Franceschini lascia Veltroni al suo destino
Chi se la poteva aspettare una settimana fa, quando ancora all’orizzonte luccicavano i bagliori del fiammeggiante convegno di Area democratica a Cortona, una giornata come oggi, con i titoli sul Pd “che strizza l’occhio ai centristi” e sotto la foto nientemeno che di Dario Franceschini, l’implacabile flagellatore di ogni gioco di sponda, il difensore strenuo del bipolarismo ora e sempre e ad ogni costo?
Per spiegare la novità, i giornali si sono arrampicati su retroscena improbabili. Addirittura, il capogruppo del Pd avrebbe inteso, con la sua mossa, “iniziare il logoramento del segretario” e impedirgli la corsa a palazzo Chigi, anche se non è chiaro in base a quale ragionamento. Sta di fatto che a Bersani le parole di Franceschini sul governo di emergenza senza Berlusconi non sembra siano dispiaciute: il segretario si è limitato a ricordare che finché Berlusconi c’è non è il caso di perdersi in congetture (più o meno la risposta che aveva dato una settimana fa a Casini), ma ha detto che la sostanza della proposta di Franceschini è condivisibile. Si sono imbufaliti con quello che dovrebbe essere il loro leader, invece, i veltroniani di più stretta osservanza: Enrico Morando ha bacchettato il capogruppo per i suoi argomenti “impropri” con una durezza che ha colpito molti, soprattutto dentro Area dem.
Un vero mistero, quello che succede nel Pd. E per spiegare i misteri, si possono solo fare delle ipotesi. Diciamo perciò che un’ipotesi plausibile è questa: che Franceschini, dopo mesi di rapporti complicati ma in cui l’alleanza non ha mai realmente vacillato, abbia infine deciso di smarcarsi da Veltroni. Anche per spiegare il perché non abbiamo che ipotesi, ma ipotesi che si appoggiano su qualche fatto.
La rentrée cortonese del primo segretario del Pd non è andata secondo i piani. Veltroni ha entusiasmato la platea ma non l’ha convinta col suo rivendicare di aver avuto ragione da sempre, soprattutto perché non ha spiegato i motivi di quanto è accaduto al partito durante la sua segreteria. E il partito, a questo tentativo di rimettersi in gioco, ha reagito male. Perfino l’Unità ha dovuto clamorosamente registrare i commenti negativi dei suoi lettori. Gli attacchi espliciti al segretario sono sembrati, questi sì, davvero “impropri” nell’attuale contesto politico anche a molti che non l’avevano votato alle primarie.
E a proposito di primarie, il tentativo di lanciare una campagna mediatica contro il pericolo del loro smantellamento non è decollato: Repubblica, soprattutto, ha fatto meno sponda del previsto agli strali di chi ha lanciato l’allarme, manco a farlo apposta tutta gente vicina a Veltroni. Già, Repubblica: ci mancava l’attacco a testa bassa di Carlo De Benedetti contro Bersani a rendere la situazione imbarazzante: per il giornalone di Ezio Mauro, che adesso farà un po’ più fatica a fare la sua guerra sotterranea a Bersani, ma anche per gli oppositori interni del segretario, che di fronte a un attacco in campo aperto non possono certo passare per colpevoli di intelligenza col nemico.
A Cortona, Franceschini – fosse stato colto di sorpesa o no – aveva fatto sponda alla riscossa veltroniana. Alla lunga, potrebbe essersi convinto di non poter reggere questo gioco. Perché gli strappi di Veltroni hanno messo in sofferenza gli ex popolari. E perché il capogruppo alla Camera, con la sua storia, non può certo permettersi di mettere in conto l’esplosione del Pd, dalla quale invece Veltroni potrebbe riprendere slancio, confidando come sempre sulla debolezza dell’apparato. Franceschini però è diverso. Dal punto di vista generazionale, umano e politico, il capogruppo non può passare per un sabotatore, oltretutto per conto terzi. Per questo forse (è un’ipotesi) Area democratica è arrivata a un punto di non ritorno.


Franceschini mi sembra fondamentalmente una persona leale.
Forse non ha gradito che il gioco a buttare giù Bersani, segretario in carica. E poi ha sentito che la base è col segretario.
Mah.
Questi si sono abituati a fare sesso da soli. Sicché ogni testa è sfregata dalla propria mano e si sa che parti in movimento fatte della stessa materia che si sfregano, grippano. Partito di grippati.
Onanismo alquanto costoso.
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Se Uolter per l’ennesima volta dic che lui ha avuto ragione su tutto mi vengono in mente i tanti Napoleone che popolavano i manicomi prima della Legge Basaglia
Veltroni per il Piddì è stato un autentico fallimento politico come lo fù nelle vesti di direttore dell’Unità.
Il PD ha ora un segretario, che lavori e che si faccia valere, non servono guerre intestine.
interrogarsi su quello che fa e dice franceschini e’ veramento tempo perso.
manca proprio la stoffa.
ed averlo fatto capogruppo pd e’ stato uno sbaglio.
@lituprando, all’ingresso del sito non c’è nessun avviso che metta in guardia su contenuto pornografico (o squallido in genere).
regolati.
la mia opinione di piddino non particolarmente affezionato a bersani (e dalema) è che in questo momento al nostro paese sarebbe utile una “riconciliazione”, preferibilmente comprensiva del superamento del berlusconismo.
veltroni per quanto mi riguarda è libero di sostenere le sue idee, che per ora sono minoritarie e probabilmente lo rimarranno a lungo.
se franceschini se ne separa mi fa piacere perchè lo stimo e mi piacerebbe vederlo contare sempre più nel partito.
[...] ogni gioco di sponda, il difensore strenuoContinua a leggere il post originale su The Front Page: Franceschini lascia Veltroni al suo destinoSharePotrebbero interessarti anche questi post:Destino dell’eurozona, la Dandini non aiuta «A [...]
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[...] quanto possa durare, ma intanto l’assemblea del Pd è andata proprio come aveva previsto FrontPage. Qualunque ne sia la ragione, alla Fiera di Roma i furori di Cortona sono arrivati sbolliti, e chi [...]