Boeri, Passera e gli squadristi del sospetto
Abbiamo creduto per una breve stagione che il tafazzismo e lo scontro intestino fossero appannaggio solo della sinistra… fino a che è esploso il caso Fini.
Il tafazzismo passato dalla sinistra alla destra si è impastato con il moralismo amorale, il giustizialismo ingiusto, e lo squadrismo del sospetto, e ha preso a dilagare ovunque. Ha torto dunque Bersani a dire che è il solo berlusconismo ad aver portato la lotta politica nella fogna… Due prove di fogna “centro-sinistre” e recenti: Boeri e Passera.
Sul candidato sindaco a Milano non mancano discussioni anche a destra. A sinistra prevale l’idea che debba trattarsi di un esponente della società civile, ma i due filoni del “debenedettismo”, vera direzione strategica del CS, sono divisi: Scalfari punta sull’architetto Boeri e l’Ingegnere su Pisapia, più politico. I guerrieri del giustizialismo sono incerti, ma intanto a La7 Peter Gomez, maresciallo del Fatto, questurino documentato, iracondo e biascicante, chiarisce quale sarà l’atteggiamento del giornale delle procure: “l’architetto Boeri non può perché lavora per Ligresti nell’ambito dell’Expo, semmai suo fratello Tito” (o suo nonno! nda).
Una simpatica anteprima del balletto che allieterà la sinistra, fino alle uniche elezioni per ora certe che sono le comunali della prossima primavera. La danza, forse, ripercorrerà le movenze del dibattito avviato dal teologo Mancuso sulla liceità dell’asservimento a Mondadori degli autori di sinistra. Dibattito rapidamente risolto grazie alla vicinanza delle ragioni del cuore con quelle del portafoglio nell’unica categoria la cui eticità è in sé indubitabile: i giornalisti e gli autori di sinistra.
Lo stesso Barbapapà ha reso la loro posizione inattaccabile, nonostante la pecunia provenisse dal padrone-mafioso-dittatore, grazie ad una legge “ad aziendas” (molte altre ne beneficiano). La chiarificazione sarà molto più difficile perché gli architetti non sono certo come i giornalisti , i filosofi, i teologi e i magistrati, che nascono e restano senza peccato. Le loro parcelle sono spesso altissime, e nonostante le ripetute professioni di fede antiberlusconiana, questi (architetti) non svolgono una funzione di custodia e gestione della morale pubblica come quegli altri. I loro proventi si debbono ad amministrazioni pubbliche (e transeat quando sono di sinistra), ma a volte progettano opere commissionate da costruttori o amministratori di centro destra. Capite? Cementificatori, palazzinari, capitalisti, dunque corrotti di per sé e di destra (in generale) come Ligresti, per di più coinvolti nello scempio del secolo, voluto da destra e sinistra, l’Expo 2015. Insomma: per i candidati “archistar”, come si dice nel paese del dolce stil novo politico, sono cazzi amari.
Per i banchieri non ne parliamo: stavolta il warning (come si dice in italiano? avvertimento mafioso?) è arrivato a Corrado Passera. Eh sì: dopo le prime interviste, ferme e sensate sull’Italia, è arrivato un bel tentativo di decapitazione prima che mettesse fuori la testa. Un articolo ad orologeria sul Corriere della Sera, sempre dai dintorni di quelle aree, tra centrosinistra e terzismo, senza il cui beneplacito non si passa. Il Corrierone, di cui Intesa è azionista, ha tirato fuori i suoi conti, quelli della famiglia, sollevando interrogativi finora curiosamente sopiti e non rilevanti. Poi ci hanno fatto sapere che Bazoli e Geronzi non hanno gradito le sue esternazioni.
C’è bisogno di speculare? Lui ha replicato con chiarezza ai dubbi, ma questo non conta nulla. Non potremo discutere se sono giuste le sue idee, come quelle presentate nel suo intervento a Vedrò, parleremo dei cavoli suoi e della sua famiglia. Corrado Passera ha fatto in generale bene dove ha amministrato, dall’industria alle Poste alle banche, dove lo hanno giudicato azionisti e proprietari di diverso orientamento; ha sempre avuto un esplicito interesse nel sociale e per la politica. Non ha mai negato la curiosità, più che l’ambizione, di impegnarsi. Ha avuto forse il torto (benemerito) di parlare con tutti, senza legarsi troppo a nessuno e ahimè non ha chiesto permesso ai paludati custodi della casta mediatico-giudiziaria, perché, forse, ha la coscienza a posto.
Domanda finale che non riguarda né Passera né Boeri (che potranno valutare dove si stanno mettendo): ma chi glielo ha fatto fare, soprattutto a questa sinistra, di infognarsi nella questione morale mediatica e giustizialista? E a Berlusconi ad imitarla? Inutile fare appelli autorevoli perché la politica si occupi di cose importanti, se di fronte a chiunque si voglia occupare di politica si oppongono solo sputi non solo da personaggi come Di Pietro, che almeno sputa in pubblico, ma da tutti gli squadristi del sospetto.


Mah
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Ho visto l’intervento di Gomez e mi pare abbia colto il punto. Meglio Tito di Stefano troppo legato a Ligresti, il padrone della metropoli. Non per niente la prima battuta della Moratti è stata: “Avete visto che scelgo bene i miei consulenti”. Inoltre Stefano, protagonista alla Maddalena di una pagina non certo limpida della cronaca, a Milano non se lo fila nessuno.
non dimentichiamoci che Passera è l’artefice finanziario del salvataggio Alitalia via Colaninno and friends, sotto l’ala protettiva del Cav. I bravi questurini certe cose non le dimenticano (o forse le hanno dimenticate: dunque quando se ne ricorderanno, sono … Passere amare, perdonate l’infelice calembour)
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