Un consigliere
non si nega a nessuno
Frattini porge in dono al serenissimo Zaia un consigliere diplomatico che affiancherà il presidente a palazzo Balbi nelle delicate questioni internazionali. Si tratta di Stefano Beltrame, consigliere di legazione a capo dell’ufficio commerciale, tecnico e scientifico dell’Ambasciata d’Italia a Washington, richiamato sul suolo natìo e subito balzato agli onori di una cronaca che anche quando non è rosa è pur sempre “shocking”.
L’ampio commentario politico-giornalistico offre le più svariate interpretazioni della scelta compiuta dal Ministro. Ora il Veneto certamente aprirà proprie ambasciate, ma anche dissertazioni sui presunti tatticismi di un Frattini tessitore di delicati equilibri, degno successore di un grande ministro come Sforza. Manca l’ipotesi “secessione” che solo qualche anno fa sarebbe stata molto in voga: con un consigliere diplomatico alle spalle il Veneto potrebbe riconquistare l’aspirata autonomia e riprendere possesso di palazzo Venezia come propria Ambasciata.
I mesi estivi non hanno mai offerto notizie di gran valore e allora ci si arrangia con quello che c’è. Dimenticandosi che Piemonte, Liguria, Lazio e Campania da più di qualche anno godono di un consigliere diplomatico dell’ufficio del presidente, ufficialmente incaricato dal ministero degli Affari esteri, come risulta da un elenco pubblicamente rilasciato dalla Farnesina nel 2008. In Liguria addirittura un “Ambasciatore di grado”, sua eccellenza Federico di Roberto, quando il 90% delle nostre rappresentanze diplomatiche all’estero sono guidate da consiglieri di legazione o ministri plenipotenziari “facenti funzioni di ambasciatore”.
Ma lo stesso documento del MAE ricorda che Alemanno, appena insediatosi, otteneva un consigliere diplomatico per il Comune di Roma, pur tra mille polemiche. E ancora più curiosamente, nel maggio del 2009, il comune di Ancora, targato Pdl, si dotava di un consigliere diplomatico di spessore, Giuseppe Balboni Acqua, ambasciatore presso la Santa Sede fino a pochi anni fa. In questo caso si tratta di una nomina volontaria ed extra-ordinem, che non passa per le autorizzazioni della Farnesina.
Di questa specie se ne possono replicare a non finire, utilissimi uffici diplomatici dediti alla gestione di gemellaggi e rinomate sagre eno-gastronomiche in cui regna lo scambio internazionale e inter-etnico di cibi, usanze e alcool. I corsi universitari di “relazioni internazionali” potranno espandersi a dismisura perché ora un posto è quasi garantito a tutti.
Le Regioni hanno tutto il diritto di avere un consigliere diplomatico, come lo hanno i Ministeri, ora che le competenze legislative sono in progressiva espansione nel quadro europeo. Resta da capire che fine potranno fare i numerosi “Uffici Relazioni internazionali” oggi dipendenti dalle Segreterie generali: ma forse, più razionalmente, in un futuro prossimo dall’ufficio del consigliere diplomatico.


Se continua a prendere lo stesso stipendio non vedo il problema, probabilmente abbiamo diplomatici sovranumerari, ma se la consulenza e’ a pagamento….
mi permetto un osservazione: magari fossero “sovranumerari” i diplomatici…credo di conoscere abbastanza bene l’ambiente per definire piuttosto come “storni” politici questi spostamenti. E’ un segnale che la classe diplomatica, un tempo ai vertici della scala sociale oggi è stata schiacciata dal peso della politica che da noi conta come null’altro.
Sarebbe più onesto rivedere lo sturmento dipèlomatico in senso Americano, con la divisione tra “diplomatici di carriera” e diplomatici per acquisto”.
la regione campania dall’insediamento della nuova giunta non ha un consigliere diplomatico. nessuno si prende le responsabilita al suo posto e le cose sono congelate!