Persino i francesi stroncano “Draquila”
Il problema è la corruzione che in Italia non conosce crisi. Un problema “great and famous”, riconosce il Financial Times, e che ancora una volta minaccia di seppellire il paese sotto le macerie di un terremoto giudiziario. La metafora sismica tira parecchio tra i corrispondenti in Italia delle testate straniere. Tuttavia – e che la Guzzanti se ne faccia una ragione – non è che basti vampirizzare il premier sotto i riflettori della Croisette per impressionare i watch dog internazionali. Per quello servono i fatti. E la Anemone’s list è “il” fatto di queste settimane.
Di Draquila si è parlato molto, ovviamente. Soprattutto in Francia. Soprattutto alla vigilia. E tutto grazie al ministro Sandro Bondi. Un’ottima cosa per il mercato cinematografico italiano, lo spin del governo. E di questo, all’amorevole Sandrino bisognerà prima o poi rendere atto. Anche perché, se non fosse stato per la sua ridicola sortita, alla passerella festivaliera di Sabina si sarebbero accodati in pochi: gli amici, i parenti, gli engagés. Ah, se solo il ministro avesse presenziato alla prima! Si sarebbe potuto permettere di addormentarsi in sala durante la proiezione, senza neppure rischiare una gaffe diplomatica: a quanto pare, infatti, si sarebbe ritrovato in copiosa ed autorevole compagnia.
Perché Draquila “est l’équivalent cinématographique du libelle en littérature”, cioè un pamphlet, nella definizione di Le Monde che, certo, riconosce al soggetto, e cioè a Berlusconi, un peculiare interesse antropologico-culturale, e alla autrice del film, Sabina Guzzanti, l’aura da Jeanne d’Arque della telecrazia berlusconiana – ingredienti entrambi essenziali ad assicurare alla pellicola la migliore accoglienza possibile. Eppure, il quotidiano gauchiste il film lo stronca.
“Draquila – si legge nella recensione – si compone di una serie di interviste con vittime e specialisti, oltre che di interventi del tipo agit-prop”. Tuttavia – si osserva – la pellicola “sacrifica tutto, a cominciare dalla forma, all’efficacia lapidaria della sua tesi. Questo cinema di pancia – continua – manca spesso di precisione e rigore, fa digressioni a non finire, si lascia trasportare dalla febbre col rischio di vedere questa sua approssimazione rivoltarsi contro se stesso.”
Il film, insomma, non ha necessariamente convinto la Croisette, come ammette il critico cinematografica di France 24, Alain Kruger, che accusa la Guzzanti di “commettere lo stesso errore che pretende di condannare. Denuncia una manipolazione mediatica, ricorrendo proprio ad una analoga manipolazione mediatica.”
Tra gli osservatori si evoca insomma la “sindrome Michael Moore”, ma si lascia intendere che Moore è meglio. Così, leggiamo su l’Express: “il manicheismo leggero di Sabina Guzzanti tende a privare di credibilità alcune sequenze (in particolare, quando accusa le autorità d’aver nascosto alla popolazione dell’Aquila i rischi del terremoto per poter compiere speculazioni immobiliari. Ma – si osserva – visto che le ultime catastrofi naturali del genere risalgono al XV ed al XVIII secolo, nessuno si sarebbe arrischiato a gridare al lupo dopo 200 anni di calma sismica), inducendo così a rimettere in discussione l’intero impianto della tesi.”
Intendiamoci, non che la tesi di Draquila non appaia suggestiva. È solo che la realtà della corruzione supera di gran lunga l’immaginifica retorica della fiction guzzantiana, come dimostrano i fatti di cronaca che, negli abissi del potere corrotto, non seppelliscono solo Berlusconi ma l’Italia intera che si svela marcia e cialtrona, da capo a coda.
Esprime bene questo bizzarro paradosso la recensione a Draquila di film.com. “Se si dovesse credere a tutto quello che il film dice, si sarebbe costretti ad ammettere che le più alte sfere del governo italiano siano in affari per ingannare la gente. Tutto questo lo si dice in 90 minuti, e qui sta il problema.” Si osserva infatti che se anche dicesse il vero “al 100%”, la Guzzanti ci mette dentro un po’ troppa roba nella sua crociata anti-sistemica, sublimando il tutto con quella specie di “pezzo d’arte auto-lesionista” che realizza la metaforica liberazione dall’ossessione berlusconiana, seppellendola sotto una montagna di macerie.
È un film “maledetto?” – si interroga il commentatore. “Certamente. Deprimente? Senza dubbio. Un sostegno al real change? Mah, di questo – dice – non sono sicuro.” Perché in fondo tra la gente c’è chi “crede ancora in Berlusconi” ritenendo “artefatte” le accuse contro di lui. “Forse – conclude allora il recensore - eliminando certi aspetti così gravidi di emotività la Guzzanti avrebbe potuto concedere più attenzione ai fatti.”
E i fatti, aggiungiamo noi, sono la cricca, la lista dei favori, un ministro che si dimette, un altro che taglia la spesa e quelle decine di migliaia di sfollati che, dopo sei mesi dal terremoto, abitavano già una casa.


non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire e ovviamente peggior cieco che non vuol vedere…
e che vi aspettavate?
La Guzzanti non è mica una attrice cinematografica brava, non è una regista brava…..sa soltanto fare imitazioni….ma per questo bastava Max
Giusti (con tutto il rispetto per Max Giusti!)
e poi è così monotona!!!che palle ‘sto antiberlusconismo!!! è un’ossessione!!!!
la cosa bella è che la Guzzanti crede così di fare politica, di contribuire a buttarlo giu!
Che palle!
La Guzzanti si è abbruttita sull’anti-berlusconismo, come gran parte della sinistra.
La cosa bella?!…creduloni e ignorantoni, gregge di pecore!!!
..altro che voler far politica!
APRIRE gli OCCHI e il CERVELLO (i propri)
@XYZ:
io gli occhi li apro. Credimi: ho una cultura nella media se non superiore, ho conoscenza giuridiche buone e comunque superiori alla media, conosco i principi del nostro ordinamento giuridico italiano e comunitario, parlo bene 2 lingue straniere.
Conosco la complessità del sistema politico italiano, conosco l’importante ruolo dei giudici ed i limiti della magistratura, comunque sottolineati da Napolitano qualche settimana fa.
Nonostante ciò, non sono contro Berlusconi e non sono pro Guzzanti, pro Travaglio ecc……
Fattene una ragione!!!
Leggo questa recensione e penso che il film non sia stato nemmeno visto. Si può soltanto rimane indignati dopo la proiezione. Da apolitico che sono, ho assistito a questo lavoro della Guzzanti con grande curiosità e “distacco”. Risultato? Tutto è reale, tutto sa di vero: i riscontri, gli scandali e il sarcasmo di certi imprenditori sulla testa della gente comune. Non c’è nulla da interpretare o forse si: la miseria umana !
Alla francesista autrice di questo pezzo vorrei segnalare l’esatta grafia del nome della santa protettrice della Francia: d’Arc, non d’Arque come scritto.
Per completezza dell’infromazione conviene poi segnalare che le Monde, nello stesso articolo citato nel pezzo, riconosce a Guzzanti di aver messo insieme “un atto di accusa pesante, che fa rizzare i capelli in testa”. Infatti – scrive il quotidiano nella parte omessa da Bonfante – “il film accusa il presidente del consiglio, Silvio Berlusconi, di aver cercato di ridare lustro alla propria immagine appannata a spese dei terremotati, varando con grande clamore mediatico un programma di rialloggiamento oneroso e inefficace, consentendo l’arricchimento della propria rete politico-industriale con fondi pubblici. Al centro di questa operazione, una ‘protezione civile’ trasformata in strumento capitalistico di privatizzazione occulta del territorio italiano”.
Il messaggio è giunto chiaro e tanto basta a Guzzanti, probabilmente, poiché l’intendimento è spingere alla riflessione. La tesi di fondo è giusta o sbagliata? Che poi formalmente il documentario sia più o meno riuscito è questione secondaria, tanto è vero che Draquila è stato presentato fuori concorso.
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in francia, non si fanno le recensioni come da noi, “a marchetta”. Una recensione è ancora un’ analisi. Per cui ci sono delle cose buone , messe in luce, delle cose che lasciano perplessi, messe in luce pure quelle. E questo mi pare un ottimo rapporto con la realtà.
Senonché, prima della recensione, questa dice Le Monde, a Bondi, e appunto “l’immagine dell’Italia”
Philippe Ridet, «mette in luce il disprezzo del governo italiano per ogni critica assimilabile a un ‘discredito dell’Italia’». Una linea di difesa che ha – scrive ancora Le Monde – «dei lontani precedenti: Vittorio Mussolini, il secondogenito del Duce, produttore e regista, durante il regime fascista, uscì furioso dalla proiezione di ‘Ossessionè di Luchino Visconti (1942) dicendo: ‘Questa non è l’Italia’. Nel 1948, il futuro presidente del Consiglio Giulio Andreotti, volle vietare ‘Ladri di biciclettè di Vittorio de Sica e altre opere del neoralismo perchè davano un’immagine ‘deprimentè del Paese». «Loro almeno vedevano i film», taglia corto Ridet, che nell’articolo ricorda anche come Bondi pratichi «la poesia. E spesso scrive dei versi sulle sue colleghe del governo. A volte – aggiunge – li pubblica, ed è peggio. Ama anche il presidente del consiglio Silvio Berlusconi, di un amore che sfiora la devozione. Per lui -conclude il giornalista francese – Bondi ha gettato alle ortiche gli ideali comunisti di gioventù e sa mostrare gli artigli ogni volta che si oltraggia l’immagine del suo idolo».
E’ BENE DECIDERE DI CREDERE O NON CREDERE UN GIORNALE, NON QUANDO FA COMODO. PERCHE’ SENNO’ E’ APPROSSIMATIVO E DI “PANCIA” APPUNTO.,
tuttavia
Draquila conquista Cannes e i critici francesi
L’ultima fatica dell’eclettica Sabina Guzzanti riscuote grande successo al Festival nella cittadina della Costa Azzurra. Concordi tutti i critici nel definirlo “un grande momento di politica-realtà”. Più severi Le Monde e Le Figaro
TUTTAVIA:
ai telegiornali francesi che le hanno dedicato un servizio subito dopo quello su Robin Hood, alla stampa d’oltralpe tutta (tranne “Le Figaro”) che l’ha osannata, e soprattutto al pubblico italiano che la sta premiando portando “Draquila” al terzo posto degli incassi complessivi e al secondo come media copia dopo Ridley Scott. (Ovvero 413mila euro da venerdì ad oggi per 110 copie destinate a crescere).
questA LA “STRONCATURA” DI Le monde:
Précédé d’une polémique, en raison de l’annulation de la venue à Cannes du ministre de la culture italien, Sandro Bondi, pour qui ce film “offense la vérité et le peuple italien dans son entier”, Draquila est l’équivalent cinématographique du libelle en littérature. Son auteur, Sabina Guzzanti, licenciée de la télévision italienne en 2003 pour impertinence, n’en est pas à son coup d’essai. En 2005, Viva Zapatero dénonçait la mise en coupe réglée de la liberté d’expression de l’Italie berlusconienne.
(qui vediamo che presentano SAbina Guzaznti, stroncando appunto il livello italiano: cacciat< dalla tv italiana, etc
denunciava la mancanza di libertà nell'Italia berlsuconiana
Draquila continue ce travail de sape, en dénonçant l'instrumentalisation politique du tremblement de terre de L'Aquila, qui a détruit, le 6 avril 2009, cette ville des Abruzzes. Le dossier à charge est épais, et fait se dresser les cheveux sur la tête.
Draquila continua questo lavoro di lotta, denunciando la strumentalizzazione politica … avvenuta col terremoto …
Il doc è denso, e da far drizzare i capelli sulla testa..
Sur le fond, le film accuse le président du conseil, Silvio Berlusconi, d'avoir cherché à redorer une image ternie sur le dos des sinistrés, en lançant à grand renfort médiatique un programme de relogement onéreux et inefficace, permettant d'enrichir son réseau politico-industriel avec des fonds publics. Au cœur de cette opération, une "protection civile" transformée en instrument capitalistique de privatisation occulte du territoire italien.
Sul fondo il fima accusa il presidente del consiglio .. che permette corruzione, costruzioni onerose e inefficaci, e il cuore di questa operazione la protezione civile come strumento di accumulo di capitale occulto..
Constitué d'une série entretiens avec des sinistrés et divers spécialistes, ainsi que d'interventions de type agitprop, le film sacrifie tout, à commencer par sa forme, à l'efficacité lapidaire de sa démonstration.
Varie interviste e interevnti di tipo agit prop il film sacrifica tutto, compresa la forma all'efficacia lapidaria della sua dimstrazione.
E QUI INIZIA LA STRONCATURA DELLA FRANCIA, CHE VIENE
SOTTOLINEATA NELL'ARTICOLO:
Ce cinéma à l'estomac manque souvent de précision et de rigueur, digresse à n'en plus finir, se laisse emporter par la fièvre, au risque de voir ces approximations se retourner contre lui.
Questo cinema di pancia manca spesso di precisione, fa lunghissime digressioni, si lascia prendere dalla febbre, a rischio di vedere queste approssimazioni rivoltarsi contro.
IO FACESSI IN UN FILM CI METTEREI LA FIRMA PER UNA STRONCATURA DEL GENERE. NON PARLIAMO DEGLI INCASSI E DELL' ACCOGLIENZA.
@ Ottodixit
quell’arque non me lo perdonerò mai. dunque non provvederò a corregerlo perchè rimanga ad imperitura memoria a quali abissi arrivi la mia approssimazione ortografica!
@ marco
non è una recensione ma una rassegna di pareri politici su un film politico
@ tutti i lettori
la realtà della corruzione – la lista anemone – supera per efficacia sputtanante la fiction della guzzanti. cosa c’è di male nel ribadirlo, come si fa in questa selezione della stampa internazionale?
se i delinquenti della cricca andranno in galera non sarà certo grazie al risveglio delle coscienze degli spettatori del film. sarà perché ce li manderà una magistratura – libera – che con il supporto di una stampa – libera – hanno fatto saltare interi pezzi di regime.
Ma ancora con i massimi sistemi, le cricche e la politica? Ma se la Guzzanti avesse dedicato il suo spettacolo a Hitler, o a Pablo Picasso o a Giove pluvio in persona…..qualcuno ne avrebbe parlato? Non dico di andarlo a vedere, solo parlarne…
E allora è così difficile capire che Berlusconi è un business per tutti? Per la cricca, per Travaglio e Santoro e pure per la Guzzanti. Mettici pure quel babbeo di Bondi che, se a qualcuno fosse sfuggito, l’ha sbattuto su tutti i giornali del regno e…amen
@ tutti i lettori
“la realtà della corruzione – la lista anemone – supera per efficacia sputtanante la fiction della guzzanti. cosa c’è di male nel ribadirlo, come si fa in questa selezione della stampa internazionale?
se i delinquenti della cricca andranno in galera non sarà certo grazie al risveglio delle coscienze degli spettatori del film. sarà perché ce li manderà una magistratura – libera – che con il supporto di una stampa – libera – hanno fatto saltare interi pezzi di regime.”
Sublime.
Prima notazione: a parte Scajola, i pezzi di regime sono tutti al loro posto.
Secondo, ma non meno importante, anzi: esta – solo – da provare con prove non con veline arrivate da chissadove, la “realtà della corruzione” …per quanti? 370 nomi? di persone e/o di vie?.
Al momento, mi risulta, sono solo anticipazioni di stampa. Interessata.
La quale stampa cosa chiederà come pena quando (invento) Via della Pergola risulerà concussa o corrotta da Anemone? la radiazione per tremila anni dalla toponomastica romana?
E’ proprio vero. Al primo posto, in Italia, c’è il problema della Giustizia.
Ma non esattamente quello di condannare chi la infrange.
No. Il problema vero è l’idea di giustizia che hanno gli italiani.
resta solo da…ecc
assai più emozionante ( e dirompente politicamente) la lettura delle indagini del corsera che le fregnacce del Berlusclown impersonato da Sabina…che in fondo se la ride del terremoto.
da non vedere
Estragone e Vladimiro si incontrano perché hanno un appuntamento con Godot, ma non lo conoscono bene e non sanno nemmeno l’ora e il giorno. Gli hanno fatto tempo addietro delle richieste (siamo postulanti), e lui avrebbe fatto conoscere una risposta dopo aver riflettuto. Mediterebbero anche di impiccarsi, ma poi ci ripensano: “sentiamo prima cosa ci dirà”.
Compare Lucky con la corda al collo tenuta da Pozzo, che li guarda e li riconosce come esseri umani, anche se gli “rassomigliano imperfettamente”. Lucky è uno schiavo facchino che obbedisce meccanicamente agli ordini del suo padrone che tira la corda.
Pozzo fa uno spuntino e i due alla fine gli chiedono gli ossi già spolpati. Ma perché Lucky, pur stando fermo, tiene in mano i bagagli? Pozzo spiega con sussiego che lo fa per evitare di essere cacciato. Dice di essere buono, tanto che non lo licenzia; tuttavia lo sta portando al mercato, “dove faccio conto di ricavarne qualcosa. A dire la verità è impossibile scacciare creature di questo genere. Per far le cose bene, bisognerebbe ammazzarle”.
Lucky piange; Estragone tenta di asciugargli le lacrime, ma viene scalciato.
Smette di piangere e Pozzo: “in un certo senso l’ha sostituito lei. Le lacrime del mondo sono immutabili”. Si trattiene ancora esibendosi in una conversazione sul crepuscolo e poi va via, dopo che Lucky, col cappello in testa, ha ‘pensato’ farneticando.
Arriva un ragazzo con un messaggio da Godot: verrà domani.
Decio,
1- grazie alle persone come te fineremo
sempre peggio.
2-Essere antiberlusconiano oggi, significa non essere un farabutto, uno stupido, o un idiota.
3-Il film è stato studiato col semplice intento di far capire all’italiano medio, e non ai caz.zoni “radical” francesi, come stanno le cose.
4-La stampa francese non sarà controllata quanto quella italiana, ma penso che anche se avesse fatto un vero e proprio capolavoro inattaccabile sotto ogni punto di vista, le accuse sarebbero le stesse
5-APRITE GLI OCCHI!
John Doe
Io ringrazio le persone come Sabina, Moore, Travaglio, Luttazzi etc.
E poi vai a vedere quanto conviene andare contro Berlusconi in termini economici.
Vai a vedere in GRANDI INCASSI che fanno. Vai a vedere quanto conviene esprimersi in questo modo, al posto di succhiare direttamente il nettare della televisione.
Ragazzi, qui stiamo scherzando e basta.
Un conto e criticare il film per come è costruito. Un altro e arrivare alla solita prosa berlusconiana sull”antiberlusconiano”.
Quella è gente che dovrebbe marcire in galera. PUNTO! E se non ne parlassero voi vi sentireste inattaccabili. Si vede che STATE BENE. Avete parenti o amici giusti.
Attaccare questo film, dicendo che “ride del terremoto” o che ci voglia speculare è la più grossa cazzata che abbia mai sentito.
Siete dei poveracci.
Come sempre se si critica, magari a sproposito e magari sbagliando , Moore, Travaglio, Luttazzi… etc, si viene incasellati nel girone dantesco dei poveracci.
Se invece si fa l’opposto, e si infilano nel tritacarne i berluscones, si è degni di considerazione mondiale.
Vorrei invocare il diritto fantozziano di esprimere, nei confronti delle opere artistiche o meno scritte dalla qualunque persona, il concetto di boiata pazzesca. Se poi al solito imbecille che scrive su Le MOnde, la suddetta boiata piace mica ci dobbiamo accapigliare. A me non piacciono le sogliole alla mugnaia. Vogliamo aprire un “dibbattito” su tale deviazione dal comune sentire?