In my country:
cucina federalista
E se avesse ragione l’Umberto? Se davvero le parole di Fini sulla Padania fossero “parole senza senso di chi al Nord non prende voti”?
Il presidente della Camera aveva parlato della Padania come di “un’invenzione che va contro l’unità del Paese”. Ma che Paese è il Paese che non ha una tradizione culinaria? Ne abbiamo tante, meravigliose e diverse. E questo è un bene. E’ una delle ragioni per cui se non fossi italiano, verrei qui in vacanza solo per mangiare.
Ma provate a chiedere un supplì a Trento. Vi sfido. Se ordinate una cotoletta alla milanese a Roma vi porteranno una fettina panata fritta nell’olio. Un mio amico napoletano una volta si avventurò in una margherita a Venezia. Gliela portarono con il prezzemolo. Quasi pianse. Non siamo un vero Paese. Né lo siamo mai stati del tutto. Per fortuna, forse.
Pensandoci bene, la Padania (ci avrei anche messo le virgolette, ma verrebbe meno la tesi pseudoleghista) è l’unica area, chiamiamola così, dove ha un senso parlare di una qualche tradizione gastronomica più o meno condivisa. Vorrà pur dire qualcosa?
Dall’alta Toscana in su, dici polenta e risvegli ricordi di tavolate familiari, dici burro e hai la “base” di tanti piatti. Non è lo stesso per un Sud che mangia couscous di pesce in Sicilia, abbacchio a Roma, e pizza in Campania. E allora, perché la Padania dovrebbe essere un’invenzione? Lo è questo fantomatico Sud, semmai. Il Nord è molto più Nord di quanto il Sud non sia Sud.
Ma una via d’uscita c’è. L’unica arma che i nostri patrioti hanno oggi a disposizione per fermare l’avanzata federalista si chiama “pasta e fagioli”; forse l’unico piatto davvero nazionale, povero, straordinario!
Soffrittone all’italiana (sedano carota cipolla); i fagioli, io uso i cannellini, messi a bagno la sera prima con un goccio di aceto bianco.
Rosmarino, due foglioline di salvia, sale, pepe.
Cuocere la pasta nella stessa pentola dei fagioli che avrete unito al soffritto aiuterà a non disperdere l’amido che buttereste scolando la pasta. In premio, un fondo deliziosamente colloso che legherà alla grande tutti gli ingredienti.
Certo, resta qualche perplessità: in Veneto ci mettono il lardo, in Campania le cozze…


Bisognerebbe ricordare al povero Fini, che intellettualmente è una vera chiavica, che l’unica cosa veramente rivoluzionaria fatta da quel che lui, non io, definì “Uno dei più grandi statisti del ’900″, il Mussolini, a cui il nostro ha dedicato la gioventù: divise L’Italia in Repubblica di Salò e Regno d’Italia.
Quelli sono i confini veri.
Due nazioni che potranno esprimersi al meglio in ogni loro forma ed in reciproca simpatia tra persone per bene.
ma, per favore…….
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La pasta è pasta dalle alpi a Lampedusa.
La cucina Napoletana ed in parte quella Piemontese hanno ricercatezza ed elaborazione, in quanto sedi di corti importanti (NApoli, per lo meno).
Esistono legami trasversali fra cucine ed usi dei diversi territori, che sono stati tramandati, naturalmente rielaborati, fino ai giorni nostri.Troverete più differenze e più lontananza fra la (ottima) cucina Sveva della Baviera e la cucina della Sassonia o della Pomerania.
Se vogliamo giocare di fino, noi Romagnoli siamo l’anello di congiunzione fra tradizione etrusco-latina e celto-gotica: adoriamo la pecora e l’agnello (rara avis nel l’Italia settentrionale), conosciamo le “gioie” del porcello, alla moda celtica, pur avendo adottato il latinissimo prosciutto; MAI carne nei ripieni per la pasta, ma formaggio fresco e non cotto (etrusco-latini); lingua celtica, temperamento (a volte) celtico, ma scuola, comportamento e cultura “latina” (vedi l’organizzazione familiare ).
L’Italia non si divide: occorre però studiarla afondo.
E, nonostante tutto, volerle un poco di bene.
ma, per favore …
La questione meridionale è risolta: causa decesso del meridione
Sono da poco disponibili i risultati del referendum per la convalida delll’accordo fra sindacati dei lavoratori metalmeccanici e la Fiat di Pomigliano d’Arco.
I SI all’accordo vincono, ma nn raggiungono la soglia minima di consenso richiesta dalla Fiat.
Responsabile di questo risultato il solito sindacato comunista della cgil-fiom, che non ha sottoscritto l’accordo fra sindacati ed azienda per salvare stabilimento, posti di lavoro e il futuro di quasi 50.000 persone che, in un modo o nell’altro, vedono il loro futuro legato a quello stabilimento produttivo.
La fine dela storia produttiva dello stabilimento di Pomigliano d’Arco condannerebbe definitivamente anche lo stabilimento Fiat di Termini Imerese in Sicilia, la cui unica speranza era l’insediamento produttivo della nuova Panda in Campania, altrimenti destinato anch’esso alla delocalizzazione, probabilmente in Polonia, laddove la voglia di lavorare dei lavoratori supera le soglie del pregiudizio politico e sindacale di una sinistra tutta da dimenticare.
Questi eventi rappresentano una tragedia sotto tutti i profili per il sud Italia, che vede una incombente contrazione occupazionale con pesanti ricadute sul benessere e sulla stessa sopravivvenza di un sud che non è stato educato al rispetto per il lavoro, ma allevato ed educato nella follia visionaria della sinistra italiana per cui, il diritto al lavoro sia un diritto che prescinda dalla volontà dei lavoratori di sacrificarsi per questo diritto, di battersi per questo diritto, di impegnarsi responsabilmente per questo diritto.
Un’altra tragedia figlia della rigidità e della cattiva interpetazione che sinora si è voluta della carta costituzionale, sempre più relegata al mero ruolo di espressione di buone intenzioni, piuttosto irrealizzabili nella realtà.
Un’altra frattura aperta nel paese, da chi ha frainteso il diritto al lavoro sancito dalla costituzione, e ne ha fatto una bandiera populistica e propagandistica che, attraversando le segreterie dei partiti politici e dei sindacati dei lavoratori, ha prodotto un incredibile esercito di lavoratori pubblici che erogano servizi di scarsissimo valore, al fine criminoso di creare un fittizio bisogno di nuovo personale da assumere ancora e da assopire ancora, ed ancora, ed ancora, sino a saturare la domanda del mercato del lavoro.
E’ ancora una volta lo scontro fra paese reale e stato di diritto.
Va sottolineato come, i parlamentari meridionali eletti nei collegi meridionali, si siano assolutamente disinteressati di questa vicenda, non si siano nemmeno visti fra i lavoratori Fiat, sia pure nell’estremo tentativo di informare sulle irrimediabili ricadute negative che avrebbe portato un risultato negtivo del referendum alla stessa sopravvivenza degli stabilimenti Fiat di Termini Imerese e Pomigliano d’Arco.
E’ il fallimento di un mondo fatto di intervento pubblico eccessivo, di incapacità politiche spaventose, di una inerzia ed una inattività politica stupefacente, addirittura criminale, direi.
La questione meridionale è prossima alla sua soluzione finale.
Infatti, con questa casta politica e sindacale, con questa visione pregiudizievolmente distorta del mondo del lavoro e della realtà quotidiana, possiamo ben dire che la questione meridionale va verso la sua soluzione ultima e definitiva:
la fine del meridione, la dissoluzione del sud, lo scioglimento delle comunità sociali, politiche, sindacali del sud.
Ora, chi potrebbe mai dar torto alle tesi della Lega Nord, che vedevano più lontano di tutti sulla questione meridionale, origine primaria di quella corrispondente questione settentrionale rivendicata dalla Lega?
Quale senso, valore, rappresentanza, delega, potere e quali responsabilità hanno i deputati ed i senatori, i consiglieri regionali, provinciali, comunali e circoscrizionali e tutti i vertici istituzionali che hanno ricevuto il consenso di questo sud, di questo meridione ormai prossimo al definitivo collasso?
Cosa hanno da insegnare codesti politici nel governo delle comunità, ne governo del lavoro, nel governo dei poli produttivi e ne governo del paese?
Quali meriti avrebbero da rivendicare per convalidare la loro presenza nelle istituzioni italiane?
Quali capacità hanno mai dimostrato questi signori, per accedere laddove il potere istituzionale si incarna negli uomini sino a rappresentarne l’umanità in una poltrona del potere?
A chi credono ancora di dare lezioni di civiltà e di diritto codesti signori?
E perchè non assumono le loro responsabilità umane, comunitarie, sociali, civiche e civili, politiche, sindacali ed istituzionali nel fallimento del meridione?
Non si chiede le loro dimissioni in massa, ma perlomeno, un loro mea culpa.
Ma soprattutto un silenzio dovuto e doveroso verso quel nord, bistrattato e schiavizzato, additato di razzismo e di anti-meridionalismo, un rispetto dovuto verso quelle popolazioni del nord che hanno sinora tirato il carro italiano da sole, con l’indicibile peso di un sud-appendice che dimostra ancora una volta tutti i suoi limiti.
Con quale coraggio i parlamentari e le istituzioni che hanno ricevuto il consenso delle genti meridionali chiederanno ancora alle popolazioni del nord i danari per sanare i debiti derivanti dalla cattiva amministrazione degli enti del sud?
Con quale coraggio si sottrarrà ancora ricchezza al nord per darla in pasto alle mafie e alle caste mafiose del sud?
Con quale coraggio si tenterà ancora, irresponsabilmente di contrastare l’unica proposta politica che rappresenti la salvezza da fallimento di questo paese, il Federalismo?
Ad ognuno le proprie responsabilità, poichè d’ora in poi, nessuno si assumerà quelle che non condivide e che hanno dimostrato di essere assolutamente fallimentari.
Efficace sintesi…
@Gustavo Gesualdo
Complimenti per il coraggio di una esposizione chiara e realista.
Da settentrionale mi piacerebbe offrirle una speranza, ma non ce n’è.
Solo una certezza: non solo il sud ma anche il nord soccomberà sotto il peso dell’Italia. E’ una condizione per la rinascita.
Non so se il federalismo sia l’unica proposta valida per evitare il fallimento del nostro Paese: diffido sempre delle “soluzioni finali” e delle medicine salvifiche, buone per tutti i mali.
Gustavo Gesualdo è impietoso, ma dice la verità.
Anche la Lega è impietosa, parte dalla verità e giunge alla conclusione che la salvezza non è di tutti e non è per tutti, quindi un bel taglio a cavallo degli Appennini, dal Tirreno all’Adriatico.
Scegliete voi o scelgano loro latitudine e longitudine.
E’ una soluzione possibile.
Ma così non siamo bravi medici, siamo solo macellai da infermeria post campo di battaglia.
Siamo i Genovesi ed i Fiorentini che si fregano le mani, perchè Venezia è da sola in prima linea contro i Turchi e non ce la fa, cede, rincula, si ritira.
Caro Gustavo Gesualdo, prendo atto del fatto che l’esercito di assessori, deputati, politici a vario titolo non si è visto ai cancelli del Giambattista Vico di Pomigliano: meglio così, mi creda, rispetto alla presenza di sindaci, assessori, deputati, ecc. ai cancelli di una grande azienda delle mie parti.
Non serve arringare i lavoratori sulla “cattiveria” dei padroni, non serve adoperarsi per inventare “posti” di lavoro assistiti o casse integrazioni a vita.
Ciò che servirebbe ( e su cui Pomigliano ci ha dato una lezione), non sono in grado di dirlo, non possono o non vogliono dirlo, poichè sarebbe la fine di un mondo, il “loro” mondo e l’inizio di un “nuovo inizio” (perdoni il gioco di parole).
Siamo in grado di considerare l’impresa un “tesoro” irrinunciabile per il territorio, siamo in grado di renderla competitiva con servizi degni ed adeguati, siamo in grado di sostenere lo sforzo di impresa e lavoratori con il fisco, le Asl, i regolamenti comunali,
siamo in grado di eliminare gli automatismi e costruire un modello di relazioni industriali che presupponga, per esempio, incentivi a lavorare meglio, a fare emergere le capacità e le volontà di progredire individualmente, a leggere il territorio come risorsa e non come palla al piede?
Un territorio senza quella fabbrica è più povero, materialmente e culturalmente.
Ne perde la scuola, se non fosse considerata solo uno stipendificio ed un diplomificio, ne perde l’artigianato ed il commercio, ne perde il turismo, ne perde l’agroalimentare…….Niente più mutui, niente più “pizza e birra”, niente più week end, niente più cinema, libri musei, niente più vestito nuovo a Pasqua e Natale…….
Come sempre, non è vero che non ci siano alternative.
Possiamo continuare così, aspettando le logiche conseguenze (e soluzioni) che ne deriveranno, proseguendo nei (giusti) lamenti.
Oppure possiamo “metterci la faccia”, impegnarci a cambiare per davvero, sapendo che sarà dura e molto faticoso.
Altri ci sono riusciti.
Tutto sbagliato, Roberto.
Credo che ogni meridionale, come ogni settentrionale, sappia, d’istinto o nel cuore, che la salvezza è nella distinzione.
Ci salva l’Unione, che non romperà l’unità nazionale trasferendoci la sua, e dall’isolamento ma è necessario chiudere l’esperienza ampiamente fallimentare dell’unità d’Italia.
Libererà il Nord alle sue vocazioni naturali.
Libererà il Sud alle sue. Col vantaggio che il Sud è potenzialmente molto più ricco del Nord.
Non capirlo significa distruggere la qualità della vita dei giovani. Che se ne andranno.
Io me ne andrei se l’unico futuro disponibile è quello di mantenere una generazione di vecchi stronzi che si sono fumati la mia vita.
Liutprando:
perchè il ricchissimo RHONE ( o DES ALPS, o PROVENCE) non pensano mai a mandare al diavolo il Roussillon o la Normandia?
perchè gli Stati Uniti (loro, per l’unione, hanno sostenuto perfino una guerra civile) non tagliano buona parte degli Stati del centro-sud?
Scusa la mia ingenuità, ma la riunificazione tedesca è costata (e sta costando) sacrifici e malumori, ma produce risultati.
Ritieni sia possibile adottare misure dettate dal sano pragmatismo tedesco, per riprovare a riunificare il nostro paese?
Ad esempio: ogni città, dalla più grande al municipio più piccolo, “adottò” una città pari dimensione della Germania Est, vigilando sugli atti amministrativi, sulla spesa pubblica, sulle regole.
Obiettivo: integrazione, “insegnamento e rieducazione” alla libertà ed al libero mercato ad un mondo che, da quarant’anni, viveva di sussidi, protezioni, produttività zero, libera iniziativa criminalizzata.
E se Milano prendesse “sotto l’ala” Palermo, se Poggibonsi “curasse” Termini Imerese, se il SSLombardo intervenisse sulla sanità della Puglia…….se a Pomigliano un paese intero dicesse alla FIAT: “Non me ne frega un tubo di chi ha firmato e chi non ha firmato.
Andassero al diavolo: investi, rilancia, lavora: garantiamo noi, curiamo noi che tutte le cose vadano per il meglio.
Tu progetta auto decenti, innova e ricerca, che il c…. te lo copriamo noi!”
Certo che sono diverso da un pugliese o da un siciliano, ci mancherebbe!
Certo che con i miei amici e familiari parlo solo dialetto (e non sono capace di litigare in Italiano…)
Certo che guardo storto i miei “vicini” emiliani, più distanti da me rispetto a un marchigiano( rapporti mooolto tesi) o un toscano (gli unici che abbiano mai rispettato un romagnolo)…..
Ma voglio continuare ad essere un Italiano, in una terra magari federale, ma con il tricolore dal monte bianco a pantelleria.
Odio la I e la II guerra mondiale, ma sono orgoglioso della buon anima di mio nonno e di suo fratello che hanno dato il sangue per Trieste e dei miei cari che hanno fatto altrettanto in Nord africa prima e nella resistenza poi per un’Italia libera ed unita.
Roberto,
ma mi stai prendendo per il culo?
Citi paesi esotici e li trasponi alla penisola?
Vogliamo fare un esempio?
La fabbrica di Pomigliano. Lavorano 3 o 4 giorni al mese per uno stipendio garantito dallo Stato di 700/800 euro.
Poco, dirai.
Un lavoratore lombardo al pari livello ne lavora 20 per uno stipendio di 1300/1500 euro.
Facciamo il rapporto di efficienza dello stipendio sul lavoro: 800 diviso 4 uguale 200 euro al giorno; 1500 diviso 20 uguale 75 euro.
Porca troia di che cazzo stiamo parlando? Il lombardo è un cittadino di serie Z rispetto al campano.
Il campano ha 26 giorni al mese per occuparsi della sua famiglia, del suo orto, degli amici, dei figli, della mogliettina, della manutenzione della sua casa, delle giornate spensierate al mare. Di fare un secondo e comodo lavoro.
Magari ha tempo anche di costruire una villetta vicino al Vesuvio su un terreno demaniale; e perché no?; può sempre sperare che il vulcano tiri un rutto, dopo di che chiedere che gli venga assegnata un appartamento in una zona salubre di cui la costituzione si obbliga a dare, in casi simili.
IL costo della vita al sud è più basso che al nord, ma al lavoratore del nord viene chiesto di dare tutta la sua giornata per permettere ad altri di vivere agiatamente per il solo fatto di essere “italiani”.
Pomigliano ha risposto al referendum: “Vogliamo che le cose rimangano come sono, chi ce lo fa fare di essere trattati come gli operai del nord?”.
Andiamo avanti così.
Francia e Germania non mi sembrano propriamente paesi esotici, neppure gli States.Credo tu sappia bene quante “Pomigliano” sono esistite ed esistano nel nord Italia.
Anch’io ho visto spesso gli operai dello stabilimento xxxx, regolarmente in cassa integrazione, al lavoro (in nero) come elettricisti, stradini, idraulici, giardinieri……
Il punto non sembra quindi essere nord-sud, ma un meccanismo totalmente diverso dall’assistenzialismo “puro e duro”.
L’accordo di Pomigliano può essere un orizzonte credibile e percorribile, a patto che TUTTA LA SOCIETA’, non solo i Sindacati, faccia da garante.
Deve stare dentro, quindi, anche il medico “disinvolto” a certificare malattie il lunedì ed il magistrato “democratico” che ha voglia di un pò di riflettori e conferenze stampa quando e se decidesse di dichiarare contro la legge tale accordo.
Il “traditore” non è colui che firma, ma tutti coloro i quali, con il loro comportamento, mettessero in discussione l’obiettivo che ci si prefigge.
Io partirei dal 62% che ha detto “sì” e in democrazia la maggioranza del 50+1 ha tutti i diritti di difendere, sostenere, tutelare ed affermare la propria linea, che diventa di tutti e per tutti.
Che vuoi, sarò un illuso, ma spero sempre, un giorno, di vedere un genitore che guida lo scuolabus e un agricoltore che pulisce il fosso consorziale adiacente la sua proprietà.
Negli anni ’60 succedeva e questa è la normalità in Austria (altro paese esotico?), in Baviera, in Inghilterra.
Il costo della vita è più basso al sud; normale, in un’economia di mercato.
Anche un bambino capirebbe, per esempio, la ragione per cui gli immobili costano di più a Milano Marittima rispetto a Roccacannuccia ed i poderi sono più cari a Montalcino, rispetto a Tresigallo (non me ne vogliano i Ferraresi!).
Ciò che non si capisce, ed oggi è un vero e proprio assurdo (nemmeno la DDR osava tanto) è che lo stipendio sia uguale dal monte bianco a pantelleria e che sia talmente piatto da non fare emergere, dentro la fabbrica, chi ha “diritto” ad una personalizzazione contrattuale, perchè è più bravo, più efficiente, più coinvolto nelle sorti aziendali.
Non scomodiamo etnie, lombrosismi, latitudini ed espressioni geografiche: se le vere ragioni stanno in ciò che probabilmente condividiamo, cioè la “fine” di queste regole e di questa politica, allora vale ancora la pena di fare qualcosa.
Ok Roberto, tu continua a sperare.
Io, che non credo alla buona volontà degli uomini viziati, continuerò a difendermi dalla nazione Italia.
Una speranza c’è.
Rosy Bindi ha affermato che “I signorsì non hanno trionfato a Pomigliano”.
Se continuasse così, credo che, prima di quanto si pensi il PD imploderà.
E finalmente i riformisti veri potranno avere una possibilità.
Il riformismo è fallimentare nella Repubblica: inchiodata alla Costituzione può solo peggiorare.
Se poi si affianca il termine “speranza” a Rosy Bindi, direi che la certezza della bancarotta è totale.
Rosy Bindi e speranza sono un ossimoro.
Intendevo dire che più la signora Bindi parla e dichiara, prima si squaglia il PD, consentendo, forse, a chi ha voglia di lavorare per il proprio paese di farlo.
Ah, scusa. Avevo frainteso.
E’ vero che il PD altro non è che il sacchetto dei rifiuti organici della politica che ha impestato la società italiana dalla fine degli anni settanta in poi. E basta lasciarlo fare si auto elimina come succede alla maggior parte degli imbecilli.
Ma il PD, e tutto ciò che c’è alla sua sinistra. non è il solo rimasuglio di socialismo che ancora impedisce l’Italia di rigenerare la propria organizzazione sociale. Ci sono gli ex democristiani, gli ex o quasi socialisti di De Michelis, i radicali di Pannella.
Ma il peggior socialista che ancora si illude di poter ciucciare linfa vitale agli italiani per fare i propri porci comodi sono i finiani.
Ma non basta. Quel che resta, tolta la Lega, si illude ancora che un processo economico controllato dalla politica possa essere miglior della libera iniziativa in un mercato in concorrenza leale. E si inventano la stronzata dell’economia sociale di mercato.
Come possiamo misurare la qualità del futuro del nostro paese?
Semplice: chiedete ai giovani cosa hanno intenzione di fare per quel futuro.
La maggior parte risponderà: andarsene dall’Italia.
Chi, Come, Dove, Quando e perchè ?
Dare il voto agli extracomunitari?
Un paese civile non può fare votare dei bingo-bongo che fino a qualche anno fa stavano ancora sugli alberi».
«La civiltà gay ha trasformato la Padania in un ricettacolo di culattoni… Qua rischiamo di diventare un popolo di ricchioni».
«Gli immigrati tornino nel deserto a parlare con i cammelli o nella giungla con le scimmie»
«Veltroni ha qualcosa da dire sui fucili? E allora gli porteremo i cannoni».
«Metto personalmente fin da subito a disposizione del comitato contro la moschea sia me stesso che il mio maiale per una passeggiata sul terreno dove si vorrebbe costruire la moschea!»
«Qua rischiamo di diventare un popolo di ricchioni».
«Pacs e porcherie varie hanno come base l’arido sesso e queste assurde pretese di privilegi da parte dei culattoni».
«Il cristiano che vota a sinistra si schiera dalla parte del peccato e del demonio». (da City, 22 marzo 2006)
«Una salva davanti, una salva dietro al limite delle acque territoriali e vedrete che le barche non partiranno più».
«Come si sa, preferisco la legge del taglione»
«Ci sono etnie con una maggiore propensione al lavoro e altre che ne hanno meno. Ce ne sono che hanno una maggiore predisposizione a delinquere»
«Non vorrei mai fra cinque anni e un mese trovarmi un presidente abbronzato»
«Andremo a Bruxelles noi padani, porteremo un po’ di saggezza della croce a quel popolo di pedofili!»
Si è Lui !
x roberto: ma nei cappelletti un po’ di carne (bianca) non ci va’?
Fra i post leggo una ragionevole rilevazione:
il trattamento economico come quello giuridico fra lavoratori del sud e lavoratori del nord, sembra seguire più la realtà basata su differenze relative alla produttività dei siti ed al costo della vita nei vari teritori ove è ubicato un polo produttivo.
E ritorna il tema delle differenze sostanziali di vita che esistono nei vari territori del paese, differenze cui solo una visione federalista può dare risposte, salvaguardando l’occupazione, che nella realtà, già pone importanti differenze in tal senso nei contratti integrativi provinciali e regionali e nei patti territoriali.
Su questo punto bisogna concentrare l’attenzione:
è questo il nodo da sciogliere, sono queste le esigenze che vanno corrisposte.
@maurizio giorgio
No, non va messa carne nel ripieno dei cappelletti.
Tuttavia, per onestà intellettuale, alcuni territori di confine (Imola, Conselice….) confezionano i cappelletti con la carne, come i loro vicini Bolognesi e Ferraresi.
A volte la “contaminazione” non è male….
@maurizio giorgio
….e comunque, se proprio vogliamo spaccare il capello in quattro, occorre considerare la toponomastica per capire cosa puoi trovare al ristorante e nelle case.
S. Cassiano, S.Lorenzo, S.to Stefano, S.Damiano ( prevalenza Latina) tagliatelle al sugo di pecora; S.Giorgio, S.Michele, S.Martino (prevalenza gotico-longobarda) tagliatelle al sugo di carne.
Non ci sono santi?
Benissimo, vediamo allora il Santo Patrono.
S.Michele (Bagnacavallo, S.Arcangelo);
S.Petronio (Castelbolognese… no, qui è troppo facile!)
S.Apollinare (Ravenna… anche qui, troppo facile) e così via.
Vogliamo teorizzare, su queste basi, una secessione “interna” anche alla mitica Padania?
Di questo passo….
Proprio settimana scorsa è stata la migliore che ricordi per la Lega Nerd da quando è ahimè nata XD