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Meglio il proporzionale
a doppio turno

Il brillante contributo del professor Giovanni Sartori  (“Il potere di chi vota”, Corriere della Sera del 1° settembre 2010) al rinnovato dibattito sull’opportunità di modificare l’attuale legge elettorale  e le sue brutture, se è assolutamente condivisibile nella pars destruens e nelle considerazioni sistemiche che sconsigliano l’adozione del sistema uninominale, mi sembra che non sia,tuttavia, coerente con le conclusioni cui approda nel senso di preferire un sistema maggioritario a doppio turno.

Se si parte dall’assunto che, in linea generale, i meccanismi elettorali dovrebbero riflettere il naturale assetto del sistema politico di un dato Paese anziché alterarne più o meno artificiosamente la sua fisionomia ed articolazione, e che i medesimi dovrebbero riflettere in maniera abbastanza precisa il grado di rappresentatività reale delle diverse forze politiche, è del tutto evidente come qualsiasi discussione in  merito passi  necessariamente attraverso il ristabilimento del principio – peraltro ribadito dallo stesso Sartori -  in base al quale ha diritto di governare il partito o la coalizione di partiti che ottenga la maggioranza assoluta  dei suffragi. Cosa che non accade con l’attuale porcellum che assicura in maniera sconsiderata la maggioranza parlamentare a schieramenti politici che conseguono una maggioranza “molto” relativa nelle urne .

Se ciò è vero e se è altrettanto vero che il sistema politico italiano, checchè se ne dica, è tutt’altro che bipartitico in quanto è semplicemente figlio della sua storia, appare altrettanto evidente che molto meglio sarebbe un ritorno alla proporzionale, con tanto di voto di preferenza, temperata da meccanismi di stabilizzazione delle coalizioni di governo. Tale sistema elettorale avrebbe quantomeno il pregio di  ristabilire il principio di maggioranza,di censire in modo certo ed affidabile il reale peso elettorale  dei vari partiti  in campo e di “restituire lo scettro al principe” – per dirla con il fortunato titolo di un libro in argomento di Gianfranco Pasquino – ossia agli elettori sia per quanto riguarda la scelta degli eletti che della coalizione di governo.

Si tratterebbe, per così dire, di una “proporzionale a doppio turno” che si ispira ad una lontana proposta  avanzata più di vent’anni orsono proprio da Gianfranco Pasquino nel citato suo libro. La suddetta legge dovrebbe prevedere un sistema a doppio turno così strutturato:  al primo turno i diversi partiti concorrono singolarmente con proprie liste per eleggere, in modo rigorosamente proporzionale (salvo l’introduzione di una minisoglia dell’1-2 %) i 2/3 dei parlamentari obbligando i partiti, al secondo turno, ad allearsi in coalizioni per eleggere il restante 1/3 dei seggi, i quali verrebbero, a loro volta, assegnati per 2/3 alla coalizione vincente e per il restante 1/3 a quella perdente, in modo tale da garantire alla coalizione vincente un mini-premio di maggioranza con funzione di stabilizzazione della maggioranza di governo.

Si badi bene che nella seconda tornata  gli elettori verrebbero chiamati a dare, per così dire, un voto politico alla sola coalizione (per intenderci voterebbero solo il simbolo della coalizione) in quanto i seggi conseguiti al secondo turno verrebbero assegnati ai partiti delle rispettive coalizioni in modo proporzionale ai voti conseguiti dai medesimi al primo turno, e  risulterebbero eletti i candidati nella lista del rispettivo partito presentata al primo turno che hanno conseguito, nell’ordine, il maggior numero di preferenze.

In sostanza si applicherebbe il sistema che attualmente vige nei casi di surroga di  un parlamentare per dimissioni o altra causa e subentra il primo dei non eletti della lista del partito di riferimento. In tal modo si ristabilisce la regola in base alla quale risulta eletto chi, all’interno della lista, ha ottenuto il maggior numero di preferenze da parte degli elettori. Criterio sicuramente più democratico e giusto dell’attuale.

Si tratta di un’ipotesi di lavoro sicuramente perfettibile che oltre ad essere più rispondente alle caratteristiche del sistema politico italiano presenta il triplice vantaggio di  soddisfare la visibilità e rappresentatività di ogni forza politica, consentire ai cittadini di ritornare ad eleggere i propri parlamentari e stabilizzare la coalizione vincente con il mini premio di maggioranza.

E’ fondamentale, tuttavia, in questo dibattito non commettere l’errore – che, talvolta, commettono politici e commentatori – di pretendere dalla legge elettorale quello che essa non può dare, ossia comprimere la naturale evoluzione delle dinamiche interne al sistema politico le quali, com’è testimoniato dalle vicende di queste settimane, quando si verificano avvengono al di là ed indipendentemente da qualsiasi legge elettorale.

Ma questa è la croce e delizia della politica che, com’è noto, non è una scienza esatta.

Andrea Pinto

10 commenti a “Meglio il proporzionale
a doppio turno”

  1. Liutprando scrive:

    Senza scomodare il Teorema dell’impossibilità di Arrow. O semplicemente teorema di Arrow, è un teorema formulato nel 1951 dal Premio Nobel per l’economia Kenneth Arrow nel libro Social Choice and Individual Values. Esso dice che, dati i requisiti di universalità, non imposizione, non dittatorialità, monotonicità, indipendenza dalle alternative irrilevanti, non è possibile determinare un sistema di votazione che preservi le scelte sociali.

    Da che la repubblica italiana esiste, eleggere un governo è stata cosa impossibile. A dimostrazione, il fatto che NESSUNO ha governato ininterrottamente per la legislatura votata.

    Il problema non è il sistema elettorale ma la scarsa qualità istituzionale italica. A partire dalla costituzione, per finire al parlamento romano.
    La loro presenza è fonte di problemi e guai infiniti.

    Chi propone nuove leggi elettorali lo fa solo in funzione della conservazione dei propri privilegi, poiché illudere che qualcosa cambi è sufficiente per procrastinare, nelle intenzioni, l’ineludibile.

    La nazione Italia è una merda. Va ricomposta partendo dall’esautorare il parlamento romano e abolire l’attuale costituzione.

    Se non lo faranno i politici, lo faranno gli italiani.

  2. ginoginetto scrive:

    Profezia per profezia eccone un’altra, con lo stesso epilogo.
    “Sono bastati dei fischi a Schifanibastalaparola e a FassinoinSerafini per scatenare un’isteria di massa. Il Sistema è ormai uno scolapasta, i liquami escono da mille buchi, impossibile tapparli tutti. Sembra una cristalleria piena di bicchieri, uno vicino all’altro, in cui è sufficiente farne cadere uno perché tutti precipitino al suolo in mille pezzi. Il Sistema fa quadrato, al modo della vecchia formazione della testuggine romana, tutti difendono tutti. In piazza, ieri, a fare domande scomode a Schifani c’erano dei cittadini, ma non era presente NESSUN esponente di partito. Le 350.000 firme di “Parlamento Pulito” marciscono in Senato perché una legge che restituisca ai cittadini il diritto di scelta del candidato e elimini i professionisti della politica (chi non lo è?) con un massimo di due mandati non la vuole nessuno. Sarebbe la fine della casta. Tin, tin, tin, I primi bicchieri oscillano, chi sarà il primo a frantumarsi?”

  3. Liutprando scrive:

    E’ strano l’amore che gli italiani hanno per il parlamento romano.
    Da che esiste non ha combinato nulla di buono. Ha creato solo grandi problemi ed è stato l’origine di ogni spreco e distruzione del bene comune.
    I personaggi sono sempre gli stessi, nonostante le diverse leggi elettorali, ma si propaganda la preferenza (causa del più bieco clientelismo mafioso) come la chiave di volta per la moralità politica.

    In realtà il parlamento è inutile: le legge generali le fa la UE, quelle particolari le Regioni.

    Aboliamolo. Un costo miliardario che non serve a nulla, solo ad arricchire buffoni e ladri.

  4. ginoginetto scrive:

    Abolire buffoni e ladri, lo sottoscrivono tutte le persone oneste. Bisogna stabilire chi sono i buffoni e ladri e chi sono le persone oneste. Le persone onoste non sono persone giuste e irreprensibili, persone oneste sono le persone che si mantengono nel rispetto delle regole. Quando le regole sono sancite da codici ed istituzioni riconosciute da tutti. Quando codici ed istituzioni sono costantemente contradetti e contrastati, da componenti istituzionali stesse, la confusione che si crea favorisce ladri e mafiosi. Se a qualcuno non piace il sistema giudiziario attuale, che ci presentino le loro corti marziali e la facciano finita.

  5. Liutprando scrive:

    ‘Le persone oneste non sono persone giuste e irreprensibili, persone oneste sono le persone che si mantengono nel rispetto delle regole’.

    Le SS, dunque, erano persone oneste.
    I talebani, gli iraniani quando lapidano un’adultera, ecc.

    E’ un relativismo ingenuo.

    Il parlamento romano è sempre stato com’è. E’ la nazione delle istituzioni a creare buffoni e ladri istituzionali.
    Quanti ladri e buffoni sono tra i dipendenti pubblici per il solo fatto di essere intoccabili?

  6. ginoginetto scrive:

    Chi ha combambattuto per il fascismo per il nazismo, per il proprio credo religioso, si ritengono persone oneste e sencondo loro anche giuste. Per me possono essere oneste ma non certo giuste in quanto i loro codici e le loro regole non le condivido. Oggi il revisionismo storico imperante ribadisce apertamente che il fascismo e di conseguenza anche il nazismo non erano totalmente deprecabili. Tutto è relativo, ma bisogna stabilire anche quello che per tutti è da considerare assoluto.

  7. Liutprando scrive:

    ‘Tutto è relativo, ma bisogna stabilire anche quello che per tutti è da considerare assoluto’.

    Neppure Dio è assoluto, figuriamoci l’umanità.
    La civiltà concorda un’etica; questa funziona in ambiti ristretti perché dipende delle condizioni ambientali e culturali ereditate. L’assoluto è socialismo, ossia nazismo. Una porcheria da evitare. L’etica italica è mafiosa, dunque una merda da distruggere.

  8. ginoginetto scrive:

    “La civiltà concorda un’etica; questa funziona in ambiti ristretti perché dipende delle condizioni ambientali e culturali ereditate.” Un concetto espresso anche in questi termini: L’organizzazione antiautoritaria si ottiene con società di dimensioni non enormi (come un consiglio di fabbrica o un’area territoriale ristretta) che siano prive di gerarchie. Le decisioni vengono quindi prese con modalità assembleari, preferibilmente basate sull’unanimità e non sulla maggioranza. Esiste il meccanismo della delega, per alcuni specifici compiti, ma deve avere due caratteristiche fondamentali: il delegato deve fare ciò che viene deciso dall’assemblea, non decidere in prima persona cosa fare; in caso di malafede o incapacità la delega deve essere revocabile in qualsiasi momento. Le piccole società anarchiche si possono federare tra loro e queste federazioni possono a loro volta federarsi. I tre diritti sopra citati, quindi, sono applicabili ai gruppi oltre che agli individui. Alcuni anarchici, infatti, utilizzarono senza esitare il termine federalismo (Camillo Berneri, Proudhon) L’organizzazione anarchica, però, tende a ridurre la complessità di una società al minimo necessario.
    Vuoi vedere che Bossi, Maroni, Calderoli, Castelli & C. sono una manica di anarchici, magari a loro insaputa.

  9. andrea scrive:

    ma sig, Pinto, che confusione!!! ma e’ sicuro di quello che dice? ;-)

  10. polo scrive:

    “Si tratta di un’ipotesi di lavoro sicuramente perfettibile”. Infatti si troverà il modo di ripescare nel secondo turno i partiti esclusi nel primo. Ergo: non serve a niente.

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