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I voti dei piemontesi sequestrati dal Tar

Mercedes Bresso (Pd), sconfitta alle ultime regionali

Votare in Italia non è difficile. E’ inutile. Questa, parafrasando un efficace motto del passato regime, potrebbe essere l’idea suggerita dalla sentenza del Tar del Piemonte che ha annullato l’ammissione di due liste alle ultime elezioni regionali e ha disposto il riconteggio dei voti, per verificare quanti di quelli espressi nelle schede da annullare siano accompagnati anche dalla preferenza per un candidato Presidente. Queste soltanto – le schede con la ‘doppia croce’ – si salverebbero dall’annullamento.

Idea dell’inutilità del voto che può venire agli elettori tutti, non soltanto ai quindicimila e più infelici che per effetto della sentenza del Tar hanno votato per il nulla. Ci sono un po’ di buoni motivi per pensarla così.

Il primo: dobbiamo prendere atto che contro l’ammissione di una lista alle elezioni si può proporre ricorso anche dopo il risultato elettorale. Quindi, quando si entra nel seggio e si mette mano alla scheda non si può mai esser sicuri di esprimere un voto valido. Poco importa che la lista prescelta sia stata ammessa alla gara dalla competente Commissione elettorale. Può succedere benissimo, infatti, che dopo il voto il giudizio sia diverso e la lista venga espulsa, con buona pace di chi l’ha votata. Come è esattamente avvenuto in Piemonte dove le due liste incriminate hanno superato l’esame delle Commissioni elettorali e si sono ritrovate bocciate dal Tribunale amministrativo a urne chiuse e a consiglieri eletti.

Poi: ora sappiamo che le regole del gioco possono cambiare a gioco finito. E, quindi, di nuovo, non si può star tranquilli sul fatto di poter dare un voto valido ed efficace, perchè non è detto che le regole di cui si viene istruiti a dovere da stampa, tv e organi istituzionali prima delle elezioni valgano anche dopo.

Eggià, perchè il riconteggio scorporato dei voti disposto dal Tar, quello che salva soltanto i voti espressi al candidato presidente e butta via quelli dati esclusivamente alla lista annullata, sconfessa la regola della ricaduta automatica del voto di lista sul candidato presidente cui la lista è collegata.

All’elettore che tra tutte le modalità di voto aveva scelto quella più comoda e per certi versi più sicura – secondo l’antico insegnamento che meno si scrive e meno si sbaglia –, di tracciare cioè  soltanto una croce sul simbolo di una lista con la convinzione di esprimere con un unico segno due volontà di voto, si dice che quella regola adesso non vale più.

Anzi, paradosso dei paradossi, gli si dice che siccome con la sua acqua sporca si butta via anche il bambino, è possibile che al governo della Regione venga mandato non il presidente che l’elettore ha pensato di votare seguendo quella regola di legge, ma l’altro. Si riconta, quindi, ma a regole rovesciate.

Infine: è chiaro che in Italia i governi li decidono i giudici, non gli elettori. Dopo la via giudiziaria per il socialismo e quella, più o meno figlia, della via giudiziaria per l’antiberlusconismo, si inaugura la via giudiziaria per i risultati elettorali tutti. Tant’è che non soltanto la Presidente uscita prospetta con assoluta lievità la possibiltà che a riconteggio concluso risulti lei la vincitrice e venga messa ope iudicis sullo scranno del governo della Regione, ma tanti intravedono come soluzione conseguente alla sentenza del Tar il ritorno alle urne. Dettato dal Tar o scelto come mossa preventiva dalla maggioranza eletta, cambia poco.

Il risultato è che comunque le sorti di un’elezione e di un governo vengono appese al chiodo delle determinazioni giudiziarie che, in ultima istanza, ratificano la bontà del voto e ne definiscono l’esito, magari anche mandandoci e rimandandoci a votare fino a un verdetto finale.

C’è quanto basta per disamorarsi completamente dei seggi elettorali, orpelli inutili di una democrazia eterodiretta e a regole variabili. Oppure per saltare fuori tutti dai sepolcri imbiancati e riprendere in mano il gioco e difenderne il valore, perchè è la cosa più importante che abbiamo. Più importante persino del governo della Regione Piemonte.

10 commenti a “I voti dei piemontesi sequestrati dal Tar”

  1. [...] nelle schede da annullare siano accompagnatiContinua a leggere il post originale su The Front Page: I voti dei piemontesi sequestrati dal TarPotrebbero interessarti anche i seguenti articoli: La rivoluzione in un solo server L’Espresso ha [...]

  2. Marco Sisi scrive:

    Stiamo diventando un paese di “puzzoni”, incapaci di affrontare le avversità della vita. Ammazzi un figlio, un vicino, un rivale in amore? Ti dichiari innocente. Evadi il fisco, corrompi? I giudici ti perseguitano. Perdi le elezioni? Gridavi al broglio prima ancora che si fossero aperti i seggi. Poveri noi.

  3. Roberto D. scrive:

    dopo 20 anni di giustizialismo sfrenato ecco i risultati. tutto in mano ai giudici, la sovranità non appartiene più al popolo ma ai magistrati. gli unici che fanno quel cavolo gli pare senza pagare mai le conseguenze. quando lo dice Berlusconi giù pernacchie da sinistra a destra Fini, Bersani, Di pietro,Repubblica il fatto e compagnia danzante. Qua non ci rendiamo ancora conto che stiamo cadendo dalla padella alla brace, da una politica inefficente ad una dittatura giudiziaria.

  4. romano campagnolo scrive:

    Non gioco più! Il TAR mi ha fatto arrabbiare! Adesso, che vada a cercare nel mucchio la mia scheda e me la restituisca. Non è con queste regole che l’ho messa nell’urna!

  5. Marco scrive:

    L’articolo non fa una grinza. Il problema è: chi dice ad un giudice “tu ti sbagli”?

    Del resto anche i referendum fanno parte dei diritti costituzionali ma le poche volte che hanno raggiunto il quorum non è cambiato nulla. Vi ricordate il referendumo sulla responsabilità dei giudici?

  6. grigorji melechov scrive:

    Come scritto dalle pagine regionali della Stampa, il sig Giudice (si chiama così? Spero di ricordare bene) è un noto taroccatore seriale di liste elettorali, fra l’altro con tecniche primitive e rozze che denotano attitudine all’impunità garantita.
    Mi chiedo:
    se partecipo ad un concorso per il quale è previsto il requisito della laurea, presentandone una falsa cosa succede?
    Se dopo 10 anni emerge la falsità del documento che mi ha consentito, ad esempio, di esercitare la professione medica, qualche diritto è stato leso?
    Magari di qualche malato? Magari di qualche altro concorrente?
    Oppure prevale il diritto acquisito napoletano,”chi ha avuto, ha avuto ha avuto”?
    La prassi quotidiana vince sui titoli?
    Insomma mi sembra che parlare di “sequestro” del Tar sia l’ennesima sceneggiata, che dimostra come l’egemonia politico-culturale di questo Paese non appartenga al liberalismo, ma al biscardismo.
    Biscardi infatti è il geniale pensatore nazional-popolare che ha realizzato il sogno dell’italianuzzo medio familista:l’abolizione dell’arbitro.
    Dal campo di calcio il biscardismo italiota si è dilatato ad ogni
    settore della società,che compatta rifiuta ogni arbitro:dal pizzardone al finanziere.
    Si potrebbero far arbitrare le partite di calcio col televoto istantaneo?
    La video-crazia per curve ultras.
    Questo populismo cialtrone stà facendo marcire il Paese.
    La vittoria di Bush junior è avvenuta dopo una riconta elettorale, priva di strilli isterici al golpe giudiziario.
    Forse Cota potrebbe ispirarsi al detto bergamasco “Wait and see”?
    Per carità di patria non voglio ricordare la presentazione delle liste azzurre alla provincia di Roma, con annessa balla del “complotto radicale”.
    Un Paese di buffoni, retto con tecniche pubblicitarie degne di Vanna Marchi.

  7. Guido Amadini scrive:

    Prima delle elezioni diversi esperti ci avevano spiegato come non fosse ammesso il ricorso contro l’ammissione di una lista, ma solo il ricorso contro la “non ammissione” e come questo fosse motivato dal fatto che l’obiettivo dei padri delle nostre regole democratiche era stato quello di assicurare il massimo di libertà e di pluralità nell’ espressione del voto. Da ingenuo cultore della democrazia, mi sembrava anche molto logico e giusto: si stabiliscono dei criteri per l’ammissione di una lista, non per limitare l’esercizio del voto, ma per garantire un certo ordine e trasparenza, ma, se una lista, pur venendo meno ad uno dei criteri, viene ugualmente ammessa e viene votata da un certo numero di cittadini, questo dovrebbe metterla al riparo da tardive cancellazioni, perchè l’espressione del diritto di voto che si è materializzata, conferisce a quella lista il diritto, de facto, di esserci.
    Il paragone con il titolo di studio mancante non è assolutamente calzante, dato che, mi sembra, sono solo questioni formali e non sostanziali e regolare la liceità della presentazione.
    Quello che, a questo punto,mi sconcerta veramente non è tanto la possibilità della magistratura di dire l’ultima parola sulle elezioni, ma la mancanza di certezza delle regole su cui essa sembra poter giocare.

  8. Roberto D. scrive:

    la riconta delle votazioni in Florida è stato fatto perché lo prevedeva la legge elettorale dato il minimo scarto tra i due candidati. Non è intervenuto nessun giudice, quindi nessuno gridò al golpe giudiziario. In america le votazioni sono una cosa seria, non come in Italia che devono passare la vidimazione dei magistrati. In Usa nemmeno se lo sognano una cosa del genere, non è un paese sotto amministrazione giudiziaria come è l’ Italia. P.s. Biscardi non ha mai voluto l’abolizione dell’arbitro, ma solo la moviola in campo, il che vuol dire tutt’altra cosa.

  9. grigorji melechov scrive:

    Ma, mi sembra che il signor Amadini definisca con troppa facilità “questione formale” la presenza di liste taroccate. Questa qualifica significa che la lista è stata corredata da firme false, dunque non ha partecipato alla competizione in quanto espressione di alcun gruppo di cittadini.
    Se per partecipare alla maratona olipica o cittadina devo iscrivermi e pagare 5 euro in quanto iscritto ad una federazione o ad una società sportiva, il regolamento va rispettato.
    Poi però la federazione sportiva deve esistere veramente!
    Se corro per la Federazione atletica di Burgundia, che però è uno stato che non esiste, la mia eventuale vittoria olimpica non ha valore.
    Secondo caso:
    Se poi , 5 metri dopo il via, uno sconosciuto si intruppa nel plotone vestito da runner, si confonde con esso esibendo un numero falso, stacca tutti e vince, che si fa?
    Lo si incorona vincitore sulla base del diritto naturale ed universale alla corsa? Si esalta il merito, magari indubitabile (è arrivato primo!)e lo si incorona di alloro?
    Mirus Yfter, che dominò i 10.000 metri per due lustri, alle olimpiadi di Monaco rimase chiuso nel cesso, arrivando così in ritardo di 10 min alla punzonatura pre-partenza.
    Non fu ammesso alla gara, che già allora avrebbe dominato, ne fan fede i tempi dell’epoca.
    Biscardi non è un uomo, ma un genere letterario e culturale:
    l’italianuzzo medio che, in nome di regole sempre più perfette(la moviola in campo!), in realtà si fa corifeo dello scassinamento culturale di ogni regola ed ogni autorità terza.
    La video-cultura mignottocratica e fanatico-calcistica, ormai dominante da 20 anni, ha cancellato l’apprezzamento per ogni autorità terza, per il concetto di “terzietà” dell’arbitro.
    Che non va rispettato, ma contestato a priori.
    Dev’essere infallibile nella sua professione, e tale pretesa magari viene avanzata da un giornalista analfabeta, talmente impeccabile nel suo lavoro che non usa il congiuntivo!
    Nella “video-società dell’immagine” degli smutandati pubblicitari alla Dolce&Gabbana, ciò che stabilisce la ragione o il torto non è il diritto, ma la bellezza delle tette o la capacità di gridare più forte, magari insultando.
    Ormai in politica si ragiona con la stessa disinvolta faziosità parolaia del “processo del lunedì”.
    Che dunque va ricordato per l’indubitabile merito storico di aver sdoganato un costume,anzi un malcostume.
    Definire l’Italia , come fa il signor Roberto, “un paese sotto amministrazione giudiziaria”, mi sembra un paradosso di puro biscardismo, come quando l’inimitabile Aldo pontificava sul “più bel campionato del mondo”.
    I reati impuniti ed inevasi, come recita ogni relazione all’inaugurazione dell’anno giudiziario, sono in numero impressionante, nessuna strage degli ultimi 40 anni ha avuto soluzione giudiziaria in quanto gli inquirenti sono stati metodicamente depistati,tra regioni sono sotto il controllo politico-militare delle mafie, la giustizia civile praticamente non esiste.
    Forse parliamo di due Paesi diversi.

  10. Roberto D. scrive:

    scusa ma il discorso su Biscardi mi sembra frutto ti una tua idea che niente a che vedere la realtà. Biscardi non ha detto mai che vuole l’abitro infallibile, ha sempre sostenuto che essendo un uomo puo sbagliare quindi va aiutato con la moviola. Questo è il concetto di base. Il concetto di terzietà che dici mi stà bene se è applicato in tutti i campi, anche i giudici devono essere soggetti a criteri di terzietà non farsi giudicare dai suoi colleghi non trovi ? Succede questo in Italia ? no. Per questo dico che siamo in un paese sotto amministrazione giudiziaria. Tutto sotto controllo dei giudici e nessuno che controllano loro. Se lei crede che siano dei santi immacolati faccia pure, io credo che siano uomini con tutte le conseguenze che ne deriva. ha detto Giovanni Giolitti “Per i nemici le leggi si applicano, per gli amici si interpretano”. vale sempre.

  11. Roberto scrive:

    A volte la Democrazia è molto più semplice, rispetto le dotte disquisizioni giuridico-burocratico-amministrative.
    Guido Amadini ne ha colto l’essenza.
    Vedete, cari piccoli Berija, il voto popolare è così importante in democrazia da superare, comprendere e spiegare anche piccole imperfezioni.
    Piccole imperfezioni; se così non fossero, occorrerebbe licenziare o interdire a vita dai pubblici uffici chi ha consentito l’ammissione al voto di quelle liste.
    Nella mignottocrazia, Biscaardismo, minorazione mentale degli italiani, aggiungiamo pure questo: il Paese della palla di cristallo.
    Evidentemente alcuni giornali del nord hanno chiromanti al posto di giornalisti, poichè la “sentenza” circolava fra le loro pagine almeno un mese prima che il TAR si pronunciasse.
    Mistero o miracolo?

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