rss twitter facebook youtube search
top

Il fattore Casini

La gazzarra di ieri alla Festa democratica di Torino, dove i fan di Di Pietro hanno contestato Marini, non è un incidente di fine estate. Può darsi che il capo dell’Italia dei valori si sia portato la clacque, e può anche darsi che l’ottimo Lino Paganelli, il deus ex machina della festa, abbia fatto un errore di logistica dimenticandosi di dislocare due o tre plotoni di ex democristiani. Ma, se pure è andata così, si tratta di un dettaglio. Con Nichi Vendola sarebbe accaduta la stessa cosa. Perché il Pd oggi è come l’Italia del Cinquecento, contesa dalle nascenti potenze europee nella sostanziale indifferenza dei suoi abitanti, che efficacemente coniarono uno slogan destinato a durare: “O Franza o Spagna, purché se magna”.

I militanti e il ceto politico del Pd sperano di magnare con Vendola e con Di Pietro, senza rendersi conto che Vendola e Di Pietro, nel frattempo, li stanno magnando alla grande. L’“amalgama non riuscito” è diventato terra di nessuno, influenzabile e contendibile. Sebbene il neobertinottismo pop-contadino di Vendola e il lugubre giustizialismo di Di Pietro non abbiano nulla a che fare con la sinistra del ventunesimo secolo, il Pd non sembra capace di reagire. E anziché elaborare, costruire e sperimentare una cultura di governo riformista e liberale, si accoda al radicalismo straccione del governatore pugliese e all’autoritarismo giudiziario dell’ex Pm.

In queste condizioni, il “nuovo Ulivo” è già morto. O meglio: sarà un’arruffata alleanza elettorale con l’Italia dei valori e con Sinistra e libertà, senza alcuna coerenza programmatica, tenuta insieme dall’antiberlusconismo e destinata a dissolversi un minuto dopo l’inevitabile sconfitta.

C’è un’altra strada possibile: fare i conti con Casini e con i suoi (prossimi) alleati, Rutelli e Fini. Il “nuovo Ulivo”, se davvero si ritiene di voler recuperare il senso originale di quell’esperienza e il suo respiro riformista e di governo, non può fingere che non esista un’area politica che, nei fatti, corrisponde alla defunta Margherita in termini di quantità e di qualità.

Naturalmente, il rapporto con Casini, che non per caso è stato il casus belli a Torino, impone una riflessione molto seria e una scelta politica altrettanto netta. Con una riforma elettorale “tedesca”, il problema sarebbe rinviato al dopo-elezioni. Ma la legge elettorale non cambierà. E per ovvi motivi il leader dell’Udc e i suoi alleati non entreranno mai in un’alleanza con Di Pietro e Vendola. È il Pd che deve scegliere: può sciogliersi nell’amalgama gruppettaro e giustizialista, oppure costruire un’alleanza riformista di governo. Le elezioni non sono lontane.

17 commenti a “Il fattore Casini”

  1. Liutprando scrive:

    ‘la sinistra del ventunesimo secolo’
    GULP!

    ‘recuperare il senso originale di quell’esperienza e il suo respiro riformista e di governo, non può fingere che non esista un’area politica che, nei fatti, corrisponde alla defunta Margherita in termini di quantità e di qualità’
    GULP!

    ‘Le elezioni non sono lontane’.
    GULP!

    La politika come il giornalismo?
    Così lontani dalla realtà da fare un mondo minore?

    FR, ma quale riformismo? E’ mai esistito in Italia? Ha mai concretizzato in meglio qualcosa?
    Riformismo= giustificazione di ogni fallimento.

  2. [...] l’articolo integrale: Il fattore Casini Post correlati2 settembre 2010 — Il fattore Casini (0)La gazzarra di ieri alla Festa democratica [...]

  3. Roberto D. scrive:

    FR. che dire, per me quelli del Pd sono imbalsamati. Respirano ancora ? si rendono conto del disastro che li attende ? l’estinzione.

  4. Luigi Rintallo scrive:

    Lo dico e lo ripeto da un po’. La via d’uscita per il PD è quella dello spariglio: presenti una proposta di legge sulla riforma della giustizia che lo emancipi dalla sua sottomissione alla corporazione in toga. Dimostri che la riforma della giustizia si può fare senza leggi schiva-processi, ma con responsabilità dei pm e controlli severi sui loro arbitri (se non eversioni). A quel punto, Di Pietro si rivelerà per quello che è: l’estremo difensore dei privilegi di casta dei magistrati. Berlusconi verrebbe stanato come un inconcludente nel settore chiave per il rilancio dell’Italia, vale a dire proprio la giustizia (altro che ministero dello sviluppo economico! checché ne dica Napolitano). Il ridimensionamento dei magistrati e il loro rientro nella legalità costituzionale segnerebbe la premessa per una stagione di riforme più generali: dal lavoro (niente più sentenze con l’eskimo) alla sicurezza e agli investimenti. Il tutto determinerebbe l’inutilità di rincorrere Casini, perché spaccherebbe in due come una mela il Pdl, spiazzando anche Fini e le sue velleità presidenziali.

  5. renato scrive:

    bravo rintallo
    ma per fare una cosa del genere che spiazzerebbe anche un berlusconiano come me, ci vuole una dote che la sinistra italiana, a partire dal suo attuale massimo rappresentante, il capo dello stato, non ha mai avuto: il coraggio.

  6. Roberto scrive:

    Sono daccordo con Rintallo.
    Ma la via dello spariglio, che non è tattica, ma strategica, presuppone un gruppo dirigente coraggioso, che proietti a medio termine il tempo necessario affinchè l’idea, il progetto sia traducibile in effetto di governo.
    Presuppone che il gruppo dirigente sia convinto ed unito nel perseguire una strada riformista che possa fare decollare il paese, sconfiggendo i grossi coacervi di conservazione e le corporazioni,che condizionano pesantemente la vita politica, economica e sociale di questo paese.
    Presuppone la scelta del proprio “esercito”, cioè della propria base sociale ed economica su cui costruire il consenso ed allargarlo: io penso ai produttori (famiglie, operai,partite iva, agricoltori,commercianti,artigiani) prima di tutto.
    Presuppone un progetto fatto di quattro-cinque punti (non duemila pagine), tramite cui non gli addetti ai lavori, ma la gente comune capisca immediatamente ove si va a parare.
    Energia: come garantiremo i consumi attuali e quelli futuri?
    Con quattro pannelli e sei eliche, oppure attraverso il nucleare, con l’effetto trascinamento che coinvolgerà università, ricerca, nuove professioni?
    Economia: le attuali relazioni industriali ed il sistema di regole connesso ci aiutano a diventare un paese moderno, appetibile per il capitale estero e nostrano?
    Non ho dubbi che il prof.Ichino saprebbe meglio di me scrivere questa parte di programma
    Giustizia:la chiudiamo con gli “opposti estremismi” delle leggi ad personam e della corporazione dei magistrati?
    Vogliamo che questo paese rientri nel diritto e nella libertà oppure restiamo con le tricoteuses ed i tribunali del popolo mediatico-sanfedista?
    Fisco: introduciamo il conflitto di interesse, privilegiamo la famiglia ed il lavoro, guardiamo agli studi di settore come strumenti non per determinare empiricamente il reddito, ma per valutare il costo della vita e della produzione di reddito in un dato territorio?
    Stato: basta con le sceneggiate regionaliste: abbiamo già dato troppo in termini di “casino” e costi (insopportabili) di sistema.
    Sussidiarietà (quanto ci costa? è necessario farlo? e se è necessario, c’è nessun privato che voglia farlo?
    Chi lo fa, se non esistono alternative nel privato, lo stato, la regione,la provincia o il comune?)
    Riforma istituzionale, a partire dalla testa del sistema.
    Chiudere in fretta l’epoca della rappresentanza e del parlamentarismo, che non esiste più o non è mai esistita nei paesi a noi vicini e simili.
    La gente deve votare per decidere chi governa, non chi va al parlamento (questa è una grossa differenza rispetto a Casini e Fini, che sanno bene come una piccola forza parlamentare può condizionare pesantemente, se schierata a presidio dei “guadi” ove ogni governo deve necessariamente transitare, qualsiasi maggioranza lo componga o forza elettorale esprima).
    Scusate l’estrema sinteticità, ma credo di essermi spiegato.
    In quanto a ciò che scrive Renato, temo che l’attuale dirigenza PD sicuramente difetti di coraggio, preferendo vivacchiare di rendita anzichè cimentarsi nella dura prova del progetto e della costruzione di un’alternativa,ma la chiusura totale e l’identificazione letterale con le posizioni di Palamara e dei magistrati “giacobini” evidenzia una subalternità dalla quale parrebbe “opportuno” non discostarsi.
    Gli avvisi di garanzia, che qualcuno ha trasformato da strumenti di garanzia, appunto, a pesanti condanne a prescindere, sono sempre lì, dietro l’angolo.

  7. ugo scrive:

    Roberto, lei ha messo tutto in moneta spiccia. Concordo pienamente. Il guaio è che l’unico che sarebbe stato in grado di gestire una partita del genere è già morto. E non è roba per succedanei.

  8. Ciro scrive:

    La cosa incredibile che noi “semplici cittadini” sembra che abbiamo più buon senso della leadership che al momento gestisce il Paese.

    Triste da dire me sembra proprio cosi’. Esattamente come a scuola quando i ragazzini si comportano meglio degli insegnanti.

  9. Luigi Rintallo scrive:

    Permettetemi di giocare di fantasia e raccontarvi cosa mi piacerebbe accadesse. Il segretario pro-tempore del PD convoca una conferenza stampa per annunciare il pacchetto giustizia. Alla conferenza si presenta con Luciano Violante al fianco (Taverna è meglio tenerlo chiuso nello sgabuzzino), il quale comincia a illustrarlo così: 1) legge di revisione costituzionale che rovescia la percentuale dei 2/3 del CSM in favore degli esterni all’ordine giudiziario; 2) a contenimento dell’obbligatorietà dell’azione penale, introduzione di una sessione parlamentare (come per la finanziaria) in cui ogni anno si danno le linee guida per le procure; 3) nel rispetto del referendum del 1987 introduzione di una vera responsabilità civile del magistrato, con precisa casistica delle situazioni di dolo da sanzionare; 4)ripristino dell’istruttoria e del rispetto della gerarchia nell’ambito delle procure, onde evitare i creativi alla Woodcock o De Magistris; 5)delimitazione dei campi di intervento del pm, sia nel tempo che negli spazi di azione da dividere con una polizia giudiziaria resa più autonoma. Di fronte a questo “ceffone” all’ANM rimarrebbero basiti (immagino la faccia di Spataro). Ma li vorrei proprio vedere gli avvisi di garanzia che partono nei confronti di Violante… Puf! il sogno è svanito, e mi tocca concordare con Renato e Roberto.

  10. roberto scrive:

    @Rintallo
    Lei è troppo buono.
    Non dimentichi il ruolo di Spataro nell’affare Tortora.
    Se un quadro aziendale avesse fatto una puttanata simile, sarebbe stato destinato alla pulizia cessi perpetua, altro che carriera garantita, come il 6 politico!
    Non dimentichi neppure il trattamento che questi gigli di campo riservarono al povero Giovanni Falcone, morto ammazzato quando decise di collaborare con il Ministro Martelli, che invece fu giustiziato da un provvidenziale avviso di garanzia.
    Questi non esiterebbero a mangiarsi vivo Violante, nonostante siano tutti figli suoi, qualore avanzasse le ipotesi di cui parlava.

  11. Mack the Knife scrive:

    Sarà un gran giorno quello in cui leggerò argomentazioni serie che dimostrino perché quella con Casini sarebbe una seria alleanza riformista di governo, quella con Vendola e Di Pietro un’arruffata alleanza senza coerenza programmatica, senza far finta che i fantasiosi e misticheggianti neologismi come “neobertinottismo pop-contadino” o “radicalismo straccione” siano argomentazioni dal reale contenuto politico.

    E non pretendo certo che qualcuno si ricordi che il Pd è un partito di centro-sinistra, e non so in che paese del mondo tra un partito come il Pd e An potrebbe darsi una coerenza programmatica che vada oltre la volontà di fare bottino sulle rovine del berlusconismo.

  12. Luigi Rintallo scrive:

    @ Mack the Knife
    Vero. Nel 1987 l’80% si pronunciò a favore della responsabilità civile dei magistrati. Di quella percentuale gran parte era di sinistra (ricordiamo che De Mita optò per l’astensione, volta a far fallire la consultazione). E dentro c’erano sì i socialisti, ma pure tant’altra parte della sinistra (dal Pci non schiavo delle toghe ai gruppi a sinistra del Pci). Quindi, un PD che si riscoprisse anti-giustizialista mostrerebbe più coerenza politica di quanto non si creda.

  13. Cesare Luigi scrive:

    Se gli oggi tanto scomodi Togliatti, Berlinguer, Amendola non avessero avuto delle idee e dei progetti – in parte, è vero, falliti – non avrebbero saputo tenere insieme tanta gente, frenare i rigurgiti di “violentismo”, e, nel contempo, collaborare (eh sì, diciamolo una buona volta – eh Rondolino!?)con gli avversari a mandare avanti la baracca. La differenza è che quelli, checchè ne dica la vulgata di oggi, avevano una statura politica e un senso dello stato che gli omuncoli di oggi manco si sognano. Mica erano santi, nè loro, nè De Gasperi, nè Moro; ma, perdinci, hanno saputo tirare fuori questo strambo paese da grandi disastri, dovendosi muovere a livello internazionale come un fragile vaso di coccio tra robusti vasi di ferro armato.
    Questa manica di bischeri di oggi, non sa cosa vuole, nè cosa fare; ma le poltrone, le poltroncine e gli strapuntini, quelli sì che li vuole. E allora, ragazzi, imbarchiamoci tutti insieme verso il….. vuoto. Alleluia!

  14. Mack the Knife scrive:

    Ottimo Cesare Luigi.
    @ Luigi Rintallo: grazie, almeno questa è una risposta. Ma è la concezione della giustizia l’unico punto dirimente per decidere le alleanze? Non è una novità che il garantismo appartenga alla storia della sinistra, così come le appartiene la vena antimagistratura ( invito a leggere almeno l’ultima frase di “perché il processo?” di Pasolini, dalle Lettere Luterane: http://paginecorsare.myblog.it/archive/2008/09/25/il-romanzo-delle-stragi-di-pier-paolo-pasolini.html ). Detto ciò, non esistono altri temi riguardanti il lavoro, l’immigrazione, l’istruzione, la politica estera che differenzino la sedicente sinistra da Casini e (!) da Fini? I Marini, le Rosi Bindi ne sono a conoscenza?

    E Casini, è giusto definirlo un garantista o la parola più adeguata sarebbe colluso? Mi pare un po’ scontato che facciano i garantisti coloro che accolgono in seno condannati per mafia, diverso sarebbe il garantismo associato alla pulizia morale, ma in questo momento ne vedo ben pochi esempi. E Di Pietro, lo si può chiamare forcaiolo in uno dei paesi con più corruzione dell’occidente, o è bene contestualizzare?

  15. Luigi Rintallo scrive:

    @ Mack the Knife
    Il problema di Di Pietro non è che sia un forcaiolo, ma che sia un opportunista dai contorni poco chiari. Quasi quanto Casini. Ma lasciamo perdere… Il punto è che la giustizia è davvero un punto dirimente, da cui dipende la soluzione di tutti gli altri aspetti. Se io delego a una corporazione priva di credibilità compiti impropri è chiaro che avrò poi grandi difficoltà. In primo luogo a combattere mafia e corruzione. Lo dimostrano gli ultimi anni di processi anti-mafia, per esempio: ben lontani dai risultati del giudice istruttore Giovanni Falcone (non a caso Scarpinato, per processare Andreotti, ha detto che senza la sua morte ciò non sarebbe stato possibile; perché, aggiungo io, non avrebbe fatto fare quella pessima figura alla giustizia italiana).

  16. Roberto D. scrive:

    Mack the Knife. si Di Pietro è soltanto un forcaiolo anche in un paese con più corruzione dell’occidente. Ha mai sentito una idea del sig. Di Pietro su l’economia, sulla riforma della giustiza in Italia, come ridurre la durata dei processi, una scuola più decente, gli sprechi della sanità ? ecc. Uno che dice: se ricevi un avviso di garanzia devi correre dal giudice a dimostrare la tua innocenza, invertendo l’onere della prova dell’accusa andando contro la costituzione. Di Pietro è solo uno che mette in pratica quello che già altri prima di lui hanno fatto nei secoli passati, la forca prima di tutto dopo vedremo, se mi viene un idea qualcosa faremo. diceva qualcuno :”capisci che se mettete in primo piano la ghigliottina e con tanto entusiasmo è semplicemente perché tagliar teste è la cosa più facile, mentre avere un’idea è la più difficile!”. di Di Pietro nella storia ce sono stati tanti e tutti sono stati chiamati in un solo modo: forcaioli o giustizialisti che è più chic.

  17. Ciro scrive:

    Amici cari Di Pietro è un furbacchione come lo fu Masaniello. Uno che ha trovato unp slogan che incendia qualche testa vuota. Ma il problema in Italia è più grande di Di Pietro o Grillo. è l’ignoranza che parla e spesso comanda. Come quelli che parlano di energia nucleare senza avere le basi scientifiche per farlo, o quelli che parlano e criticano gli OGM.

    In questo Berlusconi ha una colpa. Se io avessi le TV le userei anche per spiegare scientificamente alla gente che vuol dire nucleare, ogm e… giustizia, scuola, pubblica amministrazione e quello che una volta si chiamava educazione civica che la gente non ha più

  18. [...] che si va facendo sempre più strada, lo dimostra l’antipasto che qualche giorno prima era stato riservato a Marini. Di rete e di pericoli reali se ne parlava qui, subito prima delle [...]

  19. [...] con Di Pietro e di lasciare al suo destino Vendola. Com’è stato  già brillantemente spiegato in questo sito, Casini così resterà in posizione d’attesa tra una chiamata – Bossi consenziente – di [...]

  20. umberto scrive:

    Caro Rintallo, dimentichi che gli ex PCI insieme agli ex DC di sinistra, stanno pagando alla Magistratura il prezzo del 1992? altrimenti come se ne uscivano quasi puliti? La canditatura di Di Pietro al Mugello non fu un ritorno di favori?

Che ne pensi? Commenta!

top