Le Regioni minacciano la riconsegna delle deleghe
L’incontro tanto atteso con Berlusconi è arrivato, questa mattina a Palazzo Chigi, ma le Regioni non hanno registrato alcuna apertura da parte del Governo. I numeri dei tagli restano invariati e non ci sarà una rimodulazione. Saracinesche abbassate, quindi, e nessun accordo anche dopo questo confronto che ha visto una cospicua presenza di ministri, reduci dal Cdm – oltre a Berlusconi, Tremonti e Fitto, anche Maroni, Bossi, Brunetta, Calderoli e Fazio – e più della metà dei Governatori – Errani, Formigoni, Polverini, Spacca, Marini, Rossi, Vendola, Chiodi, Iorio, Tondo, De Filippo, Zaia e Cota (quest’ultimi, presenti sì, ma finché c’era il loro ministro. Non appena Bossi è uscito dalla riunione è venuta meno anche la componente leghista delle regioni al tavolo delle trattative). Regista del confronto è stato Tremonti, irremovibile nel ribadire che gli 8,5 miliardi di tagli nei prossimi due anni a carico delle Regioni non si toccano, le amministrazioni centrali e i ministeri hanno già dato con la finanziaria del 2008. Neanche Berlusconi è riuscito a far prevalere una linea più morbida.
Così, al termine del confronto non-confronto, schierati su due file e capitanati da Errani, le Regioni hanno rimarcato in una conferenza stampa – con i soli giornalisti non scioperanti – la richiesta di mettere all’ordine del giorno della conferenza Stato-Regioni la consegna delle deleghe. Errani ha ripetuto più volte che per le Regioni non esiste un ragionamento di schieramento, che non rinunceranno a lavorare e che informeranno il presidente della Repubblica sulle conseguenze di questa situazione. Perché, ha lamentato il presidente della Conferenza delle Regioni, «c’è un taglio di 10 miliardi di euro di trasferimenti e questo ci mette nelle condizioni di non poter esercitare le competenze di cui le Regioni hanno le responsabilità». Errani ha inoltre proposto una commissione “a costo zero”, per verificare la qualità della spesa e pensare a possibili riduzioni, tenendo conto del principio che «chi non riduce spese non di qualità ne paghi il prezzo». Sul punto di incidere sulle spese “non prioritarie” e sugli sprechi, e non sui servizi ai cittadini, massima apertura da parte del Governo.


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Ribadisco quello che già ebbi modo di scrivere all’indomani delle Elezioni Regionali 2010, cioè il madornale errore politico del centrodestra (+Lega) nel confermare Errani alla presidenza della Conferenza dei Presidenti delle Regioni.
Adesso i nodi vengono al pettine ed il “navigato” Errani ha buon gioco nel “dirigere il timone” della protesta delle Regioni contro il Trem.
Se al suo posto oggi ci fosse un Cota, uno Zaia od un Formigoni le cose andrebbero meglio per il Governo, qualcuno ha dubbi?
Io.
Il contrasto Stato centrale e Regioni deve essere aspro. Errani non fa il gioco della sinistra. Cota o Zaia, ma anche Formigoni non potrebbero evidenziare le contraddizioni del rapporto tra Stato e autonomie. Una delle due entità deve morire.
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Tutti strillano e tutti fanno finta di non vedere e/o capire quello che è stato deciso dall’Europa:la fine del welfare declinato all’europea.I tagli che quasi tutti gli stati europei hanno fatto o stanno facendo si ripercuoteranno inevitabilmente sullo stato sociale.Bambole non c’è più una lira!
‘Bambole non c’è più una lira!’
Più che altro, il welfare l’ha ingoiato l’immigrazione: se vuoi offrire gli stessi diritti che hai impiegato decenni a costruire all’ultimo arrivato, è ovvio che devi rinunciare ai tuoi.
Sicché, chi vuole il multiculturalismo è la causa della tua miseria. Hai investito quasi tutto sullo Stato sociale ed altri se lo sono mangiato.
Non credo che dipenda da Errani presidente:
Errani fa bene il suo mestiere:il guardiano del bidone(pieno, in questo caso).
Pensate forse che i tacchini amino il Natale?
L’avevo detto: il federalismo, in altri lidi, è una cosa seria.
In Italia no: ha disgregato quel poco di coesione nazionale che ancora esisteva e per legge, vedi riforma costituzionale.
Abbiamo un parlamento che rende impossibile governare, Regioni che si comportano come califfati e satrapie, comuni con le pezze al culo.
Per paradosso, i Leghisti secessionisti sono gli unici a “tenere il brodo” nazionale.
Gran bel film.
‘Per paradosso, i Leghisti secessionisti sono gli unici a “tenere il brodo” nazionale’.
Giusta osservazione e giusto anche il paradosso. Il che la dice lunga sul patriottismo italico.
In ogni caso non ci si può aspettare che un ribaltamento di una situazione incancrenita sia possibile senza scosse da elettroshock.
Di fatto il federalismo ha in sé l’indipendenza economica dal centro (come la Sicilia per esempio) ed è assolutamente necessario che i trasferimenti e tutta la finanza derivata venga ridimensionata a semplice compensazione perequativa reversibile.
Se per ragioni di costituzione non si può eliminare la centralità dello Stato in senso fiscale, bisognerà partire dall’opposto: eliminare i trasferimenti ma con essi anche gran parte della fiscalità di Stato.
Tutto il resto, compreso il pianto greco delle Regioni a cui piace avere molte carte da far girare per fare quel che gli pare deve finire.
Questa è la riforma e non altro.
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