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Prodi insiste nell’irizzare l’Europa

Romano Prodi, ospite del Financial Times, discetta di Europa. Egli fu il presidente della Commissione che nel 2004 realizzò la conquista dell’Est – l’allargamento a 27 – e il varo del transatlantico costituzionale – ricordate? -, quello naufragato ancora prima di lasciare il porto grazie alla manomissione dei motori da parte di Francia e Olanda.

Lo strutturalismo europeista, teorizzato e praticato dal professore, è la precipua ragione per cui la Gran Bretagna l’Europa la vuole frequentare soltanto in vacanza. L’apparato tecnocratico europeo che Prodi si è un sacco divertito a disegnare è infatti oggettivamente letale per gli interessi di un paese come il Regno Unito, dove le strutture finanziarie e produttive si misurano sul mercato, ovvero la competizione su efficienza, creatività, flessibilità. Efficienza, creatività, flessibilità che l’apparato plutocratico europeo e la sua compulsività normativa non aiutano certo ad affermare. Quello degli inglesi non è anti-europeismo, ma logica di mercato. Quello di Prodi non è europeismo, ma metafisica burocratico-istituzionale. Chi dei due vuol più bene ai cittadini europei?

Che l’Europa compia “un grande passo avanti verso il federalismo fiscale” – auspica il professore, il quale saluta con favore il bailout che ha permesso di sostituire i flebili vincoli del patto di stabilità in una “more muscular co-ordination.” Peccato che il bailout, o il coordinamento muscolare dei mercati finanziari europei che Prodi benedice, non serve affatto né a rafforzare l’Europa sul medio termine, né a fermare la speculazione nell’immediato, perché questa si fonda sulla ragionevolissima constatazione che se uno Stato è strutturalmente impostato per crescere poco e spendere troppo, sarà destinato comunque a crollare. E a meno di pretendere che l’investitore si immoli al martirio, non si capisce perché dovrebbero fingere di credere che il bailout cambi tutto e finire, come un cretino, travolto dalle sue pretenziose e retoriche macerie?

Prodi, tuttavia, non si arrende all’evidenza. Per lui la Grecia conferma la necessità di un’Europa ancora più rigida. Anche perché, dice, il disastro finanziario di queste settimane era in realtà un’evenienza impossibile da prevedere. Imprevedibile la Grecia? Ma come, Romano: i conti falsi di Atene tu li hai avuti tra le mani e li hai approvati. Che la Grecia sarebbe finita male – e con lei il resto dell’eurozona – era prevedibile, eccome. E non è che adesso puoi tirarti fuori e dire che la colpa di tutto non sei tu, non è il tuo moloch istituzionale, non è la tua fregola di passare alla storia come l’uomo capace di irizzare la UE, ma i mercati!

Comunque, al lettore di FT – cioè all’intero mondo economico globale – Prodi consegna un epilogo dei suoi, che di certo non mancherà di illuminarlo. “Se anche la ripresa tarderà ad arrivare – dice infatti Prodi -, se anche avrà un costo altissimo, e se anche procurerà un danno all’immagine dell’Europa, la nave dell’Unione europea sta ormai veleggiando nella direzione gusta.” La direzione giusta, per capirci, è il default. E quanto alla traversata, non sarà affatto uno spasso neanche lei. In pratica, si salvi chi può.

L’Italia vista dall’America: la New York Review of Books parla del “Berlusconi’s New Rival”, cioè Fini. “Gli italiani – scrive l’autrice – hanno un monosillabo, un’interiezione, che significa ‘I don’t know’: Boh! E Boh! è probabilmente il solo commento plausibile per descrivere l’attuale situazione politica del paese”.

9 commenti a “Prodi insiste nell’irizzare l’Europa”

  1. [...] This post was mentioned on Twitter by Politica Italiana, The Front Page. The Front Page said: Prodi insiste nell’irizzare l’Europa: Romano Prodi, ospite del Financial Times, discetta di Europa. Egli fu il pre… http://bit.ly/ayPhLM [...]

  2. Liutprando scrive:

    Bel articolo. Complimenti.

  3. roberto scrive:

    Vi sono probabilmente altri motivi che spingono gli inglesi a tenere le distanze dall’Europa (semplifico: non sono più i “padroni del mondo”, ma credono ancora di esserlo), ma l’analisi di simona bonfante mi pare lucida e corretta.La globalizzazione è stata impietosa nei confronti dei sistemi dirigistici, un poco costruiti, appesantiti da una forte burocrazia di governo e di controllo.
    Prodi, come tanti altri dirigenti italiani ed europei, mi ricorda quelle squadre di calcio che uscivano a pezzi dal confronto con l’Ajax di Krol, Neeskens e Cruijff, sul piano del gioco e del risultato.
    Farsi pescare più di 50 volte in furigioco durante una partita era estremamente umiliante, rendeva l’idea che il nuovo stava ridicolizzando il vecchio modo di giocare al calcio.
    Nessuno pretende che, per fare fronte alla concorrenza, sia necessario far compiere passi indietro alle conquiste sociali, regredire sul piano della qualità della vita:occorre però cambiare gioco, capire cosa serve per fare ripartire il treno dello sviluppo e del progresso.
    Sicuramente gli inglesi sono più avanti di noi in questa consapevolezza; forse sono ancora indecisi rispetto al “nuovo gioco” da adottare, ma sanno bene cos’è che non serve affatto e, soprattutto, ciò che può risultare pericoloso.
    Ho già avuto modo di affermare che non si può imputare alla speculazione i disastri accaduti o solo annunciati: la speculazione è (piaccia o no) una forza viva del mercato, che, se tenuta in equilibrio con le altre forze (la produzione di ricchezza, la remunerazione del capitale, i conti pubblici e privati,ecc.), può produrre benefici.
    Quando si scatena, è perchè esistono le condizioni affinchè lo faccia: difficoltà a produrre ricchezza, spesa pubblica impazzita, conti in disordine, privilegi sociali, burocrazia asfissiante.
    Il “gioco” Prodiano non è la cura: rischia di essere un’aggravante della malattia.
    Quando partono certe iniziative, tentare una resistenza rigida sulle posizioni può divenire una Stalingrado: si bruciano miliardi e non si risolve il problema.
    Sarebbe meglio ripiegare con ordine, per affrontare i nodi veri e cercare di scioglierli.
    In questo gli inglesi ci possono dare una mano, se avessimo l’umiltà e la volontà di ascoltarli.
    La fiducia nella libera iniziativa e nelle libertà individuali in genere, il misurarsi con il mercato che aiuta molto più del tentare di piegarlo “a tavolino” verso logiche dirigistiche, la coesione politica che supporti la moneta unica e non viceversa, mancano a questa Europa.
    “Si governa la nave, non il mare; si governano le vele, non il vento” : non è certo Prodi che può capire il “nuovo gioco” o che possa possedere l’umiltà tutta “british” insita in questo proverbio.

  4. [...] dei motori da parte di Francia e Olanda.Continua a leggere il post originale su The Front Page: Prodi insiste nell’irizzare l’EuropaSharePotrebbero interessarti anche questi post:RU486: maggioranza divisa, Cota ‘precisa’, Zaia [...]

  5. Liutprando scrive:

    ‘Ho già avuto modo di affermare che non si può imputare alla speculazione i disastri accaduti o solo annunciati: la speculazione è (piaccia o no) una forza viva del mercato, che, se tenuta in equilibrio con le altre forze (la produzione di ricchezza, la remunerazione del capitale, i conti pubblici e privati,ecc.), può produrre benefici’.

    Fa eccezione la possibilità della vendita allo scoperto che è risultata distruttiva per il tipo di speculazione in mano a pochi operatori in grado di arricchire impoverendo il mercato, i risparmiatori e, cosa incredibile, gli Stati.

  6. l'esule scrive:

    Che Prodi abbia le facolta’ mentali compromesse da troppi anni a sniffare incenso e polvere di faldone e’ indubbio.
    Ma la City e’ la co-responsabile di questa situazione, come Wall Street, e quindi andrebbe severamente punita.
    Anche se il governo di Sua Maesta’ non vuole.

  7. roberto scrive:

    Non mi spaventa la ricchezza, il valore aggiunto, la dinamica e la modalità delle transazioni (purchè lecite, ovvio).
    Mi spaventa chi brucia davvero ricchezza,
    spendendo ciò che NON è in grado di produrre e stampa BOT per il rinnovo del contratto degli statali.

  8. l'esule scrive:

    Roberto, no rinnovo no BOT…

  9. roberto scrive:

    Posso pure pensare di far debiti, ma DEVO essere sicuro che ciò diventi plusvalore (per me, certo, ma anche per altri) e che sia in grado di restituirlo.
    Tutti accendono un mutuo.
    Certo non tutto va sempre a buon fine, ma nella stragrande maggioranza dei casi la famiglia tara il mutuo in base alle proprie entrate ed alla speranza di vita (“corretta” con una buona assicurazione pro mutuo).
    Risultato: valore aggiunto per la famiglia (l’immobile) e per la società (il lavoro del geometra, della banca, del produttore di laterizi, del muratore, ecc….).
    Lo Stato si inebita? OK, mail valore aggiunto e la ricchezza prodotta deve sempre A)pagare gli interessi B) pagare il capitale (o ridurre lo stock).
    In caso contrario, si DISTRUGGE ricchezza.
    C’entra poco la City o Wall Street.
    Sicuramente occorre una politica forte in grado di tenere il sistema in equilibrio.
    Una politica arbitro (non giocatore!) che intervenga sui falli e sulle irregolarità (che ogni tanto la finanza distrugga plusvalore anzichè crearlo è un fatto storico e non di stretta attualità), ma “lasci” anche giocare, senza troppe interruzioni.
    I mercati hanno fatto una domanda, così come se la fa l’operaio di un’azienda che vede riempirsi i piazzali e dimagrire le commesse: mi pagheranno lo stipendio questo mese?
    Se l’operaio si risponderà negativamente, toglierà subito i risparmi dalla banca principale dell’azienda, cercherà di spostare all’INPS il proprio TFR e comincerà a cercare un nuovo lavoro.
    Questo comportamento danneggerà ancora di più l’impresa, ma all’operaio che protegge i propri interessi non credo possa essere imputato nulla, specialmente dopo aver visto che il figlio del titolare, nonostante le difficoltà, ha inaugurato una nuova Ferrari fiammante.
    Il mercato si è chiesto: la Grecia onorerà il suo debito?
    Se no, vi sono altri messi come la Grecia?
    Se si, chi vi farà fronte?
    Ma l’Euro è una moneta “seria” , oppure “ognuno per sè e Dio per tutti?”
    Ma l’Europa tornerà a crescere, oppure il dirigismo economico-finanziario attuale la consegnerà ad una lunga fase di stagnazione?

  10. [...] 25 maggio 2010 di Simona Bonfante per the Front Page [...]

  11. Liutprando scrive:

    ‘Ma l’Euro è una moneta “seria”?’

    La sostanziale differenza, rispetto alla Lira a cui eravamo abituati, è che l’Euro è un titolo di debito anziché di credito. Ciò comporta un atteggiamento differente rispetto al ‘vecchio’ concetto di ricchezza.

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