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Un ministro contro il Leviatano

Nel fuoco della guerriglia sul processo breve e sulle case a Montecarlo, il ministro del Welfare, Sacconi, ha rilasciato un’importante intervista al Corsera dichiarando, tra l’altro, “diamo più spazio alla società, con la crisi è finito lo stato pesante”…

Evviva, verrebbe da dire, c’è un liberista al governo, non sarà libertino e nemmeno liberal, ma con l’aria che tira è un bello sforzo davvero.
Da tempo ormai gli establishment di destra e di sinistra preferiscono dividersi in manettari contro Berlusconi o contro Fini, contro la cricca o contro i tifosi… Gli “strateghi” invece si esercitano su formule di governi anti-elettorali e leggi neoelettorali. La spinta propulsiva del liberismo berlusconiano  sembra esaurita  da tempo… dunque verrebbe da dire “too little, too late”, pensando al Tremonti che cita Berlinguer, o quello che ripudia il liberismo.

Con questi chiari di luna, sentire uno che se la prende con lo stato pesante e contro il Leviatano fa commuovere e non si può lasciarlo solo; tanto più che l’idea si basa su esperienze concrete in corso, si affianca alla proposta  di rivedere tutele e sistemi industriali avanzata da Marchionne, l’unica finora formulata per cercare un’appiglio nella crisi mondiale dell’auto. L’idea di una società più forte, come quella del conservatore Cameron, di una “Big Society” cui affidare più responsabilità e fiducia, da noi è certamente controtendenza, tanto più che si accompagna a qualche interessante  considerazione di “antropologia politica”: che al ministro appare negativa soprattutto nella sinistra tradizionale e positiva nel mondo cattolico che va da Cl ai cattolici del Pd, per via di una maggiore
fiducia nelle persone , che sta dietro ad esempio all’idea di sussidiarietà. C’è del vero alla luce dell’esperienza. Certo una concezione del genere è amica di una impostazione laica del rapporto tra individuo e istituzioni, che  non appartiene ahimè ai fondatori della repubblica, e non è facile ritrovare, o ridefinire, neppure negli interlocutori del “laicismo adulto” cui Sacconi aspira.

Certo ci vuole un bell’impeto rivoluzionario e una affinità con la rivoluzione tecnologica-sociale che in Italia non è dato vedere. Comunque rispetto alla piccola politica e alle polemiche rifritte degli ultimi 20 anni, rispetto alle schifezze di questi giorni: onore al merito di una discussione così, se ci sarà mai… Se son rose fioriranno e speriamo non restino isolate.

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