rss twitter facebook youtube search
top

L’ebbrezza veneta

V per Veneto, ma anche V per vino. Una regione dove risultano attivi oltre 530 club di alcolisti in trattamento, circa uno ogni poco più di 9000 abitanti; ma anche una realtà dove l’assessorato alle Politiche sociali ha istituito una banca dati dei centri di recupero e trattamento dell’alcolismo, allo scopodi  poter monitorare la realtà del fenomeno e la sua evoluzione. La fucina grafico-artistica del gruppo Benetton, Fabrica, ha risvegliato gli animi con una immagine ad effetto: un tradizionale spritz dove la più glamour oliva è stata sostituita da un feto.

L’intento è chiaro: è la campagna di sensibilizzazione lanciata dall’ULSS di Treviso contro il fenomeno dell’assunzione di alcool da parte delle donne in gravidanza. Il fenomeno pare sia in espansione e riguardi circa il 65% delle giovani partorienti. Nel 2006 la Regione Veneto commissionò un’indagine al CNR di Pisa da cui emerse in modo asciutto e stringato l’immagine di un territorio dove aumenta e si allarga la popolazione che fa uso di bevande alcoliche, poiché aumenta il consumo femminile e giovanile. D’altra parte sempre più sono i giovanissimi che escono la sera e i gruppi di ragazze in stile Sex&the City che si organizzano serate in rosa.

Il primo bicchiere si beve a 11 anni. Verso i 15 si provano i superalcolici. Ma il dato interessante è l’aumento degli aperitivi, mentre stazionario risulta l’uso di superalcolici. E’ quindi un fatto culturale, e non squisitamente veneto. Laddove si parla di abuso che diventa alcolismo è un fenomeno anche questo in crescita, specie nella popolazione maschile (77% degli alcolisti), che riguarda specialmente le fasce d’età ricomprese tra i 40 e i 59 anni. Dove il fenomeno diventa patologia è difficile sospettare l’abuso per mode sullo stile del binge drinking, bere tanto e subito per ubriacarsi prima possibile. Viene piuttosto da pensare quindi che vi sia dietro un diffuso disagio, cui tenta di rivolgersi l’attenzione del sistema socio-sanitario regionale.

Perlopiù le campagne pubblicitarie puntano sul “problema dipendenza”. Ma mentre quel fenomeno è monitorato e vi sono strutture sempre più capillari per curarlo, il “normale” consumo di bevande alcoliche diventa sempre più “la norma”. Che si beva per dimenticare, per disperazione o depressione sono cose che “ci stanno”, quello che serve – e si sa – è un aiuto terapeutico. Il vero problema è che oggi l’ebbrezza non è più l’occasione della festa, come da tradizione; ogni week end, ogni mercoledì (per gli universitari), diventa occasione di festa e quindi per un bicchiere di più. Mille sono le ragioni, ma siamo una società “festaiola” e questo comportamento non cambierà con qualche buona legge sul rigore morale. Le campagne di sensibilizzazione colpiscono sul momento, ma la memoria degli individui è breve perché concentrati su se stessi e sul tentativo di ritagliarsi spazi di espressione, se non di libertà, anche a caro prezzo individuale, come sapevano bene gli amici di Bacco già millenni or sono.

1 commento a “L’ebbrezza veneta”

  1. Michele D. scrive:

    Forse si beve già da giovanissimi per esorcizzare il fatto che tutta la vita si dovrà lavorare il triplo di un meridionale solo per mantenerlo!!!!!

Che ne pensi? Commenta!

top