Politica e identità
Fino agli ultimi anni del millennio scorso il voto politico ed ancor più l’adesione ad un’area e ad un partito erano tra i principali elementi che contribuivano alla definizione del progetto d’identità sociale e culturale dell’individuo che le esprimeva.
Oggi non è più così, ma ciò non vuol dire che quest’esigenza non esista. C’è, ma non trova nella politica una sua possibile espressione.
La fase di trasformazione globale in atto rende difficile la formulazione di un progetto sociale e di una proposta di guida responsabile. Quanto detto vale per ogni polo politico, ma in misura maggiore per il polo solidale e progressista.
Tutti, infatti, per ora, inseguono il proprio elettorato di riferimento potenziale nella difesa dei propri interessi, cercano di difendere le posizioni delle cordate e dei clan e non propongono formule d’identità.
In particolare, il Partito Democratico, risultato della crasi impossibile tra i due poli diversi della solidarietà, quella progressista da un lato e quella conservatrice dall’altra, tra due formule etologiche diverse, è fermo sulla difesa delle sue trincee regionali, sindacali, di cordata e per questo stesso fatto perde terreno. Certamente non dà proposte d’identità.
Anche le forze ambientaliste, quelle che dovrebbero esprimere la consapevolezza dell’interdipendenza alla scala più vasta, quelle che hanno vestito l’abito della responsabilità solidale più ampia possibile.
Oggi sono, per lo più, ridotte a cordate per il mercatino delle cariche e delle consulenze nei parchi. E con ciò hanno ridotto la poetica dell’ambientalismo “puro” al ridicolo.
Com’è evidente dalla vicende politiche più recenti, le stesse posizioni di responsabilità, possibili e necessarie anche nei poli della conservazione e dell’espansione imprenditoriale, siano esse la dignità delle Istit uzioni, o la carica positiva della libertà d’impresa, hanno difficoltà ad esprimersi.
Sono, infatti, sommerse, ancor più di quelle degli altri poli, dall’egoismo della paura, come anche dalla protervia e cecità degli interessi, delle clientele, delle mafie, in ogni loro diversa espressione, privata e pubblica.
L’offerta di ruoli, di possibilità d’impegno e di simboli per poter vestire elementi d’identità responsabile è, quindi, molto scarsa. Ma la domanda c’è, esprime infatti un bisogno etologico profondo e quindi, fisiologico.
Nella propria particolare formula sociale, nell’attuale grigiore, inizia, o si rende più visibile di prima, l’offerta d’identità data dalla dignità della solidarietà cattolica.
Il “terzo polo” in corso d’identificazione, creatosi da scissioni di ambedue le cordate, potrebbe accorgersi di questa proposta, già presente nella società italiana e su questa ricostruire la formula di pace sociale e governo possibile che fu della migliore Democrazia Cristiana.
A questo processo, che potrebbe sottrarre al PD buona parte del mondo cattolico, l’unica risposta, a mio avviso, è ridefinire e ricostruire l’identità della sinistra progressista.
La strada è lunga e difficile, poiché non è così semplice dire quale sia il progresso, ma, se ci si ragiona un po’, si capisce che è l’unica percorribile e prima o dopo verrà percorsa. La sinistra, infatti, non può, per definizione, diventare destra. Peraltro, la destra sa fare la destra meglio della sinistra.
Se le strutture, le reti, le organizzazioni esistenti che si richiamano a parole alla sinistra non avvieranno questo processo e continueranno solo a difendere le barricate di potere e a denigrare gli altri poli, saranno altre organizzazioni a svilupparsi, a definire la sinistra nel mondo globale attuale ed ad offrire la possibilità di vestirne i panni.
Definire oggi un’etologia progressista e solidale non è affatto semplice. Infatti, nella crescita della comunità globale si vedono, per ora, i rischi della catastrofe e non si vedono ancora i bagliori della speranza.
Ma, tanto più difficile è il compito, tanto più emozionante può essere la sfida. La consapevolezza e la conoscenza delle dinamiche sono, in ogni caso, il primo passo.
Franco Paolinelli


‘Ma, tanto più difficile è il compito, tanto più emozionante può essere la sfida. La consapevolezza e la conoscenza delle dinamiche sono, in ogni caso, il primo passo’.
Da ciò deriva che TUTTO il vecchio modo di intendere la politica è da archiviare.
i partiti del dopo guerra, e gli agglomerati nati con la fine della Democrazia Cristiana e del gemello PCI NON riusciranno a fare nulla ma solo a peggiorare una situazione dell’Italia, complessivamente compromessa in modo irreversibile.
Chi imporrà alla politica di seguire i corsi logici degli atti necessari alle soluzioni sarà solo la crisi economica che metterà a confronto il modo di procurarsi da vivere delle categorie parassitarie, politiche comprese ed in conflitto d’interessi poiché da queste categorie NON verranno soluzioni ma solo problemi, e i produttori.
Sintomo. Al TG della RAI (televisione di Stato romana) dà la seguente notizia: “Gli italiani preferiscono pagare le tasse a rate”. Cioè le imprese non hanno soldi neppure per pagare il fisco. La maggior parte chiuderà e non pagherà più nulla, né poco né tanto.
Chi voterà chi?
Quali sono le categorie parassitarie, oltre a quelle che senza bassa politica non avrebbero un lavoro. I soliti poveracci di statali?
[...] Fonte Articolo: Politica e identità | The Frontpage [...]
Mah, chissà? Lo vedremo presto. Sicuramente tra i poveracci, chi non lo è ha altro da fare.
Non mi voglio avventurare in campi come economia e storia di cui so poco o nulla. Scrivo perché questa mia ignoranza forse può essere utile ,nel senso che posso rappresentare il punto di vista di molte persone semplici come me.
Che vi piaccia o no Liutprando fa centro stigmatizzando il pragmatismo dei tecnocrati della sinistra, che studiano il caso mentre l’ammalato muore.
Non si deve fare un grande sforzo per capire che le persone votano chi aderisce alle proprie richieste di bisogni. La sinistra, al contrario, è ancora alla ricerca del modello, della identità, della ideologia da inculcare da orientare al popolo votante… e state freschi!
Il lettore propone La ideologia. Quella cattolica. Niente di più sbagliato.
Bisogna andare a cercare i Bisogni. Pare ovvio che si deve partire da lì.
Attualmente ne vedo solo uno trascurato dalla destra ed è proprio quello più svilito dalla attuale sinistra, come ha ben detto il lettore: il bisogno, questo si massiccio, di pulizia.
Non parlo solo di ambiente , e già ci sarebbe da rivoluzionare commercio, abitudini, architettura, moda, stili di vita ecc.. ma parlo anche di pulizia nei rapporti sociali, di etica.
Questo comporta impegno e sforzo e la sinistra è convinta che il popolo bue e fiacco non seguirebbe.
Solo la Lega ha creduto nel coraggio della gente. Nella capacità di darsi delle regole per avere dei benefici comuni. Comuni a chi le segue, non certo a chi sfrutta parassitariamente il benessere che ne deriva. Chi può dargli torto?
Certo, immaginare una società attenta soprattutto alla salute fisica e mentale, alla correttezza nei rapporti è troppo.
Ma , come pare dicano gli americani, “se non hai una buona idea, abbine almeno una grande!”
Invito a leggere la lettera al CdS di Veltroni. In prtrevisioni di elezioni anticipate iniziano le primarie del PD
In caso di elezioni anticipate, parte lo scanna-scanna dentro il PD, altro che primarie. E poi, su che base, su quale piattaforma politica e per far cosa? Vogliamo pensare, per esempio, alle poche e (ben) confuse di Fassina sull’economia?
Per le idee di Fassina (responsabile Pd dell’economia) pregasi vedere qui: http://newrassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/pdf/rad5825B.tmp.pdf