Il flaccido imbroglione
e l’usurpatore

C’è qualcosa di autenticamente mostruoso nella sinistra italiana. Qualcosa che fa impallidire le peggiori esibizioni leghiste, gli elogi di Mangano, gli scudi e i pretesi bavagli. Niente, infatti, è peggio di un’offesa inflitta deliberatamente alla propria intelligenza. Niente è più pericoloso della stupidità.

Secondo Repubblica, ora che D’Alema è stato eletto alla guida della Fondazione dei progressisti europei (Feps) lascerà la presidenza di Italianieuropei. A chi? A Romano Prodi, “il candidato migliore”.

Sì, avete letto bene: proprio lui, Prodi, il “flaccido imbroglione” mandato a Bruxelles dopo la caduta del suo governo, sarà chiamato a dirigere la fondazione cui D’Alema, “l’usurpatore”, diede vita quando perse – grazie anche ai prodiani – la poltrona di palazzo Chigi sottratta proprio a Prodi… Da un punto di vista psicanalitico, si tratta evidentemente di un caso molto complesso.

Naturalmente, non sfugge il senso politico dell’operazione (ammesso che sia ancora lecito applicare una categoria nobile come la politica alle convulsioni dell’ex sinistra italiana): proprio mentre Veltroni lancia la sua Democratica, D’Alema lo frega alla grande mostrandosi, con l’arruolamento di Prodi, il più “ulivista” di tutti.

Una fondazione dovrebbe prevalentemente occuparsi di elaborazione culturale. Dovrebbe aprirsi al nuovo, sperimentare e innovare con coraggio e intelligenza. Dovrebbe insomma forgiare e anticipare il rinnovamento del partito cui fa riferimento. Con l’arrivo di Prodi (classe 1939) alla presidenza, e la conferma di Giuliano Amato (classe 1938) e di Alfredo Reichlin (classe 1925) alla guida, rispettivamente, dell’advisory board e del comitato scientifico, la fondazione Italianieuropei somiglia più al mausoleo di Lenin che a un think tank occidentale, dove l’età media di solito non supera i quarant’anni. Nell’eterno ritorno dell’uguale – ma ogni volta più vecchio, più brutto, più indisponente – la Villa Arzilla di D’Alema è l’immagine più riuscita dell’abisso che ci separa dal resto del mondo.

Prodi, che è il più furbo della compagnia, declinerà l’offerta. Vuole fare il sindaco di Bologna, e D’Alema gli è soltanto d’impaccio. E nel 2013 avrà appena 74 anni (tre in meno di Berlusconi).