Venezia città della crisi 2010
Basta scorrere i titoli di quotidiani locali e si percepisce subito quell’aria pesante, calda, di laguna, di salmastro che intorpidisce Venezia quando si ferma la brezza marina. Le elezioni hanno confermato una nuova giunta di centro-sinistra, ma il vento non sembra voler rinfrescare la città. La Finanza intensifica i controlli e scopre che i negozi di souvenirs sono i primi a dimenticare di emettere ricevuta. E gli esercizi cui vengono messi i sigilli diventano 4 in un solo giorno.
Le Olimpiadi sfumate non aiutano l’umore cittadino, ma Zaia ci prova “dichiarando guerra a Roma”, in una domenica di sole, mentre i veneziani vanno a spasso tra esercizi commerciali sigillati dalla Finanza e un mazzo di fiori posto sulla tomba del nonno, ma solo dopo aver indossato un caschetto da cantiere fornito all’ingresso. Già, perché il cimitero di San Michele è a rischio crollo: non ci sono i fondi, e allora si entra come in un cantiere. Ma anche chi si gode il classico giro domenicale della laguna in barca tra un’isola e l’altra può pure depennare Torcello, l’isola dell’abbazia e della famosa Locanda Cipriani. Le campane dell’abbazia non suonano più e il perimetro è recintato per rischio di crolli.
Allora si può optare per una gitarella al Lido, in fondo là si tiene la Mostra del Cinema, il jet set del bel mondo si ritrova lì per una settimana all’anno. Ma il numero di visitatori che arriva a Cannes per il Festival del Cinema non è nemmeno più paragonabile con quello di Venezia. Anche Berlino, tra grigio e freddo, quasi riesce a spuntarla. Gli spazi sono il problema. Volpi di Misurata volle il Festival a Venezia e Mussolini disse “un italico sì”. Correvano gli anni ’30 del secolo scorso e le strutture della Biennale Cinema sono dei fotogrammi di un “Amarcord felliniano”. Il progetto Nuova Cittadella del Cinema (nuove sale di proiezione, uno spazio per il mercato del cinema e una sala d’onore) subisce una cura dimagrante che rischia di portare all’anoressia la mostra veneziana.
Salta anche il “quadrante di Tessera” in una bufera che ha occasionalmente investito il Consiglio comunale serenissimo in pieno maggio dovuto alle perturbazioni olimpiche. Accuse di “cementificazione selvaggia”, rilancio dell’ipotesi waterfront a Marghera. Perché Marghera è in sofferenza, è un malato in agonia da molti anni. Uno specialista ha visitato il malato e ora si appella alla magia. Gianni Letta parte per il Qatar nel tentativo di salvare Vinyls, ma Ramco non sembra voler ascoltare le ragioni di un medico compassionevole.
Dove punta la vela veneziana? Venezia ha sempre navigato a vista, abile nei mercanteggi con l’Oriente, ma le vie di navigazione verso l’ignoto furono altri a intraprenderle. Le Olimpiadi potevano essere per Venezia il galeone con cui il regno di Spagna conquistò mezzo mondo. Serve un forte impulso che oramai, da Zaia ad Orsoni, sembrano tutti considerare non possa che arrivare dall’esterno.

