parte tanto prestigiosa e impegnativa.

L'Innominato e Umberto Bossi

L’Innominato. “Essere arbitro, padrone degli affari altrui, senz’altro interesse che il gusto di comandare; esser temuto da tutti”; aver “amici non già del pari, ma come soltanto potevano piacere a lui, amici subordinati che si riconoscessero suoi inferiori”; unirsi a loro, “in lega occulta di consigli atroci e di cose funeste”. La fama “di questo nostro era già da gran tempo diffusa in ogni parte del milanese: per tutto, la sua vita era un soggetto di racconti popolari, e il suo nome significava qualcosa di strano, di favoloso”. Ma questo è Umberto Bossi! Certo tutto poteva immaginare Don Lisander tranne che la sua descrizione di quasi due secoli fa avrebbe aderito come un guanto ad un uomo politico che sarebbe vissuto “a cavaliere” tra il XX e il XXI secolo. Ma così è. Tutti abbiamo riconosciuto Bossi nelle sue parole. Del resto a chi ricorre Silvio-Rodrigo quando è nei guai? Sempre ad Umberto Bossi.  E’ lui a tirarlo fuori dagli impicci quando  scoppia una crisi che potrebbe avere gravi conseguenze politiche. E’ vero che Manzoni lo fa pentire delle sue malefatte,  mentre Bossi… Ma perché mettere limiti alla divina provvidenza? Fini si è pentito, non potrebbe farlo anche Bossi?

Donna Prassede. E’ un ruolo che voglio affidare a Emma Bonino. Non foss’altro per la sua perbenistica e a volte profetica petulanza. Ricordo che donna Prassede è quella signora che “con l’idee si regolava come dicono che si deve far con gli amici: n’aveva poche; ma a quelle poche era molto affezionata”. Ed era sempre convinta, anzi convintissima di far bene. Ma spesso, spessissimo sbagliava. Perché aveva il difetto – ci racconta il Manzoni – “di prendere per cielo il suo cervello”. Emma, che si riconoscerà in questo schizzo, sarà sicuramente contenta di questa parte. Se non altro perché continuerà a stare vicina al suo Don Ferrante.

Don Ferrante. Ha fede solo nei suoi studi e nei suoi numerosi (“più di trecento”) libri. Sa tutto di tutto, don Ferrante. E ha la fama di dotto, di erudito, di profondo e sapiente conoscitore delle cose del mondo. Fin dove arrivi la sua sapienza Manzoni non si azzarda a dircelo: “perché non si può spiegare quanto sia grande l’autorità d’un dotto di professione, allorché vuol dimostrare agli altri le cose di cui sono già persuasi” . Come nel caso della peste che per Don Ferrante non esisteva e la gente gli credeva. Mai un dubbio lo sfiora. Non somiglia, Don Ferrante, a Marco Pannella, che crede incrollabilmente da oltre mezzo secolo nelle sue verità radicale, socialista, liberale, federalista-europea, anticlericale, antiproibizionista, non violenta, e gandhiana? E le propina, notte e giorno, al colto e all’inclita? A destra a sinistra e al centro? A proposito e a sproposito? Marco, la parte è tua!

Questi gli interpreti del capolavoro manzoniano oggi. Che come tutti sanno è una rappresentazione fedele dell’Italia. Il Manzoni, ha scritto Sciascia, “delinea – accorato, ansioso, ammonitore – un disperato ritratto delle cose d’Italia: l’Italia delle grida, l’Italia dei padri provinciali e dei conte-zio, l’Italia dei Ferrer italiani dal doppio linguaggio, l’Italia della mafia, degli azzeccagarbugli, degli sbirri che portan rispetto ai prepotenti, delle coscienze che facilmente si acquietano”.

Riusciranno i politici da me scelti ad interpretare l’Italia del ventunesimo secolo? Io spero di sì. No? Se questi non vi garbano potete sceglierne altri, a vostro piacimento. Buon divertimento!

4 commenti a “Bersani-Casini? Questo matrimonio non s’ha da fare”

  1. marco scrive:

    Grande Pirrotta. Solo la Monaca di Monza mi pare fuori ruolo (la Marcegaglia).
    Miriam Bartolini alias Veronica Lario, ce la vedrei meglio. Tra l’altro Monza è vicinissima a casa sua.

  2. [...] This post was mentioned on Twitter by The Front Page. The Front Page said: Bersani-Casini? Questo matrimonio non s’ha da fare: A venti anni esatti dalla pubblicazione del suo delizioso libr… http://bit.ly/977FG5 [...]

  3. onofrio scrive:

    Grazie Marco. Ma come hai visto io vi invito a trovare voi i personaggi che più vi garbano . Descrivi tu, se ti va, Veronica-Monaca di Monza….

  4. [...] grande stima – affidò  i personaggi deiContinua a leggere il post originale su The Front Page: Bersani-Casini? Questo matrimonio non s’ha da fareSharePotrebbero interessarti anche questi post:Matrimonio omosessuale, la Consulta dice no La Corte [...]

  5. fabio scrive:

    grazie sig. pirrotta, ogni tanto un po’ di buon umore fa bene.

  6. Alfredo Manzella scrive:

    Egregio e simpatico dr. Onofrio Pirrotta, veramente azzeccata l’associazione fra personaggi e interpreti dei Promessi sposi, romanzo trasposto ai giorni nostri. Ebbene, come in ogni romanzo, sceneggiato o film, c’è bisogno delle comparse; quelle possiamo rappresentarle noi cittadini italiani, vessati e “appestati” da questa ciurma di “lanzichenecchi” politici politicanti lestofanti, scaldapoltrone, nababbi, abbronzati e, la maggior parte di loro, con doppia vita coniugale. Solo dovremmo sapere in quale “lazzaretto” andare a nasconderci per non incontrare Lucia-Pierferdy e Renzo-Pierluigi.
    A proposito, chi scriverebbe questo romanzo?
    Cordialmente

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