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Dichiara tu, che dichiaro anch’io

Oggi è giornata di verba che volant, anzi che si buttant. Succede un po’ sempre così, quando c’è un avvenimento politico di grande rilevanza, o almeno che susciti grande attenzione: i politici italiani si iscrivono alla gara di commento libero, e spesso insensato, ligi all’imperativo che l’imp0rtante è esserci. Per dire che è questione secondaria.

Oggi, dunque, giorno dell’approvazione in Senato della legge sulle intercettazioni, la classe politica italiana ha dato fiato alle trombe a livello dei giorni migliori, producendo una serie di affermazioni che difficilmente troveranno memoria sui libri degli anni a venire. Senza la benché minima pretesa di esaustività, si va da un Gasparri per il quale “i commenti sono quelli che sono” a un Giulietti che chiede di listare a lutto i giornali, dalla soddisfazione del ministro Alfano perché “abbiamo realizzato un punto del programma” all’insofferente Belisario per il quale “il Parlamento è stato preso in giro”, da Bricolo del voteremo sì alla Bonino del voteremo no. Senza dimenticare le lotte tutte interne all’opposizione, sublimate nella prosa di Di Pietro che afferma che “i cittadini, invece di stare a guardare, si ribellino, perché serve una nuova Resistenza e siamo rammaricati che ancora una volta siamo stati lasciati soli a fermare una maggioranza criminale”.

Comunicati scritti e riscritti, addetti stampa in lavoro frenetico, botte e risposte, presunte arguzie e banalità conclamate. E tutto quello che resterà, un giorno o poco più, sarà “a me piace”, “a me no”.

1 commento a “Dichiara tu, che dichiaro anch’io”

  1. [...] di verba che volant, anzi che si buttant.Continua a leggere il post originale su The Front Page: Dichiara tu, che dichiaro anch’ioSharePotrebbero interessarti anche questi post:Per il Corriere metà degli italiani dichiara poco [...]

  2. [...] Continua la lettura con la fonte di questo articolo: Dichiara tu, che dichiaro anch’io [...]

  3. Alfredo Manzella scrive:

    Arrivati a questo punto, poichè in questo “teatro” non vi è un minimo comune denominatore (ricordate dalla matematica?) per uscire fuori da questo bubbone, anche perchè un certo Di Pietro ha invocato un nuova Resistenza, meglio rompere gli equilibri e far intervenire la NATO!!

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