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Il gioco della vendetta

“Lady Mafia non si faceva mancare nulla. Aveva i soldi. Aveva un amante, un ragazzo di quasi vent’anni più giovane di lei, che le faceva da autista e da gestore del suo impero di bische clandestine. Aveva a disposizione altri 16 uomini, pronti a placarne gli appetiti, concubini di fatto”. Poco importano i capi d’accusa per gioco d’azzardo, associazione mafiosa, sequestro di persona, corruzione, o il ruolo chiave di un funzionario del Partito comunista cinese, Bo Xilai, che ha deciso di usare la legalità per far carriera (quando si dice la coincidenza).

È il voyeurismo, ovviamente, la ragione per cui il processo a Xie Camping ha riempito le pagine dei giornali d’Occidente. Sesso e potere a ruoli invertiti, con la donna nel ruolo di dominatrix spietata e assatanata, costituiscono un mix irresistibile: la nemesi del paradigma patriarcale e maschilista dominante (in Cina e nel resto del mondo) e insieme la sceneggiatura perfetta di un’alternativa che cambia poco o nulla (il potere rimane spietato, il dominio sui corpi – maschili in questo caso – pure).

Le vittime, solitamente consenzienti per non dire entusiaste (il favorito di Xie Camping ha avuto 24 mila euro per farsi l’auto e aprire un salone da parrucchiere; in Italia diventano ministre, parlamentari, giornaliste o attrici), probabilmente si trasformeranno in carnefici, fornendo al paradigma di potere nuova linfa. Questo dovrebbe bastare per tappare la bocca ai pan-umanisti, come li ha chiamati l’onnipresente Liutprando commentando “Femministe sui tacchi a spillo” di Kuliscioff, sempre lì a strillare contro il velinismo e la mercificazione del corpo delle donne.

Se la faccenda riguardasse solo Barbara Contini, Daniela Santanché, Mara Carfagna e il circuito politico-mediatico nostrano (di destra e di sinistra), che in una maniera o nell’altra agita la questione femminile a fini di (pre)tattica, si potrebbe anche rispondere un bel chissenefrega e cambiare canale. Disgraziatamente in Italia la subcultura maschilista (così come l’omofobia e la xenofobia) prima di essere un ostacolo alla meritocrazia è un problema di ordine pubblico che colpisce (in particolare) le donne attraenti.

Per loro e per tutte le donne che almeno una volta hanno avuto voglia di spaccare la testa al maschietto demente che fischiava o faceva gesti o diceva cazzate o peggio e non l’hanno mai fatto (né li hanno filmati e torturati mediaticamente come la mitica Zhang Yu) c’è Hey Baby, il videogioco ideato da Suyin Looui (studentessa canadese trentenne di origini asiatiche) che ha come protagonista una donna che ammazza gli uomini che molestano le passanti. La loro vendetta digitale.

Blog:
http://orione.ilcannocchiale.it

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