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LiberalPd,
encefalogramma piatto

Pochi lo sapranno, ma il 22 luglio si sono riuniti i LiberalPd. Col popò di crisi e di casino in cui versa il Pd, con l’autocandidatura di Nichi Vendola, lo scontro su Pomigliano e la crisi economica, con i temi della privacy (antico grido di Faulkner), le spinte xenofobe e omofobe, ci si poteva aspettare che partorissero qualche buona proposta, che approfittassero delle tematiche della crisi per indicare una via nuova.

E invece siamo alle tracce sotto soglia, ai conati. Si afferma giustamente, ma in ritardo di 16 anni: riappropriamoci della parola libertà, si dice, e per fortuna che va abbandonato il giustizialismo e si deve tornare ad un “equilibrato” garantismo: programma ispirato, conseguenza evenescente. A proposito della giustizia si critica il governo perchè invece della grande riforma (quale?) Berlusconi ne fa una piccola piccola. Questione di dimensioni. Si dedica invece ampio spazio alla disputa se stare o no nel Pse, alle sconfitte della socialdemorcazia, alle promesse dell’esser democratici e a tutto il nominalismo inutile che sta massacrando la formazione ipoteticamente diretta da Pierluigi Bersani.

Sull’ambiente si invoca l’ambientalismo del fare “coniugando il rispetto rigoroso dell’ambiente con le esigenze di modernizzazione nei settori infrastrutturale, energetico e dei rifiuti”. Che vorrà dire lo sapremo in altra sede . Ma come è che manca l’acqua? E’ clamoroso: su un punto chiave della politica locale del partito e delle amministrazioni di centrosinistra, che hanno avviato con successo liberalizzazioni, privatizzazioni e quotazioni di utilities in mezza italia; sull’unico punto su cui è aperto uno scontro nazionale, con un refrendum per la rinazionalizzazione dei servizi idrici, i LiberalPd non dicono nulla ad appena 24 ore dalla consegna di 1.400.000 firme da parte del sindacato della Funzione pubblica assieme a Di Pietro, Vendola e buona parte dello stesso Pd. Il punto è critico per tutti gli amministratori terrorizzati dall’idea della ripubblicizzazione e di perder soldi e investimenti in una fase di crisi così aspra, di cui si è fatto portavoce il sindaco Chiamparino: ai LiberalPd è sfuggito? Non se ne sono accorti? E come è sfuggito loro che oltre 60 personalità hanno chiesto a Bersani di ridiscutere di nucleare?

Enzo Bianco, presidente di LiberalPd

Impossibile, la verità è che nel Pd come e più che altrove i liberal sono una finzione, una icona stitica, una rimembranza che afferma belle idee generali, si riempie la bocca di Europa e di velleità, senza mai arrivare ad una proposta concreta. LiberalPd o Democratica o ItalianiEuropei, non fa differenza: qualcuno sta con Franceschini, qualcuno con Marino e qualcuno con Bersani. E non si può fare di più sennò finiamo per litigare anche nella minicorrente di un partito in picchiata.

Il problema è che di stipsi e inconsistenza liberal soffre l’intero sistema politico, a destra non meno che a sinistra, dal Pdl alla Lega: ubriacato assieme al Paese dalle illusioni e svolte tremontiane, ha subito col Paese la paura senza trovare la speranza, e ora è disorientato dalle  giravolte. Solo quando qualcuno, Marchionne o Sacconi, azzarda un dito di innovazione in chiave liberal, in tanti guardano con curiosità e moderata speranza, mentre i signori del passato, come quelli del nuovismo finto o del populismo teatrale, i ras delle vallate, si affrettano a liquidare ogni tensione innovativa.

Per questo ci vogliono liberal veri, coraggiosi, ovunque: al governo e all’oppisizione, che riprendano a pensare non dalle ideologie antistataliste, ma dalla fiducia nella società, e che immaginino un liberalismo, un liberismo vero in una società cui si dà davvero libertà e fiducia, chiamandola a reagire, con uno Stato meno intrusivo e con ciò forse anche meno corruttibile.

2 commenti a “LiberalPd,
encefalogramma piatto”

  1. Un esule scrive:

    Uhm..

  2. S-concerto scrive:

    io penso che il pd si stia consegnando ad una prematura fine per mancato raggiungimento dello scopo sociale, per dirla con il linguaggio delle imprese. Il partito sta via via espellendo le componenti moderate, liberali ed anche cattoliche (i prossimi: Chiamparino, La Torre, Tonini) perchè non consone al disegno suicida di adeguarsi il più possibile ai diktat dei suoi amici a sinistra (se sinistra sono Di Pietro e Travaglio). Il pd, ormai è chiaro, ha abbandonato ogni velleità di governo mentre è alle prese con una lotta inutile e dannosa, ovvero l’egemonia nella sinistra. la cosa incredibile è che il pci poi pds e poi ds ha impiegato un sacco di anni per raggiungere un buon livello di liberalismo e di senso dello stato (e l’esperienza dell’ulivo ne doveva suggellare la definitiva distanza dal modello sovietico) ed ora, ad opera di questa suicida “battaglia di mercato” stiamo perdendo definitivamente la possibilità di avere una reale, necessaria, democrazia dell’alternanza. E, con Totò e Peppino, ho detto tutto.

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