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Il Veneto scopre che è Roma a decidere

In Veneto lo spettacolo che va a ruba è “il coro delle voci deluse”. Evento dove non manca nessuno. Tutti uniti contro l’ingiustizia ma tutti divisi sui perché. Farsi un’idea di come siano andate le cose diventa quasi un rebus. Il Pd accusa Zaia di piangere lacrime di coccodrillo per Venezia; la colpa è sua che non ha saputo farsi ascoltare. La Lega veneta e il suo popolo accusano Roma, che ora non è più solo ladrona, ma anche autoritaria-antifederalista. Galan cerca di abbassare la tensione dichiarando che altre occasioni all’orizzonte ci saranno, e Dagospia conferma in modo caustico.

Le occasioni ci saranno perché nella migliore tradizione del sottobosco romano Zaia e Petrucci (presidente del Coni) avrebbero raggiunto un accordo compensativo sottobanco quando si era capito che la scelta di Roma non ammetteva diritto di replica. Per esempio le Olimpiadi invernali nuovamente a Cortina, dopo il glorioso inverno del ’56? Per ora l’unico a dirlo è il vicepresidente veneto Zorzato.

Zaia non ha tempo. Non può permettersi di accettare la boutade di D’Agostino ora. Lui che è andato a Roma a seguire direttamente il processo decisionale. Però a guidare la cordata veneta a inizio inverno non c’era mica lui. Non importa: ora c’è e farà il “pelo nell’uovo” al documento di ammissione della candidatura romana del Coni. A Venezia la Lega scalpita, il Comitato Olimpico Internazionale forse sarà meno comprensivo del Coni nel considerare lo scandalo delle piscine dei mondiali di nuoto, i lavori sulle linee della Metropolitana che aspettano dai mondiali di Italia ’90.

Ma poi, che pelo nell’uovo c’è mai da cercare, gli rispondono dallo stesso Comitato olimpico veneziano. All’aeroporto Marco Polo, terzo per importanza e primo per efficienza e puntualità, la commissione del Coni ha dato voto 0. Venezia, con tutti i suoi problemi, ospita 20 milioni di turisti l’anno e il Coni ha voluto riconoscere in fatto di “accoglienza” un punteggio superiore a 4 per Roma e 1,5 per Venezia. Venezia non ha raggiunto la soglia della sufficienza, 5,7 il voto concessole. Quindi nessuna discussione, nessuna disamina ulteriore dei progetti e dei possibili sviluppi.

Il messaggio è una lezione che qualcuno vorrebbe non dover ricordare. La politica e le scelte, quando si vuole, si fanno ancora a Roma. I soldi, i tanti soldi del mitico Nord-Est non valgono la rete di relazioni che si tesse a Roma. I giochi si fanno qui. E non solo quelli olimpici.

2 commenti a “Il Veneto scopre che è Roma a decidere”

  1. Liutprando scrive:

    Infatti l’Italia è destinata alla sublimazione.

    Una concentrazione di stronzi fa una fogna non una capitale.

  2. andrea lucangeli scrive:

    Bah, è il solito schifo romanocentrico.
    Quando finalmente cominceremo a tenerci i nostri soldi per davvero allora le cose cambieranno, e molto!
    Non si fanno le nozze con i fichi secchi, nemmeno a Roma….
    E gente come Petrucci (boiardi di Stato strapagati) dovranno fare le valigie e trovarsi un lavoro serio….

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