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I giornalisti italiani

C’è qualcosa di particolarmente deprimente nei giornalisti italiani. Qualcosa di squallido. Lo sciopero dei lettori sarebbe un atto morale, e proprio per questo non si farà. In compenso sciopereranno loro, i giornalisti, e oggi scendono in piazza per difendere il diritto di ripubblicare senza alcun tipo di controllo i liquami che fuoriescono dalle procure.

I giornalisti italiani (cioè i dipendenti di Elkann e De Benedetti, Caltagirone e Berlusconi, Mediobanca e Generali) contrastano la legge sulle intercettazioni non perché amino la libertà di stampa, che non sanno neppure che cosa sia, ma perché così pretende la magistratura – quella stessa che nel ’92-’94 risparmiò i loro padroni, in barba all’obbligatorietà dell’azione penale, in cambio di pagine e pagine di pubblicità.

I giornalisti italiani non praticano l’inchiesta giornalistica perché lavorare stanca. Normalmente, per sapere quant’è brutto il mondo, vanno su Dagospia, guardano Striscia o ricopiano le carte che le Procure comodamente forniscono loro in formato elettronico. In quest’ultimo caso, l’evidente urgenza dello scoop impedisce loro di fare l’unica cosa che deve fare un giornalista: il cross-checking, cioè la verifica incrociata delle notizie e delle fonti. E chissenefrega se qualcuno il giorno dopo perde il lavoro o la famiglia o la vita. E chissenefrega se dopo due giorni si scopre che è tutto falso. E chissenefrega, soprattutto, se dopo due anni tutti gli imputati sono prosciolti in istruttoria perché “il fatto non sussiste”.

I giornalisti italiani sono uno scandalo, e una malattia del Paese.

Se i giornalisti italiani tenessero alla libertà di stampa, per prima cosa scioglierebbero immediatamente l’Ordine, che contrasta palesemente con l’art. 21 della Costituzione e subordina l’esercizio di un diritto costituzionale al bacio della pantofola di una corporazione senz’altri titoli che la propria sopravvivenza.

Se i giornalisti italiani tenessero alla libertà di stampa, rifiuterebbero l’iscrizione alla Fnsi. Il sindacato unico dei giornalisti, che sopravvive soltanto in Corea del Nord, a Cuba e in Italia, obbliga i giornali a chiudere ogni volta che proclama uno sciopero: impone cioè una serrata, che in giurisprudenza equivale ad un illecito civile antisindacale in violazione dell’art. 28 dello Statuto dei lavoratori.

Ma ai giornalisti italiani di tutto ciò importa assai poco. La campagna forsennata e intollerante per il diritto allo sputtanamento vuole sopperire con gli schiamazzi e l’autocelebrazione martirologica alla clamorosa perdita di prestigio e autorevolezza che s’è consumata in questi anni. Così, l’8-9 luglio i giornalisti italiani sciopereranno combattivi (e naturalmente segnandosi di “corta” perché tengono famiglia) per la felicità dei loro editori, ben lieti di limitare la perdita di copie, di tenere sotto scacco la politica, e di ingraziarsi le procure d’Italia. È il governo dei tecnici – dei padroni e dei Pm – e i giornalisti italiani ne sono i portavoce naturali.

Ci avreste mai creduto? A difendere le prerogative costituzionali, così come stabilite dal secondo comma dell’art. 1 della nostra Carta, è rimasto Silvio Berlusconi. La sovranità appartiene al popolo, e nessun potere gli è superiore – né quello economico, né quello giudiziario. Soltanto il popolo, attraverso il Parlamento che liberamente elegge, ha il diritto di legiferare. Tutte le leggi possono essere contestate, ma questo diritto non può mai essere conculcato o revocato.

Su quest’ultimo punto, prima di sciogliersi, l’Ordine potrebbe utilmente tenere un seminario aperto a tutti i giornalisti italiani.

46 commenti a “I giornalisti italiani”

  1. Fabrizio Gritti scrive:

    Non condivido l’articolo in molte sue parti…ma viceversa condivido una parte ben precisa: aboliamo tutti gli Ordini Professionali d’Italia? Mica c’è solo quello dei giornalisti…

  2. onofrio scrive:

    Quando si dice parlare fuori dai denti! Evviva: clap, clap, clap.
    Non so voi , amici Rondolo e Claudio, ma io da anni appartengo alla categoria dei giornalisti pentiti. Anzi per dirla tutta, mi vergogno di essere stato un giornalista italiano. E neppure tra i più sconosciuti …che vergogna!!!

  3. FR scrive:

    carissimo Onofrio, tu sei stato un precursore:
    http://it.wikipedia.org/wiki/Pressappoco

  4. onofrio scrive:

    Grazie Rondolo, amico mio! Non sapevo che la mia modesta fatica Mondadoriana(ante-Berlusca) fosse finita su wiki. Ed è esattamente da quella data -quindi sono passati ben 18 anni- ch’io ho cominciato a pentirmi……

  5. maurizio gallo scrive:

    A parte l’Ordine, il resto è pura retorica. E’ facile accusare senza spiegare le ragioni dei problemi, è facile prendersela con una categoria quando l’intero Paese è marcio, dalla classe dirigente a quella diretta. Ed è facile condannare senza distribuire responsabilità che rappresentano una lunga catena nella storia del giornalismo italiano. Tutto ciò rappresenta un puro giudizio di merito che non aiuta a capire e, meno che mai, ad affrontare la questione e a cercare di risolverla, creando una base per il nuovo giornalismo del futuro….
    Ps. Io sciopero e non mi metterò di corta. E non sono un’eccezione….

  6. roberto scrive:

    @Onofrio Pirrotta
    Apprezzavo il suo giornalismo pacato ed intelligente, quando di lei si diceva peste e corna, “reo” di essere filocraxiano…..
    Oggi come prima, più di prima: lo pseudo capitalismo italiano, padrone dei giornali (e dei giornalisti), azionista “di riferimento” dell’ultimo PCI, del PDS, dei DS, della Sinistra DC ed oggi del PD non ama il voto popolare, definendolo “plebiscito”; non ama il Parlamento,ma adora il parlamentarismo, non ama il governo ma non vuole neppure che cresca un’opposizione presentabile e credibile, vuole continuare a fare gli affaracci suoi, senza controllo e senza regole (troppe regole=nessuna regola).
    Al gruppo dirigente PD sta bene di essere usati in questo modo da decenni?
    Al gruppo dirigente PD, in particolare a chi sognava di avere una banca, non viene in mente che il “niet” nudo e crudo, attraverso i soliti canali dei dossier e dello sputtanamento, proveniva proprio da lì?
    Già, perchè il PD (o l’Ulivo) sono utili idioti quando è ora di svendere e regalare l’apparato industriale pubblico, la Telecom, la Cirio, fare un bello spezzatino dell’Olivetti e scappare con il malloppo, Sindacati genuflessi… ma una banca!
    Questo no, non è consentito; non si entra nel salotto buono, si deve stare in cucina, con la servitù!
    Il paese è messo a ferro e fuoco per sostenere il diritto al medioevo, alle gogne, agli autodafè, all’inquisizione, come anticamera della fine della politica e l’avvento del “governo dei tecnici, dei professori, degli onesti”.
    Intanto gli investimenti crollano, il turismo sta soffrendo, l’apparato industriale è in ritirata, le piccole e medie imprese continuano a essere criminalizzate come evasori e faticano a trovare ancora un senso a tirar su le saracinesche ogni mattina, gli agricoltori con le vacche, ma senza quote, pagheranno le multe affinchè i finti agricoltori senza vacche, ma con le quote, possano continuare ad arricchirsi.
    Ma tutto ciò non interessa alla “libera stampa”, non fa notizia; meglio ricopiare una “velina” della tal procura, che pubblicare o commentare un disperato comunicato della Coldiretti.
    Questa è l’Italia del post “mani pulite”.

  7. Liutprando scrive:

    Concordo in tutto, ma aggiungerei che, come sempre capita, sono i finanziamenti statali a fondo perso una delle più importanti cause del degrado della professione.
    Non vi fosse i giornali dovrebbero convincere il lettore della bontà dell’acquisto.

    Invece basta la servitù al potente perché prepagata.

  8. l'esule scrive:

    Concordo. Penso che se si dovesse fare una inchiesta seria sui problemi dell’agricoltura ne vedremmo delle belle

  9. maurizio giorgio scrive:

    bravissimi.
    x gallo: altroche’ retorica.
    e di sicuro aderendo a questo sciopero ridicolo non si crea nessuna base per “il giornalismo del futuro” (a proposito di retorica …)

  10. roberto scrive:

    E se ne parlassimo davvero, di agricoltura?
    Interessa nessuno che, in queste ore, l’attesa per la domanda di pesche del mercato assomiglia molto alla lettura di un referto medico, ove ci sarà scritto se vivi o se muori?
    Mentre le “penne pulite” sfilano per Roma, in queste ore si decideranno le sorti di migliaia di ettari di pescheto: e della “cricca” che sgoverna l’agricoltura europea, ne vogliamo discutere?

  11. Liutprando scrive:

    Del fatto che si distruggano i mandarini calabresi per importare quelli spagnoli, di qualità inferiore, perché le sovvenzioni lo permettono? Perché no?

    Mi piacerebbe sapere perché le istituzioni mi costringono a mangiar meno bene quando potrebbe essere il contrario.

  12. roberto scrive:

    @liutprando:
    cosa si pretende da gente che consente di chiamare “cioccolata” un mischione “bituminoso” preparato senza cacao?
    Che privilegia la soia (latte di soia, tofu ed altre amenità) e storce il naso davanti alla bistecca con osso di chianina, maremmana, marchigiana e romagnola (non quelle orripilanti vaccacce che, dopo essere state ormonate ed antibiotizzate, nutrite con farina di pesce e cascami vari, ci arrivano dalla Germania, dalla ex Jugoslavia, dall’Ungheria e dalla Romania)?
    Che se dici “Troia mora romagnola o Cinta Senese” non pensano al fior fiore dei maiali, ma, al massimo, alle nuove escort di Palazzo Grazioli?
    Comunque, dovremmo tacere.
    Siamo stati capaci di tollerare Alfonso Pecoraro Scanio Ministro dell’Agricoltura, senza non dico tumulti di piazza, ma almeno due strilli, qualche vetro rotto….una scazzottata…

  13. Enrico scrive:

    “Nessuno invoca la libertà di stampa se non chi vuole abusarne” – Johann Wolfgang von Goethe

  14. Liutprando scrive:

    @Roberto
    L’Italia non è da meno. Proibire la ‘polenta e oesi’ non è meno criminale.

    Secondo me si stanno formando due livelli di realtà sociale: uno creato dalle istituzioni sempre più globali ed invadenti che costruiscono e costituiscono la nostra normalizzazione.
    Per quanto discutibile e devastante è necessario per la stabilizzazione della maggior parte delle popolazioni; un secondo, ristretto e formato da popolazioni uniformi (per popolazioni uniformi intendo persone che condividono uno o più aspetti sociali. I cattolici per esempio sono una popolazione uniforme anche se multirazziale) legate al territorio, in grado di sviluppare qualità della vita con le specificità ambientali proprie.
    Lo Stato deve essere quasi assente ai livelli locali, per permettere l’adattarsi nel tempo più rapido possibile.

  15. onofrio scrive:

    Grazie, Roberto.

  16. sophia colpiacca scrive:

    Quoto alla grande ‘editoriale.
    La prova della ignavia dei giornalisti italiani è che ciò per cui dicono di combattere, la libera circolazione delle informazioni, vale solo per fini politici.

    Solo una giornalista, la Capacchione, l’ha usata per informarci delle trame dei casalesi. E vive sotto scorta. Non mi risulta che la massa di magnafranchi succitata abbia fatto scudo a sua difesa.

  17. John Doe scrive:

    Condivido l’analisi di Rondolino ma, come spesso mi accade, mi trovo a riconoscere che hanno fatto bene.
    Spiace dirlo ma, per inadeguatezza o vigliaccheria o che cavolo ne so cosa….il giochetto ha funzionato e questa sarà ricordata come la legge bavaglio.

    Nel merito io trovo questa legge una porcheria terrificante che, non punisce gli unici responsabili (in senso legale) degli abusi e tantomeno impedisce la pubblicazione di alcunchè.

    È servita solo a consentire il massacro dei babbei che la sostengono e violarla sarà un giochetto, per giunta divertente.

  18. [...] Fonte Articolo: I giornalisti italiani [...]

  19. cainomediatico scrive:

    denuncio con fermezza i fischi subiti dalla D’addario a Piazza Navona, l’unica che aveva diritto di protestare per la legge bavaglio . Senza le intercettazioni della vita privata di Berlusconi non esisterebbe , come non esisterebbe tutto il resto. Vergogna imporle il bavaglio…

  20. melechov scrive:

    Senza spocchia, ma il livello medio dei commenti mi sembra condizionato da una scoraggiante resa dei conti di vecchi rancori.
    La D’Addario è entrata nel panorama giudiziario come merce di scambio in un’inchiesta che appurava i metodi “manageriali” di un tal Tarantini, imprenditore fornito di master businnes in un’austera Cepu svizzera.
    Il problema con la media degli imprenditori italiani è che dal look simil-bocconiano emerge sempre che le “strategie di mercato” passano inesorabilmente,e temo unicamente, attraverso troie e droga infilate nel letto di qualche potente.
    Di destra o di sinistra, sia chiaro.
    Il guardonismo e la privacy non c’entrano,il tema principale sarebbe il seguente: il mondo imprenditoriale usa strategie di marketing diverse dalle troie?
    Non vorrei riproporre una battuta forse già usata in questa sede: se le tangenti venissero pagate in ghiande, le intercettazioni parlerebbero di querce, magari con qualche grugnito di sottofondo.
    I giornalisti che si occupano di scopate di veline e tronisti cerebrolesi appartengono tutti a pubblicazioni berlusconiane.
    Suggerirei a molte brillanti penne di cimentarsi nel seguente,suggestivo tema: “illustri il candidato l’evoluzione della tangente nella società video-puttanocratica dello spettacolo.”

  21. Un esule scrive:

    Quello che dovrebbe confortarci e’ che quando si interrogano i cittadini sulla quantita’ di fiducia a categorie e funzioni magistrati e giornalisti sono messi male. Come sempre la ggente e’ piu’ avanti della cosiddetta societa’ civile.

  22. John Doe scrive:

    Per la miseria melechov, queste sì che è una notizia…e rischiava di passare inosservata:

    [...]I giornalisti che si occupano di scopate di veline e tronisti cerebrolesi appartengono tutti a pubblicazioni berlusconiane.[...]

    Ora l’unico dubbio che mi rimane è quello del prezzo: quanto gli ha scucito l’ing. al cav. per vendergli Repubblica? E in subordine, non siamo tutti un po’ preoccupati per la carriera di D’Avanzo, appena riapparso e già venduto al nemico?

  23. [...] rischiamo il linciaggio mediatico dai sinceri liberali?) in questione pubblicato su The Front Page. I giornalisti italiani: C’è qualcosa di particolarmente deprimente nei giornalisti italiani. Qualcosa di squallido. Lo [...]

  24. melechov scrive:

    caro John Doe, il suo spirito è fuori luogo.
    Lei sa benissimo, lodo Mondadori docet, che le trattative tra ing e cav finiscono sempre male.
    Per Previti e per giudici infedeli alla loro funzione.
    Mi riferivo a tutte le pubblicazioni italiane di gossip, la cui proprietà editoriale è nota.
    Dunque mi sembra singolare questa schizofrenia:
    chi ha edificato fortune editoriali su fuffa per guardoni e accattoni da Costa Smeralda, invoca ora un giornalismo di etica protestante?
    Chi pratica la mignottocrazia invoca la difesa della famiglia?
    Troppa disinvoltura.

  25. Cesare Luigi scrive:

    Giornalismo. Ma perchè gli volete così male? Prendete tutti i giornali, quelli di sinistra, di destra, del centro, quelli di sopra, di sotto e quelli di mezzo, se gli togliete le rubriche a mezzo servizio con le procure o con gli spioni, cosa rimane? Tutti con le stesse notizie ricopiate dalle agenzie. Grandi servizi, reportage, inchieste, terza pagina? Stop, finiti, qui in questo strambo paese non usa più. Un dubbio: è perchè non ci sono più lettori o perchè non ci sono più giornalisti?

  26. John Doe scrive:

    No vabbè dai, io volevo solo sorriderne….
    Se per forza bisogna essere seri(osi), allora la mia opinione è che anche io, come lei, in riferimento a rep. parlavo di pubblicazione di gossip.
    A meno che non si voglia considerare rep un quotidiano di informazione…

    Io concordo con Cesare. Come tutti gli altri, insieme al consueto mattinale delle procure, rep. ha prodotto solo accigliato gossip e approfondite inchieste su questioni di pelo.

    Nulla quaestio, per carità, e le vendite sembrano anche dargli ragione….ma è quello che è e non facciamolo sembrare giornalismo ;-)

  27. Sabina scrive:

    MElechov, son d’accordo con te. Meno ovviamente nella parte in cui inviti a scrivere di un’altra cosa. Aaargh. E tutto sommato condivido anche l articolo, meno che nella parte relativa a magistrati … Mi pare eccessivo. Fanno il loro mestiere e la legge che verra’ li mettera’ in serie difficolta’ . Se chi scrive e’ come apprendo un craxiano, pero’ vorrei sapere cosa pensa del vecchio detto che alla rai si doveva essere o democristiani o socialisti o bravi. E se per caso non crede che le raccomandazioni socialiste non siano anche e in misura abnorme anche tra coloro che molto correttamente critica .

  28. Huels scrive:

    Complimenti, condivido pienamente tutto quanto. Sapevate chi e l’articolo è stato messo sul numero di ieri di “italia oggi”?

  29. Un esule scrive:

    @Sabina
    Che i magistrati facciano il loro mestiere e’ tutto da discutere.
    A un magistrato serio la nuova legge non fara’ un baffo. A un buffone in toga forse.
    Il 99% delle inchieste una persona di media intelligenza le risoverebbe in un mese. Quindi il tempo per le intercettazioni e’ piu’ che sufficiente.
    E se repubblica vuole sapere chi e’ la “dama bianca” invece di cazzeggiare vada da lei e lo chieda. Questo e’ giornalismo. Il resto e’ solo fuffa.

  30. Sabina scrive:

    Ah. Grazie per avermi spiegato il lavoro dei magistrati.. Effettivamente
    dovrebbe essere così, meno per quelli che conosco. La dama bianca lo sappiamo chi e’ , e’ una della regione Lazio. E’ vero comunque che la stampa non fa il suo mestiere. Se vedi studio aperto ti metti le mani nei capelli. Per questo chiedevo all autore del post che pure condivido in larga parte, cosa pensa dei craxiani inseriti a dosi massicce nella stampa e nella tv.

  31. Un esule scrive:

    I socialisti, non solo craxiani, inseriti nei media. I comunisti nella magistratura. chi e’ stato piu’ furbo?

  32. sabina scrive:

    Esule, ma dove abiti? Lo sai come funziona la magistratura o vedi il tg4?

  33. Guido Amadini scrive:

    articolo assolutamente condivisibile.

  34. Un esule scrive:

    lo so perfettamente

  35. la pravda scrive:

    I giornalisti italiani sono ,appunto,Italiani.Appartengono alla patria del “tengo famiglia”,perché ,dunque ,dargli la croce? I Giancarlo Siani nascono nascono sempre più raramente e,forse,è pure giusto sia così.

  36. Guido Amadini scrive:

    Sono assolutamente d’accordo sull’idea di abolire tutti gli albi professionali, o per lo meno tutti quelli relativi a professioni in qualche modo già sotto l’occhio dei codici. Che tutela in più puà dare un ordine? nessuna, al massimo fa attività di lobby, ma il più delle volte ha l’unico scopo di rendere più difficile l’accesso.
    Io sono un ingegnere mi chiedo: se lo Stato mi da un titolo di studio con un valore legale e poi mi abilita alla professione con un esame di stato, che tutela da in più l’ordine al cittadino che si avvale dei miei servigi professionali? nessuna, anzi l’ordine è sempre stato contrario a limitazioni della attività professionale sulla base della specializzazione, per cui un ingegnere civile può firmare anche il progetto di una astronave.
    sono diposto a fare eccezioni per l’albo dei maghi e quello dei rabdomanti.

  37. sophia colpiacca scrive:

    @ la Pravda. E’ nata la Capacchione.
    Speriamo non muoia.
    Certo Scalfari non la sostituirebbe.

  38. la pravda scrive:

    @ sophia colpiacca.Lunga vita alla Capacchione.
    Scalfari non la sostituirebbe?Chiedere notizie a Oliviero Beha.

  39. melechov scrive:

    caro Pravda,
    lei sui giornalisti italiani è esatto, ma ingeneroso.
    Come in ogni categoria, tra i giornalisti il 15% è fatto da persone per bene, il 35% da venduti come un trans di Marrazzo&Zaccai, il 50% da emuli di don Abbondio e di Casini: ossia di “moderati” in attesa di conoscere il vincitore per accorrere in suo aiuto.
    Pensa che tra le altre categorie la situazione sia sostanzialmente diversa?
    I giornalisti sono lo specchio della sempiterna Italietta infame, quella dei “trasfomisti faziosi” di Cardini.
    Oppure quella delle portinaie spie dell’Ovra, come descritto dal grande Mimmo Franzinelli .
    Posso umilmente suggerire una lettura?
    Roberta Mani e Roberto Rossi, “Avamposto”. ediz Marsilio.

  40. sabina scrive:

    La politica è specchio dell’elettorato, l’elettorato della politica, la tv lo specchio del paese, e degli spettatori, i giornalisti lo specchio degli specchi..I giovani lo specchio della società e delle femiglie..uh.come si esce da luna park? Ha ragione Sophia si può anche essere CApacchione. Non solo servi della gleba. mi stupisce che nel trionfo del liberismo (leggi paraculismo) dove ognuno dovrebbe essere responsabile delle proprie azioni,e abbasso tutto, lo stato le regole le leggi.. in realtà ognuno non è responsabile di nulla, ma dice di essere lo specchio dell’altro.

  41. melechov scrive:

    cara sabina
    hai ragione, non fraintendermi: esiste e pesa la responsabilità individuale, massime nel giornalismo.
    Se il migliore della categoria, come io ritengo, è Giorgio Bocca, vuol dire che chi è venuto dopo ha avuto altri maestri, si è ispirato ad altri esempi.
    Candida Morvillo ad esempio: quale sarà il suo mentore?
    Sul para-liberal-culismo, che alla fine annulla la responsabilità individuale come il marxismo all’amatriciana, sono d’accordo con te, viva la Capacchione.
    Però la qualifica di “giornalista” riserviamola a lei.
    Senza offesa, Signorini non le è collega, fa un altro mestiere.
    L’inventore di fole patinate per accattoni da Costa Smeralda.
    Da ripassare:”una storia italiana”, il rotolcalco con cui il Crapapelada scese in campo.
    Giornalismo quello?

  42. Un esule scrive:

    troppo facile… come sempre le vostre analisi mancano del dato fondamentale… Perche’? Perche’ gli italiani diffidani, per piu’ di meta’, di quelli che la pensano come voi? Io dico perche’ c’e’ un conflitto di interessi, quello tra gli interessi degli italiani e quelli dei radical chic.

  43. Ludovico Basili scrive:

    condivido tutto e aggiungerei che se davvero si avesse a cuore la libertà di stampa di stampa si dovrebbe fare uno sciopero perché i fondi pubblici vadano UNICAMENTE a quei giornali [anche ai siti, riviste ed altro] che nello loro proprietà non hanno banchieri, finanziari, industriali, etc.
    Incentivare solo chi ha il coraggio di fare l’editore e basta.
    Grazie

  44. ginoginetto scrive:

    Il Giornale di Feltrusconi purga Bianca Berlinguer e le infligge un titolone-merolone: “Berlinguer, la zarina di Telekabul chiude la porta ai colleghi precari. Da quando dirige il Tg3 non ha regolarizzato i giornalisti con contratto a termine. Imbarazzo del sindacato: il “berlusconiano” Minzolini ne ha assunti già diciotto” (p. 8). Che santo quel Minzolini! Ma perché fargli l’affronto delle virgolette intorno all’aggettivo del cuore: “berlusconiano”? MENO MALE CHE SILVIO C’E’. TANTO IL CANONE RAI AUMENTERA’ SICURAMENTE E A PAGARLO SARANNO SEMPRE I SOLITI FESSI CHE CHIEDONO DI POTER VEDERE LA GABANELLI, SANTORO, TRAVAGLIO, LA GUZZANTI E MAGARI ANCHE IL LUTTAZZI O BEPPE GRILLO, SENZA SENTIRSI SFRACELLARE I MARONI.

  45. Liutprando scrive:

    ‘MENO MALE CHE SILVIO C’E’. TANTO IL CANONE RAI AUMENTERA’ SICURAMENTE E A PAGARLO SARANNO SEMPRE I SOLITI FESSI CHE CHIEDONO DI POTER VEDERE LA GABANELLI, SANTORO, TRAVAGLIO, LA GUZZANTI E MAGARI ANCHE IL LUTTAZZI O BEPPE GRILLO, SENZA SENTIRSI SFRACELLARE I MARONI’.

    Ma se son tanto bravi perché restano attaccati come piattole hai peli pubici della televisione a scrocco, meglio conosciuta come RAI? Ne facessero una loro e si facessero finanziare dai fan, anziché da chi fanno vomitare. Sarebbe troppa onestà da parte loro?

  46. ginoginetto scrive:

    Forse è inutile spiegare a certa gente qualsivoglia cosa. Ma per quale motivo, se pago il canone mi debbo sorbire Vespa, Minzolini, Paragone, ecc, Anni fa quando Santoro venne epurato assieme a Enzo Biagi, provai a seguire una trasmissione che doveva sostitire “Sammarcanda”, si intitolava “Excalibur” condotta dal lacrimevole Socci, una cosa penosa. Se voglio vedere Grillo devo pagare il biglietto a teatro (Grillo guadagna 4 milioni di euro all’anno senza bisogno della TV), lo stesso vale per Luttazzi, Guzzanti e anche Travaglio. Loro campano tranquillamente senza canone rai, è il sottoscritto che deve pagare il canone eppure il biglietto se vuol vedere qualcosa di decente.

  47. Liutprando scrive:

    ‘Ma per quale motivo, se pago il canone mi debbo sorbire Vespa, Minzolini, Paragone, ecc,’

    E’ quel che mi chiedo io nei riguardi di certo approfittatori dell’ingenuità pubblica come santoro e compagni.

    Eliminiamo il canone di quella para-televisione privata romana. Se non ci fosse la democrazia ne avrebbe grande sollievo.
    Chi ha voluto vedere pagliacci si è sempre pagato il biglietto. Non devo pagarglielo io. Persin lapalissiano.

  48. ginoginetto scrive:

    Forse è inutile spiegare a certa gente qualsivoglia cosa. Come valevasi dimostrare, la risposta: eliminiamo la Rai eliminiamo il CSM eliminiamo la corte costitizionale eliminiamo il Consiglio dei Ministri (Presidente compreso) elminiamo sto’ Stato di merda…libera nos a malo. A me basterebbe eliminare i terroni dal Veneto, ma me la sono messa via da tempo.

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