rss twitter facebook youtube search
top

Milk Wars
e il gioco delle quote

Il 15 luglio il Senato licenzia il testo della manovra finanziaria con un emendamento voluto da Renzo Bossi dopo un delizioso sipario con i Cobas sotto il Pirellone (sede della Regione Lombardia) che sposta al 31 dicembre il termine di pagamento della rata per le “multe quote latte” in carico a quei “cow boy irriverenti” dei Cobas. Tutti pagheranno insieme: splafonatori delle quote pentiti che hanno sottoscritto i piani di rateizzazione proposti dal ministero, e quelli che fino ad oggi di soldi non ne hanno versato nemmeno uno, sostenendo che l’intero meccanismo è viziato da un errore all’origine.

Il 20 luglio il testo arriva in commissione Bilancio alla Camera e qui l’emendamento si arena nel nulla. Le minacce di Galan compendiate nel celebre “se passa (al Senato) io mi dimetto” hanno sortito un certo effetto; il Pdl ha riaffermato il proprio spazio vitale rispetto alla Lega. I coltivatori, colpevoli o meno, contano poco o nulla in questo che sembra piuttosto un tentativo di trovare il giusto assetto degli equilibri di potere. Tantissimi soldi, ma soprattutto tantissimi voti, voti preziosi quelli del comparto agricolo, che per anni hanno segnato l’ago della bussola politica nazionale.

Oggi le maggiori associazioni di categoria agricola urlano allo scandalo per la norma in votazione, accusano i Cobas di addossare il peso della crisi dell’agricoltura sulle spalle dei coltivatori che pagano le multe, poi si scagliano contro il decisore politico per denunciare lo stato di abbandono in cui è lasciato l’intero mondo agricolo.

Il ministero delle Politiche agricole, sotto la guida del dimissionario Zaia, aveva indetto una commissione d’inchiesta sull’annoso problema “quote latte” conclusasi nel gennaio di quest’anno. Il risultato dell’inchiesta incorpora i dati di un’indagine del nucleo antifrode dei Carabinieri del Ministero intitolata “Relazione di approfondimento sui dati utilizzati per il calcolo del prelievo supplementare”, traducibile con un più semplice “come andavano calcolate le quote latte”.

Nella relazione si afferma che sono stati commessi degli errori nel calcolo delle quote “ab origine”. Errori del Pubblico, che ha sbagliato i dati di riferimento (la cosiddetta parte grassa del latte), ed errori dei Produttori che per anni hanno mascherato produzioni ben più alte di quanto dichiarato. Queste relazioni, a 7 mesi dalla conclusione dei lavori, non risultano ancora pubbliche; mancano le firme dei commissari e la firma del comandante del nucleo carabinieri del Ministero.

La sostanza delle cose non cambia: si sono accumulati errori su errori dall’introduzione del sistema quote, nel nostro paese. Ma proprio per il clima avvelenato, rendere pubblici i risultati di un’indagine che fa un po’ di luce sulle responsabilità attribuendole a chi spettano, potrebbe anche aiutare ad ammorbidire una situazione di stallo in cui si procede per contestazioni, proroghe e ripensamenti continui.

10 commenti a “Milk Wars
e il gioco delle quote”

  1. Liutprando scrive:

    C’è una vaga possibilità che le famigerate e criminogene “quote latte” sia abolite?

  2. Un esule scrive:

    No, le quote latte derivano dalla normativa europea.

  3. Liutprando scrive:

    E allora? Che se lo dice la UE non si cambia per il resto dell’eternità?
    Dubito.

  4. Ciro scrive:

    Le quote latte si possono e si devono abolire

  5. Davide C. scrive:

    Seguo per lavoro diversi gruppi di allevatori che si sono consorziati al di fuori delle associazioni di categoria:
    -rinegoziare le quote a livello europeo, oggi risulta impossibile per le compensazioni con gli altri paesi (oggi 27 all’introduzione delle quote l’europa era a 10)
    -Le quote rinegoziate nel ’99 sono state attribuite secondo un cirterio nazionale non secondo i suggerimenti UE, quindi l’Europa non concederà nessuno sconto all’Italia.

  6. Emanuele B. scrive:

    Le quote latte sono state predisposte -logicamente – sulla base dati storici di fatturati e produzioni nazionali e in base a trattative di negoziazioni in commissione (non serve una commissione che indaghi a riguardo). Quindi, maggiore è stato il dato storico relativo al sommerso, e minore il peso/capacità politica in sede di negoziazione, minori sono state le quote latte assegnate, maggiori saranno le sanzioni assegnate alle varie nazioni per eccesso di produzione. Chiaramente, quello della contingentazione della produzione, è un meccanismo stabilito a tavolino che non può che essere imperfetto, a causa di mancanza di informazioni (incidenza dell’evasione), informazioni che dovevano essere fatte valere da chi ci ha rappresentato in sede di negoziazione.
    Chi è causa del suo male pianga se stesso!Gli imprenditori italiani in questo caso devono essere lasciati al destino causato dalla loro evasione fiscale, e i politici poco lungimiranti si assumano le responsabilità della loro incapacità di trattativa e tecnica. O forse, si sono svenduti pure le “tenute agricole”, consapevoli del meccanismo?

  7. Liutprando scrive:

    Emanuele B.

    L’uso a mo’ di giustificazione dell’evasione fiscale nelle trattative tra stati membri, per la distribuzione delle quote industriali nella UE, mi pare alquanto bizzarra. In Italia l’evasione fiscale è concentrata al sud dove si arriva a quote del 94%. Ciò, nonostante il problema, non incide sulla distribuzione di contributi a fondo perso UE in quelle aree.

    Bello sapere che lo fu per il solo Nord. Un motivo in più per desiderare la secessione.

  8. Emanuele B. scrive:

    Caro Liutprando,il potere logara sempre e solo chi non è dotato. Non credo sia una questione di chi fa maggiore evasione fiscale,leggasi inciviltà! E nemmeno di secessione. I sussidii a fondo perduto sono una cosa, mentre la contingentazione della produzione è cosa ben diversa. Il dato di fatto è un eccesso di produzione non veritiero, che dipende in larga parte dalla mancata dichiarazione della produzione effettuata negli anni presi come serie storica di riferimento per determinare le quote nazionali di produzione (“hanno mascherato produzioni ben più alte di quanto dichiarato” cit.). Quindi chi ha dichiarato la reale produzione adesso si dovrebbe trovare ad ottenere profitti maggiori (la motivazione prima del contingentamento), chi invece voleva ottenere profitti maggiori prima del contingentamento,attraverso la via dell’evasione, adesso si trova a non poter produrre, a dover pagare le sanzioni per aver scartellato, e a dover cessare l’attività (ITALIA)! Scenario evitabile attraverso la via della negoziazione in sede di predisposizione della contingentazione! Non fatto per scarso peso politico, scarsa capacità tecnica-politica, o voluto?!?Non so!

  9. Liutprando scrive:

    Caro Emanuele,
    dunque, da quel che scrivi, i politici italiani che trattarono la cosa per conto dell’Italia agricola sono dei pirla.
    Ammesso che la questione sia vera, è strano che gli stessi politici calcolavano il PIL e la sua percentuale di fiscalità considerando il sommerso, mentre per una questione strategica, quali le quote latte, non sapessero metterla sul piatto.

    In ogni caso impedire la produzione di latte non è esattamente una forma di libero mercato, ma una operazione dirigista a cui bisognerà saper rimediare. Con la stessa faccia di tolla di quelli che l’imposero.

  10. Emanuele B. scrive:

    Caro Liutprando, non tiro conclusioni sulla base di una ideoligia! Infatti dico che non so per quale motivo ci ritroviamo in questo scenario (evitabile). Comunque, la proroga al pagamento delle sanzioni è arrivata e l’Europa chiede giustamente l’avvio di una procedura di infrazione! Mi sono informato un po, e il giochino delle sanzioni è costato all’Italia circa 2 MILIARDI di Euro! Ossia, gli allevatori non pagano, il governo proroga, e l’europa si rifà riducendo i trasferimenti economici verso l’Italia! Bel modo di gestire l’indutria!

Che ne pensi? Commenta!

top