Lombardo è sotto inchiesta
o no?
Sul futuro del governatore Lombardo aleggia l’inchiesta della Procura di Catania rivelata da Repubblica quattro mesi fa (stando al quotidiano fondato da Scalfari, Lombardo sarebbe indagato per concorso esterno in associazione mafiosa). E da quattro mesi il mantra lombardiano è sempre lo stesso: ”Non ho ricevuto una virgola, non un avviso di garanzia, nessuna formale comunicazione su una vicenda che conosco solo a mezzo stampa. L’unica cosa rilevante su questa vicenda è la fuga di notizie”. Lo ha ripetuto in quattro occasioni: davanti all’Assemblea regionale il 13 aprile scorso, agli uffici della Procura di Catania, ai magistrati di Messina, e infine mercoledì in Commisione Antimafia.
E, sempre da quattro mesi, il governatore “Arraffaele” cerca di galleggiare: un giorno strizzando l’occhio al Pd, un altro flirtando con Miccichè, e negli ultimi giorni corteggiando i suoi ex “compagni” di partito dell’Udc.
Perfino Confindustria Sicilia ha rotto il silenzio nei confronti del Governatore chiedendo un cambio di passo e confidando che “la situazione di stallo di politico e la sostianziale paralisi dell’attività dell’amministrazione regionale, a vari livelli, possa trovare nel breve termine sbocchi e soluzioni stabili per affrontare, con decisione e con il necessario impulso, il rilancio delle politiche di sviluppo del sistema produttivo regionale, attraverso l’accelerazione degli investimenti, in atto fermi come dimostrano tutti gli indicatori economici”. E le critiche di Confindustria hanno trovato conferma nelle parole di Marco Venturi, attuale assessore alle Attività produttive: “Condivido le preoccupazioni di Confindustria, la politica pensi allo sviluppo e non alla gestione del potere”. Come dire, meno tatticismo e più sostanza. Sarà.
Intanto il dibattito sul Lombardo-poker va avanti. L’Udc ha convocato una direzione regionale di partito e, per bocca del capogruppo Rudy Maira, ha precisato: “La nostra posizione è nota e vale la pena ribadirla: siamo all’opposizione ma siamo disponibili a sostenere un governo di responsabilità regionale che affronti le emergenze. Le elezioni rimangono la prospettiva reale per ridare voce ai siciliani e per scegliere un governo ed una maggioranza”. La pensa in maniera opposta il senatore Beppe Lumia, il quale afferma che “il Pd debba evitare tre cose: entrare al governo, andare al voto, e aprire interlocuzioni privilegiate con l’Udc”. La parola ad “Arraffaele”. Anzi no, ai giudici.


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