Il Cappellaio matto
La politica italiana non ha mai perdonato a Francesco Cossiga la sua più grande qualità: l’intelligenza. I democristiani, maestri di dissimulazione e di ipocrisia, lo sopportarono come si sopporta uno zio malato di mente; la sinistra, che vive di complotti e di mediocrità, in cuor suo continua a considerarlo un golpista mancato; Berlusconi, semplicemente, non sa di che cosa stiamo parlando.
Cossiga era perfettamente conscio di essere un esule in patria, una perla che la storia aveva dato in pasto ai porci: e ogni volta ha risposto, stupendamente, con l’ironia – la sua seconda grande qualità, e la corazza che l’ha protetto da troppe amarezze. Sardo, liberale, di cultura anglosassone, intelligente e ironico e soprattutto libero: davvero con l’Italia alle vongole il presidente emerito non aveva nulla a che fare.
Circondato da imbecilli per l’intero arco della sua vita pubblica, giustamente ha scelto di andarsene “con esclusione di ogni pubblica onoranza e senza la partecipazione di alcuna autorità.” Gli sperticati elogi funebri di queste ore, che aveva certamente previsto, lo farebbero ridere di gusto. E così è bene ricordarlo: mentre, per un’ultima volta, seppellisce con una risata la mediocre Italia che ha avuto in sorte.


Se e’ noto che Pantani vive in un mondo parallelo, anche lei Fabio immagino viva nello stesso. Ho parenti a Pomigliano che posseggono delle piccole industrie. Non trovano, oggi, anzi due settimane fa, operai metalmeccanici validi. Dovranno assumere dei polacchi o degli ungheresi.
Il problema del lavoro e’ ristretto a categorie anagrafiche e sociali ben determinate. Over 40 e laureati in facolta’ inutili. Tutti i figli di amici laureati negli ultimi due anni hanno un lavoro vero. Ma sono laureati in facolta’ spendibili. Una che ha problemi si e’ laureata, immaginate un po’, in scienza della comunicazione. Quindi teniamo separato il lavoro dalla situazione politica. A meno che si voglia la piena occupazione tipo DDR.
Di voglia di DDR se ne vede gia’ abbastanza in certe aree politiche.
Questo qui vuole condannare i giovani alla passività e al’attendismo, governano i suoi e attacca per difendersi, come fanno sempre.
Una agenzia per il lavoro giovanile, no? Un orientamento al lavoro industriale ante-formazione universitaria, come in Germania, perchè no?
Ma perchè una, una generica una, guardate che stile, la quale ha problemi, non si sa di che genere, non si può laureare? La vuoi buttare giù dalla Rupe Tarpea?
Appartiene agli Untermenschen?
E il signor superuomo, problemi non ne tiene?
A proposito, si scrive De Maistre, le citazioni di autori non letti si sbagliano sempre.
La verità è che il superiority compless nasconde un inferiority compless, lo diceva Gianni Brera, allievo paracadutista nella squadra di mio padre, il quale fu grande etnologo e…( (qui ci vogliono),enologo, sopratutto, diciamo così.
E’ nel pantheon dei leghisti:” daghéla a lù la carne grassa!”
ci sono alcune leggende difficili da estirpare. Per esmpio, i “beneficiati” degli ’70 e ’80 per quello che riguarda le pensioni sono i dipendenti pubblici. Dalla fine dei ’70 nel settore privato si entra nel mercato del lavoro più tardi e all’inizio senza contributi. Chi ha cominciato a lavorare allora , per avere una pensione decente, oggi dovrebbe lavorare fino a 80 anni. Mi può anche star bene ma non lo definirei un beneficio e per di più a norma di legge non si può.
Comunque, la cosa che mi interessa di più l’ha detta Velardi: la divisione in blocchi esigeva la doppiezza. E’ il cuore del problema. L’affermazione è ineccepibile, utilizzarla come chiave di lettura è devastante. In Italia tutti i politici hanno imparato a usarla per giustificare comportamenti inammissibili che con USA e URSS non c’entravano un cazzo. A cominciare dai rapporti fra i partiti per arrivare perfino alle trame più torbide dei servizi, del terrorismo e della mafia. Al 90% tutta roba made in Italy, con americani, russi e quant’altri che cercavano disperatamente di capirci qualcosa, raramente riuscendoci. Cossiga aveva trovato il modo di autoassolversi e offrire al ceto politico una generale amnistia, quando, finita la base materiale che consentiva di perpetuare la minchiata solenne, pronunciò il discorso di Edimburgo. Alcuni del PCI capirono, Occhetto no. E il casino è continuato fino alle odierne quasi estreme conseguenze. L’unico che, fra tutti i commenti sull’illustre defunto, ha sfiorato il problema vero è stato caldarola sul Riformista. Quest’è.
P.S. Wollemborg era un giornalista, non un ambasciatore.
va bene asule ho capito.
parlare con lei è brutto, quello che dice è sconnesso, goffo, ottuso e carico d’odio.
questo è l’ultimo post in cui scrivo il suo nik.
tante buone cose.
e buonanotte.
E quello che dice lei e’ una summa di banalita’. E di ignoranza della realta’…. e sai chi se ne fotte.
Gli ambasciatori, per gli Stati Uniti, non sempre provengono dal corpo diplomatico, a volte sono solo incarichi onorifici presidenziali, per gratificare grandi elettori, ricordate quello del presidente Reagan, capo dell’esecutivo statale dello stato statunitense del Massachusetts, esperto di trasporti,John Volpe?
Quindi non sempre abbiamo avuto americani esperti di diplomazia a Roma, per questo c’era Leo Wollemborg, giornalista e analista, de facto diplomatico senza feluca, non de jure quindi, ma di molto sottile differenza.
Lui si che ci conosceva bene!
Come Ugo Stille, del resto, da profugo a sergente americano appena sbarcato, a direttore di Radio Palermo nel 1943 per poi diventare il direttore del corrierone dopo la p2,ma sempre americano era.
@ Pantani
No guardate, lasciamo perdere. Non prendetela così, se no ci leviamo il gusto. Peraltro io non volevo correggere, mica vi ho citato. comunque mi scuso. Così, solo per spirito di civile discussione, vi posso comunque dire che voi mi ricordate i comunisti dell’epoca che volevano agganciare gli americani ma si sbagliavano nella scelta dell’interlocutore. Prendevano uno, che era un giornalista (magari pure Wollemborg) o un professore, e lo portavano a pranzo da Piperno al portico d’Ottavia, lo facevano parlare con Pajetta- non ci si crede ma allora era il responsabile esteri del PCI- e poi pensavano d’aver parlato con uno del governo USA e lo andavano a raccontare a Berlinguer. L’unico che aveva dubbi era stesso Pajetta, ma perchè era convinto che tutti gli americani in Italia fossero agenti della CIA. E infatti la sua principale preoccupazione era che al momento del conto pagasse il partito, per evitare future possibili incriminazioni da parte di Mosca. La scoperta amara che avevano parlato con uno che non contava un cazzo seguiva appena usciva il primo comunicato sull’Italia del dipartimento di stato. L’unico che alla fine capì con chi bisognava davvero parlare è uno che non a caso oggi fa il presidente della Repubblica. Ma mica perchè ce l’hanno messo gli americani. E’ solo più intelligente e più accorto della media.
Evvabbuo’, vuol dire che Leo Wollemborg era solo un abitueè di Via Veneto, come
Edward Luttwac, teoreta dello spionaggio e del condizionamento di massa, il quale tiene la villa in Colombia, paese così sereno, con la stessa disinvoltura di chi tiene la casa a Ischia.
Vuol dire che era come il Prof. di Princeton e di Yale Jhoseph La Palombara, AUTENTICO nostro generoso fan, il quale diceva che eravamo il paese più stabile del mondo, magari! Aveva proprio capito tutto!
E per la proprieta transitiva, Mario Scialoja, responsabile della Lega musulmana mondiale in Italia, non era prima il rappresentante dell’Italia all’Onu.
E se lo era stato,lo era stato “for combination”, pe’ scagno! Folgorato sulla via della Mecca.
Ma mi si faccia il piacere!
Fatto è che è contro la poligamia e per il rispetto di tutte le leggi italiane, ma è un fatto del tutto stocastico, ininfluente, come la sua attuale nomina, del resto così modesta.
Ah ma allora siete proprio polemico
Va bene lo stesso non facciamoci il sangue amaro. Se posso fare una critica di metodo debbo chiedervi di evitare le male parole. Non so bene che voglia dire, ma a me “stocastico” non mi suona bene, non so se mi spiego… Nel merito quello che dite è interessante ma è un po’ un guazzabuglio, se consentite. Intanto, che ci azzecca Scialoja? Stava all’ONU e adesso è musulmano ? E vabbè, se è per questo è successo pure di peggio alla nostra diplomazia nei paesi arabi. Giovannone, state pensando ? Noo, quello era un bravo cristiano, a suo modo. E che ci siamo dimenticati del nostro diplomatico in Arabia Saudita arrestato nella città santa e vietata agli infedeli, La Mecca, dove l’hanno trovato travestito da beduino ? Che per farlo rilasciare c’è voluto del bello e del buono. E chi si credeva d’essere Lawrence d’Arabia ? Ma questo ci porta fuori strada. Piuttosto : J. La Palombara, questo si che è pertinente. La Palombara pertiene, eccome se pertiene ! Il professore di Princetown, quello che sosteneva che il governo PCI-DC era il governo migliore possibile. Non che al paese suo fosse preso molto sul serio, però siamo già un gradino sopra agli abituali commensali di “piperno al portico”, dove pure mi pare che lo portarono. Almeno fino a un certo punto convinse un giovane presidente di una sotto-commissione del Senato USA che si occupava di “eurocomunismo”, era Joe Biden, l’attuale vice di Obama. Fra parentesi, quello stava in Parlamento da 40 anni prima che lo affiancassero a Obama, qualcuno lo dicesse a Ignazio Marino. Insomma La Palombara fu utile , ma non moltissimo. Gardner poi teneva in grande considerazione i socialisti di Craxi, sapeva tutto di loro soprattutto perchè se ne trovava uno sempre in mezzo, pure a villa Taverna. Non faceva in tempo a chiedergli perchè stava lì che quello cominciava a sproloquiare, cosa in cui è bravissimo, sulle cose che avrebbero fatto i socialisti. In realtà voleva solo distrarlo da un altro fatto, ma l’ambasciatore si appassionava al discorso politico e qualcosa poi ripeteva all’esterno e il PCI rimaneva male. Poi vinse Reagan e arrivò Volpe e comparve un altro professore, meno professorale di La Palombara, ma più concreto, un certo Michael Leeden, che il PCI proprio non lo poteva vedere. Presentava a tutti un iraniano, dice che vendeva tappeti. Ma non vendeva tappeti. Lo so perchè è venuto pure da noi a Pinetamare e abbiamo fatto buoni affari. Coll’iraniano, no con Ledeen. E allora, che ci azzecca Luttwak ? Quello in Italia, fra Santoro e Telecom, ha trovato l’America. In America lo scansano tutti. Pensate che ai tempi di Clinton fece un libro in cui scrisse che l’America sarebbe finita malissimo se non avesse adottato il modello giapponese. Manco era arrivato il libro in libreria che il Giappone piombò nella sua peggiore crisi dal dopoguerra, da cui ancora non si è ripreso. Pegg’e Fukuyama, quello della “fine della storia” poco prima dell’11 settembre. E poi, come voi
giustamente dite, Luttwak lavora pure per i colombiani, che a me non mi stanno tanto simpatici, per via del mio forte orgoglio aziendale.
Che c’entrano Cossiga, la caduta del muro, Velardi e compagnia bella ? C’entrano, da noi lo scontro fra i blocchi questo è stato.
Stocastico significa probabilistico, attinente al calcolo delle probabilità.
Quale azienda c’è a Pinetamare?
Perchè usa il voi?
P.S. ( post scriptum )
Si scrive Princeton University , non princetown che si legge prinstaun.
@peppe ezbollà. Veramente, sono curiosa. Che affari si fanno al Villaggio Coppola?
@Pantani Princeton avete perfettamente ragione, abbiate pazienza sono un autodidatta e dunque faccio errori quasi fossi un giornalista. (da parte di Peppe Ezbolla’)
@ tutt’e due ( Pantani e PH)certo che questo popolo della rete è strano forte.
Non vorrei che fosse facile preda di qualsiasi teoria del complotto per mera pigrizia, per mancanza di spirito investigativo proprio, che è poi una forma di spirito critico.
Vediamo un po’ : uno che si firma Peppe Ezbollà, c’è da dubitare che faccia davvero così di cognome. Del resto, l’uso del “voi” e non del “lei” ne forniscono una chiara origine campana. Così come alcune espressioni dialettali. Se Ezbollà non è il cognome, sarà qualcosa che riguarda la sua attività, usanza invalsa a Napoli e nei ridenti comuni dell’hinterland. A Torre Annunziata per esempio il nostro Peppe ha un amico che si chiama Gennarino Cocacola e ha un avviato chiosco di bibite , mentre un altro, Ciccio Biemmevu, si occupa del commercio, diciamo così, di autovetture tedesche. Di che si occuperà Peppe ? Difficile pensare che si dedichi alla predicazione coranica. Oltretutto aveva occasione di farne cenno, e invece niente.
Non resta che pensare a qualcosa di peggio. L’ipotesi più rassicurante potrebbero essere i giochi pirotecnici, ma, per quanto la Campania abbia un buon numero di bravi fuochisti professionali, è purtroppo statisticamente improbabile.
Non restano che le ipotesi più inquietanti. Del resto negli anni 80 Pinetamare non somigliava mica a Capri.
Ma non si può escludere che Peppe si faccia di nuovo vivo e si capisca qualcosa in più. La scomparsa di Cossiga lo ha molto colpito, e questo fatto dei blocchi che tutto spiegherebbero, del PCI in mezzo al guado, del picconatore e della seconda repubblica, per motivi inspiegabili lo intrigano molto.
philo vance. E saremmo noi i tipi strani…
Ps. autodidatta ad autodidatta: blocco si può usare come sinonimo di panetto?
che siamo a “quelli che il calcio/”…
Per favore, su queste cose non si scherza, non si scherza mai.
Signori, questo blog è l’esempio del clima che c’è nel nostro complicato paese.
I fatti, gli eventi, i luoghi, il noto ristorante di cucina Giudia al portico d’Ottavia”, corrispondono.
Non le forme, il ritmo e il METODO, mai scrivere nulla di nulla, anche se in prescrizione e questo fatto, comprenderete, mi tranquillizza.
E’ la testimonianza che il gesuita, la femmina,il giacobino,l’eretico e il bandito, convivono nela stessa unità di tempo,di spazio e di luogo e talvolta anche di taverna e di alcova, come sempre, soprattutto a Roma, la grande meretrice.
Vedrete, non scriverà più.
Mai fare pronostici, dottore Pantani. Diceva uno, mi pare fosse inglese e che ti pare, che i pronostici più difficili sono quelli che riguardano il futuro. E infatti… oillòco, Peppe, Ezbollà per servirvi ! Com’è il fatto ? “il gesuita, la femmina, il giacobino,l’eretico e il bandito convivono nella stessa unità di tempo , di spazio e di luogo e talvolta anche di taverna e di alcova, come sempre, soprattutto a Roma, la grande meretrice. ” Bello, un po’ retorico se consentite, comunque ben scritto. Si vede l’impegno. Però, sempre se consentite, io non so se voi siate di sinistra o meno. Penso che un po’ sì e un po’ no (come molti del resto). Perchè se siete di sinistra qualcosa va migliorato dal punto di vista del politicamente corretto. Innanzitutto manca il ricchione. Quello ci dev’essere sempre, e infatti c’è sempre. Scordarselo è grave. E poi, questa donna… Io dico , questa donna la vogliamo qualificare ? O la teniamo solo come genere ? E che i giacobini tutti maschi erano ? Nossignore, a Napoli teniamo una dio’e giacobina come donna Lionora Pimentel. E che l’hanno appesa a fare a piazza Mercato ? Mica perchè era donna. O sì ? Vabbè, ma gli impiccatori mica erano politicamente corretti.
Vedete dottore Pantani, vi ho fatto un discorso tipicamente cossighiano. Paradossale, con sfoggio di erudizione ( la Fonseca Pimentel, ma se volevo strafare vi citavo Thomas Mann ‘ncopp’o gesuita, “La montagna incantata”) “la grande meretrice” è troppo banale, non vi offendete. Ma dal discorso non si capisce, qua sta il cossighismo, se io sono solo anticonformista o proprio omofobo, se io apprezzo le donne giacobine o tutto sommato penso che hanno fatto bene a impiccare quella zoccola della Pimentel ( sia chiaro io zoccola non l’ho detto, lo ha pensato qualcuno che mi ha sentito). Il risultato è che tutti resteranno per la loro parte soddisfatti e un po’ inquieti,i giornalisti si sdilinquiranno, diranno che sono brusco nei modi ma originale, altro che i soliti politici o troppo sciapi o troppo volgari ! Così Cossiga riusciva a vendere la sua mercanzia. Quanto alla simpatica PH la risposta è doppia : se parliamo di trasporto, blocchi e panetti non sono la stessa cosa, sono meglio i panetti, almeno secondo me, però dipende sempre dalla qualità del materiale. Se parliamo in senso figurato e i “blocchi” sono quelli di cui parlano i politici, allora il loro rapporto con i panetti , per quello che ho capito, è molto relativo. Magari venivano dall’estero ma sempre italiani li usavano e per fini tutti loro.
Secondo me pepep Ezbollà è CV.
Se così non fosse, prego CV di fornire un alibi.
Infatti,adesso è sgamato.
Ho scritto la femmina, non la donna, c’è differenza, la femmina è l’eterno feminino.
Essere donna può essere un fatto fisico, sentirsi femmina è un fatto, può essere uomo o donna.
La donna può essere la donna angelicata degli stilnovisti, la polena sulla nostra prua della barca tirrenica o adriatica denominata Nostra Signora del soccorso (o della fortuna),la Dulcinea del Toboso della burla ai libri di cavalleria del Grande Monco de Lepànto.
E’ Kagemusha invece il paraustiello,
PARA USTED, ecco l’uso spagnolesco del voi, vuestra merced:
“vuestra merced loco y yo mentecato”
E’ il contrasto tra essere e apparire (tra maschera e personaggio), apologo sulla teatralità, meditazione sulle mistificazioni e la violenza del potere e sulla caducità delle glorie politiche e militari.
Una parabola sulla relatività della verità, con un’apertura umanitaria nella parte del bandito e la Kyo, la moglie del samurai.
Assolto il suo compito e poi smascherato, il kagemusha viene scacciato.
Per quanto depenalizzata, io ritengo che l’ubriachezza molesta dovrebbe essere repressa con molta durezza, in ogni sua forma e in ogni luogo essa si manifesti.
Sui commenti presenti in questa discussione non riesco ad esprimere, almeno per ora, un commento diverso. Forse non colgo la “profondità”….probabilmente è solo colpa mia
Sorprende e dispiace che non si coglie lo spirito del periodo politico di riferimento dello scomparso.
E’ vero, si tratta della fine del secolo dello scorso millennio,ma sono passati appena un trentina d’anni, i coevi sono ancora qui,spettatori, testimoni e attori protagonisti.
Per farvi un esempio, prima per andare negli states bisognava chiedere il visto al consolato.
Ci facevano riempire un modulo in cui dichiaravamo che non eravamo iscritti al partito comunista e non volevamo attentare alla vita del presidente degli stati uniti…, sul serio!
Io dissi: ma vi pare che se volessi attentare alla vita del presidente ve lo verrei a dire prioprio a voi?
l’impiegata non rispose e ripetè la DOMANDA e io dissi: no, I’m tourist, not terrorist.
Questo era il clima, lo si chiamò guerra fredda, ma qui è stata a temperatura ad alta intensità, in ambiente già surriscaldato di nostro.
Saltavano in aria banche, treni,stazioni, piazze,aerei,si ammazzava la gente per strada, c’erano agguati, morivano pure i politici migliori, Moro, Bachelet, Ruffilli,Rossa,Tarantelli, i giornalisti, i magistrati, gli avvocati, i poliziotti, gli studenti, gli operai.
E’ del tutto evidente che cominciassero le pratiche di sdoganamento al bottegone e ci si ingegnava, Giorgio Napolitano era l’unico che parlava inglese e passò il visto, fecero l’eccezione al famoso questionario, per non fargli dichiarare il falso, vale a dire che era comunista, non che voleva ammazzare il presidente. E unico è rimasto, ma non voglio sfottere a nessuno, ricordo le perfide battute sulle banche internazionali dei nostri amici, che non parlano inglese.
Di C(K)ossiga possiamo avere tutti un’opinione differente, per me seppe magistralmente cavalcare la sua sublime pazzia in un paese di mediocri. Un folle anche divertente che i vari intrallazzoni democristiani, non essendo all’altezza di capire la sua situazione mentale depressa e paranoica, lo promossero via via per levarselo dalle scatole. E così è diventato l’uomo più titolato delle istituzioni italiane.
Plaudo alla Biologia e al Tempo che ci risolvono questi problemi (seppur in ritardo con le necessità), e spero che i medesimi ci aiutino a risolvere gli analoghi problemi presenti in tutto l’arco costituzionale.
A+ would read again
Anche io vorrei leggerne, di più.
Ho notato che mancava la gazzella dei Carabinieri o la pantera della Polizia all’angolo di Piazza Cavour a Roma, ho capito perchè ed ho collegato, facendo un pensiero deferente al presidente.