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Caro Berlusconi, ci pensi lei

Si è venuto ricompattando in queste settimane il blocco giudiziario-mediatico che nel ’92-’94 mise fuori gioco con successo i partiti democratici, e che oggi combatte la legge sulle intercettazioni. Quel blocco, estraneo per natura ai meccanismi democratici e ostile all’idea di sovranità popolare perché convinto che il popolo, lasciato a se stesso, combini soltanto dei guai, non è mai davvero scomparso dalla scena politica: è anzi, per molti aspetti, il tratto caratteristico, la malattia inguaribile della Seconda repubblica.

Abbiamo parlato di blocco giudiziario-mediatico, ma sarebbe più corretto parlare di blocco giudiziario-padronale. I giornali in Italia non sono infatti il cane da guardia del potere, ma una sua articolazione ben precisa. Non rappresentano l’opinione pubblica, ma l’opinione e gli interessi dei grandi gruppi industriali, bancari e finanziari che li pubblicano ogni giorno.

Negli anni di Tangentopoli, questi gruppi strinsero un matrimonio d’interesse con la procura di Milano: i corruttori, cioè loro stessi, sarebbero rimasti fuori dalle inchieste; in compenso i loro giornali avrebbero appoggiato senza riserve l’azione dei magistrati contro i corrotti, cioè i politici. Così è stato, e così è ancora oggi.

La legge sulle intercettazioni colpisce al cuore questo meccanismo. Senza verbali da pubblicare entusiasticamente in prima pagina, il potere di condizionamento e di ricatto della magistratura e della grande industria sulla vita democratica del Paese si riduce praticamente a zero. Per questo la reazione è violentissima, e lo scontro può farsi definitivo.

Come nel ’92-’94, il blocco giudiziario-(mediatico)-padronale sferra il suo attacco direttamente al potere costituito, cioè al Parlamento liberamente eletto e al governo cui questo Parlamento ha accordato la propria fiducia. L’obiettivo immediato è il rinvio sine die della legge sulle intercettazioni; ma l’obiettivo vero è la liquidazione di Berlusconi e la sostituzione del governo legittimo con un esecutivo “tecnico” o di “larghe intese” o “istituzionale”. Avanzata esplicitamente da Bersani e da Casini, l’idea potrebbe non dispiacere a Fini.

Berlusconi ha capito benissimo la gravità della posta in gioco, e per questo ha annunciato che ci penserà lui. Ci permettiamo di avanzare al presidente del Consiglio alcuni consigli non richiesti.

1. Chiudere il contenzioso con il Quirinale. Nelle mosse successive della partita che si è aperta, il presidente della Repubblica avrà un ruolo decisivo: Berlusconi non lo dimentichi, sacrifichi Brancher, porti a casa con successo la manovra nei tempi e nei modi previsti.

2. Separare i magistrati dai giornalisti. La legge sulle intercettazioni si divide, grosso modo, in due parti. La prima disciplina le intercettazioni stesse: è ragionevole che qui i tempi siano allungati, che le procedure di proroga siano semplificate, e in generale che siano accolte quelle modifiche che effettivamente possono aiutare la magistratura a svolgere in modo efficace le indagini. L’altra parte della legge, che impedisce la pubblicazione di ogni tipo di intercettazione, e che costituisce un elemento irrinunciabile di civiltà, potrà così essere difesa con più forza e più energia.

3. Stanare Fini. Il presidente della Camera chiede più democrazia interna? Gliela dia senz’altro, Berlusconi, perché il primo ad avvantaggiarsene sarà proprio lui. Un grande partito popolare, proprio perché è grande, non può non avere un’articolazione interna. Condividere con un gruppo dirigente più ampio, comprensivo della minoranza, le scelte di partito e di governo (per esempio, l’improvvida nomina di Brancher o certe misure della manovra) significa, almeno formalmente, valorizzare le opinioni differenti; ma significa soprattutto, nella sostanza politica, proteggere e rafforzare le proprie scelte, che diventano per l’appunto condivise. Stanare Fini significa, in una parola, farlo parlare prima e non dopo una decisione.

In un sistema democratico a suffragio universale, né i magistrati né gli industriali (attraverso i loro giornali) hanno il diritto di interferire sulle libere scelte del libero Parlamento, inceppandone i meccanismi o condizionandone le decisioni. Oggi, come nel ’92-’94, siamo precisamente in questa condizione. Berlusconi renderà un servizio alla democrazia se saprà affrontare la situazione con decisione e con fermezza.

61 commenti a “Caro Berlusconi, ci pensi lei”

  1. Sabina scrive:

    Ah ecco il tassello mancante. Ecco la spiegazione di come due anni di Prodi siano responsabili di un paese a crescita zero e con le piu’ grosse disuguaglianze sociali che ci avvicinano ai paesi sottosviluppati. Finalmente perché non mi tornavano i conti.

  2. maurizio giorgio scrive:

    a parte che questa descrizione dell’italia come un paese in fin vita mi sembra un po’ esagerato, (non si capisce come le banche siano piene di risparmi che nel resto d’europa se li sognano) cercare di dare la colpa a questo o quello e’ abbastanza sterile.

    quando verra’ finalmente certificata come malattia, dal ministero della sanita’, la nevrosi anti-berlusconiana ?
    visto che i ragionamenti sono inutili forse e’ il caso di far intervenire la medicina. lo dico pro domo mea , perche’ il virus ha colpito anche miei familiari.

  3. Liutprando scrive:

    ‘(non si capisce come le banche siano piene di risparmi che nel resto d’europa se li sognano)’

    In effetti non si capisce un Paese in cui tutti lanciano grida di dolore per la fine grama dei cosiddetti ‘deboli’ e poi si scopre che questi hanno grana da mettere in banca più di tutti al mondo.

    Il problema, però, è qua: il risparmio toglie fluidità al mercato, sicché, alla fine ci ritroverà banche piene di fogli con cui ci si potrà pulire il culo.

    Se si mantiene elevata la viscosità del denaro, che servirebbe per dare dinamicità al mercato e dunque alla ricchezza complessiva del Paese, perché si mantiene alta la ridistribuzione a quelle categorie eccessivamente protette (ci mettiamo politici, notai, grandi industriali, statali tra questi) il paese va a puttane.
    C’è per caso qualcosa che vada in una direzione diversa da quella descritta? No. Dunque.

  4. Ciro scrive:

    Carissimo FR per favore stampi una copia del Suo magistrale articolo e dei commenti che sono seguiti e lo porti al Presidente Berlusconi.

    Gli parli Lei che puo’ e gli dica che deve fare questa volta deve fare la riforma della PA e della Giustizia.

    Strepiteranno, si daranno fuoco come i bonzi, daranno fuoco agli uffici ma alla fine l’Italia deve cambiare e se non cambia adesso non cambierà mai.

  5. roberto scrive:

    Ribadisco il concetto.
    Sono di sinistra (premessa doverosa, per non essere tacciato di transitare da Arcore il 27 di ogni mese; in ogni caso, poco è cambiato dai tempi del Liceo, quando esponenti maoisti, lottacontinuisti, figiciotti, cioè l’attuale classe dirigente, accusavano me ed altri di essere servi del padrone, in quanto allergici a Che Guevara, Ho Chi Mihn, Lenin e compagnia)ma, come Sophia, ho provato disgusto in quei due anni di ri-governo Prodi, in cui siamo stati capaci di “rompere” definitivamente con il popolo italiano, le sue speranze e le sue aspirazioni.
    Qualunque cosa dica o faccia, oggi, un esponente di quel gruppo dirigente, nonostante la crisi del Centro Destra, giusta o sbagliata che sia, trova l’ostilità immediata da parte dell’opinione pubblica.
    Dalle mie parti si lascia sul campo qualcosa come 8-10 punti ad elezione, la Lega è a cavallo del 15% e il PDL, nonostante personaggi quasi impresentabili, è vicino al 30%.
    Vincono bene i Sindaci che si presentano alle primarie “nonostante” il PD e contro i candidati di apparato, laddove la composizione sociale vede la cospicua presenza di partite IVA, agricoltori, artigiani, commercianti, albergatori.
    Alelanz ha ragione: temo usciremo da questo tunnel pagando un prezzo altissimo….
    E comunque, siccome pare che si possa scendere ancora più in basso, mi ha fatto tanto male l’intervento di enrico Letta ieri l’altro, quando sponsorizza un “governo del presidente” come successore di Berlusconi.
    Se non esiste più la maggioranza di governo, solo le urne, in un paese civile, possono stabilire cosa dovrà succedere.
    Su questo principio non c’è mediazione, poichè è lo spartiacque fra lo stato di diritto e democratico e qualcosa similDDR,come spesso è accaduto.
    Si ricomincia da qui, per tornare non dico in sintonia, ma ad esistere, come sinistra, per gli italiani.
    Tocca anche a me, ma soprattutto a Sabina (chiedo scusa) decidere se gli italiani, la loro vita, il loro paese, ci interessano ancora.

  6. ginoginetto scrive:

    Visto che qualcuna ha ricordato il Prode Prodi, volevo solo ricordare che all’epoca i giornalisti facevano i giornalisti pro o contro Prodi, i magistrati facevano i magistrati pro o contro Prodi, i comici facevano la loro satira pro o contro Prodi. nell’attuale sistema democratico a suffragio universale, né i magistrati né gli industriali (attraverso i loro giornali) hanno il diritto di interferire sulle libere scelte del libero Parlamento, inceppandone i meccanismi o condizionandone le decisioni. Ragioniere????? “A me sembra una ca..ta pazzesca”

  7. Un esule scrive:

    Causa della nostra crisi e’ del Governo Prodi.
    La crisi e’ iniziata nel 2007 ed e’ espolosa nel 2008, entrambe le finanziarie erano targate Visco.
    Quindi meglio che bersani, che faceva parte di quel governo, non ce la meni con i suoi successi inesistenti.

  8. ginoginetto scrive:

    E bravo Un Esule, lo poteva dire prima al prode Berlusconi che la crisi era già iniziata in tempi più che sospetti. Il grande ottimismo sempre sbandierato da Berlusconi forse era rivolto solo ed esclusivamente alla propria persona. Visco metteva le mani in tasca agli italiani e lo diceva apertamente, questo governo tiene coperto il più possibile il fatto stia mettendo qualcos’altro in quel posto a chi gli si presenta davanti. La solita legge del menga….

  9. l'esule scrive:

    Ginoginetto.
    Io non sono toccato dalla crisi.
    Ma Visco mi ha toccato eccome, e mi ha anche fatto il servizietto a cui alludi.

  10. [...] invece qualche consiglio disinteressato: Caro Berlusconi, ci pensi lei. Mentre lui avanza una modesta e limitata richiesta: “per rispetto di quelle scuole [...]

  11. ivo valzania scrive:

    Cari signori , a prescindere dal fatto che a me il signor Berlusconi non piace come modi di fare di espressione e di modus vivendi , debbo considerare che comunque ciò poco mi interessa visto che non esigo da questo signore santità di comportamento e neppur di cultura visto che i signori primi ministri suoi predecessori non erano stinchi di santo e neppur fior di galantuomini.
    Se dovessimo richiedere la santità ai nostri politici dovremmo ricercare i prossimi candidati al governo della nostra Italia tra i prelati della Santa chiesa cui ho i miei dubbi ancora della loro incontestabile santità.
    Indi alla luce e evidenze di quanto poco si è costruito nell’ ultima malfamata era Prodi , che solo ha condotto il bel paese in una voragine di debiti pubblici e tassazioni assurde ( nessuno puo’ contrariare queste affermazioni è solo ricordarsi delle penose leggine che hanno praticamente distrutto gli artigiani i piccoli negozianti e così avanti…..), debbo solo accettare ciò che comunque il Signor Berlusconi e tutti quanti fanno parte della sua equipe stanno ricostruendo tra estreme difficoltà con uno Stato cui le casse hanno un deficit allucinante e non grazie a questo governo .
    Ossia dobbiamo credere in una dura rinascita economica che altro non possiamo fare che purtroppo digerire per sperare un futuro migliore per le nostre future generazioni , alle quali abbiamo il dovere di non solo insegnare a criticare , obbiettare, negare , ma anche a credere ,cercare , insistere di maniera costruttiva nel proprio futuro .

  12. Un esule scrive:

    Ivo,
    io sarei d’acordo con lei, ma oggi vedo solo un governo navigare nella procella con il solo ausilio di un timoniere cocciuto, un capitano tentennante, un equipaggio rissoso ed indolente.
    E la rotta l’ha decisa la Commissione Europea.
    Un bel casino.

  13. Paolo Pantani scrive:

    Infatti vogliono imbarcare pure casini e lasciare a terra le quote latte, ma che anatema.
    Di tutto e di più, pur di fermare un metodo serio e democratico di gestire un paese.
    La Campania, ad esempio:
    “Accumminciamme bbuono!” La maggioranza sorniona, complice, “i soggetti attivi”….frasi interne al pdl.
    Se questi sono i primi “cento giorni”, i giorni della “luna di miele”, dove si mette in luce in nuce tutti gli obiettivi del programma, si capisce solo che la politica è questa, “er più onesto c’ha la rogna”.
    Infatti il bassolinismo si insediò con la scusa che non vi erano candidati alternativi.
    Possibile mai che non si individuavano candidati migliori di Novi, Rastrelli e Bocchino?
    Ma se si voleva veramente combatterlo, non si commissariava la monnezza con il prefetto Catenacci al posto del presidedente Bassolino prima delle elezioni precedenti a questa.
    Questa regione Campania e tutta la nazione, come si diceva una volta,si confermano completamente imbrigliate, le battaglie politiche non sono cose libere, l’ affarismo, basato sulla distruzione degli avversari, è l’unico vero metodo per gestire interessi personali e privati: esaltazione della immagine, esaltazione del potere, esaltazione del denaro.

  14. l'esule scrive:

    Ricordo a tutti che la Campania non e’ l’onfalo del mondo.

  15. Paolo Pantani scrive:

    Non è l’ombelico, è la sala parto mondo, dall’alfabeto cumano alle tavole amalfitane, è dal caos creativo che nascono le regole generali, SEINZA FER NISUN COMEINT.

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