Ushahidi il salvatore
Gli ideatori l’hanno definita una “piattaforma d’informazione collettiva”, un tool di crisis management per gestire e condividere flussi di notizie in situazioni di emergenza. Ushahidi nasce nel giro di 48 ore come risposta ad hoc alle discusse elezioni del 2008 in Kenya, quando Erik Hersman, blogger e uno dei quattro fondatori della piattaforma, si trovò a dover controllare le miriadi di segnalazioni sugli scontri, le violenze e più in generale le emergenze che in quei giorni imperversavano in Kenya in occasione del controverso appuntamento elettorale, senza riuscire a capire cosa stesse accadendo realmente.

Sospeso il palinsesto televisivo, quello radiofonico e chiusi i giornali, Ushahidi diventò in breve uno dei pochi modi per aggirare la censura (che cercava prima di rendere cieco lo spoglio dei voti e poi muto il conteggio delle vittime): chiunque poteva infatti accedere alla piattaforma e inviare testimonianze (attraverso internet, email o più agevolmente via sms) che venivano quindi geolocalizzate e prontamente inserite su una mappa navigabile, dando così l’opportunità ai soccorritori di essere sempre informati in tempo reale sui tanti fronti aperti in cui era necessario intervenire.
Ormai Ushahidi ha compiuto due anni, durante i quali ha ripetutamente confermato in una molteplicità di occasioni e “zone calde” del mondo, l’efficacia della formula che ne è alla base: una tecnologia semplice al servizio di un’idea brillante. Attraverso di esso sono stati da allora mappati i successivi scontri in Africa, il terremoto in Cile, la guerra civile in Congo, le elezioni in India e altri momenti di rilevanza geopolitica e sociale emersi a livello globale. La facilità con cui Ushaihidi ha saputo diffondersi è dovuta al fatto che è assolutamente gratuito (basta solo entrare nel sito e scaricare il programma) e scritto in un codice open source, cosa che gli ha permesso di arrivare ovunque ci fosse bisogno.
Ultimamente Ushahidi ha trovato la prima felice applicazione anche in Italia: Giorgio Gargia, professore illuminato della Università di Napoli l’Orientale l’ha scelto insieme ai suoi studenti con l’obiettivo di affrontare proprio l’emergenza spazzatura e mettere al servizio di Carabinieri, Polizia e Guardia Forestale, ma anche agli stessi cittadini, uno strumento di condivisione di informazioni. Il progetto è ancora in fase embrionale: è stato realizzata la versione del sito in italiano e adesso si cercano sponsorizzazioni in denaro e volontari, in chiave crowdsourcing.


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