Il passato che non passa

Ugo Mario Alfano aveva 28 anni, quando morì, nel 1942. In famiglia tutti lo chiamavano Mario. Da civile era un meccanico d’automobili. Richiamato alle armi divenne un motorista di aviazione. Volava soprattutto sugli SM-81. Bombardieri non pressurizzati, a forza di collaudi in volo si ammalò ai polmoni. Lasciò una moglie e un figlio di quattro mesi, che vide solo una volta (era di stanza in Libia), per una settimana.

Amedeo Alfano, detto Frolletti, fu chiamato alle armi nel 1943, all’età di 35 anni (era alto 1,48, quindi più basso di “pipetta”, e fino ad allora era stato esentato dal servizio attivo). Fatto prigioniero dai tedeschi dopo l’8 settembre, fu deportato in Germania e internato a Mauthausen. Servì come schiavo nelle fabbriche tedesche fino al 1945.

Rimpatriato, appena scese dalla littorina, dalla stazione ferroviaria (fondo valle), si fece sulle ginocchia tutta la strada fino alla Chiesa di S. Giovanni Battista, santo protettore del paese: un percorso in salita, sui sassi, di circa 2 km. Per spiegarsi, mi raccontò d’aver fatto un voto, quando, due giorni prima dell’arrivo degli americani, non rientrò nella baracca e si nascose. Ore di terrore interminabile, mentre udiva le SS che, prima di scappare, ammazzavano quelli che capitavano a tiro e bruciavano tutto nella stupida speranza di cancellare il passato.

Augusto Alfano fu un Alpino della Julia. Combattè in Grecia, Albania, Jugoslavia. Dopo l’8 settembre sfuggì a una retata dei tedeschi, e tornò a casa (a piedi e con mezzi di fortuna), vestito da prete: qualcuno gli aveva rubato i vestiti, o forse finse, e buttò l’uniforme. Un vecchio sacerdote, impietosito, alla fine quasi del viaggio (4 mesi) gli donò una tonaca dismessa.

Emilio Alfano tornò nel 1947 dalla prigionia negli Stati Uniti: era partito soldato per l’Africa all’inizio del ’40. Fu preso prigioniero in uno dei primi giorni della guerra: guidava un autoblindo da 2 tonnellate (cioè un’automobile con una mitragliatrice sopra). Mi raccontò che per proteggersi la caricavano di sacchetti di sabbia. Aveva vent’anni alla partenza, tornò che ne aveva 27. Ho ritrovato una sua lettera alla fidanzata dell’epoca, morta da tempo, scritta in dialetto, proveniente dal Canada e conservata da mia madre per più di 60 anni. L’ho consegnata ai figli due anni fa. Perché Emilio dovette emigrare in Argentina per cercarsi un futuro e i suoi figli e nipoti vivono là, a Mendoza, ai piedi della Cordigliera.

Ciò per quanto riguarda la famiglia di mia madre. 4 figli maschi, 4 figli in guerra, uno morto. Due figlie femmine, a casa, a far la fame. La famiglia di mio padre fu in qualche modo più fortunata.

Luigi Giardini prestò servizio in Aeronautica, nei ruoli tecnici. Si arruolò con l’Armata di Montgomery dopo l’8 settembre. Fu congedato perché ferito, dopo Cassino. Antonio Giardini fu chiamato alle armi nel 1939, fu inviato in Africa, scoppiò la guerra e fu preso prigioniero a Tobruk. Tornò nel 1947, anch’egli dal Canada.

Giovanni Giardini (mio padre) fu l’unico a sfuggire alla guerra. Un incidente, a 18 anni (1936) gli troncò tutte le dita della mano sinistra e lo rese inabile al servizio. Tuttavia, fu preso varie volte dai tedeschi presenti in paese (c’era un comando, retrovie del fronte di Cassino) e obbligato a vari lavori, fra cui quello di scavare rifugi lungo la strada statale 82 della Valle del Liri. Una delle vie di rifornimento del fronte, nel freddissimo inverno del ’43-’44. Fu mitragliato varie volte, ma se la cavò sempre. Il giorno che si fece sostituire da un amico, a pagamento, l’amico ci lasciò la pelle: accoppato da uno Spitfire o da un Grunmann, vai a sapere.

Quando nacqui, mia madre, Domenica Alfano, chiese alla levatrice di registrarmi con il nome di Mario Ugo, in memoria del fratello morto anni prima. Forse la levatrice dimenticò il secondo nome, forse fu l’impiegato dell’anagrafe. Fatto sta che fui registrato come Mario Giardini. Per anni la cosa fu uno spasso, per gli altri bambini, quando in Argentina frequentavo le elementari: laggiù due nomi sono il minimo indispensabile. Tre o quattro dotazione comune. Io ne avevo solo uno: un gringo muerto de hambre, pobre hasta en los nombres – povero perfino di nomi.

Perché anche questo fu la guerra: generò l’ultima ondata di emigrazione verso le Americhe e l’Australia. Mio padre, quinta elementare presa a 16 anni, nel 1934, si risolse ad andare in Argentina nel 1950, a 32 anni, facendosi prestare i soldi per il viaggio in nave. Da solo, come usava: ma in sei mesi ripagò il debito e riunì la famiglia. Mia madre fece il viaggio con me, ma passò venti giorni sempre a letto: soffriva di mal di mare. Altre donne, povere come lei, ma di buon cuore, si presero cura di me: avevo 2 anni.

L’Abruzzo è terra di alpini. Nella prima leva del 1940 tredici ragazzi, nati fra il ’20 ed il ’21, furono incorporati nella divisione Julia. Che, insieme con la Cuneense e la Tridentina, costituì l’ossatura dell’ARMIR. Dodici morirono durante la campagna. Uno tornò, congelato alle gambe, e morì a Civitella Roveto, suo e mio, paese natale. Medaglia di bronzo al Valor Militare.

Dei tredici che partirono con la Julia per la campagna di Russia, 2 avevano cognome Alfano, 3 Giardini. Il paese, nel ’40, aveva circa 3000 abitanti. E Giardini e Alfano sono i cognomi meno comuni. Tanto per ricordare ai molti che straparlano senza nulla sapere: della Julia rientrarono 6500 uomini (su 20 000), della Tridentina circa 7000 (se ricordo bene), della Cuneense solo 3.300.

Tutto questo grazie alle decisioni di un dittatore megalomane e della banda che, insieme a lui, era al potere da quasi vent’anni. Un miserabile che portò in guerra il suo paese sapendo che non era in grado di combatterla, e che non voleva combatterla. Per lo meno, non al fianco dei tedeschi. Ma a quell’assassino questo non importava: voleva “diecimila morti da gettare sul tavolo delle trattative”. Insomma, s’accomodava al vile ruolo di quei pesciolini che vivono dei rimasugli attaccati ai denti dei pescicani. Quelli veri.

Lui, invece, mandò quei poveri ragazzi (per lo più contadini, fabbri, muratori) in Russia a combattere d’inverno con le pezze ai piedi, o, nella migliore delle ipotesi, con stivali dalla suola di cartone. Al cimitero del paese ci sono medaglie d’oro, aviatori, alpini, fanti, qualche raro marinaio. Come in tutti i cimiteri d’Italia. Chi dobbiamo ringraziare? Quello spregevole individuo che rispondeva al nome di Benito Mussolini. Insieme, si capisce, con le migliaia di altri briganti della sua banda. Che, tutti insieme, fecero e rappresentarono il fascismo.

C’erano persone per bene tra i fascisti? E chi ne dubita? Molte lo erano? Certo che sì: in genere le persone per bene superano di gran lunga i malfattori. Ma sono i malfattori che portano interi popoli al macello, li sfruttano, li imprigionano, li torturano. E il giudizio non può e non deve mettere sullo stesso piano le opere delle persone per bene e le opere dei malfattori, se il giudizio serve a valutare l’esperimento politico.

Io, come milioni di altri, provengo da una famiglia che ha quindi un conto aperto con il (fasc)-ismo. Perché è questo totalitarismo che ci è toccato in sorte. Probabilmente lo avrei con il (comun)-ismo, se la mia famiglia fosse nata altrove. Siamo in credito, si capisce. Come milioni di altre famiglie: nulla di speciale nella mia; sono passate tutte, queste famiglie, attraverso la medesima tragedia. Ma è un conto che non sarà mai saldato, perché quello è un mondo che non c’è più. E’ il passato. Possiamo solo mostrarci  saggi, e  imparare dalle tragedie, e mutare il nostro modo di pensare e di agire, affinché non avvengano più.

La guerra è finita nel 1945: tre generazioni fa. Trovo incredibilmente cretina la posizione intellettuale di chi pretese, per decenni,  di matenere viva la contrapposizione e divisione della razza umana fra fascismo e antifascismo, comunismo e anticomunismo, nella forma che assunse questa pretesa tra neri e rossi: ricorrendo alle spranghe, alle molotov, alla P38, alle bombe. E trovo altrettanto idiota la contrapposizione fra destra e sinistra di oggi: fatta solo di dileggio, insulto, odio perenne.

Anni fa, a Duxford, un inglese allampanato, reduce della RAF e prossimo ai 90, vestito da generale tedesco, nel giorno in cui si celebrava la vittoria della Battaglia di Inghilterra, mi disse: “I morti non hanno bandiere da sventolare. Ecco perché, ad anni alterni, io indosso la divisa inglese e quella tedesca, in questa giornata. Per onorare chi non ha più bandiere da sventolare”. Giustissimo.

Trovo di una imbecillità suprema e di una pochezza intellettuale che spaventa, il fatto che qui da noi, i vivi agitino ancora oggi quelle bandiere, quello che ne rimane, allo scopo non di ricordare , ma di perpetuare le divisioni, gli odi, le violenze, che a quelle morti portarono.  Siamo in molti a non essere, a non poter mai essere fascista, comunista, nazista, o condividere qualsiasi movimento o pensiero che si rifaccia all’idea di stato che avevano Hegel, Marx, Sorel et similia.

Siamo, sono, un uomo comune, come tanti, forse con più difetti che pregi, ma libero: ecco perché. Non diamo, non do, il mio cervello in comodato d’uso gratuito. Dunque non accettiamo, non accetto, che qualcuno pretenda di impormi, per il solo fatto di autoarruolarsi fra coloro che praticano la nobile arte della politica, come devo vivere e che cosa devo pensare. Grazie, faccio da me.

Ai politici chiedo solo di occuparsi del Condomio Italia. Tengano i conti in ordine. Spendano le nostre tasse nel miglior modo possibile. Non rubino, se gli riesce. Non voglio altro da loro, non permetto loro di obbligarmi ad altro. Dello Stato etico vadano ad occuparsi altrove. Hanno già combinato sufficienti guai nell’ultimo secolo. Non è dato scegliere dove nascere, ma si può scegliere dove vivere.

Questi ingegneri sociali erano mediocrissimi, come ingegneri, a qualunque ‘–ismo’ appartenessero. Bravissimi, però, come deportatori, torturatori, assassini. Per fortuna, tutti i loro castelli sono crollati. Finiti nella pattumiera della storia. Durante i lavori di costruzione e durante il crollo sono rimasti sotto le macerie decine di milioni di esseri umani. E non basta per dichiararsi antifascisti, anticomunisti, antinazisti, anti -ismi di qualsiasi colore e odore? Cos’altro ci vuole, per questi nipotini orfani inconsolabili di un qualche -ismo?

Ma viviamo in un paese in cui, se esprimi il parere che a trent’anni da Ustica l’unica cosa onorevole, per i rappresentanti dello Stato, è domandare perdono agli italiani per non aver saputo fare giustizia, trovi sempre il sottilissimo pensatore/trice di turno, quello dall’occhio di falco cui nulla sfugge e che guarda più lontano degli altri, quello che sa sempre tutto di ciò che c’è dietro le cose e mai quello che c’è davanti, ecco, proprio quell’esempio di cristallina buona fede, genio politico trasparente, che si crede perfino spiritoso, egli medesimo che salta su a urlarti che non hai capito un tubo, che sei un mentecatto, complice sprgevole di americani francesi o israeliani e che ti dovresti vergognare, povero essere privo di morale, che insulta per la seconda volta 81 poveri esseri umani (!). E se ti azzardi a sostenere che è moralmente rivoltante strumentalizzare una tragedia per fini politici (sport vilissimo praticato quotidianamente da milioni di italiani) o per costruire una carriera politica su uno che ci lasciò la pelle, ecco che un altro sottilissimo pensatore/trice salta su a darti del fascista e del coglione.

Già. Fascista… con quello che c’è nel passato della mia famiglia e di milioni d’altre famiglie come la mia?

Quando leggo questi insulti e osservo il pattern dei ragionamenti, mi incazzo, sì, ma mi viene anche da ridere e penso: adelante. Adelante, guevones. Continuate pure a dividere l’umanità in neri, rossi, gialli, verdi, destra e sinistra, progressisti e conservatori: categorie vecchie  di un mondo vecchio che non c’è più. Mi ricordate le donne del sud di una volta: morto il marito, lutto perenne, mai risposate. Un piccolo particolare: non siete le vedove, siete nate dopo che il marito era morto: un po’ stravagante, vestirsi a lutto, no?

Bravi, bravissimi, bis: costruite pure il futuro sugli odi del passato che vi adoperate a tramandare. Perché è odio, odio cristallino, non pura e semplice contrapposizione politica e confronto di idee. Si obbietta: talvolta sono giovani, non residuati del ’68, dell’URSS, o della Repubblica di Salò. D’accordo. Capisco che una certa qual massiccia dose di cretinaggine è built-in, cioè fisiologica, quando si è giovani. Ci siamo passati tutti, è un fatto naturale, non è un guaio. Lo diventa se non si guarisce. In milioni non guariscono.

Anch’io a vent’anni volevo, forse, cambiare il mondo. In meglio. Era il ’68. Ma le storie che avevo ascoltato e che in parte ho raccontato mi avevano vaccinato (forse a mia insaputa) contro ogni -ismo. Le idee sono buone o cattive, intelligenti o cretine, utili o dannose.  E la maggior parte delle persone sono buone (nel senso umano), non cattive, se riesci a conoscerle. Prescindere dal colore della maglietta politica servirebbe assai a rendere più civile il paese. Ma quelli che ragionano come me sono troppo terra terra per certi sottili pensatori e/o pensatrici….

Molti hanno la pretesa di cambiare il mondo: lo trovano del tutto sbagliato. Non solo da giovani, sarebbe comprensibile: ma anche da vecchi. E questo è meno comprensibile. Il guaio è che vogliono farlo a chiacchiere: basta avere ed esprimere posizioni eticamente “difendibili”, cioè sufficientemente generiche (esempio: pacifismo, ambientalismo, ecc). Insomma, la vita è una dura palestra, ma diventa facile, se si prescinde dal mondo reale. Ecco quindi che la politica diventa il regno del pensatore sottile. Fottere, promettere, parlare, e magari rubare, pensione dopo una legislatura, macchina perenne se per caso diventi presidente di Camera o Senato: si può desiderare di meglio dalla vita?

Ovvio, sul lungo periodo non funziona, non può funzionare, va tutto in rovina. E non è una rovina puramente economica: è una rovina morale. Ci vuol del genio per capirlo? Mah, a quanto pare, sì, in questo paese è necessario del genio per capire una cosa di un’ovvietà disarmante. Il mondo lo si cambia, lentamente, solo lavorando duro: non overnight. E cercando d’essere onesti, di trovare le ragioni che uniscono gli esseri umani, e ricordandosi ogni santo giorno che siamo tutti destinati a finire nello stesso posto.

Sono 65 anni che in questo paese non si fa altro che rimestare nel passato, contrapporsi politicamente su barricate ideologiche per difendere partiti ed idee politiche che non ci sono più, e che non torneranno. Milioni di individui vivono, lottano, parlano, sparlano, pontificano, insultano (e qualche volta passano a vie di fatto) e non si accorgono d’essere come gli ultimi giapponesi sperduti nella giungla a combattere una guerra finita da decenni.

Sarebbe troppo chiedere di voltare pagina, di smettere di battersi per affermare un -ismo contro l’altro, e di dedicarsi a costruire o a ricostruire il Paese, invece di perdere tempo, soldi, pazienza ed energie dietro all’archeologia politica? Ci sono così tante cose belle ed interessanti da fare, nella vita! Innumerevoli sono i mestieri e le professioni magnifici/che, gratificanti, onorevoli e preziosi/e, che permettono a chi li/e esercita di lasciare un mondo un pochino migliore di quello che si è trovato alla nascita.

Sprecare la vita per la politica, per questo tipo di politica, che usa questi metodi, e il linguaggio da caserma cui ormai siamo tutti assuefatti, è davvero una suprema idiozia.

Mario Giardini

40 commenti a “Il passato che non passa”

  1. Roberto scrive:

    Chapeau.

  2. Liutprando scrive:

    Ottimo contributo, caro Mario.

  3. Ciro scrive:

    Rottamiamo questi politici. Rottamiamo i Santoro e simili, incluso Pippi Baudo, rottamiamo i Celli e padri eterni sempre verdi.

    Cambiamo gente altrimenti mai nulla cambierà.

  4. [...] 1942. In famiglia tutti lo chiamavano MarioContinua a leggere il post originale su The Front Page: Il passato che non passaPotrebbero interessarti anche i seguenti articoli: Baricco non passa la palla Ogni vip è [...]

  5. ugo scrive:

    Grande! Io la penso esattamente allo stesso modo.

  6. Claudio Velardi scrive:

    @ Mario Giardini. E’ un onore, davvero, averti tra i nostri collaboratori

  7. John Doe scrive:

    @ Claudio Velardi: concordo in pieno, la parola onore è appropriata.
    E già che mi trovo a passare ringrazio anche te, per lo spazio che gli concedi e che consente a me di leggerlo.

  8. Mario Giardini scrive:

    @ Claudio, John, Roberto, Liut, Ugo

    Grazie.

  9. Sabina scrive:

    …e dire che Berlusconi ha fondato un potere sul nemico comunista e sull’ invenzione del nemico! Ha ragione l autore di quest articolo.. Basta pensare ai leghisti contro l immigrato che violenta le nostre donne. Sono d accordo bisognerebbe eliminare le contrapposizioni. E magari pmologarci un po’ meglio e un po’ di più, ovviamente come tributo alla modernità e alle riforme

  10. Enrico scrive:

    Mario, sono d’accordo con te ma credo che mi siano rimaste meno speranze delle tue (quelle che percepisco da ciò che dici). Penso che siamo quasi coetanei; a quasi 60 anni ti posso dire che sono quasi convinto che ci sia qualcosa di maledetto, di disperato, di profondamente violento nell’essere umano.
    Un forte abbraccio.

  11. un esule scrive:

    Io provengo da una famiglia diciamo fortunata, mio padre e un fratello tornarono fortunosamente a casa dopo l8 settembre, il terzo rimase nel regno del sud, ma anche lui torno’ a casa a guerra finita.
    Dalla parte di mia madre i maschi erano troppo giovani. L’unico morto in guerra fu il mio bisnonno, morto a Leopoli nel 1916 indossando la divisa dell’imperial regio esercito. Jaeger.
    Quindi non ho queste malinconie, ma vedo quanto le esperienze di una famiglia modellino il pensare.
    Rimarrebbe da aggiungere una piccola chiosa. Nel descrivere i professionisti dell’odio, hai dimenticato i suoi servitori nel mondo dei media. Quelli che enfatizzano anche le piu’ stupide notizie, per mantenere caldo il loro pasto quotidiano.
    E non fare caso a chi ti da del fascista. E’ l’ultimo rifugio degli imbecilli. Non sanno che dire e quindi fanno cadere la mannaia della condanna senza tempo e senza perdono. Ma sono solo dei buffoni.

  12. Mario Giardini scrive:

    @ Enrico

    ” a quasi 60 anni ti posso dire che sono quasi convinto che ci sia qualcosa di maledetto, di disperato, di profondamente violento nell’essere umano”.

    Non sono d’accordo.

    Ma non perché sono ottimista, ma per dati di fatto. L’umanità migliora, sia pure lentamente. Talvolta ci sono dei passi indietro, ma poi la marcia riprende.

    Mi riprometto di scrivere qualcosa sulla violenza. E’ un tema che mi interessa.

  13. Paolo Pantani scrive:

    Non si può uscire dalla storia, qui siamo, incatenati a questo tempo e su questa terra.
    E la storia va studiata e capita,come ha fatto la GERMANIA,non esiste che non si arriva a STUDIARE IL REICH!
    Hanno riflettuto ed ora sono indenni dai rischi che viviamo qui, non hanno avuto nostalgici al governo di nuovo, come succede qui.
    Mai si sognerebbero di essere abbozzoni come fanno in Italia, addirittura con province che non festeggiano il 25 aprile e lo rinnegano PURE.
    Se domandate ad un Italiano qualunque, acculturato o meno, vi dirà che la guerra la hanno voluta solo i tedeschi e non il regime, ci siamo auto-assolti e quindi lo riviviamo, l’Europa intera teme il contagio.
    Tutti i giorni io noto nella mia città i vecchi palazzi bombardati, i ruderi, i barbacani alla Marina, i monasteri ritornati gotici a suon di bombe.
    Con tutto il rispetto per i reduci e i caduti, NON MI PIACCIONO I REVIVAL, mai vestirsi da generale tedesco o da GERARCA, l’uniforme è sacra, ognuno si tiene la SUA, non siamo alla farsa e NON SIAMO TUTTI UGUALI, anche i morti.
    C’è chi è morto per democrazia e libertà e chi no.
    Io sono fermo a UOMINI E NO di Vittorini, naturalmente giustificando i coscritti inconsapevoli, che pure c’erano, ma non sopporto i revisionisti.
    Abbiamo qui ancora i ricoveri dei bombardamenti, integri e intonsi, nessuno si sogna, come succede a Londra, di ricreare ambienti e atmosfere, preferiamo la damnatio memoriae e forse è un problema del paese non volere avere memoria storica, diceva qualcuno.

  14. Ciro scrive:

    Carissimo Paolo Pantani non sono d’accordo e spiego perché.

    Un conto è conoscere e studiare la storia, altra cosa è andare avanti con la testa rivolta all’indietro come facciamo in Italia purtroppo da oltre 50 anni.

    Il Fascismo è finito da moltissimo tempo ma resiste indomito l’antifascismo. La guerra partigiana l’ha fatta mezza nazione ma ne parlano solo gli “ex comunisti” come se l’avessero fatta solo loro. Sono queste “stirature” che impediscono al Paese finalmente di evolversi e guardare avanti e andare avanti a passo spedito.
    Il confronto politico è l’esasperazione al cubo di questa situazione. I politici in Italia non si confrontano quasi mai su come risolvere ad esempio il problema delle quote latte ma su chi è più antifascista o anticomunista. Ti sembra normale?

    Ecco perché diceo prima cambiamo gente, prendiamo gente nuova che non possa essere accusata di essere “ex” ne “post” di qualcosa o qualcuno.

    Basta pacifichiamo questo Paese e mandiamo a quel paese chi non ci sta.

  15. Paolo Pantani scrive:

    E poi, tutto il rispetto per il vecchio reduce inglese, ma se vuole il sincretismo relativista storico dei morti,’A LIVELLA, basta travestirsi da soldato semplice tedesco ogni due anni, sicuramente è più simbolico, da milite ignoto.
    Azzo! Tutti uguali un corno, alla Greca da generale PERO’ non rinuncia!
    Ma manco per finta!
    “con quale ardire e come avete osato di farvi seppellir, per mia vergogna, accanto a me che sono un blasonato!La casta è casta e vassi rispettata”

    GRANDE TOTO’, si fa a meno dei valori, di tutto, della storia, della geografia, ma non del censo e del grado.
    Questa è la nostra italietta: “così è, se vi pare”, “uno, nessuno e centomila”, “liolà”, “questo o quello per per me pari sono”.
    Poveri noi, fa bene la GRANDE E SERIA GERMANIA, i revisionisti li sbatte in galera, anche se sono inglesi.. .

  16. Paolo Pantani scrive:

    il fascismo non è finito, è presente in questo governo, dalla santachè a larussa, da ciarrapico a storace e anche in parlamento.
    Solo Fini è autentico nella sua storia: ” il fascismo è il male assoluto “.
    La dichiarazione SOLENNE avvenne al museo della memoria della Shoah (in lingua ebraica ????? ), significa ” desolazione, catastrofe, disastro “.
    Significato anche nostro, mai scese così in basso il nostro paese con le leggi razziali e ne abbiamo pagato un prezzo altissimo, in vite umane, cultura e stile del belpaese, sotto la apparente bonomia può succedere di tutto, anche un nuovo fascismo, un fascismo bianco, fatto di leggi e leggine, bavagli e furti di fiducia.
    I nostalgici del ventennio sono il simbolo della nostra arretratezza feudale e leghista, nonchè del fallimento delle politiche scolastiche repubblicane, non si arriva mai al ventennio, malgrado ottimi testi, come quelli di Giorgio Spini.
    Ma io ho veramente tanti amici fascisti dichiarati, stesso stile diretto e leale, ” tutto di un pezzo ” insomma, quelli che sono per lo stato etico VERAMENTE, talvolta simile a quello di Diritto “Common Law” per la severità delle leggi e il rispetto dell’ordine e non sopportano cricche, imbrogli, leghe e mafie varie.
    Saranno gli alleati nazionali se tentano di spaccare il paese.

  17. Optio scrive:

    Ah Pantà, sei un comico nato. Del genere involontario, ma sempre comico sei. Grandissimo. Non ho tempo per chiosare ogni passo dei tuoi mirabili interventi, ma accostare lo stato etico e le common laws é da delirium tremens. Basta con la grappa ! Ti fa male e non la reggi.

  18. grigorji melechov scrive:

    Pantani, Sabina, siete degli eroi.
    Però non spendete troppe energie, temo che siamo capitati in uno spaccio per sottufficiali della caserma Zanzibar, Per parlare col colonnello Buttiglione dobbiamo ispirarci ad Arbore e Boncompagni.
    Buona domenica.
    Da un momento all’altro mi attendo Liutprando con la futura Burgundia.
    Voglio la mia mamma!
    In mancanza di meglio, basta la Sgarambona.

  19. Paolo Pantani scrive:

    Sarà comico, ma il regime non sopportava la massoneria, per le origini inglesi e scozzesi e non sopportava la mafia.
    Si inventò il prefetto Mori, anche se poi lo spedì al senato del regno, si “esagerava”.
    Ma mettevano lo stato al di sopra di tutto, eticamente superiore addirittura, con leggi inflessibili.
    Lo stato di diritto, di natura anglosassone, considera tutti i diritti sacri e inviolabili, ma non deroga dai principi law and order.
    Esattamente il contrario di questi comici fonda-partiti publitalia e forza italia, gli “amici miei”, quattro sfigati pensionati all’autogrill pavesi roma sud.
    Invece questi odoratori del vate rapagnetta gabriele, di paradisi all’ombra delle spade, di guerra sola igiene del mondo, di dispregiatori marinettiani delle donne, trovano di tutto per esaltare sofferenze indicibili, che tutte le guerre comportano.

  20. Un esule scrive:

    Come sempre Pantani si distingue per le pirlate che dice.
    Mio padre e i suoi fratelli andarono in guerra perche’ avevano il senso del dovere, si sa’ erano crucchi, e mio padre e il fratello grande per la seconda volta, si erano fatti anche la guerra di Spagna, e quando mi raccontavano di quegli anni non li ho mai sentiti maledire chi li avesse mandati a rischiare la pelle. Volendo potevano, il mio zio grande si fece la Spagna, L’Albania e il contrattacco della Livorno a Gela. Non so se mi spiego.

  21. Paolo Pantani scrive:

    In Spagna erano volontari-legionari e mi spiego benissimo, non c’era dichiarazione di guerra alla Repubblica Spagnola.
    Il regime aiutava sotto-sotto Franco, le armi arrivavano con i sommergibili, “rapidi e invisibili”, senza dignità di dichiarazione di guerra, senza lealtà e senza onore, ma quale dovere si invoca allora, erano poveri contadini e disoccupati, la maggior parte, pensavano di andare in Africa a lavorare, supremo inganno, li vestirono da legionari sulle navi.
    Il dovere CONTINUA anche dopo l’armistizio del 1943, altrimenti è tradimento aL GIURAMENTO al re e Guerra di Liberazione è stata, contro traditori e occupanti.
    I pirla sono quelli che dicono che è dovere anche la repubblica sociale fantoccio, ma quale guerra civile, senza occupanti stranieri nessuno si era mosso il 24 luglio, manco la divisione dux e le camice nere, tutti anti-fascisti erano il 25 luglio!
    Vergognatevi!

  22. Paolo Pantani scrive:

    ‘A cosa overamente bbella e’ sti tipi suggetti è che arravogliano ‘a storia comme ‘a vogliono lloro!
    Invece di riconoscere Jorge Perlasca Eroe della Umanità, l’ex legionario fascista in Spagna, il quale salva diverse migliaia di Ebrei a Budapest nel 1994, si riconoscono nei fedelissimi anti-storici del regime!
    Il vero dovere lo compie l’UOMO SOLO, come siamo tutti del resto, con la Sua Coscienza, Coscienza Umana.
    La vita è una Deputazione di Testimonianza, non una delega, a nessuno in terra è consentito.
    E rispettiamoli Gli Uomini!

    http://webcache.googleusercontent.com/search?q=cache:7k3UBT343rUJ:www.oocities.com/soho/den/Den/7257/numero3/antg3.html+dichiarazioni+di+prigionieri+italiani+a+guadalajara&cd=3&hl=it&ct=clnk&gl=it

  23. Paolo Pantani scrive:

    1944, è un refuso, ovviamente, stavolta mi avete fatto veramente arrabbiare.
    Colgo l’occasione di ricordare che è Dovere anche il giuramento alla costituzione vigente, se il parlamento non la modifica prima.

  24. Un esule scrive:

    Certo che e’ uno specialista nel dire stronzate. Ma quali volontari, ma la ha mai letta la storia? Migliaia di soldati furono presi e mandati in Spagna senza essere volontari. Veda alla voce artiglieria.
    E poi penso che nemmeno conosca la storia del’Italia del Nord sotto occupazione. Mio padre e mio zio la notte di natale del 1944 furono messi su un ponte quali ostaggi e sentinelle nel caso i partigiani lo avessero fatto saltare. Ebbene quel ponte salto’, e la mattina di natale le Brigate Nere irrupero a casa mia. Solo mia madre, 22 anni ed incinta, tenne loro testa e se ne andarono. Ma cosa parla lei Pantani, e’ fuori dal mondo ed anche un vero maleducato provocatore.

  25. Paolo Pantani scrive:

    Dal regime la guerra di Spagna fu vista come una “crociata anti-bolscevica” per la civiltà europea e per la civiltà cristiana contro la “barbarie dei rossi”, ma non ci fu dicharazione alcuna, erano tutti “volontari”, diciamo così, nessun dovere coscritto, erano divisioni di “fascisti italiani”, formalmente, in realtà anche poveri coloni emigranti in Africa, vestiti da legionari a inganno, dopo l’imbarco sulle navi.
    Il richiamo al dovere è solo per esercito regolare.
    Il provocatore e lo scostumato se tu e impara la storia, prima di appellarti a sacri presunti doveri, i tuoi fascisti erano e sono andati volontariamente, questa è la verità, nessun atto doveroso e sacrifico, punto.
    Invece il 2 ottobre Mussolini annunciò la dichiarazione di guerra all’Etiopia dal balcone di palazzo Venezia, nel proclama il capo del fascismo, rispolverando i temi della “vittoria mutilata”, ricordò ai popoli di Gran Bretagna e Francia i sacrifici -non adeguatamente ricompensati- sopportati dagli italiani durante la prima guerra mondiale e raggiunse l’apice del consenso, ma era guerra regolarmente dichiarata, i soldati non erano “legionari” volontari a pseudo tali, obbligati a forza.

  26. Un esule scrive:

    Pantani, dia del fascista a suo fratello lei ha veramente rotto le palle con la sua ignoranza e le sue insinuazioni. lei la storia non la conosce, non ha mai letto un libro serio e quindi chiedero’ a FTP di bannarla. Penso che abbia superato ogni limite. Lei non conosce nemmeno i limiti della buona educazione. Mio padre era in marina, e vorrei sapere come avrebbe fatto a scendere dalla nave. e le nostre navi cannoneggiarono barcellona, Lo sapeva questo Pantani?
    Mio zio quale marconista e quindi tecnico specializzato ci vene mandato e basta. Infatti non ebbe nessun lavoro sicuro a casa. Si rimise a fare l’elettrotecnico come prima. Fino al ’40 naturalmente. Ma poi perche’ le dico queste cose. Lei e’ un mentecatto.

  27. Un esule scrive:

    Dimenticavo, di mio padre “fascista” ancora conservo la tessera da partigiano con su scritto “fin dal febbraio 1944″. E la famiglia di mio padre era socialista. Nessun avanguardista o balilla, scaut cattolici si’. La sua famiglia Pantani? faceva i salti nel cerchio di fuoco la mattina del sabato?

  28. Paolo Pantani scrive:

    mentecatto sei tu e non hai il coraggio nemmeno di riconoscerti come fascista, le crociate, da che mondo e mondo, le fanno i volontari, almeno formalmente, se le navi bombardano senza dichiarazioni di guerra alcuna è ancora più vergognoso, infatti non sono manco menzionate, ufficialmente bombardava dall’aria la legione condor tedesca, non la luftwaffe, si aveva paura dela reazione sovietica e internazionale.

  29. Un esule scrive:

    Ma proprio non riesce a capire! Ma quali crociate! due ragazzi di vent’anni e di leva fanno le crociate? Lei e’ pazzo e mentecatto!!!
    E da a me del fascista? lei e’ un vero fascista!

  30. FR scrive:

    Pantani, la prego, si moderi. Cerchiamo di mantenere la nostra discussione nell’ambito della civiltà e del rispetto reciproco.

  31. Paolo Pantani scrive:

    Non modero niente siete voi che insultate, trovatemi la dichiarazione di guerra alla povera Repubblica Spagnola o ammettete che siete revisionisti storici dichiarati, cosa che vi compete e vi spetta INTEGRALMENTE.
    Meditate che altrove, in Europa e nel mondo, è reato grave, David Irving è in galera per questo: http://www.caffeeuropa.it/pensareeuropa/290irving.html
    ” L’Italia intervenne illegalmente anche con dispiegamenti di forze navali corsare, che attaccarono navi repubblicane, e arrivarono a bombardare nottetempo le coste catalane e la città di Barcellona. Le proteste delle altre potenze indussero tuttavia a interrompere una vera e propria guerra navale non dichiarata. La guerra civile spagnola risucchiò risorse ingenti e preziose per l’Italia, è ciò risultò pesare con l’entrata in guerra contro Gran Bretagna e Francia poco più di un anno dopo la fine delle operazioni in Spagna.
    Germania: l’intervento della Germania nazionalsocialista fu più limitato nelle cifre, ma decisamente meglio pianificato di quello italiano, ed estremamente più efficace per gli obiettivi tedeschi, che fondamentalmente erano quelli di sperimentare i nuovi armamenti in vista del confronto con le potenze occidentali e con l’URSS. Tristemente celebre, e immortalata dal capolavoro di Pablo Picasso, è il bombardamento effettuato dai Dornier Do 17 sulla cittadina basca di Guernica, primo esempio di un attacco diretto indiscriminatamente contro la popolazione civile. Nel corso delle operazioni i tedeschi (inquadrati nella Legione Condor, unità volontaria di elementi della luftwaffe, come l’aviazione legionaria italiana), sperimentarono nuove efficacissime tecniche di attacco aereo, affinarono il bombardamento in picchiata collaudando i celebri Junkers Ju 87 che di lì a pochi anni saranno il terrore della Polonia, della Norvegia, dell’Olanda e della Francia. Le forniture militari agli spagnoli non mancarono, ma le armi migliori rimasero sempre sotto diretto controllo tedesco.
    Pertanto le missioni navali dei parenti del vostro protetto, erano azioni corsare sotto copertura, non giustificabili come “dovere militare”, povero onore della vecchia regia marina.

  32. Paolo Pantani scrive:

    Come lorsignori possono vedere, non arriva la copia della dichiarazione di guerra dell’italietta fascistetta.
    La semplice ragione è che non esiste.
    Ma qui invece di smentire hanno citato “dovere”, “servizio di leva obbligatorio” e via cianciando, presi allo stretto, hanno cominciato con gli insulti, si sono fatti male da soli, anche autolesionisti sono, oltre ad essere ridicoli.
    Come vedete è solo vuota retorica.
    Ma ci hanno aiutato inconsapevolmente, la regia marina bombardava di notte inermi città senza nessun motivo dichiarato, evitando rappresaglie di reciprocità.
    Per colpire la povera Spagna Repubblicana, regolarmente eletta, hanno bombardato le coste Catalane e Barcellona “nocte tempora”, con navi corsare, vuol dire senza bandiera di guerra, senza dichiarazione di guerra e senza citazione sul libro di bordo!!!
    Pertanto manco il nastrino esiste, operazione sotto copertura, “delicata”, inconfessabile!!!
    Se continuano così si faranno iscrivere fra i siti dei revisionisti storici e messi all’indice.
    Per quando mi riguarda, ho deciso di iscrivermi d nuovo all’ANPI come Anti fascista e curare l’Istituto Italiano Per La Storia Della Resistenza, bisogna colpire questi rigurgiti revisionisti e anti-storici, la retorica patriottarda qui ha traboccato, mi meraviglio di amici poco inclini a metodi autoritari, ma prendiamo atto, sappiamo quello che tocca fare a noi.

  33. l'esule scrive:

    Si faccia curare.

  34. Paolo Pantani scrive:

    E lei si faccia e basta, c’ha la guerra per alzare l’adrenalina, lo ha scritto lei, mi ricorda fedemilio:
    Ah,la guerra! E’ come un scopata…

  35. Un esule scrive:

    E’ in stato confusionale, si curi.

  36. Roberto D. scrive:

    Paolo Pantani. ha paura che ritorni il fascismo in Italia ? legga meno repubblica, il fatto, ascolti meno Di Pietro e si accorgerà che il problema non esiste. La storia non si legge solo su Wikipedia, la realtà delle cose è sempre molto più complessa del solo fascismo e anti fascismo. Come c’è la retorica del fascismo c’è ne molta più nell’antifascismo oggi in Italia. Anzi ha letteralmente rotto le scatole. E’ un vizio italiano, non storicizzare mai.

  37. Mario Giardini scrive:

    La tragedia che, insieme alla mia famiglia, ha colpito l’intero paese prima e durante la guerra, con centinaia di migliaia di morti, feriti, mutilati, distruzioni e sofferenze inimmaginabili dagli odierni italiani, è troppo seria per svilirla con commenti e polemiche del tipo che fa il Sig. Pantani.

    Vero: il passato non passa mai, da noi. Che tristezza.

  38. Paolo Pantani scrive:

    Lo vedete che non siete persone libere?
    Io leggo quello che mi pare, o volete fare il minculpop?
    Credete che dopo tante Tragedie e Distruzioni belliche si possa scrivere “scurdammece ‘o passato, simme ‘e Napule paisa’”?
    Leggendo le vostre incredibili reazioni isteriche, da ridicoli intolleranti, i quali NON intervengono mai sul punto, solo insulti, ho capito che ne usciremo solo in maniera traumatica.
    A questo ci prepareremo, la mala aria che si respira qui e in Italia impedisce ogni ragionamento.
    La città dei centodieci bombardamenti, la prima ad insorgere in Europa, una delle città che ha più sofferto, mai stata città aperta, ha i suoi anticorpi.
    Dobbiamo solo preparare le nuove generazioni, hanno ragione gli Ebrei, chi non vuole ricordare il passato è destinato a riviverlo.
    Sono contentissimo che l’ANPI sta facendo decine di migliaia di iscritti giovani in tutta Italia, faremo di tutto per impedire la svolta autoritaria di leggi e bavagli e di revisionismi preparatori alla fine delle libertà.
    NO PASARAN, NOSOTROS PASAREMOS!

  39. Paolo Pantani scrive:

    E visto che volete parlare delle vostre famiglie, io parlo della mia.
    Mio padre era nel Genio Ferrovieri, prima della guerra, richiamato.
    Appena scoppiò la guerra venne inviato al fronte in Francia, per raggiungere il reggimento attraversò la frontiera da solo, sotto le bombe, tengo conservate le fotografie della cerimonia dopo,
    insieme con l’erede al trono umberto, comandante della IV Armata.
    Si trovò a Mentone in Francia, prima del suo reggimento, per lo stupore il capitano della compagnia, lesse i documenti tre volte, stropicciandosi gli occhi, era arrivato prima lui, partendo dalla Scuola del Genio Ferrovieri di Casagiove, a Caserta!!!
    Andò a trovare i parenti dopo l’armistizio con la Francia, Valdesi, sia in Francia che in Italia.
    I parenti in Francia vestivano ancora la divisa degli Alpini Francesi, non si travestirono insomma, anzi, bevendo genepy, si rammaricarono di essersi rivisti, ma non per motivi “turistici”, diciamo così…
    E dopo la Grecia, l’Albania, ferito e congelato due volte, venne rimpatriato per nave a Brindisi, per poco i sommergibili Inglesi non silurarono anche la sua nave ospedale.
    Idoneo al Corpo, si arruola nella Folgore a Tarquinia, migliore del corso, diventa sergente maggiore, istruttore al lancio.
    Avendo fatto già due campagne, gli chiesero che voleva rimanere o se preferiva andare in Africa, al fronte, si era in Egitto, ormai, lui accettò.
    Ma il capitano della compagnia gli rifiutò il Nulla-Osta alla domanda, aveva bisogno di sergenti istruttori al lancio, si doveva formare la nuova Divisione Nembo.
    Dopo il 24 luglio e poco prima dell’8 settembre, vedendo che la situazione precipitava, armato e in uniforme ritorna a Napoli, con mezzi di fortuna e poi a Salerno, per salvare la cognata e i nipoti dale conseguenze dello sbarco a Salerno degli Anglo-Americani.
    Partecipa alle quattro giornate della insurrezione contro i Tedeschi e i fascisti, insieme con il fratello più giovane Guglielmo, arruolatosi poi poi nei Volontari della Libertà e morto nel corso della Campagna di Liberazione.
    Mio padre continuò il servizio arruolandosi nella Red Cross Army dell’U.S., era stufo di essere costretto a uccidere o ad essere ucciso.
    E dopo ricostruzione, Ilva a Bagnoli, boom economico, quattro figli e tre infortuni sul lavoro nello stabilimento siderurgico.
    Mio padre è morto a 62 anni nel 1982, di infarto, non e riuscito a prendersi la prima pensione e le uniche volte che è stato all’estero, era in grigioverde e armato.

  40. Angela scrive:

    @Mario Giardini
    Bellissimo. Grazie.

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