Argentina e dintorni
A come Argentina. Sono cresciuto in Argentina, dove sono vissuto dai tre ai quindici anni. Conosco abbastanza il carattere degli indigeni (oltre il 40% di origine italiana) da non stupirmi della fine della Nazionale di calcio, che si è sbriciolata alla prima difficoltà. D’altronde, quello è un paese dove la TFP si è sostituita alla trilogia cristiana d’un tempo. TFP, che significa non theFrontPage, ma Tango, Football e Politica. Un paese dove sono concentrate ricchezze inconmensurabili, ma che tuttavia è diventato una landa di poveracci che stentano a mettere insieme pranzo e cena. Noti come i francesi del Sudamerica per la modestia, l’equilibrio e la signorilità del loro carattere, è gente che indicandoti un tajibo fiorito di 200 metri di diametro, se gli domandi che pianta è, ti risponde: “ese es el Bua, Bonsai unicuum argentinum, cresce solo qui, da noi”.
A come a casa. Quanto siano furbi, gli argentini, lo dimostra il fatto di aver affidato la Nazionale al noto cocainomane Diego Armando Maradona, che ha smesso di tirare calci a un pallone, ma non di tirare in generale. E che non ha mai fatto l’allenatore di calcio. Quanto siano realisti, gli argentini, (tutti erano convinti di arrivare in finale, che avrebbero stravinto, ovvio), lo dimostra il fatto che hanno dimenticato il 6-1 preso dalla Bolivia e la qualificazione, striminzita, all’ultima partita, vinta 1-0 contro l’Uruguay a Montevideo. Partita che ho visto, e che di calcio ha avuto nulla. E’ stato un incontro di boxe tailandese, dove chi ha picchiato di più ha vinto. Quanto carattere abbiano gli argentini si è visto: la prima volta che sono andati sotto di un gol, isteria collettiva, smarrimento, tentativo di buttarla in rissa e fine. En tres palabras: falta de cojones. I tedeschi sono stati grandi. Ma gli argentini sin troppo piccoli.
A come abitanti. Il Berlusca, socio di riferimento e presidente della Universal Creation Corp., sede legale ad Arcore e uffici a Porto Rotondo, pare fosse presente al momento della creazione del “lugar de los sueños y de las esperanzas” (Argentina). Dopo aver visto quante ricchezze naturali il suo socio di minoranza avesse concentrato in quel paese, il Berlusca ha protestato affermando “Mi consenta, amico di lunga data, Geova carissimo, non le pare di avere esagerato in generosità?”. Fonti attendibili, che richiedono l’anonimato, assicurano che la risposta sia stata: “Calma. Aspetta a vedere chi ci metto ad abitarlo, questo posto”.
A come Argentina e Italia… Per festeggiare un compleanno importante, nel 2008 mi sono regalato due mesi di Argentina, fra fine gennaio e fine marzo. Piena estate, ho rivisto dopo decenni persone che hanno fatto con me le elementari, ho partecipato alla Fiesta de la Vendimia in Mendoza, sono andato a volare sull’Aconcagua, ho visitato la laguna di Llancanelo, salito a 5500 metri sul Tupungato, visto la tierra de los vulcanes, percorso un pezzo di Patagonia. Tutto bellissimo.
Una sera mi invita a cena mio cugino Raffaele Giardini. Allevatore, ha trasferito il business delle “vacche” in Bolivia, convertendo il suo “pezzetto” (3300 ettari, un fazzoletto per gli standard locali) di terra alla coltivazione della soia. L’Argentina è diventata uno dei paesi produttori più importanti. Racconta dei problemi, soprattutto col fisco. Le tasse all’esportazione (!), unica fonte di introito di valuta estera per il paese, sono state aumentate dalla sig.ra Presidenta Kirchner dal 35 al 45% del valore di fattura. Mi fa vedere un disegnino: ci sono 100 camions che trasportano soia, e colori diversi a rappresentare tasse, assicurazioni, costi di produzione, di trasporto, di cambio, versamenti previdenziali, multe, ecc. Risultato. “Immagina che la tua produzione di un anno sia – mi dice – di cento camion di soia. Ecco, questo è quello che ti rimane”. E mi mostra metà di un camion. Faccio una domanda perfino ovvia: “Quand’è che assaltate la Casa Rosada e li cacciate?”. Risposta: “Nessuno assalterà la Casa Rosada. E alle prossime elezioni, ne manderemo lì altri egualmente ladri, o incapaci. O ladri e incapaci. Il problema non sono i politici. Il problema siamo noi. I politici che esprimiamo sono esattamente quello che noi siamo, sono lo specchio del paese ”. Stiamo parlando in italiano, il suo è un poco incerto, è un itañol che fa tenerezza. Gli chiedo cosa intende fare. “Non so. Per carattere, combatterei. Ma se mi guardo intorno, mi domando perché o per chi dovrei farlo. E la risposta non mi piace. Forse la cosa migliore è andare via.” Sembra di essere a casa.

A come Ambiente. Per visitare il Parco Nazionale di Llancanelo, e la sua laguna, dobbiamo munirci di permesso (ciò significa: pagare una tassa) e di una guida autorizzata. Ci assegnano Norita, 80 anni (allego foto), una gran donna piena di passione per la natura e per lo studio. E’ bella, la nostra Norita, colta, nonna e bisnonna. Cammina con difficoltà, ma ha uno spagnolo musicale, perfetto (altra cosa che rimprovero agli argentini: hanno corrotto e reso miserabile fino alla volgarità la lingua di Cervantes), a volte perfino aulico. La Laguna è in una fase di “bassa”, cioè di ritirata. L’Ambientalismo Talebano-Gaucho ne ha fatto un perenne esempio di natura violata dall’uomo. Ma lei mi dice: “Politica. Sono vecchia, sì. Ma ho visto la laguna piena, e poi vuota, almeno altre tre volte. Non c’è da preoccuparsi. La natura è come una donna. A volte triste: piange. A volte allegra: ride. Oggi non c’è acqua. Domani ne avremo anche troppa.” Nel lasciarla di fronte alla casa di adobes, le stringo la mano, dove ho nascosto 300 pesos. Lei li prende, ma solo dopo aver dato un’occhiata verso il patio. Il marito è lì, ha 85 anni. Mezzo sordo, con difficoltà per camminare, alza la mano per salutarci. Loro due non hanno una pensione, solo figli che li accudiscono e li aiutano. E Norita, di tanto in tanto, accompagna turisti sperduti nella “tierra grande” che è l’inizio della Patagonia.
A come Addio. Funerale a Mendoza. I cimiteri sono stati privatizzati all’epoca di Menem. Questo dove arriviamo è un enorme prato verde che ha come sfondo la Cordigliera. Chiedo i dettagli, ho una ragione. Mi dicono che acquisti l’affitto per 99 anni. E che non c’è problema: telefoni, e ti accolgono. Ovvio: nulla è più prevedibile della morte. I miei genitori sentivano Roma come una città straniera. Entrambi mi chiesero di riportarli al paese natio. Lì ho in due tombe separate, una in prestito, una in una tomba privata di un mio cugino. Sono anni che attendo di poterli riunire. Ma non ci sono tumuli. Quando li costruiscono, ne fanno pochi, e sembrano sempre destinati ad altri. I non residenti, nonostante siano nati in quel paese, non sembrano aver diritti, nonostante il nulla osta alla sepoltura concesso dal Comune. Attendo. Cosa altro si può fare?
Mario Giardini


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‘Cosa altro si può fare?’
Inventarsi una Nazione?
Mi ha preso questo post. Grazie
@ Liutprando
No. Inventarsi i cittadini. Quello è il problema. Le intendenze direbbe Napoleone, cioè leggi e ordinamenti, seguirebbero.
@Giardini
Mi spiace, ma non mi posso reinventare.
Più facile il contrario.
Inventarsi i cittadini è, più o meno, quello che hanno fatto i Fidel e consimili. I risultati sono scadenti.
@ Ugo
Grazie a lei.
caro giardini, lascio stare l’argentina che e’ , purtroppo, fuori dai miei orizzonti.
vorrei invece chiederle se ha letto un lungo articolo, apparso sul sito del giornale, che parlava del “raggio della morte” ?
@ Maurizio Giorgio
Non sono sono riuscito ad arrivare in fondo, mi sono fermato prima della metà. Mai letto una cosa tanto strampalata, assurda, una sòla scritta da uno che chiaramente non sa nulla di fisica, chimica, elettromagnetismo.