rss twitter facebook youtube search
top

Walter Tobagi e il vizio della memoria

Il pacato ricordo di Walter Tobagi da parte del figlio Luca in occasione del trentennale della sua tragica fine (“In nome di mio padre,idee e progetti. No ad uno sguardo rivolto al passato”, Corriere della Sera del 27 maggio), così denso di una passione civile discreta ma forte, merita, a mio avviso, uno sforzo ulteriore da parte di quanti sono interessati a restituire alle giovani generazioni un profilo a tutto tondo del giornalista del Corriere.

C’è un passaggio dell’intervento di Luca Tobagi dal quale vorrei prendere le mosse ed è  laddove, molto giustamente, egli sottolinea che “condividere la memoria [di Tobagi] non vuol dire consentire a chiunque il diritto di appropriarsene”. Mi permetto, al riguardo, di fare osservare che le appropriazioni indebite nascono proprio quando si smarrisce la memoria storica di ciò che ciascuno di noi è stato, consentendo disinvolte ricostruzioni storiografiche intese più a legittimare il presente che a comprendere il passato.

Da questo punto di vista traspare tra le righe di Luca, così come era accaduto alla sorella Benedetta nel suo libro, un eccessivo pudore a parlare delle idee politiche del padre che, a mio avviso, è il frutto di una stagione politica avvelenata dominata dalla damnatio memoriae del socialismo riformista, che ha talmente pervaso non solo la coscienza pubblica ma, quel che è più grave, anche quella  privata, tanto da indurre anche chi non ne avrebbe motivo alcuno, come i figli e la moglie di Tobagi,  ad una sorta di “autocensura” che considero uno dei portati più devastanti della Seconda repubblica.

Un atteggiamento che trovo particolarmente ingeneroso nei confronti di Craxi, del quale tutto si può dire fuorché che quel delitto non lo avesse toccato nel profondo del suo animo, e quanto fosse genuino il desiderio di verità che lo animò.

Eppure non si comprende appieno la fine di Tobagi se non si contestualizza il suo impegno professionale e sindacale nella temperie di quegli anni. Un impegno innanzitutto dentro il Corriere inteso a dare visibilità e rappresentatività sindacale ad un’area culturale laico-socialista in grado di contrastare il monopolio di certo conservatorismo sindacale abbarbicato nella difesa dello statu quo e incapace di fare i conti con i mutamenti della professione giornalistica e della struttura del sistema informativo di cui già si intravedevano i segnali.

Una battaglia, la sua, non fine a se stessa ma intesa, fondamentalmente, ad affermare nel racconto e nell’analisi giornalistica una visione prosaica degli eventi e dei fenomeni politico-sociali, scevra da quel dogmatismo che, anche nel mondo dell’informazione di quegli anni, era diventato il comodo usbergo di quanti si rivelarono incapaci di leggere quello che accadeva nella società italiana  come, invece, dimostrò di ben comprendere, a sue spese, Walter Tobagi.

Un impegno che si collegava idealmente alla felice stagione del socialismo riformista milanese di quegli anni, nei quali si posero le premesse culturali e politiche intese a favorire l’emancipazione  culturale della sinistra italiana all’insegna del socialismo liberale .

Ricordare  queste semplici verità non vuol significare riappropriarsi della memoria di Tobagi, che avrebbe poco senso in un contesto radicalmente mutato, ma solo evitare che il suo profilo possa essere sbianchettato ad uso e consumo di una stagione politica nella quale, purtroppo, il vizio della memoria è considerato un lusso insopportabile.

Andrea Pinto

5 commenti a “Walter Tobagi e il vizio della memoria”

  1. FRANCE scrive:

    Finchè la cultura è in mano ai comunisti non c’è posto per i socialisti in questo paese. Berlusconi non lo voto e non l’ ho mai votato. Sono orfano.

  2. Lucano scrive:

    Sottoscrivo.

  3. [...] nome di mio padre,idee e progetti.Continua a leggere il post originale su The Front Page: Walter Tobagi e il vizio della memoriaSharePotrebbero interessarti anche questi post:Walter e Serena, la vera storia di “Parla con me” [...]

  4. Luigi Rintallo scrive:

    Perché dovrebbe essere permesso ai bambini di Tobagi di detenere la memoria esclusiva del padre? E’ qui l’equivoco di fondo del pezzo di Luca Tobagi. Loro negli anni 80 non erano politicamente presenti alle vicende che hanno portato all’omicidio. Possono riferire ricordi familiari ma non analisi e riflessioni. E se lo fanno a trent’anni di distanza, aggiogandosi alla damnatio memoriae cui fa cenno il pezzo, contribuiscono a un’opera di disinformazione e non di verità. Tanto più se restano vittime di una sorta di sindrome di Stoccolma nei confronti dei magistrati inquirenti, per cui si accettano senza fiatare le letture dei pm. Mentre invece molto ci sarebbe da chiarire, come dimostra la contraddizione del libro di Benedetta Tobagi quando riferisce della sorte fortunata di Caterina Rosenzweig, la fidanzata dell’assassino Barbone, scagionando da ogni responsabilità la procura milanese. La stessa procura che lascia agli atti più di un indizio sulla irrilevanza del pentimento di Barbone, per poi smentirsi platealmente in sede dibattimentale.

  5. Ghino di Tac...chino scrive:

    I riformisti in Italia sono sempre stati (purtroppo) una esigua minoranza, ed oggi lo sono ancora di più.
    Domande retoriche:
    Come mai i terroristi hanno colpito, anche fino a pochissimi anni fa, quasi esclusivamente dei riformisti?
    E quando il divin baffetto dichiara, con sarcasmo, di essere approdato al socialismo europeo senza passare per il socialismo italiano o che l’Italia ha avuto il miglior partito comunista ed il peggior partito socialista d’Europa, non esprime forse quella cultura che ha consentito la strage (anche in senso letterale) dei riformisti?
    La CULTURA RIFORMISTA non si acquisisce per semplice decisione congressuale!

  6. [...] Articolo completo fonte: Walter Tobagi e il vizio della memoria [...]

  7. Denim scrive:

    I much prefer infmortaive articles like this to that high brow literature.

Che ne pensi? Commenta!

top