La Nutella sopravviverà all’Europa dei burocrati
Non esisterà mai un’Europa senza la Nutella. Anche quando l’Europa non ci sarà più, annientata dal populismo sottovalutato dalle sue commissioni di saggi, la Nutella continuerà ad esistere. Gli appassionati di Nutella, in una nuova versione di Fahrenheit 451, si tramanderanno la ricetta e, a partire dal Piemonte, produranno nuovamente la magica crema di nocciole anche quando sarà vietata non solo la sua pubblicità, ma anche la sua stessa produzione. In attesa che gli uomini-barattolo si aggirino per le Langhe, il caso Nutella (troppo rumore per nulla, anche a detta della stessa Ferrero) può indurci a tre osservazioni:
1) La diplomazia conta. La nomina dell’ambasciatore Francesco Paolo Fulci a vicepresidente di Ferrero comincia a dare i suoi frutti. La Nutella (brand globale perfetto per il nostro Paese) fa parlare di sé. Ha fatto parlare di sé per il caso Cadbury, continua a far parlare di sé per il divieto di pubblicità ingannevole. Le persone pensano alla Nutella e la prima cosa che pensano non è l’Europa (42.000 e rotti fan su Facebook). Pensano che qualunque cosa accada, la Nutella (più di 5 milioni di fan su Facebook tra la pagina ufficiale e la prima pagina ufficiosa) è buona.
2) Francesco Paolo Fulci, con tutta la sua apertura globale, non sa dell’esistenza di Internet. Esiste un videogioco che invita a distruggere il tofu, Tofu Hunter. Non esisterà mai un videogioco che invita a distruggere la Nutella, anche se forse esiste già un videogioco che invita a distruggere l’Europa. Ciò avviene per un crudo fatto di intelligenza collettiva: la maggior parte dell’umanità si esalta per il gusto della Nutella mentre la parte dell’umanità che consuma il tofu lo consuma soltanto per motivi salutisti. Ormai esiste YouTube, con i suoi fanatici e i suoi tormentoni. Il cuoco dell’Italia (che forse porta sfortuna) sarà sostituito da loro, da un loop infinito di “che mondo sarebbe senza Nutella?” con tutti i colori del mondo, a costo zero.
3) Una riflessione conclusiva sulla nostra classe dirigente. La Fabbrica Italia non si fa solo con la Fiat. Si fa con quello che mangiamo e che commerciamo non a chilometro zero, ma a molti chilometri di distanza (la cieca esaltazione del “Km 0″ è uno dei limiti di Slow Food quando diventa un’ideologia). Una domanda facile facile: perché Ferrero, Campari e gli altri esponenti del settore food and beverages non dominano il sistema di potere italiano? Sono classi dirigenti con un prodotto vincente, ma non hanno spazio sufficiente, rispetto ai Montezemolo, Agnelli, Marcegaglia e compagnia bella. Come avviene per tanti altri campi della società italiana, con l’attuale sistema di potere le cose non sono andate molto bene, anzi, sono andate malissimo. Invece di lamentarci per il declino della nostra classe dirigente, io propongo Ferrero presidente di Confindustria.
Alessandro Aresu/LSDP


..Io penso che siamo un popolo di idioti, basta che ci dicano “vietano la nutella” e tutti a crederci come degli automi, vogliono solo vietare alle aziende di di ingannarci nell’etichettatura dei prodotti. Qui ci stiamo incavolando perchè qualcuno sta tutelando i nostri interessi
@Paolo e come la mettiamo con le patatine fritte? Quelle che si comprano ad esempio ai bambini insieme alla pizza al ristorante?
Oppure con le varie bustine di caramelle e simili dove la cosa più naturale è la busta di plastica?
Suvvia prendersela con la nutella mi sembra oltremodo esagerato e fuori luogo e mi fa pensare a forme di competizione sleale tra aziende… (Kraft, Nesle, Danone etc.)
@ Paolo: la Tua frase conclusiva “..perchè qualcuno sta tutelando i nostri interessi” è esemplificativa di un certo modo di intendere la delega politica. Io non delego il mio voto agli europarlamentari perchè “tutelino” (o “educhino”) alcunchè! Io pago e mando a Bruxelles e Strasburgo persone affinchè facciano POCHE BUONE LEGGI di interesse collettivo possibilmente poco invadenti della mia sfera privata! Che ci sia qualche euroburocrate (e qualche europarlamentare)che mi voglia “educare al gusto” è terrorizzante: una U.E. paternalista che considera i suoi sudditi (ops. cittadini) degli emeriti imbecille dhe devono essere “guidati e tutelati”.
No, non ci siamo proprio, questo schifo di Europa la rispedisco al mittente.
Il punto non è “vietano la Nutella”, che non è vero, ma “pensano che la responsabilità individuale e la libertà di scelta” siano optional sacrificabili in nome del “pensiero unico”, anche in temi alimentari.
Un conto è combattere la frode ed agire contro le turbative di mercato (questa è la vera difesa del consumatore), un conto è autoproclamarsi “etici” ed educatori alimentari nei confronti della massa sprovveduta, credulona ed indifesa.
Perchè L’Europa, lo Stato, la Regione vogliono ficcare il naso nella camera da letto, in cucina, nel telefono ed in genere nella vita privata, con il “nobile” pretesto di educare?
Dedicassero ogni loro energia a scovare e punire i falsificatori, i frodatori alimentari, i supermercati che espongono frutta “italiana” proveniente da ogni dove, gli importatori di pomodoro cinese trattato al DDT, i produttori di formaggio con derivati polverizzati della lavorazione del latte, ecc.ecc.
Il “made in Italy” non è un’opzione, ma è il brand di qualità che tutti invidiano e moltissimi cercano, che ogni giorno muove milioni di agricoltori, migliaia di aziende, centinaia di migliaia di posti di lavoro.
Che Alfano e Domenici prendano appunti.
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