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Una nuova legge elettorale sarebbe un imbroglio

«Quando tutto è sconvolto e sottosopra, è inevitabile che siano le circostanze, non già le consuetudini legalistiche, a imporre quel che si deve fare».
(Cicerone, XI Filippica)

Voglio approfittare di una rara convergenza di opinioni con gli ispiratori di questo blog per sottoscrivere il recente intervento di Fabrizio Rondolino: al voto subito. E aggiungo: senza riforma della legge elettorale. Cambiarla ora significherebbe né più né meno fare una legge truffa. Ma come, si dirà, non è proprio il Porcellum ad essere spesso paragonato alla “legge truffa” del ’53? In verità la legge Calderoli è molto più simile alla legge Acerbo del 1923 di quanto non lo fosse la stessa legge del ’53 perché, come è stato peraltro notato, in un contesto di estrema frammentazione consentirebbe ad una coalizione, appunto, del 25% o meno di ottenere il 55% dei seggi. Per non parlare delle liste bloccate.

All’esigenza democratica di liberarci al più presto di questa normativa (con la quale comunque siamo andati due volte al voto) si oppone un’altra esigenza democratica, probabilmente di ordine superiore, quella di evitare l’ennesimo cambiamento di legge elettorale a pochi mesi dal voto, raffazzonato in gran fretta dalle forze che già gestiscono il potere.

Su questo punto richiamarono l’attenzione, durante la campagna per le regionali, i Radicali, forse l’unico partito ad avere realmente a cuore i principi formali su cui si regge la democrazia, citando il Codice di buona condotta elettorale adottato dal Consiglio d’Europa nel 2004, dove si legge che “gli elementi fondamentali del diritto elettorale non devono poter essere modificate nell’anno che precede le elezioni”. Nel rapporto esplicativo che segue il Codice si spiega che in caso contrario l’elettore potrebbe pensare “a torto o a ragione, che il diritto elettorale è uno strumento che colui che esercita il potere manipola a suo favore, e che il voto dell’elettore non è più l’elemento che decide il risultato dello scrutinio [...] Quello che si deve evitare, non è tanto la modifica delle modalità di scrutinio, le quali possono essere sempre migliorate, ma è il cambio ripetuto o che interviene poco prima delle elezioni (meno di un anno). Anche se non vi è volontà di manipolazioni, questo intervento apparirà comunque come dettato da interessi partigiani congiunturali”.

Il Porcellum fu a suo tempo approvato in palese spregio a questo principio. Ed è tuttavia la legge oggi, con le elezioni anticipate alle porte, in vigore. Questo perché né l’ultimo governo Prodi né l’attuale governo Berlusconi hanno ritenuto prioritario cambiarla ad inizio mandato. Né l’opposizione ha spinto da subito perché la si cambiasse.

Una legge truffa è tale in virtù dei suoi modi più che dei suoi contenuti. Nel 1953 l’approvazione della legge elettorale voluta da De Gasperi seguì un iter iper-accelerato: fu approvata il 29 marzo dal Senato presieduto da Meuccio Ruini, subentrato al dimissionario Giuseppe Paratore, che si era rifiutato di forzare la mano in maniera così scandalosa per l’approvazione della legge entro fine legislatura, e il 4 aprile furono sciolte le Camere. Lo scopo di quella legge era arginare per via legalistica tendenze e rapporti di forza esistenti di fatto nel paese: mettere all’angolo comunisti, socialisti ed estrema destra, frenare il calo di consensi che la Dc aveva subito nelle recenti amministrative. Fu un disastro: con un tracollo senza pari dell’8% la coalizione guidata dalla Dc non superò, per poche migliaia di voti, la soglia del 50% che l’avrebbe portata al 66% dei seggi. Pari tracollo ebbero gli altri partiti che avevano voluto la legge, un exploit quelli che vi si erano opposti (soprattutto Pci ed Msi).

Oggi il Pd pensa di poter arginare una situazione di fatto del Paese, l’ascesa del vendolismo a spese della nomenklatura democratica, con una legge elettorale last minute da elaborare a braccetto con gente con cui neanche si dovrebbe incrociare lo sguardo: si cerca l’espediente istituzionale per rendere possibile, a costo della sconfitta, l’accordo con il fantomatico terzo polo, unico modo per giustificare con gli elettori la volontà di aprire a Fini (Bindi) ma lasciar fuori Vendola.

Ma di chi è la colpa se è stato necessario colmare il vuoto di programmi con il personalismo? Di chi, se nessuno nel Pd riesce più a far accendere una speranza di futuro? Di chi, se siamo arrivati ad oggi con questa legge elettorale? Le urne punirebbero inevitabilmente chi si sedesse al tavolo delle trattative con quelli che sono stati e devono restare avversari, pur di non accettare la possibilità di una vittoria al di fuori delle alchimie politiche del dalemismo. Pure è vero che i tempi sono cambiati, e se nel ’53 l’approvazione della legge elettorale fu accompagnata da parlamentari feriti, valanghe di dimissioni, secessioni di politici illustrissimi (Calamandrei) e scontri di piazza, chi è oggi al potere può ben sperare di farla sporca nella generale acquiescenza televisivamente indotta ed uscire indenne dalle elezioni.

Ma Vendola ha un’arma che il Pd non sa ancora bene come s’impugni, una comunicazione efficace. E Vendola potrebbe, e questo è più che altro un suggerimento, opporsi a viva forza ad ogni riforma elettorale e affermare l’importanza di tornare al voto con la legge attuale che, qualora si preparino liste di qualità, e a questo il governatore pugliese dovrebbe impegnarsi, può essere propagandata come impareggiabile strumento di ricambio della classe dirigente. Legge elettorale, beninteso, da modificare come prima azione dopo il voto.

6 commenti a “Una nuova legge elettorale sarebbe un imbroglio”

  1. [...] creato 29/07/10 */ google_ad_slot = "7811674670"; google_ad_width = 468; google_ad_height = 60; Una nuova legge elettorale sarebbe un imbroglioPotrebbero interessarti anche i seguenti articoli: Una nuova legge elettorale sarebbe un imbroglio [...]

  2. Battaglino Gianpaolo scrive:

    condivido pienamente il pensiero
    il pd ha condiviso pienamente con il pdl la politica dello scatolone e del personalismo senza avere la capacita di sostenerla. un partito che ha ideali e programmi credibili non si pone il problema della legge elettorale.

    battaglino gianpaolo
    PSI CUNEO

  3. Fabrizio Gritti scrive:

    Ma per quale motivo cambiare la legge elettorale subito dopo il voto va bene e entro un anno dal voto no?

    Non si capisce dove sarebbe lo scarto di “democraticità”, qualcuno me lo può chiarire?

  4. Mack the Knife scrive:

    A meno di un anno dal voto le forze politiche che già gesticono il potere, valutati i rapporti di forza, approvano una legge che possa in ogni modo favorire la propria permanenza al potere o, visti i sondaggi, arginare la vittoria dell’avversario (come fu con il Porcellum per Prodi). All’indomani delle elezioni si scrivono regole che saranno applicate non prima di cinque anni (in teoria), un tempo che lascia alle forze politiche lo spazio di manovra necessario alle nuove condizioni di voto, e il cittadino può fare più serenamente le sue valutazioni e comprendere le conseguenze della nuova legge.

    Se proprio si vuol fare una modifica indolore, si eliminino subito le “quote grigie”: http://www.lavoce.info/articoli/pagina1000244.html

  5. Fabrizio Gritti scrive:

    Permettimi ma questo tuo ragionamento mi sembra che poggi su aria fritta: le forze in parlamento rimangono sempre uguali per tutti i 5 anni o se cambiano si va al voto,in entrambi i casi il parlamento è sempre lo stesso. Chi è forte in parlamento da sempre fa una legge elettorale a suo favore e non c’è nulla di sbagliato in questo: è la logica parlamentare che lo impone.
    Inoltre anche il ragionamento sul cittadino che deve capire la legge mi sembra retorica: una legge elettorale è di fatto una legge sui numeri. Basta leggerli e capirli, non ci vogliono anni e anni..

  6. Mack the knife scrive:

    Può darsi. Ma poggiano sull’aria fritta i miei ragionamenti come quelli del Consiglio d’Europa.

  7. fabio scrive:

    come si fa a criticare una legge elettorale che al momento è solo indicata come possibile?
    per riuscirci, bisogna mettere da parte il buon senso e farsi guidare dal furore ideologico.

    i seguaci di berlusconi dicono in continuazione di essere la grande maggioranza, ed allora cos’è che li spaventa nel votare con una legge elettorale piuttosto che un’altra?

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