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Veltroni
e il partito che non c’è

Luca Ricolfi su La Stampa ha invocato e descritto giorni fa il partito che non c’è: “un partito di uomini del nord e uomini del sud che riconosca che la frattura oggi non è tra nord e sud, nemmeno tra destra e sinistra, ma tra i tanti produttori che lavorano duro e rispettano la legge e i troppi parassiti che dissipano le risorse comuni e disprezzano le regole del gioco”.

Il Pd che a mio avviso risponde di più a quell’identikit è dal punto di vista “ideologico” quello del suo esordio (se si vuole un riferimento “giornalistico”, il famoso discorso del Lingotto) e dal punto di vista “programmatico” quello delle elezioni politiche del 2008 (non a caso a coordinare quel lavoro c’era una persona seria come Enrico Morando). Sono due periodi della vita del mio partito nei quali a guidarlo c’era Walter Veltroni. Le responsabilità che imputo al primo segretario del Pd, dunque, riguardano quanto avvenuto e – soprattutto – non avvenuto nei mesi successivi le elezioni politiche; non è dunque per pregiudizio verso l’ex segretario che dirò quel che dirò sulla sua scelta di scrivere la lettera all’Italia, pubblicata oggi dal Corriere della Sera.

Se torno sulle “colpe” di Veltroni è perchè lui scrive: “Forse è questo l’altro titolo per il quale sento di potermi rivolgere al mio Paese. Sono stato tra i pochi che si sono fatti da parte davvero (caricandomi responsabilità certo non solo mie)”. Questa frase in particolare, ma tutta la lettera lo è, è sorprendente e dice molto della psicologia dell’autore (e se fosse solo questo potremmo soprassedere), ma soprattutto delle ragioni per le quali i “perpetui” si perpetuano. Infatti i perpetui proliferano in questo continuo narrare verità soltanto verosimili, nel quale il Veltroni (come pochi altri in politica, forse solo Berlusconi e Bossi) è maestro.

Questo propagandare “narrazioni” che omettono le parti più scomode della storia è uno dei comportamenti che più avallano proprio quella politica del “tempo leggero e bulimico” che anche Veltroni stigmatizza. Tempo leggero e bulimico e memoria corta di un’opinione pubblica disabituata a ragionare con la propria testa sono a mio avviso le principali cause della stagnazione italiana, visto che consentono che nessuno paghi mai in termini di consenso i propri fallimenti.

Della frase che ho ricordato (non una frase a caso visto che è messa lì per rivendicare il titolo che consentirebbe oggi a Veltroni di scrivere quell’intervento); di quella frase colpisce un avverbio: davvero (“uno dei pochi che si è fatto da parte davvero”). Metterla nella lettera che sancisce il suo ritorno in campo è – diciamo – un tantinello azzardato e dà a tutta la missiva un taglio quanto meno paradossale. Per giunta inficiandola alla radice, dato che viola il principio di non contraddizione. Posso scrivere al Paese per mezzo del più autorevole quotidiano italiano (e dunque ripropormi nell’agone politico) in ragione del fatto che mi sono fatto da parte. E “davvero” per giunta.

“Il nostro Paese merita di più”, scrive Veltroni e io concordo. Non abbiamo certamente bisogno di verità edulcorate e storie riscritte dagli sconfitti per continuare a costruire quel partito capace di cambiare l’Italia. Quel partito che non c’è e del quale abbiamo sempre più bisogno.

È difficile. È possibile.

Marco Campione

10 commenti a “Veltroni
e il partito che non c’è”

  1. [...] l’articolo integrale: Veltroni e il partito che non c’è Potrebbero interessarti anche i seguenti articoli:Veltroni: “Sì a governo tecnico”. E nel Pd [...]

  2. Liutprando scrive:

    “un partito di uomini del nord e uomini del sud che riconosca che la frattura oggi non è tra nord e sud, nemmeno tra destra e sinistra, ma tra i tanti produttori che lavorano duro e rispettano la legge e i troppi parassiti che dissipano le risorse comuni e disprezzano le regole del gioco”

    Avanti così con idee chiare. Sia per l’analisi dei fatti che per le soluzioni auspicabili.

    Ne riparliamo a natale. Che è meglio.

  3. ItalianPolitics scrive:

    Si dice che Veltroni si è “fatto da parte per davvero”, uno dei pochi. Ripetiamo: “Ma davvero?” E allora chi era quel Franceschini che voleva arrivare alla segreteria Pd a dispetto di Bersani (lui sì, ombra del Dalemone Princeps)?
    Sarebbe ora che si finisse di scherzare con l’intelligenza e le sensibilità di migliaia di persone che nell’idea del Pd vi hanno veramente creduto (un rinnovamento generale di cultura politica italiana, sebbene bruttissima copia del Compromesso Storico).
    E’ curioso, così per dire, che Veltroni sia comparso proprio di questi tempi di crisi del governo berlusconiano e pensiamo davvero maluccio se ipotizziamo un ritorno all’agone politico. Possiamo però star tranquilli: al Pd saranno abbastanza impegnati per fottersi a vicenda e continuare a non costruire nulla.

  4. Un esule scrive:

    Mi ripeto. La lettera di Veltroni al CdS e’ un pretesto per iniziare le primarie PD in caso di definizione dello sfidante di SB in caso di elezioni anticipate.
    Pero’ che pena. Non avrei mai pensato che il PdL finisse in cupio dissolvi… Sapevo che all’uscita dalla scena di SB si sarebbe modificato per sopravvivere… Ma dover rivedere WV contro SB….

  5. Roberto scrive:

    Veltroni è stato l’unico leader PD a presentarsi alle elezioni con un progetto e con una linea sufficientemente chiara.
    Tutti quanti poi si sono dannati l’anima (specialmente i dalemiani) e stracciate le vesti per la sconfitta elettorale.
    Non poteva non andare così, anzi avrebbe potuto essere un disastro di proporzioni enormi.
    Gli Italiani avevano reagito “violentemente” ai quasi due anni di Prodi 1 (durato otto mesi ) e di Prodi 2 (durato un anno), una delle peggiori esperienze toccategli dal dopoguerra in poi.
    Meritavamo, come sinistra, una punizione esemplare.
    Abbiamo preso il 33,4%.
    Un miracolo.
    Da qui occorreva ripartire per accelerare il ricambio dei vecchi gruppi dirigenti a tutti i livelli, il radicamento del PD nell’area liberale e riformista, lo sganciamento (soprattutto culturale) dai cosiddetti “padri nobili”, per disancorare il partito dal rischio di compromesso storico nuova edizione e dai veleni del cattocomunismo.
    Ci ritroviamo con Bersani e la Bindi, insieme con Di Pietro, nel ruolo di piccoli chimici alle prese con le mefitiche formule ribaltoniste, massima espressione di alto profilo dell’elaborazione politica e progettuale.
    Non so se si tornerà alle urne: se così sarà, occorrerà un nuovo miracolo per “perdere con dignità”.
    Capisco che codesta leva di intellettuali sopraffini disdegna l’opinione, la presenza, i luoghi ove “il popolo” vive, lavora e si diverte: si degnino di frequentare una spiaggia “popolare” toscana o romagnola, un bar, un treno di pendolari, un mercato, una “fabbrichètta” (con la e larga): capiranno immediatamente, purtroppo, come si orienterà il voto.
    Tira al verde, ma non quello di Pecoraro Scanio.

  6. Marco Campione scrive:

    Roberto, concordo abbastanza col tuo commento non mi piace molto il tono e quel “33,4%” (33,2 è il risultato, ma almeno non fai come Veltroni che arrotond a 34). Il mio intervento non a caso “salva” il Veltroni delle Politiche. Il problema è che per quello che è successo dopo il responsabile è (anche) lui. E per questo dovrebbe mettersi nella prospettiva di smettere col cattivo (o buon) esempio e applicarsi a dare buoni (o cattivi) consigli.

  7. [...] 25 agosto 2010 di Champ Lascia un commento Riapro il blog con molta soddisfazione per essere riuscito a resistere alla tentazione di aggiornarlo. L’unico accadimento che ha rischiato di farmi desistere è stata la lettera al Paese inviata dal BVZW, ma per fortuna il mio commento ha trovato ospitalità altrove. [...]

  8. Roberto scrive:

    @marco campione
    Scusa, sì, è vero: prendemmo il 33,2%.
    Cioè un elettore su tre votò PD: ripeto, un miracolo, oppure molti avevano creduto possibile non solo voltare pagina, “ma anche” cambiare il libro.
    Il tono può non piacere, ma dipende da una grande delusione.
    Non è vero che Bersani, Bindi e D’alema non sanno fare politica: essi SCELGONO.
    Scelgono la strada dei trafficanti e dei rigattieri per tornare al governo, scelgono l’understatement politico e progettuale poichè, anche fuori dal governo, le regole attuali consentono ampli poteri e gustose rendite di posizione.
    Il loro è un “oggi” eterno, da fare durare il più a lungo possibile, poichè sanno che non avranno un domani, non è nelle loro disponibilità ragionare su tempi medio-lunghi, trasmettere una “visione” del paese…..
    Ma se elezioni saranno, non è poi così fuori dal mondo ipotizzare un avanzamento significativo, forse decisivo, in Emilia, Romagna e Toscana della Lega.
    Allora sì, ne vedremo delle belle!

  9. umberto scrive:

    A Veltroni si deve il coraggio di avere contribuito a far fuori tutta l’estrema sinistra. Ma il suo peccato è stata l’alleanza con Di Petro,se non l’avesse fatta l’avrei votato. ma forse aveva un debito con il magistrato Di Pietro?

  10. Ciro scrive:

    @ Umberto, non credo che Veltroni abbia avuto coraggio. Ha semplicemente creduto (sbagliando) che i cattolici avrebbero cosi’ votato per lui e la Sinistra turandosi il naso sarebbe stata costretta di fatto a fare lo stesso.
    Ma di cattolici non ne ha acchiappato neanche uno e la sinistra si è suicidata da sola, ma a lui non ha dato il voto.

  11. Ciro scrive:

    Rutelli ha detto una cosa sensata :)

    http://www.ilvelino.it/articolo.php?Id=1187056

    Che si riesca veramente a cambiare qualcosa in Italia? Vedremo.

  12. umberto scrive:

    Caro Ciro, ci voleva coraggio per un ex comunista di non allearsi con l’estrema sinistra. Se non ha preso i voti dei “cattolici” è stato forse che non era credibile il programma politico. Ma deve ancora spiegare perchè fece l’accordo con Di Pietro.

  13. [...] di Angelo Vassallo, ho pensato a quelle parole dell’articolo di Luca Ricolfi che ho ricordato qui, parlando di un partito che non c’è. A sindaci come Vassallo, a cittadini del Sud come Vassallo, [...]

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