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Bush non aveva torto e gli Usa non hanno perso

Era un giorno come un altro quell’11 settembre. Ordinario ed anonimo fino alle 15 del pomeriggio. Dopo è accaduto l’inimmaginabile. Quel giorno è diventato  speciale per ognuno di noi. E con la sensazione di stare sulla scena di un evento che sarebbe diventato storia. Proviamo un esercizio: cosa avete pensato dinanzi a quelle scene? E, dopo 9 anni,  quello che avevate pensato si è rivelato corretto? Nel mio caso, lo dico subito, no:  quello che pensavo e temevo non si è realizzato. Ed è questo che mi induce a scrivere questa nota. Essa, credo, irriterà alcuni e sorprenderà altri. Indurrà all’invettiva altri ancora. Io vorrei, infatti, argomentare un pensiero che immagino controcorrente ma, a mio avviso, fondato:  i terroristi hanno perso e la risposta americana non è stata un fallimento.

Passo indietro: cosa ho pensato io in quel pomeriggio e perché si è rivelato un errore. Ho temuto l’escalation. Ho temuto una guerra e ho temuto che l’avremmo persa. Chi? L’Occidente. Che non è un vago riferimento geografico: è un mondo reale di paesi retti da un reticolo istituzionale democratico e parlamentare; è un insieme di culture che girano intorno a dei topoi dal segno comune: liberale, personalistico, razionalistico. E’ una geografia in cui predominano, con tutte le contraddizioni e le storture, dei valori rivendicati: la tolleranza, la convivenza, il ripudio del fanatismo. E anche, non me ne vergogno, un certo standard di benessere e conquiste sociali. Che va bene anche a quelli di voi che, in pubblico ed ipocritamente, se ne lamentano. Uno standard di vita che, lo dico io prima che me lo rinfacciate voi, è dovuto anche al petrolio che importiamo dagli arabi. E lo cito perché, come vedremo, c’è un perché.

Allora io ho pensato che questo mondo sarebbe stato travolto. Che altri attentati, ancora più gravi, sarebbero seguiti. Che una violenza cosmica e apocalittica avrebbe messo in ginocchio il mondo dove sono nato e dove vivo. Ho pensato: sono più forti di noi! I terroristi erano, ai miei occhi, un esercito di tipo nuovo: pronto a tutto. E dotato di un vantaggio asimmetrico su noi: combattevano con armi non convenzionali. Non quelle di distruzione di massa (anche se, in quel momento, chi poteva escluderlo?). Piuttosto quelle dell’attacco suicida contro cui è inutile pensare di ergere difese inespugnabili. E poi quel Bush, il capo della potenza che avrebbe dovuto difenderci, non mi comunicava sicurezza. Sembrava un povero cow boy avvinazzato portato da bigotti provinciali dell’America interna e profonda sulla plancia di comando della superpotenza. A guardarlo e a sentirlo non c’era dubbio: avremmo perso.

La storia successiva all’attacco non mette conto raccontarla. Sarebbe lungo. Ognuno ha avuto le sue opinioni sulla guerra di Bush e Blair: sulla scelta di non limitarsi al first strike; sulla decisione di stanare Saddam; sulla bufala delle armi di distruzione di massa; sulla guerra civile sanguinosa scatenata tra sciiti e sunniti; sul numero spaventoso di morti americani e iracheni; sulla paura della fine dell’accesso al petrolio ecc. ecc. Non vorrei dimenticare nulla dei numerosi capi d’accusa mossi alle scelte di Bush e Blair. Personalmente non le ho condivise. Perlomeno non tutte. Anch’io ho pensato che, forse, gli Usa stavano sbagliando e che si sarebbero infilati in un altro Vietnam. E rodevo immaginando i  fanatici, in questa parte del mondo, che per antipatia radicata verso tutto ciò che è americano avrebbero sognato un barbuto mullah nei panni di Ho Chi Min. Personalmente sono stato, senza se e senza ma, dalla parte del povero cow boy texano  ma… il dubbio c’era.

Io oggi dico: attenzione a dire che Bush e Blair hanno avuto torto. Per me no. Anzi, tra parentesi, mi confermo in una mia personale convinzione: il problema della sinistra in Europa nasce dal fatto che dopo un Blair non ne sia comparso un secondo da nessuna parte. Non sobbalzate e proviamo a ragionare. Qual è il bilancio della guerra al terrorismo di Bush e Blair? Su un piatto della bilancia c’è un numero intollerabile di vittime: americani, inglesi, italiani, europei e civili arabi innocenti. Niente può attenuare il massacro della guerra che è seguita alle Torri gemelle. E ancora: la tesi dell’esportazione della democrazia con le armi si è rivelata costosa e fragile.

E però c’è un altro piatto della bilancia. Che io, personalmente, non ritengo giusto, morale ed oggettivo dimenticare o evitare di discutere. E su questo io metto la sconfitta politica, militare e  strategica del terrorismo e del suo braccio politico: i regimi fondamentalisti. Attenzione! La contabilità dei morti è odiosa. E tuttavia qualcuno deve avere il coraggio di dirlo: se quello che io affermo – la sconfitta politica, militare e strategica del terrorismo – è vero o verosimile, quante sarebbero state le vittime del nuovo terrorismo?

La vera domanda da fare è: ma sei sicuro di quello che dici? E’ proprio vero che il terrorismo ha perso? Capiamoci: sarebbe sciocco dire che costoro non ci proveranno più. O che non esiste più il pericolo di nuovi attentati. Ma sarebbero altra cosa: colpi di coda. Militarmente  e strategicamente Al Quaeda ha perso. La sua capacità militare, logistica, finanziaria, tecnologica è, quasi, nullificata. Il suo network è confinato in cellule e tane scollegate. L’Internazionale spaventosa del crimine di massa descritta nei libri e negli articoli del 2001 è ridotta a un gruppo di ricercati asserragliati su qualche montagna del Pakistan. Non costituiscono più la minaccia soverchiante come era nel 2001.

Ma questo è il meno. Il terrorismo ha perso strategicamente. Il disegno era quello di travolgere i regimi arabi moderati, di piegare il mondo sviluppato prosciugando il canale più sensible dell’economia mondiale: quello energetico; di cancellare Israele e di instaurare un nucleo potente di Stati amici (Iraq, Pakistan e Afganistan in primis) come una sorta di braccio politico-statale teso all’egemonia sul tutta la geografia dell’islamismo. Questa strategia non esiste più. Ha perso le basi materiali. Niente di essa si è realizzato.

L’Iraq, con immensi problemi, è oggi uno stato politicamente fragile e diviso ma che si regge. Dove la gente vota. E dove i macellai di Al Quaeda fanno solo vittime arabe civili facendo esplodere bombe nei mercati (mostrando così al mondo qual è la capacità militare di Bin Laden oggi). L’Afganistan sarà pure un regime corrotto e tribale ma i misogini studenti talebani, checché se ne pensi, non sono destinati a tornare. Il petrolio è lì che scorre. I regimi arabi moderati vanno, persino, frenati nella opposizione militare ai terroristi. E infine Israele è lì. Qualcuno dirà: e l’Iran? E’ rimasto il vero pericolo. Ma gli ayatollah sciiti, è noto, erano amici solo all’apparenza della sunnita Al Quaeda. L’Iran più che un supporter era un competitor dei terroristi di Osama.

Lo ripeto. Questo è un piatto della bilancia. Sull’altro ci sono i morti e le distruzioni della guerra dell’Occidente al terrorismo. Io però penso non sia giusto, etico e oggettivo dimenticare uno dei due piatti della bilancia. E l’altro, lo ripeto, avrebbe significato, se l’esito fosse stato diverso, più morti e più distruzioni. E conseguenze politiche e strategiche che avrebbero travolto il mondo che conosciamo e cambiato in peggio la nostra vita.

50 commenti a “Bush non aveva torto e gli Usa non hanno perso”

  1. barbara crespi scrive:

    Grazie,bellissimo articolo e considerazioni azzeccate.Sonoin assoluto accordo con te e,sper,lo siano in tanti.

  2. [...] l’articolo integrale: Bush non aveva torto e gli Usa non hanno perso Post correlati10 settembre 2010 — Bush non aveva torto e gli Usa non hanno perso (0)Era un giorno [...]

  3. Liutprando scrive:

    Concordo e sono della stessa opinione.

  4. Roberto scrive:

    Finalmente un’opinione lucida ed espressa con raziocinio, non su basi emozionali e convenzionali.
    Un’opinione che può aiutare a correggere gli errori compiuti, perchè non aprioristicamente aggressiva.
    Io ho meno certezze: non so se la sfida terrorista sia vinta, non sono sicuro che Israele possa continuare con lucidità a sopportare un gravissimo isolamento internazionale ed al contempo la pressione, anche demografica, dei suoi vicini.
    Come Retico, ero convinto che la democrazia non potesse essere esportata con le armi.
    Noi non siamo nati “democratici”: un lungo e sanguinoso percorso di tremila anni di storia ha scandito, passo dopo passo, la “lunga marcia”, che non è stata affatto nè lineare e nè progressiva.
    La storia ci ha consegnato anche bruschi scivoloni, cadute all’indietro, regressioni.
    Ne sono ancora in larga parte convinto.
    Ma non voglio (come tutti, anche coloro i quali in Occidente si scagliano sempre contro USA e Israele) la guerra in casa.
    Meglio, molto meglio fuori.
    Ecco, l’ho detta.
    Dobbiamo imparare ad essere più sinceri, forse meno “politically correct”.
    Sappiamo bene che proprio quelli che gridano più forte “NO blood for oil” saranno i primi a rivoltarsi come serpenti, nel caso di “no more oil, finito”.
    Grazie Retico.

  5. Un esule scrive:

    Quello che mi fa incazzare non e’ l’uccisione di 2000 americani, possono tranquillamente permettersi una perdita in vite umane di quella portata, ma e’ la rottura di coglioni che hanno imposto a tutto il mondo, trasformando il viaggare in aereo in una vera rottura di coglioni.
    Noi italiani abbiamo avuto centinaia di morti per attentati sui treni, ma di certo non abbiamo costretto il mondo intero a mostrare le chiappe nude prima di prendere il locale castagneto Po alessandria.
    Se i servizi di sicurezza USA brillano, come i loro militari, per insipienza, non possono scassare i santidssimi al mondo intero.
    Facciamo pure la guerra, ma fateci respirare.

  6. onofrio scrive:

    Mi piacerebbe tanto che tu avessi ragione, gentile Retico. Che cioè il terrorismo avesse perso per davvero. Ho paura che si stia solo riorganizzando e che fra qualche tempo(mesi, anni?) potremmo assistere ad un nuovo 11 settembre. Naturalmente spero tanto di essere solo un inguaribile , stupido pessimista .

  7. [...] Continua Articolo Originale: Bush non aveva torto e gli Usa non hanno perso [...]

  8. Un esule scrive:

    Prima o poi sicuramente si’. Ma non capisco perche’ si debba rivoltare il mondo per un rischio percentuale insignificante.
    Meno metal detector e piu’ intelligenza, non intelligence, che applicata al metro USA significa solo dire e pensare delle stronzate.

  9. Guido Amadini scrive:

    Il terrorismo avrà veramente perso, quando un po’ di democrazia comincerà ad attecchire in qualche paese arabo. Ho semrpe sospettato che la scelta dell’ Irak come obiettivo non fosse dovuta alla minaccia che il suo regime costituiva, ma ad una valutazione, forse troppo ottimista, che in quella nazione, per un insieme di fattori, ci potesse essere il miglior terreno di cultura su cui tentare l’innesto, dopo l’Iran, naturalmente, che però era fuori questione per troppe ragioni. Per il resto concordo con quanto sostenuto da Retico, pur condividendo i timori di Onofrio: non c’erano del resto molte altre opzioni.

  10. Un esule scrive:

    Mi piacerebbe sapere perche’ pero’ tra le opzione ci sia quella che non mi posso portare in aereo un dentifricio, e perche’ debba essere osservato da una massa di deficienti mentre mi faccio gli affari miei. Quindi sarebbe ora di ribellarci, non alla guerra, ognuno fa le guerre che gli piace fare, ma ai controlli di sicurezza!!! Inutili e degradanti. Preferisco il rischio di morire che la prassi di rovesciarmi le tasche davanti ad un fallito.

  11. Paolo Pantani scrive:

    Per me la sicurezza mia, dei miei figli che girano per il mondo e degli altri, viene prima di tutto, della privacy me ne fotto e non tengo nulla da nascondere, le mie tasche contengono quello che mi pare, purchè legale.
    I falliti sono quelli che non capiscono questo fatto banale.
    Chi non gradisce, visto che non è un fallito ed il jet-set class è finito, vada in aero-taxi, conviene, niente ore e ore di lunghe attese e controlli di massa ai check-in, in cabina c’è lo champagne, niente hostess però e l’accesso è riservato, uno non si può sparare le pose di ” uomo di mondo ” davanti ai falliti… puntini-puntini.

  12. Un esule scrive:

    Pantani, la sua capacita’ di non capire neanche di cosa si stia parlando meriterebbe uno studio neurologico. Ho volato su aerei executive, e i controlli di accesso si fanno comunque, ma dove vive!
    E la sicurezza dei suoi figli e’ un suo problema, mica mio. Se ha paura se li tenga a casa.

  13. Paolo Pantani scrive:

    Il controllo neurologico lo faccia chi rifiuta l’impegno rigoroso e senza compromessi per la sicurezza di tutti i passeggeri, nonchè di chi vive nelle megalopoli,magalomane.
    Conosco il tipo soggetto che rallenta la fila, porta cinte metalliche e scarpe borchiate, è chiaro che lo devono controllare.

  14. Paolo Pantani scrive:

    L’accesso riservato è più rapido, a me è la fila e il tempo che stanca, il controllo no.

  15. andrea lucangeli scrive:

    Non mi vergogno a dirlo: io dopo quell’11 settembre mi aspettavo un bello “strike nucleare tattico” con “cruise missile” Tomahawk su bersagli predeterminati in Afghanistan e nord Pakistan…Diciamo cinquantamila morti al primo colpo (first strike) con la promessa di ripetere l’operazione dopo ogni azione ostile contro gli Stati Uniti. Ad oltranza. Soluzione certamente dura ma molto comprensibile anche per i fondamentalisti: occhio per occhio, dente per dente.
    Così l’occidente avrebbe evitato di “calarsi le braghe”, cosa che invece – nella nostra mollezza – abbiamo fatto.
    I terroristi hanno vinto perchè- dopo l’11 settembre 2001 – SONO RIUSCITI A MOFIFICARE IL NOSTRO STILE DI VITA, e questa è una loro vittoria (purtroppo)…
    I nostri comportamenti quotidiani (prendere un aereo, viaggiare in metro, partecipare ad una manifestazione pubblica) sono cambiati – in peggio – perchè noi occidentali ci sentiamo costantemente minacciati e dobbiamo vivere “sulla difensiva”. E questo non mi piace, non è tollerabile.

  16. Un esule scrive:

    Ma infatti e’ l’intollerabilita’ dello stile di vita cui ci sottopongono gli amici USA che e’ intollerabile, Non riesco a a capire perche’ tanti controlli su un aereo e niente in un autobus, se imbottisco di esplosivo il 16 barrato, cosa molto semplice, faccio comunque una strage. Quindi basta controlli idioti agli aeroporti.

  17. Paolo Pantani scrive:

    A certi tipi, piace giocare alle bocce, vadano al bowling in brianza, ma si portino le scarpe giuste, da casa loro! Non sia mai si contaminino con le scarpe in affitto, chissà quanti piedi islamici, il famoso calzino intriso di anti-occidentalismo.
    Il fatto è che loro, non si sentono storicamente abituati, non tengono “Il Mito panmediterraneo dell’acqua”. Santagostino era Berbero, Africano,nato ad Agaste e morto a Ippona, ma se la faceva a Milano con Ambrogio, ma che bella comitiva!
    Il feretro fu fatto trasportare dalla Sardegna a Pavia, ad opera di un longobardo.
    Da allora le sue spoglie sono custodite nella basilica di San Pietro in Ciel d’Oro.
    Anche l’apostolo Paolo era di Tarso,in Anatolia, sepolto a Roma, nella basilica omonima, fuori le mura però, il traditore era Togato!
    Il pescatore Galileo, paesano e amico del Cristo Storico, invece è sepolto dentro le mura.
    Qui,nella storia dell’occidente cristiano, siamo rimasti io ed altri montagnards…
    E che dire di Magale Hellas, fra Parmenide e Zenone, il Cristianesimo è ancora una religione giovane del mediterraneo…

  18. andrea lucangeli scrive:

    @ un esule: partiamo dal presupposto che non si può controllare tutto e tutti e che la sicurezza assoluta è una utopia.
    Ma il problema non andava preso “a valle”, cioè vivendo blindati, difendendoci e cambiando il nostro stile di vita occidentale.
    Il problema (la minaccia) andava sradicata “a monte”, cioè “nuclearizzando” i santuari dei terroristi con un “first stike” il 12 settembre 2001. La CIA sapeva perfettamente dove colpire, obbiettivi predeterminati come scuole coraniche, moschee, campi di addestramenti, caserme.
    Ma per fare un “lavoro completo” le armi convenzionali non sarebbero bastate. Bisognava avere il coraggio di usare il nucleare tattico. In questo Bush Jr. è stato pavido, troppo pavido!
    Al suo posto un Presidente come Truman non ci avrebbe pensato un istante a dare l’ordine!

  19. Un esule scrive:

    @Andrea, intanto dovremmo cercare un altro spacciatore per Pantani, ma rispondo volentieri. Tutti hanno paura degli islamici, non sapendo che con loro la ricetta di Isabella di Castiglia a Grenada funziono’ benissimo. Invece di tollerare le loro intemperanze sarebbe sufficiente fare loro il culo, ma non con le bombe, costringendoli ad abbassare la cresta, solo che e’ antidemocratico. Quindi niente velo, di nessun tipo, via la barba, e nessuna moschea nel raggio di 5000 km da Roma. Proibizione di usare l’arabo… etc etc etc… Spezzarli insomma…

  20. Un esule scrive:

    Meglio il metodo Graziani che quello Berlusconi…..

  21. Paolo Pantani scrive:

    Vada al bowling, è tanto liberatorio, si sfoghi con gli strike dei birilli, sa, è il residuo storico dello “sfizio” supremo della “lapida-AZIONE”, non nucleare putroppo.
    Si accontenti, è un “similarbody”, ma chi si accontenta, immagina, sublima, gode lo stesso.

  22. andrea lucangeli scrive:

    @ Un esule: sulla “vexata quaestio” Gheddafi sì, Gheddafi no, ho già avuto modo di dire la mia: finchè la Libia ci “terrà per le palle” con il suo gas dovremo continuare a “mangiar merda islamica”….(idem per Putin e il gas russo)
    Soluzione al problema del fabbisogno energetico? Quella di tutto il resto del mondo occidentale: centrali nucleari civili per produrre energia, semplice!
    Ma noi no, siamo i più intelligenti di tutti! Siamo circondati da reattoti nucleari ma noi (furrrbi) comperiamo gas nobili da bruciare per produrre energia elettrica! Un suicidio economico ed energetico!

    Il “metodo Graziani”, di questo passo, saremo costretti ad usarlo qui in Italia per difenderci, non nelle colonie…
    Siamo noi – purtroppo – che stiamo diventando una colonia islamizzata…con grande gioia dei benpensanti nostrani…(finchè qualcuno non deciderà di lapidargli le figlie perchè usano i jeans)

  23. Paolo Pantani scrive:

    Ma sentite, il governo è il vostro, voi ve lo siete invitato e voi ve lo siete accarezzato in pubblico con show equestre e odalische nostrane.
    Il berlusca gli ha baciato anche le maniche della jabala, in segno di stima, come fanno i servi, ma che volete da noi?
    Andreotti, non lo aveva mai invitato a Roma, malgrado le insistenze dei giornalisti italiani esperti del nostro scacchiere e mai gli ha prospettato indennità per i danni di guerra, peraltro così generosi, gli diceva solo di aspettare, aspettare… ma adesso che volete? Graziani?

  24. grigorji melechov scrive:

    Mi scappa da ridere,
    sembra un ospizio di generali in pensione che digrignano le gengive:
    tra first strike nucleare, stragi di Graziani, auspici di “fargli il culo” alla castigliana e lamentele per le code in aereo, forse si gioca troppo agli Stranamore.
    Per fortuna i militari veri sono meglio informati, e meno fanatici.
    Qualche considerazione:
    Non esiste socialismo alla Blair, il socialismo è ripudio dell’aggressione militare, oppure non è.
    Non esiste la tigre vegetariana.
    E’ esistito solo un bellimbusto bugiardo che ha “riformato” l’Uk unicamente concendo privilegi inauditi ai miliardari di tutto il mondo.
    Ciò ha creato “l’economia da sgocciolamento”, ossia quel limitato fenomeno per cui qualche migliaio di pezzenti trova lavoro alla corte dei super-ricchi.
    Gli ebanisti della corte di Versailles erano economia “riformata”?
    I commercialisti londinesi specialisti in evasioni fiscali, sono una misura “socialista?”
    Il vagheggino in questione non è riuscito nemmeno a riformare la caccia alla volpe, ha sfondato il debito pubblico inguaiando Brown ed il peggio di sè lo ha dato in politica estera, appiattendosi sugli Usa “perinde ac cadaver”.
    Si consoli con i riti di espiazione di Santa Romana Chiesa, cui è approdato con meno fanfare di Magdi Allam.
    Ultima considerazione:quando si parla di integralismo religioso, decenza intellettuale vorrebbe che si pensasse a Khomeini, ma pure ai partiti religiosi israeliani ed ai predicatori teo-con, humus e maestri del devoto Busk jr.
    Pericolosi coglioni esibizionisti come il reverendo Jones, ad esempio.
    Insomma anzichè giocare al Risiko per sanguinari da bar sport, sarebbe meglio che ognuno si guardasse i fanatici integralisti di casa propria.
    Gli asini “identitari”, tutti Chiesa, crocefisso, ampolle celtiche, Odino e dialetto.
    Un ultimo pensiero di saluto ed amicizia per gli amici islamici che vivono in Italia e che ieri hanno terminato il Ramadan.
    A loro un umile messaggio: “non tutti siamo padani”.
    In nome di Allah il clemente, il misericordioso.

  25. andrea lucangeli scrive:

    @ Grigorij melechov: ti sfugge un “piccolo particolare” caro il mio “saputello”: i teo-con ed i partiti religiosi israeliani non vanno in giro per il mondo a fare attentati. Semmai Israele li subisce da decenni…Paragonarli all’integralismo ed al fanatismo islamico è intellettualmente (e storicamente) disonesto. Punto.
    Ma dialogare con te è perfettamennte inutile: tu sei uno di quelli che ha “sempre la verità in tasca” ed è “sempre dalla parte giusta” (cioè quella antioccidentale…).
    Allora ripeto il mio invito: trasferisciti armi e bagagli a Cuba ovvero a Teheran dai tuoi sodali…

  26. Erano anni che non leggevo un’analisi così campata in aria e sognatrice della guerra al terrorismo. Afghanistan “regime corrotto e tribale” ma ehi, “i misogini studenti talebani” sono acqua passata. Informarsi sullo stato del conflitto sarebbe bene prima di scrivere certe ingenuità.

    Visto che siamo così in vena di bilanci, in questo piatto della bilancia sorprendentemente a favore dell’amministrazione Bush, il Pakistan, potenza atomica totalmente fuori controllo, dove lo mettiamo?

  27. John Doe scrive:

    Beh Giovanni, vogliamo dire che in Afghanistan non ci sia una corruzione preoccupante, oltre il livello di guardia? E vogliamo dire che la società afghana non sia tribale? Possiamo farlo ma non sarebbe vero, temo.

    E sul Pakistan, è meglio essere lì o non esserci? Si può valutare l’efficacia di questa o quella politica, anche molto criticamente, e si può cambiare, correggere…ma la bomba ce l’hanno, come del resto l’India.
    E quindi, per usare modi un po’ rozzi: i pakistani è meglio tenerli fuori dalla tenda a pisciare dentro, o dentro la tenda a pisciare fuori?

    Siccome temo di non averne colto lo scopo ti giro la tua domanda, tu dove lo metteresti il Pakistan?

  28. grigorji melechov scrive:

    Quoto il sig Ciampaglia.
    Con i ” misogini studenti talebani” il presidente Karzai vuole stipulare la pace, come suggeriva mesi or sono il gen McCrystal, che per aver sostenuto a Londra questa tesi ha perso il posto.
    E di circa due settimane or sono la costituzione,a Kabul,dell Alto Consiglio per la pace.
    Compito:un governo di unità nazionale con i talebani.
    Il “sindaco” di Kabul vuol provare un’altra strada.
    Per il sig Lucangeli, che sbrocca con chiunque non condivida i suoi pensierini da baci Perugina, provo divertita tenerezza.
    L’invito di traferirsi a Teheran è un must di ogni conversazione da bar sport della Padania.
    Adesso, in ordine, mi attendo l’accusa di simpatizzare con i terroristi(quali? ce ne sono tanti…)e di essere un ayatollah scita.
    Ma che c’entra Cuba?
    Quando arriva la Korea del Nord?
    Okkio ad Andorra eh?
    Intanto il Pakistan dei gen Musharraf
    e Gul, che di talebani ne sanno assai, sfugge alla dotta discussione.
    Cabaret puro.

  29. @John Doe: ripeto, sarebbe saggio informarsi sullo stato delle cose prima di partorire analisi che non stanno né in cielo né in terra. Dire che il bilancio in Afghanistan è positivo perché i Talebani non sono più al potere (semplificazione quanto mai ardita, come commenta qualcun’altro dopo di me) senza notare che il conflitto sta andando tutt’altro che bene è in primo luogo una sciocchezza ed in secondo luogo un tentativo di voler rifilare chiacchiere neocon ormai trite e ritrite.

    Riguardo al Pakistan la situazione politica è altamente instabile, gli Stati Uniti vi pompano una valanga di quattrini senza alcun miglioramento e non possono nemmeno fare nulla nella zona tribale, a parte mandar droni con i risultati che tutti vediamo in termini di perdite civili. Quindi, quando si fanno bilanci positivi come nell’articolo, arrivando personi a citarlo tra gli obiettivi mancati dei terroristi, sarebbe da chiedersi se davvero il Pakistan sia tra gli obiettivi raggiunti dalla politica estera Statunitense. Secondo me assolutamente no.

  30. John Doe scrive:

    Scusa eh Giovanni, e se sbaglio mi scuso subito, ma percepisco un tono non troppo amichevole. Se non ne hai voglia lasciamo perdere altrimenti non c’è modo di impiccarmi a parole che non ho detto. Chi dice che vada tutto bene? Io dico che tra talebani al potere e talebani (anche armati) alla macchia, è meglio la seconda.
    Insinuo addirittura che lo pensino anche le bambine che ora vanno a scuola, anche se ogni tanto i “resistenti” le gasano. Sbaglio?

    Le cose potrebbero andare meglio? Possiamo essere d’accordo. Era meglio prima? Non c’è modo di convincermi di questo.

    E sul Pakistan ripeto la domanda: tu dove lo metteresti? Fanno male gli USA a pomparci soldi? Può darsi, ma è il loro modo, magari ci sono modi migliori, tu ne conosci qualcuno?
    Mi sembra di ricordare che, alla fine della seconda guerra mondiale, in Europa il piano Marshall, abbia funzionato. Che vuoi che ti dica? Io non ho tutte le tue certezze…

  31. Un esule scrive:

    Molti qui parlano di Afghanistan, e pontificano senza forse neanche saper indicare dov’e’ Kabul su una mappa muta.
    Che il Pakistan sia una pedina essenziale nel gioco lo sanno anche i forsennati delle madrasse, che infatti si fanno saltare piu’ volentieri oramai a Islamabad piuttosto che ad Herat. A parte i signori della droga e le loro milizie, che ancora comabttono la coalizione per i miliardi di dollari, l’islamismo sovversivo ha trovato una strada per fare vacillare quella che e’ indegnamente una potenza nucleare. Lo scenario qui non e’ della bomba posta in mezzo a una pista polverosa nella steppa afgana, ma l’India che fa la guerra al pakistan.
    Detto questo, affermo senza tema di smentite, che l’approccio USA al momdo dopo l’11 settembre e’ figlio della loro totale mancanza di comprensione, mica dico accettazione, di una cultura che non sia quella del Mc Donald o del Walmart.
    Invece di assoldare degli afgani per assassinare i capi e capetti talebani, hanno mandato 30.000 perfetti ignoranti in un posto che manco sapevano che esisteva. A combattere! come se una guerra coloniale si possa combattere con le truppe nazionali. Quelle servono a gestire le armi raffinate, a bombardare con il napalm, a difendere le zone verdi, non certo ad arrampicarsi sui monti.
    Mi viene in mente il colonnello Kurtz di Apocalipse Now. Dato che i vietcong tagliavano i braccini ai bambini vaccinati dagli americani, la cosa migliore era fare loro paura, magari decapitando i prigionieri comunisti.
    .. Poi si’ e’ vero io disprezzo gli islamici, ma come disprezzo quelli che ho visto a Lourdes, Fatima o Montalcino.

  32. @John Doe: la mia risposta mi sembrava chiara ma se non lo era la riformulo: secondo me il Pakistan è stato sinora un chiaro fallimento da parte statunitense quindi se dobbiamo valutare l’operato dell’amministrazione Bush io lo metterei nel piatto avverso a tutte le cose che l’articolista (che a questo punto non ho capito se sei tu o un’altra persona) elencava.

  33. andrea lucangeli scrive:

    @ Grigorji Melechov: innanzitutto può sostituire il Sig.Lucangeli con Dott.Lucangeli (che io alla mia laurea ci tengo giacchè me la sono sudata in una Università del Nord dove si facevano gli esami seriamente…)
    Punto due: è lei che continuamente – non interpellato – mi attacca “sul personale” ed io mi limito a rispondere alla sua spocchia infinita!
    I pensierini da baci Perugina glieli rispedisco al mittente, caro il mio saputello.
    Mi dica un pò – lei che pontifica tanto -che studi ha fatto? Che esperienze del mondo ha? Ha mai lavorato in proprio, senza il paracadute del posto fisso? Ha mai lavorato in una multinazionale? Ha fatto il servizio militare per imparare un pò la disciplina?
    Ma va’ là, va’ là, va’ là, sei solo chiacchere e distintivo…

  34. grigorji melechov scrive:

    Miiiinchia, siamo già al “lei non sa chi sono io?”
    Come Totò, ho fatto il militare in una madrassa di piemontesi, a Cuneo.
    Abbastanza a nord per lei, herr doktor padano?

  35. John Doe scrive:

    @ Giovanni: L’articolista non sono io, a frontpage non sono mica matti.

    E che i pakistani siano infidi, prendano i soldi e traccheggino con i talebani ok, lo sanno tutti.
    Questo è il fallimento? Era meglio non provarci nemmeno? E che india e pakistan, entrambe nucleari, si guardino in cagnesco da anni, ok. Quindi meglio stare alla larga?

    Ripeto, si può criticare tutto e va bene farlo, ma sul tenerli dentro o fuori la tenda continuo a pensarla allo stesso modo. Meglio essere lì a parlare con loro che farlo fare ad un altro o lasciarli soli.
    Fino ad ora con gli indiani è volata solo qualche schioppettata di confine, siamo sicuri che sarebbe andata nello stesso modo? Magari sì, magari neanche quella….ma anche no. Io non lo so.

    @ esule: quello che dici te poteva farlo solo la cia dei bei tempi “freddi”, e probabilmente avrebbe fatto un gran casino, anche peggio di questo.
    La cia di oggi non può prendere neanche un taxi senza 10 moduli firmati dal potere politico, è sempre più un gigantesco ministero e molti dei suoi vecchi orticelli se li sono spartiti le altre agenzie e i militari.

  36. Un esule scrive:

    La CIA non esiste. Gli USA hanno affidato l’intelligence ai contractors.

  37. @John Doe: è ovvio che il fallimento è connaturato all’agire: questo basta per te a difendere l’operato americano in Pakistan!? Io preferisco misurare la bontà di una politica in termini concreti, e l’amministrazione Bush ha pompato dal 2001 18 miliardi di dollari in aiuti militari e civili, con il risultato che l’opinione pubblica pakistana continua a non fidarsi degli stati uniti, e che le zone tribali continuano ad essere fuori controllo. http://snipurl.com/12ts2n [www_washingtonpost_com]

    Questo significa che non agire sarebbe stato meglio? Non l’ho mai scritto e nemmeno lo penso.

  38. John Doe scrive:

    Ok, perchè sia mezzo vuoto il bicchiere deve naturalmente essere anche mezzo pieno.
    Direi che la differenza sta in quello che si vuole guardare.

  39. Retico scrive:

    Di solito non commento. Lo faccio ora solo per dire che John Doe non e’ Retico ma e’ come se lo fosse talmente mi identifico nelle sue osservazioni ragionevoli e ispirate al buon senso. E poi: perche’ esprimere dissenso da cio’ che si legge con inutili insulti? Come si puo’ pensare che risultino efficaci?

  40. @John Doe: possiamo certamente ridurre le nostre differenze ad un confronto tra una visione ottimista delle cose oppure pessimista. A questo punto però ti chiedo: se pensi che il bicchiere sia meramente “mezzo pieno” riguardo alla guerra al terrorismo, non converrai con me che titolare “Bush non aveva torto e gli USA non hanno perso” è un tantino esagerato?

    @Retico: grazie dell’intervento chiarificatore.

    La tua tesi sull’internazionale del terrorismo non regge alla realtà delle cose, cioè che il conflitto in Afghanistan non ha contribuito a creare altro che un regime corrotto e debole, e che non è riuscito a neutralizzare i Talebani, che al contrario sono in piene forze e minacciano di riprendere il potere non appena il governo Afghano sarà lasciato da solo a difendersi.

    Il tuo bilancio della guerra al terrorismo non tiene altresì conto del Pakistan, in cui la situazione politica è altamente instabile sia a livello interno che a livello regionale.

    Ti invito dunque a rivedere il bilancio delle cose, ma se solitamente ti astieni dal rispondere ai commenti per me non è un problema, perché in ogni caso ho avuto la possibilità di argomentare le mie ragioni liberamente e questo mi basta.

    Tuttavia mi piacerebbe sapere quale parte dei miei interventi conterrebbe degli “inutili insulti” visto che buttare lì accuse senza poi sostanziarle è decisamente poco elegante.

  41. andrea lucangeli scrive:

    @Grigorij Melechov: vecchia tecnica – caro mio – quella di sviare il discorso. Le mie domande rimangono e lei – evidentemente per mancanza di curriculum – non mi ha risposto.
    Faccia pure lo spiritoso (con lo spirito di patata che si ritrova) ma, per il futuro, eviti di importunarmi con continui riferimenti a riti celtici, rutti e puttanate varie!
    Sono stato abbastanza chiaro?

  42. John Doe scrive:

    @ Giovanni Luca Ciampaglia: beh no, non converrò con te sul titolo.

    Bush doveva scegliere se intervenire o farsi i fatti propri, è intervenuto e, secondo me ha fatto bene. Come ho già detto meglio esserci e tentare di influenzare, che guardare mentre lo fanno gli altri.
    Ripeto: si poteva fare di più e meglio? Sicuramente, con in qualsiasi altra attività umana, ma Bush non aveva torto.

    E sul fatto che gli USA abbiano perso, io aspetterei almeno la fine della guerra. Quando hanno perso? Non siamo a Saigon con gli elicotteri sul tetto, o almeno non ancora.

    Sono lì con un numero di soldati mai visto (altro che Bush, ci ha pensato il nobel per la pace) e corrono sicuramente il rischio di rompersi le ossa…ma anche quello di farcela. O sbaglio?

    E comunque, da un provincialotto che fa tutt’altro e figuriamoci se capisce di strategie globali e geopolitica, la domanda è: cosa bisognerebbe fare che ora non facciamo? E come si potrebbe fare meglio ciò che facciamo?
    Senza polemica credimi, chiedo solo per imparare cose che non conosco.

  43. Paolo Pantani scrive:

    Une petit florilège mèdièval; bocciofile nucleari,resistenze intemperanti ai check in di presunti superuomini, “after shave”, i quali non devono chiedere Mai, evocazioni di Graziani, (sterminatore di Senussiti e pure di Cristiani Copti, nostri fratelli), “leinonsachisonoio”, riti celtici,( spariti totalmente, mai sincretizzati con il Cristianesimo) e “eia-eia-eia,Ma va laaaaa”, sembra un piccolo popolo, ignorante, violento, feroce e meschino, ha ragione Paolo Villaggio.
    Ritornando a bomba, è il caso di dire, la guerra in Afganistan è stata cominciata si mandato onu, si obbedisce e si continua fino a scadenza di mandato, ma dobbiamo SAPERE, soprattutto noi, che la Democrazia non si esporta.
    Il caso Italiano è del tutto evidente, a 65 anni dalla fine della guerra, siamo di nuovo a Rodolfo Graziani, governatore dela Libia, vicerè di Etiopia, capo di stato maggiore della republica sociale e fautore di impiego dei gas e i proiettili esplosivi Dum-dum, naturalmente sono con chi non disponeva di rappresaglie con armi di distruzione di massa, i poveri Abissini, Cristiani come noi e prima di noi.

  44. grigorji melechov scrive:

    herr doktor Lucangeli,

    Pietà, sono terrorizzato dal suo tono di caporale di giornata, mi arrendo.
    Qui si parlava di guerra in Afghanistan e invece mi ritrovo in conflitto con lei, che vuole bombardare la mia madrassa di Cavallermaggiore.
    Mi arrendo, cedo al curriculum delle sue armate celto-padane.
    Graziani per me è troppo.
    Lei ha trionfato.
    Rientri invitto nella caserma Zanzibar e mi saluti il col Buttiglione, Arbore e Boncompagni.

  45. l'esule scrive:

    Ma non era a Cuneo la madrassa? e poi ci si lamenta se si sbaglia la zona da bombardare….

  46. Un esule scrive:

    E chi si e’ preso un dum dum nel cervello senza essersene accorto e’ pantani.
    Pantani, lei non e’ capace, se lo lasci dire, non sa essere ne’ ironico ne’ salace. Non ha i numeri per giocare in serie A. Torni alla sua osteria sopra Salinella, dove fara’ un figurone….

  47. Paolo Pantani scrive:

    In serie a giocano i superboni, di pura razza soriana, talmente furbi che devono emigrare per guadagnare il giusto.
    In fondo è soltanto un impiegato, un piccolo borghese sofferente, in sede disagiata.
    E’ un inferiority compless che si impupazza da superiority, ‘sta salinella, che lei consiglia, non la conosco, sarà lei un abituè di hosterie, capisco la malinconia, stando all’estero, internet e barbera…

  48. andrea lucangeli scrive:

    @ Grigorij Melechov: mirabolante esempio di “spirito di patata” il suo! Lei proprio non riesce a cogliere la differenza tra contrastare dialetticamente una opinione (ma bisogna avere i mezzi intellettuali per farlo…) ed irridere chi la sostiene…
    Lei continua a “metterla sul personale” pensando di essere molto simpatico e molto furbo. Ma io di persone come lei – nella vita – ne ho incontrate a decine: sul momento potete apparire simpatici, brillanti e vincenti ma – sul lungo termine – diventate patetici…Esattamente quello che sta capitando a lei….

  49. Un esule scrive:

    Pantani, io sto all’estero perche’ guuadagno il triplo del giusto. Mica come lei che soffre per la pallottola che trova il vuoto pneumatico….

  50. Paolo Pantani scrive:

    Sempre impiegato e straniero rimani, ma, se ti piace, puoi baciare la terra dove cammini,forse qualche diritto di cittadinanza ti manca, per questo insolentisci i doganieri, ti senti come se ti volessero umiliare personalmente.
    Si vede che ne soffri e quindi non stai bene, ma se è monetizzato e ti soddisfa, perchè ti lamenti?

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