Al Pd servirebbe il sistema tedesco
Manca un passaggio alla proposta delle larghe intese sostenuta da Bersani. Si chiama sistema elettorale tedesco. Solo con la scelta per il proporzionale con sbarramento, l’appoggio ad un governo nato per superare il Porcellum e condurre in porto il federalismo, può avere un senso.
Nel momento in cui votasse la fiducia ad un governo Tremonti con la Lega, il Pd si dividerebbe. Prevedibili le uscite sia verso Vendola, sia verso Di Pietro. L’unico modo per renderle indolori è l’approvazione di una legge elettorale che consenta l’alleanza con il terzo polo centrista, senza pagare eccessivo dazio alle urne. A quel punto il Pd sarebbe finalmente libero di fare campagna elettorale contro Di Pietro e il suo giustizialismo, additandolo come il residuo di un’epoca ormai chiusa.
Riguardo a Vendola, non gli resterebbe che misurarsi con il superamento dello sbarramento al 5% alla testa di una coalizione rosso-verde. Il suo appeal ne uscirebbe assai ridimensionato. La partita si giocherebbe tra una coalizione di destra berlusconian-leghista e una di centro-sinistra guidata da Pd e terzisti. A quel punto avremmo un Pd, forse sconfitto, ma finalmente acquisito al campo riformista, in quanto si sarebbe esplicitamente contrapposto tanto all’antipolitica dipietrista, quanto al conservatorismo vendoliano. Della partita nel campo Pd dovrebbero essere anche radicali e socialisti, impossibilitati a superare lo sbarramento. La loro accoglienza nelle liste costituirebbe a quel punto la premessa della loro entrata nel Pd, con auspicabile superamento del binomio culturale cattocomunista.
L’unica cosa che non si può fare in questo schema è offrire la leadership a Casini, come sostenuto improvvidamente da Livia Turco. Si accrediterebbe l’idea del lasciapassare centrista per un Pd che a quel punto potrebbe proporre, a norma di statuto e di buon senso politico, solo il suo segretario per Palazzo Chigi.
Paolo Allegrezza
http://materialiriformisti.blogspot.com


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@ Paolo Allegrezza
Se io avessi i capelli folti, se io guadagnassi 12.000 Euro al mese, se io avessi la Porsche… se
Con i “se” e le buone intenzioni non si va molto lontano caro Paolo.
Ed infatti il PD non andrà da nessuna parte. Come hai ben evidenziato il massimo che hanno saputo proporre adesso è Casini leader e tra poco diranno anche Fini perché dubito che Casini possa abboccare. Troppo furbo il genero di Caltagirone e troppi interessi da difendere per suicidarsi cosi’. In caso di elezioni anticipate Casini torna con il Berlusca.
Scommetto 10 a 1 che va cosi’. E’ stato Fini a non volerlo nel Pdl e lui lo sa bene.
Il sistema “tecnico” con cui si vota, non può trasformare il PD da Berlingueriano a Riformista.
In tutto il mondo le classi dirigenti si formano e declinano sulla base del consenso elettorale (non delle tessere o correnti interne di partito).
Il sistema “politico” di voto, ossia l’esigenza, al pari degli altri paesi, di votare per scegliere chi governa, cioè l’esecutivo, e non votare per la composizione del Parlamento, cioè la rappresentanza, può essere l’orizzonte per la nascita di una nuova classe dirigente riformista del PD.
Ma prima bisogna defenestrare l’attuale politburo, di cui Bersani è al tempo stesso parte organica e garante.
Le democrazie vere ci insegnano che, quando i cambiamenti sono improcrastinabili ed indispensabili per rinnovare le istituzioni e la democrazia,le forze antagoniste si uniscono per varare nuove regole.
I tatticismi servono a perdere smalto, idee e consensi, ma a conservare le poltrone.
Occorre una classe dirigente che abbia tempo davanti, coraggio sufficente per concordare con PDL e Lega nuove regole e riforme vere, idee e progetti per vincere, senza la maschera di Prodi o Casini, con la propria faccia una competizione elettorale.
Il massimo del futuro a cui pensano D’Alema,Bindi, Bersani e compagnia è domattina, sul come conservare i loro seggi.
Dopo aver letto l’intervista di Bersani a “la Repubblica” (ma quando lo capiranno a sinistra che quel giornale va evitato come la peste?) sorge un dubbio. Quando un partito ha bisogno di liquidare una persona per fare politica, vuol dire che il partito farebbe meglio a ripensarsi completamente. E veniamo all’articolo di FP: i sistemi elettorali non sono decisivi. In Italia ne abbiamo già sperimentati due (maggioritario e proporzionale corretto); a livello locale ne abbiamo altri due. Le maggioranze che ne scaturiscono sono variabili: ora a favore del centrodestra, ora del centrosinistra. Evidentemente il problema da risolvere è altrove.
Se il PD avesse veramente gli attributi dovrebbe proporre a Berlusconi una sola cosa: lo sbarramento al 10% e poi si va alle elezioni e vinca il migliore.
Ma non lo fanno perché sanno che vincerebbe Berlusconi.
A questo punto credo che anche se si approvasse una norma secondo la quale con il PD al 15% ottiene la maggioranza assoluta dei seggi, gli elettori lo lascerebbero al 14,9%.
[...] Fonte Articolo: Al Pd servirebbe il sistema tedesco | The Frontpage [...]
cari tutti, forse sta emergendo la verità. Il pd è chiaramente irriformabile, e non sarà certo un sistema elettorale più fortemente maggioritario a trasformarlo (ma quale berlingueriano!) da giustizialista a riformista. Costoro, infatti, vivono nella convinzione (leggono troppi blog e troppo i corrierini dei piccoli manettari) che esiste una larga fascia del paese, che vorrebbero maggioranza, che si nutre del verbo giustizialista, oltre che di incrollabile fede antiberlusconiana, e la lotta da quelle parti consiste nel comprendere chi dica queste cose in modo elettoralmente più significativo, con tanti saluti alle riforme, al bene del paese, alle scelte europeiste ed atlantiche. E la Turco che propone Casini pur di battere il cav mi ricorda tanto Bernabè, che pur di non far andare la Telecom tra le braccia di Colaninno si inventò la Deutsche Telecom. Cioè: l’importante non era l’italianità e la forza di un’azienda. L’importante era non darla Colaninno. Che tristezza.
@ S-concerto quello che sbaglia Berlusconi a mio avviso è di non ricordare tutti i giorni che il suo Governo è il primo che sta veramente combattendo tutte le mafie in Italia (Sicilia, Campania, Calabria e Puglia)
Questi parlano di legalità ma per chi? per cosa?
Quando rubano loro? Ricordate Bologna? il sindaco? La sinistra ha sempre rubato ma nessuno lo ricorda. Non ha mai combattuto la mafia ma nessuno lo ricorda.
Cosa ha fatto Leoluca Orlando contro la mafia? O Fabio Granata? Nulla di nulla.
Leggete questo articolo di Lini Jannuzzi:
http://www.ilvelino.it/la_memoria.php
P.S. e se invece volessero deliberatamente fermare il Governo Berlusconi perché troppo “attivo” contro le mafie?
‘P.S. e se invece volessero deliberatamente fermare il Governo Berlusconi perché troppo “attivo” contro le mafie?’
Il sospetto è legittimo. Da parte dei mafiosi lo è sicuramente ed il razzismo con cui Berlusconi viene coperto lo sta a dimostrare.
L’opposizione no. Loro sono i manovrati dalle mafie, ma non sono così intelligenti da accorgersene.
A loro basta vedersi in tivì e incassare i lauti compensi.
Liutprando ed anche alcuni Magistrati…. L’articolo di Jannuzzi è terrificante nella sua chiarezza.
‘Liutprando ed anche alcuni Magistrati…. L’articolo di Jannuzzi è terrificante nella sua chiarezza’.
Sì, è vero. La magistratura è bifronte: da un lato chi combatte le mafie e dall’altro chi le difende, protegge e finanzia con i “programmi pentiti”. E’ una lotta interna alla cultura del Sud Italia (al Nord può darsi ci sia di peggio, ma è un’altra storia), da un lato gente coraggiosa e senza scrupoli (non si potrebbe combattere il merdume mafioso, avendone) dell’altro chi pensa alla mafia in termini politici e culturali come specificità del Sud da usare come rivendicazione all’unità italica.
La secessione serve anche a questo: risolvere una volta per tutte la contraddizione di una mafiosità radicata alla base della cultura popolare.
Ci sono cose e comportamenti che si possono spiegare all’infinito e che non hanno alcuna possibilità di essere compresi da chi ha avuto un imprinting di quel tipo.
up
tempo fà l’ex sindaco di Palermo Leocluca Orlando ha partecipato ad una discussione elettorale per l’IdV.
Portava avanti il discorso della legalità etc, etc. Quando, al momento delle domande, si è alzata una ragazza e gli ha chiesto:
“Come considera la sua elezione a sindaco di Palermo con l’86% dei voti dei palermitani, in una città governata da Totò Riina e quando la mafia era potentissima?
A completamento le dico che per mei lei è stato eletto anche con i voti della Mafia!”
La risposta fu un silenzio imbarazzato.
Spesso sentiamo dire, nei bar, nei supermercati, nei campi (raccolta frutta e vendemmia sono occasioni irripetibili per gossip locali, conversazioni che spaziano da calcio a politica) che la Sicilia è “un mondo a parte”.
Spesso, anche nei circoli ove si incontrano professionisti, funzionari (livello sociale e culturale medio alto) si sente dire: “la Sicilia è un mondo a parte”.
Spesso anche io sono indotto a ritenere l’isola senza speranza, refrattaria culturalmente e socialmente all’economia di mercato, al pensiero liberale, alla moderna concezione di democrazia.
E’ sufficente guardare in faccia Lombardo per essere tentati di aderire senza condizioni al pensiero Lombrosiano e stessa “repulsione” la provocano Miccichè e Lumia: “stessa fazza, stessa razza”.
Poi penso a Falcone, Borsellino, La Torre e tanti altri uomini e donne di cultura, spettacolo e professione e credo che…sì, un’altra Sicilia è possibile, forse esiste già nella vita di tutti i giorni.
Che dire di Carabinieri, magistrati, poliziotti, professionisti e semplici cittadini la cui testimonianza di vita (e spesso di morte) ci dice di questa Sicilia che non cede?
La mafia è due cose: un’organizzazione criminale “culturalmente” e fisicamente potente e ramificata e, nello stesso tempo, cosa più subdola e peggiore, un riferimento indispensabile e non rinunciabile a chi (politici, giornalisti, magistrati….) rende o vuol rendere la Sicilia impermeabile alla modernità attraverso la cultura e la prassi dell’antimafia militante.
L’antimafia, sempre, è “oggettivamente” il migliore alleato della mafia:corvi, veleni, sospetti, pentitismi improvvisi e “rateizzabili” depotenziano la struttura investigativa, creano le condizioni di torbidume tali per cui personaggi chiave possano essere più facilmente tolti di mezzo.
Falcone docet.
Personalmente Orlando mi fa schifo e ho considerato il processo Andreotti con bacio annesso una ridicola umiliazione per la Sicilia, lo Stato e noi tutti.
Quei magistrati non solo esercitano ancora, ma tirano dritto nei loro deliri come e più di prima.
Un delinquente pluriomicida come Spatuzza è vissuto nell’impunità e negli agi, facendo l’”oracolo di Delfi” come e quando gli faceva comodo ed i miei amici si stanno rompendo il culo per raccogliere pesche che non sanno ancora come e quando saranno pagate.
Retorica? Populismo?
Forse, ma non mi interessa.
La corda si sta spezzando.