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Il disastro senza fine
della scuola italiana

Il PISA, Programme for International Student Assessment dell’OECD, consiste in una serie di test di verifica delle conoscenze degli studenti, di età 15 anni. La metodologia è collaudata e condivisa. Ai fini di una corretta comparazione fra realtà economiche, culturali e sociali diverse, vengono analizzati vari altri parametri, quali, ad esempio, la spesa per l’istruzione dei singoli paesi. Sono state portate a termine le edizioni PISA 2000, 2003 e 2006. I risultati per il 2009 sono attesi a dicembre di quest’anno.

Abbiamo così appreso, in passato, che in matematica i nostri studenti (valore medio 461,69, secondo la classifica PISA del 2006) vengono dietro all’Azerbaijan (476), all’Estonia (514,58), sono letteralmente “stracciati” da Taiwan (549,36) e, comunque, sono molto al di sotto della media OECD (497,58). Su 57 paesi presi in considerazione, 38 sono avanti a noi. Non va meglio con la lettura. Media italiana 468,52. Media OECD 491,79. Veniamo dietro Lituania (479,49), Estonia (500,75), Hong Kong (536,07), e Korea (556,02). In breve, su 57 paesi “misurati” ci precedono in 33. Nelle scienze, stesso dicorso.

L’OECD ha pubblicato uno studio molto interessante dal titolo: “The High Cost of Low Educational Performance”. Il sottotitolo ne chiarisce il contenuto: “The long run economic impact of improving PISA outcomes”. Di cosa si tratta? Del tentativo di “misurare” l’effetto che il miglioramento delle “prestazioni” del sistema scolastico nazionale avrebbe sull’economia complessiva del paese. Ove per “prestazioni” si intende, appunto, il grado di apprendimento, nei diversi settori, che mostrano gli studenti, misurati con il metodo PISA.

E’ chiaro, infatti, che per alcuni paesi, fra i quali l’Italia, i risultati del PISA sono scoraggianti. La distanza che separa i nostri studenti da altri paesi può misurarsi, se si vuole, in interi anni di insegnamento. E questo all’età di 15 anni! Altri paesi, vedi la Polonia, in appena 6 anni (2000 – 2006), sono riusciti a migliorare la “resa” del sistema dell’equivalente di circa il 75% di un anno scolastico.

Non starò a descrivere il modello utilizzato per lo studio. Chi vuole lo trova su  http://www.oecd-ilibrary.org/education. Per lo scopo di quest’articolo, basta citare le conclusioni. La prima, e forse la meno attesa, è che basta poco per ottenere molto. Nel senso che piccoli miglioramenti nell’istruzione, quantificabili in 25 punti di miglioramento della media PISA dei singoli paesi, da realizzare nei prossimi 20 anni, porterebbero ad un aumento del PIL dei paesi OECD pari a 115.000 miliardi di dollari.

Questo è il NPV, cioè il valore presente, calcolato su un tempo pari alla vita media attesa per i nati nell’anno 2010. Se poi si riuscisse a portare tutti i paesi OECD al livello della Finlandia, che è il sistema scolastico OECD migliore misurato con il PISA, allora l’aumento del PIL complessivo sarebbe pari a 260.000 miliardi di dollari.

E’ ovvio che il guadagno del PIL, in valore assoluto, è diverso per i diversi paesi. Per l’Italia, nei due casi, avremmo 5.223 e 18.094, rispettivamente. Per avere una idea. La seconda cifra, in valore assoluto, rappresenta un aumento rispetto all’attuale PIL del 927%. Il che corrisponderebbe ad una crescita annuale media dell’1,31%. Un aumento del PISA di 75,6 punti.

Se poi tutti gli studenti avessero una prestazione minima pari a 400 punti PISA, l’aumento del PIL italiano, nello stesso periodo, sarebbe quantificabile in 11 465 miliardi di dollari. La percentuale di studenti italiani, al di sotto di questo livello, è il 23,5%.  Si osservi che per ottenere questo risultato, bisognerebbe portare questo 23,5% di studenti, per la matematica, al livello attuale del Montenegro. Per le Scienze, a quello dell’Indonesia. E per la lettura a quello della Giordania.

Mario Giardini

100 commenti a “Il disastro senza fine
della scuola italiana”

  1. Roberto D. scrive:

    esule hai sollevato anche un grosso problema. ci sono dei genitori che oggi se la prendono con gli insegnanti che sono cialtroni (ce ne sono ma mica tutti) non con i loro figli che non hanno voglia di studiare. mio padre mi ha sempre aiutato a scuola ma mai mi ha detto che la colpa era della profesoressa. altri tempi.

  2. Liutprando scrive:

    Eh no, carissima Sophia. Anche se so per esperienza che esistono insegnanti da sedia elettrica, io no do a loro la colpa del disastro dell’istituzione, La do alla Stato fatto male.
    Oltre ad insegnati deficienti ci sono quelli bravi. Nella classe di un mio figlio, la maestra Fumagalli, brava ed appassionata alla sua “missione” bocciò un asino patentato e finì per essere denunciata. Vinsero i genitori del bocciato.
    Di chi è la colpa? Dell’eccesso di Stato o della TV?

  3. Sabina scrive:

    Esatto. Perché poi la colpa al professore, Cosi di
    moda , e ‘ un’ altro chilo di merda che gli viene regalato. Per cui arrivano i genitori e se gli dici che il figlio e’ un cafone ciuccio , non fanno che prendersela con quei cialtroni dei professori che affamano lo stato ( oltre a essere tra i
    pochi che pagano le tasse)
    sophia : ecco con qualche cognizione ti dico che il pomeriggio c e’ qualcuno che disfa il tuo paziente lavoro. Chi vince tra te e Maria de filippi ??

  4. Mario Giardini scrive:

    Sophia,
    “Se vi fa bene dare tutta la colpa a questa categoria, dall’abbassamento del pil al fenomeno dell’emigrazione, fate pure.”

    Sei una persona assennata, quindi il commento mi stupisce. Perché mi mette in bocca parole che non ho detto, ed in testa pensieri che non ho.

    Primo: non mi sogno di dire che tutta la colpa è dei professori. Questo di individuare la fonte unica ed irrimediabile di tutti i mali dell’universo Italia è mestiere che lascio ad altri.

    Sono partito da una considerazione elementare, che mi è venuta leggendo le classifiche PISA. Mi sono detto: tutti dicono che alla scuola, in Italia, vanno risorse insufficienti.

    Vediamo se è vero. NON E’ VERO.

    Allora, se già spendiamo oltre la media OCSE (settimo paese, l’Italia, per spesa pro capite fra le 35 maggiori potenze economiche del mondo) possiamo fare solo due cose. O aumentiamo i fondi per la scuola, cioè aumentiamo le tasse. O usiamo meglio i soldi che ci sono, E CHE SONO MOLTI.

    A me viene semplicemente il dubbio che AUMENTANDO i soldi a disposizione IL PRODOTTO NON CAMBIERA’.

    Perchè? Perchè saranno spesi in stipendi. Miseri stipendi. Bracciantato intellettuale de sinistra: fanno finta di pagarmi? Ed io faccio finta di lavorare. Alè, tutti dentro, una cattedra non si nega a nessuno. Neanche al diplomato di arte drammatica che insegna italiano (esempio tuo).

    D’altronde, esperienze fatte altrove DIMOSTRANO che con meno soldi si può fare molto di più. Estonia insegna. Ma anche Finlandia insegna. Dunque?

    E, altro dato OCSE, l’Italia è il paese in cui il netto del costo del lavoro (netto in busta) è il più basso. Aumentare le tasse ancora è fuori discussione, credo.

    Allora, se non hai più soldi, che cosa fai? Tu vorresti la biblioteca anche alle scuole medie, e non i distributori di bibite.

    Che facciamo? Prendiamo in considerazione l’altro dato (97% del budget va in stipendi) o no?

    Diamo una controllatina alla capacità degli insegnanti o no? Mandiamo a casa i lavativi e gli incapaci? E aumentiamo il soldo ai buoni? E facciamo le biblioteche di cui abbiamo bisogno?

    La risposta attuale di tutti è: no. In fondo, anche la tua, vista la difesa corporativa in cui ti cimenti.

    Perché si è arrivati a questo punto?

    Ehe. Questa sì che è una bella domanda. Io la risposta la riassumo così: l’immaginazione è davvero andata al potere (nella scuola). Purtroppo. Ma penso di scriverci qualcosa, quindi rimandiamo la disputa.

    “situazioni non certo idilliache come le vostre”

    A Sophi, ma che cacchio dici? Mio padre faceva l’operaio. Quando io ero al terzo anno di ingegneria, e mio fratello frequentava il terz’anno di istituto, lui rimase senza lavoro.

    Sopravvivemmo per mesi con un lavoretto che lui si inventò (gestione di un baretto in una bocciofola di pensionati) al quartiere Prenestino.

    La domenica, unico giorno della settimana in cui si comprava la carne (al mercato di Piazza Vittorio), pollo senza petti a tavola.

    Coscia destra per me, coscia sinistra per mio fratello, il resto (immagina te) fra mio padre e mia madre.

    Mi sono fatto un culo grande così, mia cara. 33 esami più la tesi più il servizio militare in cinque anni e mezzo.

    E se mi dicessi, vuoi tornare ad avere 20 anni? Ti risponderei: grazie, no. 25 anzi 27 sarebbe meglio.

    “padano io cerco di tenere i somarelli lontano da gomorra…che non vengano a derubarvi delle collanine! E pazienza che non superano il test….”

    Questa poi! Sono cresciuto al Prenestino, io e tanti altri, fra cui mio fratello. Quelli che sono diventati delinquenti sono una infima minoranza. E non sono diventati delinquenti solo perchè non sono andati a scuola.

    Il discorso diventa lungo. E se ne vuoi uno autorevole, certo più di quanto io possa fare, compra Tabula Rasa, di Steven Pinker.

    C’è un capitolo interessante, sulla Violenza. Molto istruttivo. Ed un altro sui Figli (ed anche l’educazione dei). Ancor più istruttivo. Ed uno sul Genere, femminismo e nuove scienze cognitive, compresa la psicologia evoluzionistica.

  5. sophia colpiacca scrive:

    Mario
    La semplificazione e l’estremizzazione dei concetti appartiene alle discussioni dei blog… :)
    Però non mettermi a tua volta parole in bocca..
    Io non ho affatto assolto i professori !!
    Anzi ho elencato una serie di mancanze dovute , secondo me, a difetti di sistema .che ricadono sulle competenze mancate dei nostri ragazzi.
    Riforme di sistema, di patti .
    Ci sono riusciti a Pomigliano, a far lavorare gli operai, perché non dovrebbero riuscirci con i prof ? ( che ne pensi, Liut?)
    Sarei arrivata anche al controllo maggiore sull’operato del professore in classe attraverso il monitoraggio dei suoi risultati , le segnalazioni dei genitori e degli alunni ,con conseguenze più serie e penalizzanti per il prof. Fancazzista o politicizzato.
    Mi trovate daccordissimo.

    Mario, mi stupisci anche tu se non afferri che la cattiva qualità dell’ambiente familiare, oggi, non dipende quasi mai dalla mancanza di soldi, ma dalla mancanza di cure affettive, di risposte a bisogni affettivi. I figli (semplifico…) crescono da soli davanti ad una tv. In questo ha una montagna di ragione Sabina.
    Non è il caso dei vostri (nostri) figli, che vengono seguiti nei loro percorsi. Chiaro?
    La prova la porti tu stesso : non tutti gli ignoranti (semplifico..) vanno a fare i ladri. Vuol dire che la famiglia, pur nelle difficoltà, c’è. Ma cosa accade negli ambienti degradati delle periferie, dove ognuno per sè e lo Stato per tutti ? Genitori, come ti ho detto, che non seguono i figli nelle semplici CURE GENITORIALI. Dalla colazione, ai compiti, alla sorveglianza….
    Quando addirittura non li mandano a scuola . Percentuali con picchi del 20% per abbandono scolastico, al Sud…
    E li che nasce il reclutamento nelle file della malavita..

    Grazie per l’invito alla lettura.
    Lo farò, poi ti faccio leggere qualche tema dei miei ciucciarielli…. Ti aprono un mondo…..

  6. Un esule scrive:

    @Sophia,
    Io penso che fare l’insegnante non implichi anche l’essere un assistente sociale. se esistono genitori che trascurano i figli gli si tolgano i figli. Ma di certo il mestiere dell’insegnante e’ quello di trasmettere il sapere, nonj di soffiare il naso a dei mocciosi.

  7. sophia colpiacca scrive:

    @Esule
    Certo , certo…il mestiere di insegnante è fare l’insegnante a ragazzi seguiti, sani, intelligenti, biondi e con gli occhi azzuri..

  8. Liutprando scrive:

    Purtroppo Sophia, è come per il palafreniere: quello dell’insegnante pubblico è un mestiere obsoleto.

    Così come quello dell’intellettuale tout court, che da noi significa essere un disadattato inutile, col vizio della lamentazione creativa in perfetto stile verghiano.
    L’istruzione di base non è neppure più attuata: vi sono insegnanti che si rifiutano di insegnare l’ortografia perché “di classe”.
    Il rigore educativo, assimilato all’idea autoritaria e fascista, è stato sostituito con “tutto è cultura” del movimentismo socialistoide che ha infettato l’intellettualità nostrana. Ne abbiamo un esempio qui nel blog, dove una persona ignorante oltre la media si crede superiore per fatto di ritenersi un intellettuale solo perché non sa fare nulla.

  9. John Doe scrive:

    Il trucco ormai ha funzionato, se assumi 200 persone di troppo è un problema di gestione del personale, se ne assumi 200mila è un problema sociale.

    Non è neanche una questione di soldi e non dico che le persone in eccesso dovrebbero andare in mezzo ad una strada, dico solo che dovrebbero essere supportate a spese dei servizi sociali, dalla fiscalià generale e non dalla scuola dei nostri figli.
    In un anno fai una valutazione di professionalità che sia seria, e fai uscire i punteggi più bassi riportando i numeri a livelli fisiologici.

    Ripeto, al punto in cui siamo non è questione di soldi. Se anche in questo modo si dovesse spendere un po’ di più mi andrebbe bene lo stesso, l’importante è far funzionare la scuola non imputandole costi impropri.

    Avrebbe senso? Secondo me sì. Verrà mai fatto? Secondo me no.

  10. Liutprando scrive:

    ‘Avrebbe senso? Secondo me sì. Verrà mai fatto? Secondo me no’.

    Contraddittorio.
    Quando un apparato del genere, che coinvolge milioni di persone, non funziona, non funzionerà mai perché è sbagliato il progetto esecutivo. Va rottamato.
    Come fare?
    Ricominciare daccapo, lasciando le persone al proprio destino. Così si fa per gli artigiani, piccoli commercianti, professionisti e tutti i produttori troppo deboli per avere tutela politica; bisogna che si faccia anche per l’istituzionale.
    Tanto è impossibile fare diversamente, le cose accadranno comunque. Prenderne atto sarà meno traumatico.

  11. Un esule scrive:

    Quoto, e non capita spesso, questa frase di liutprando: L’istruzione di base non è neppure più attuata: “vi sono insegnanti che si rifiutano di insegnare l’ortografia perché “di classe”.
    Il rigore educativo, assimilato all’idea autoritaria e fascista, è stato sostituito con “tutto è cultura” del movimentismo socialistoide che ha infettato l’intellettualità nostrana”

    @ Sofia, io non ho gli occhi azzurri, ma verdi, spero che vada bene lo stesso. Vorrei che non facessi del pauperismo da dama di s.vincenzo. Faccio parte di quelli che non fanno la carita’, ma se lo zingarello si offre a rimettere il carrello del supermercato i 50 centesimi glieli lascio. Spero sia piu’ educativo.
    Sophia, io penso ci sia un limite alla responsabilita’ collettiva. Dopo che ho assicurato a tutti la possibilita’ di frequentare la scuola dell’obbligo, se poi la mammina non ha messo la merendina nella cartella, scusami, ma non me ne frega proprio niente. Io pretendo che i ragazzi sappiano un ben definito numero di cose, dal non dire mi hanno imparato a saper fare l’area di un rettangolo. Basterebbe quello, la famosa 5a elementare dei nostri nonni e padri, che ci ha permesso di risollevarci da una sconfitta e di essere la 6/7 potenza economica dell’occidente. Chiedo troppo?

  12. sophia colpiacca scrive:

    @chiedi troppo poco. La scuola non è imparare un numero definito di cose. E’ anche imparare a vivere con gli altri.
    Fermo, Liut! Vivere con gli altri consapevoli delle proprie origini tradizioni e storia.
    Sono convinta che alla base della tolleranza verso le altre culture c’è la conoscenza e la difesa della nostra.

    Quindi Voi non credete nella possibilità di cambiare rotta: eppure leggo (dal link postato)che in Polonia (Polonia…) questo è stato fatto con risultati lodevoli.

    Spero di non rovinarti la giornata ma…forse con i 50 cent al piccolo rom hai educato il suo sfruttatore che l’uomo bianco con gli occhi verdi ogni tanto si deve lavare la coscienza….

  13. Mario Giardini scrive:

    Sophia

    “Mario, mi stupisci anche tu se non afferri che la cattiva qualità dell’ambiente familiare, oggi, non dipende quasi mai dalla mancanza di soldi, ma dalla mancanza di cure affettive, di risposte a bisogni affettivi. I figli (semplifico…) crescono da soli davanti ad una tv.”

    Semplifio anche io: hai torto. Il meccanismo causa-effetto non è cosi immediato, diretto, ferreo, ineluttabile ed universale.

    Non lo dico io: lo confermano 40 di studi nelle scienze cognitive.

    E’ per questo che mi sono permesso di citare Pinker. Se i tuoi piccoli ti aprono un mondo con i loro componimenti, ed io non ho ragione di dubitarne, allora non dovresti avere difficoltà a fartene aprire una dozzina da Pinker.

    Gli ultimi cinque capitoli del suo libro trattano cinque temi altamente controversi da millenni. Il XIX cap pag 456 ed Oscar Saggi Mondadori si intitola Figli. Gli altri: Politica, Violenza, Genere,Le Arti.

  14. Liutprando scrive:

    @Sophia, forse volevi fermare Un Esule?

    Io 5 cent non li do ai Rom perché mi hanno fregato l’argenteria e sono a credito.
    Non credo nell’integrazione che parta dall’ospite ma solo a quella che viene dall’ospitato. Se decido di andare in Germania sono io che mi integro, non aspetto di essere integrato che, dal mio punto di vista , non significa un cazzo.

  15. ItalianPolitics scrive:

    @Sophia Colpiacca: Grazie per aver ricordato che la scuola italiana NON va a pallino solo per colpa degli insegnanti ignoranti (e magari meridionali, direbbe la Gelmini).
    Condivisibilissimo quel che scrivi: “… la cattiva qualità dell’ambiente familiare, oggi, non dipende quasi mai dalla mancanza di soldi, ma dalla mancanza di cure affettive, di risposte a bisogni affettivi. I figli crescono da soli davanti ad una tv. In questo ha una montagna di ragione Sabina.
    Non è il caso dei vostri (nostri) figli, che vengono seguiti nei loro percorsi.”
    Quel che scrivi è piuttosto azzeccato, come raccontano amici insegnanti. Grazie, anche per contrastare le stronzate (spesso da neo-liberisti da strapazzo) da Curva Sud/Nord che infestano i blog.

  16. ItalianPolitics scrive:

    @ll’autore dell’articolo.
    Cosa si deve dire sulla validità statistica dei test PISA, aldilà delle citazioni che si riscontrano in vari post?
    PS: lo si chiede senza cattiveria alcuna, per davvero e con rispetto.

  17. un esule scrive:

    Eh no Sophia, ecco la pedagogia che condiziona in negativo la scuola che salta fuori. A scuola si va per imparare, io non voglio una scuola dove si va per sapere stare con gli altri. La cosa viene da se’, se non stai buono e zitto ti bacchetto o ti umilio. Cosi’ la smetti.
    Questo e’ l’errore che ci portiamo dietro, non fai la lezione? te la do doppia per domani. Se poi l’atteggiamento si ripete, ti caccio dalla scuola. Solo cosi’ potremo sperare in un miglioramento rapido. Certo che andrebbero bacchettati a sangue i genitori della povera creatura, cresciuta a pizza e suppli’, gli piace solo quello…, 60 kg di grasso a 8 anni….

  18. Mario Giardini scrive:

    Italian Politics

    Che quella di contestare il metodo per invalidare un risultato non gradito è tattica vecchia come il cucco, ma, a quanto pare, sempre praticata dalle varie corporazioni lì da voi (Italia).

    Che oggi qui a Rio c’è un sole della madonna e me ne vado in spiaggia.

    Ma che tornerò sul suo commento, punto per punto.

    Anticipo solo due piccole considerazioni.

    Proprio perché il PISA è un tentativo di misurare realtà diverse, il fatto che non sia completamente sovrapponibile alla realtà italiana è del tutto ininfluente, perché questo fatto è vero anche per TUTTI gli altri paesi esaminati.

    L’altra è che se l’OCSE (di cui l’Italia fa parte) ha adottato il metodo (immagino dopo lunghe discussioni di esperti), ci spende dei soldi, ed i risultati vengono considerati dai governi OCSE sufficientemente indicativi per farne uno (non LO) strumento di lavoro per le politiche educative, qualche ragione ci sarà.

    Quindi buttarla in caciara, dicendo che il metodo non va bene per l’Italia a me pare infantile.

  19. Liutprando scrive:

    Che vi siano famiglie problematiche non c’è alcun dubbio, ma lo sfacelo dell’istruzione pubblica non dipende da quello. Gli altri paesi non hanno famiglie più civili ed affettuose di quelle italiane, ma la scuola è spesso fatta meglio.
    Certamente dipende dal numero della popolazione e dalla sua uniformità, cioè l’Italia non ha alcuna possibilità di rimediare all’esistente.

  20. sophia colpiacca scrive:

    @ Liut No, no ce l’avevo con te, non col tuo compagno di banco ehehehe
    Sapevo che “partivi ” sull’argomento.. :)

    Tu sei più avanti di me! Integrazione… Io ho usato apposta la parola tolleranza. Effettivamente la parola integrazione dice poco anche a me perchè l’hanno riempita di troppi significati …a loro comodo.

    @ Esule,la Gelmini con il sei in condotta ci ha dato moltissimo. E’ una carta vincente, con alunni e genitori indolenti.

  21. ItalianPolitics scrive:

    @MarioGiardini: Che vuoi, siamo sempre ‘caciaroni’. Ma davvero? E che abbiamo detto mai di così trascendentale???Vuol dire che siamo sotto dittatura delle statistiche – totem inamovibili.
    Verificare nel merito la validità di rilevamento statistico non è grande vittoria, né sconfitta politica: è puro esercizio informativo e non vale dire che la contestazione è un comodo tirarsi fuori dalle responsabilità. Abbiamo chiaramente citato anche l’UNESCO, cioè altre prospettive sull’educazione che fanno a pugni con quelle dettate dall’economicismo OCSE.
    Circa la partecipazione dell’Italia ai rilevamenti PISA, il MIUR ha stabilito SOLO nel 2008 (Direttiva n.75 del 15.9.2008) i test strutturali per Italiano e Matematica. Fin dal 2001 vi sono SOLO Progetti Pilota, la cui gestione è stata affidata all’Invalsi, con l’obiettivo di verificare la fattibilità dell’annuale accertamento degli apprendimenti in italiano, matematica e scienze: sono QUESTI i dati presi in esame dalle indagini PISA citati. PROGETTI PILOTA, a campione, neanche generale, senza alcuna formazione del corpo docente ma utilizzati per “fare numero”.
    L’adozione ufficiale dei rilevamenti PISA è stata decisa SOLO dalla Moratti, Ministro P.I. (Direttiva n. 27, 13.03.2006), NON da esperti pedagogisti. L’allora CNPI trovò pure da eccepire nel merito.
    Il Ministro della Pubblica Istruzione Fioroni, nel presentare nel maggio 2006 le linee del programma del Governo alla VII Commissione della Camera, affermava, relativamente alla valutazione del sistema scolastico: “I dispositivi di valutazione finora attivati, che hanno avuto comunque il pregio di sviluppare una familiarizzazione delle scuole con le tematiche della valutazione, hanno molti limiti: quello, strutturale, di non riferirsi ad obiettivi formativi chiari e condivisi; e anche limiti tecnici intrinseci alle modalità di somministrazione delle prove e ad altri aspetti non secondari. Occorre dunque, contestualmente all’impegno principale ? che riguarda l’individuazione degli standard di riferimento dell’attività formativa – rivedere anche alcuni elementi specifici delle tecniche di valutazione. Gli obiettivi da perseguire – lo ripeto per evitare ogni possibile fraintendimento – sono comunque quelli di approdare alla definizione dei criteri scientifici di valutabilità del sistema e delle singole istituzioni scolastiche, anche come supporto all’autovalutazione professionale degli insegnanti. Tutto ciò è propedeutico a qualsiasi altro tipo di valutazione”.

  22. sabina scrive:

    Credo che la mancanza di logica sia la caratteristica di questo blog in cui si affermano cose e si negano con la disinvoltura degli ubriachi (esempio lampante dell’articolo di rondolino w la gnocca : esclude che esiste una categoria partendo il suo commento da una categorizzazione, cioè la gnocca, fino ad attaccare non chi tende a omologare, e categorizzare (cioè chi vede solo gnocca e vuole solo ricacciare in una categoria, nel caso di Vespa) ma contro chi protesta. E’ stata un apoteosi della comunicazione di oggi come si fa.

    Nella sensata idea che l’insegnante cialtrone deve poter essere cacciato, ovviamente sfugge il dettagliuccio gigante;: chi lo decide ? chi lo caccia? Con quale criterio?

    Chi spesso giudica i miei articoli ( quasi mai nel merito, ma solo dando giudizi o frugando nella mia vita privata) ad esempio, scrive non con dei refusi, cosa che capita a tutti, ma con errori di ortografia giganteschi da terza elementare .

    Ed è esattamente per questo che li correggo senza pietà.

    Perché chi giudica è libero di esprimere un’opinione ma deve essere all’altezza di sostenerla, e di difenderla. Se non sai scrivere e non sai dire perché non sei d’accordo, devi stare muto, mutissimo. Silenzio. E invece no. Parlano e giudicano.
    E c’è da dire che le accuse ” non capisci un cazzo” o ” le solite cose formattate , o come spiegare i colori a un cieco” sono detti e affermati con un piglio, che dovrebbe avere solo uno che ne sa almeno tonnellate più di te.
    Percio’:

    Vorrei sapere chi si è posto il problema di chi giudica chi.

    Tempo fa un deputato leghista, fece un’interrogazione parlamentare contro la preside di una scuola, in cui si è fatta la lettura di alcune pagine “pruriginose” di Anna Frank, considerandolo uno scandalo.
    Cioè una bambina che negli anni 30 aveva 12 anni, e che ovviamente ci ha lasciato altre testimonianze. Considerava uno scandalo che si leggesse nella scuola quella roba. ( i leghisti sono quelli che danno del moralista se uno si arrabbia se deve pagare lo stipendio di parlamentare alle prostitute del capo, non dimentichiamo)

    Ora, io avrei preso il tizio, oltre a radiarlo da ogni attività compreso vendere caiciotte per strada, che ci vuole una certa abilità, prima lo avrei chiuso in prigione per un mese a fargli vedere quello che vedono i bambini di 12 anni dalla tv di quello che lo ha messo in parlamento a rubarci i soldi, avrei fatto restituire lo stipendio a favore di una scuola per ragazze madri ( visto che loro sono per la vita senza spiegare come )
    poi gli avrei fatto leggere i vostri commenti a W la gnocca, dopo di che lo avrei obbligato a studiare per un anno a calci nel sedere. Pure l’inglese, l’italiano, e il padanese e un ‘altra lingua extra , magari l’arabo. Con traduzioni da una lingua all’altra senza vocabolario. Un calcio ogni errore.

    Ecco. Ma si sa, io sono davvero esagerata. E per me il merito è una cosa seria.

    Altro dettagliuccio, nessuno (meno che meno l’autore che diciamo non ha nella logica il punto forte, ecco ),
    ha messo in relazione quei dati – verissimi – con un altro: l’Italia ha un 70 “% di analfabeti , o analfabeti di ritorno.
    L’italiano medio legge un libro l’anno, e si informa solo dalla tv.

    Dliiiiiiiiiiiiing.

    E di chi è la tv? E che si dice in tv?

    Mmmmm vuoi vedere che ha anche a che vedere col voto?

  23. sabina scrive:

    ovviamente aspetto sempre che mi si dica chi si laurea in Italia che lavoro fa , o avrebbe dovuto fare, se non ha chi lo appoggia e magari i dati di accesso al lavoro. Perché sennò giriamo intorno alla storia dello stipendificio, ancora una volta e diventa una cosa per scemi.

    Allo stesso modo vorrei i dati per le donne (che sono la maggior parte del corpo insegnante anche se w la gnocca esclude il genere) :

    che lavoro possono fare se non l’insegnante non avendo aiuti alla maternità (asili etc ) ed essendo in genere licenziate o non assunte col pancione.
    E i rapporti con gli altri stati europei.

    ( vorrei che si replicasse, o mi si ignorasse, senza ricorrere a insulti o attacchi personali, per esercitare la mia libertà di esprimere opinioni diverse grazie)

  24. ItalianPolitics scrive:

    @Sabina: AAAH, FINALMENTE! Viene da fare un sospiro di sollievo e contentezza a leggere le Tue considerazioni sul blog e sull’argomentazione più o meno logica, sulla comunicazione più o meno efficace e carente. Verrebbe da dire: “La logica e l’equilibrio non sono di questo mondo, o tu che leggi e discuti!”
    Per fortuna, è piacevole ricorrere a fonti d’informazione straniere, stringate, informate e decisamente utili.
    Giustissimo (purtroppo) ricordare che in Italia si legge molto poco (al più: 1 libro/anno, giornali scarsi).

    PS: si può segnalarTi un utile blog-sito della Nieman Foundation – Harvard University su giornalismo, comunicazione e altro? Forse potrebbe interessarti.
    http://nieman.harvard.edu/reports.aspx

  25. Sabina scrive:

    E che ovviamente non ha ne’ deve avere nulla a che vedere con un’ opinione. Solo logica.. Costruzione del pensiero…e difesa anche dura e radicale e estrema delle proprie opinioni ma no : l ‘ art 3 della costituzione dice che siamo uguali anche se i negri un po’ meno, ma e’ colpa di chi fa in modo che siamo uguali senno’ e’ il gulag e viva la liberta’ la mia non la tua. Eh. Senza la pretesa manco di dire tutto in un post , ma avere due punti fermi come licenziamo le schiappe e basta assumere tutte senno’ guarda che spreco , poi devi avere la forza di difendere gli argomenti no che si spalmano le colpe alla sinistra che tanto va di moda. E’ di sicuro colpa anche di , ma se affermi che vuoi dare valore al merito poi dici chi valuta chi decide che fa la politica , come attui questo.. Grazie del
    link.

  26. sophia colpiacca scrive:

    L’ho notato già una volta..e sicuramente è capitato e capiterà anche a me.Dire una cosa e il suo contrario, scrivendo sui blog.

    Sabina : il problema degli insegnanti svogliati, politicizzati, con problemi di relazione, con la Sindrome da burnout esiste.
    Per te il merito è una cosa seria. Domando: Il merito è solo sapere le cose o anche saperle trasmettere ?
    Misurare il merito si può. Portoreale ci ha fatto un articolo. Italian politics ci dice che era previsto lo studio di questi dati per una “autovalutazione dell’insegnante”
    Seh seh… Dicono a napoli: acquaiola, l’acqua è fresca? Come la neve, ovvia risposta.

    Ho già scritto (ma evidentemente non leggete) che un insegnante si può valutare in base ai risultati raggiunti dai suoi alunni anche mettendo in relazione i risultati ottenuti dagli altri docenti della classe. Si dovrebbe dare peso alle rimostranze dei genitori e degli alunni e trovare delle soluzioni (che so, corsi di aggiornamento a proprie spese obbligatori..)
    Ci sono le soluzioni. Si vuole fare? Si potrà fare?
    Io penso che se si vuole si può (vedi pomigliano)
    Non buttiamo via il bambino con l’acqua sporca !
    ( è una vita che volevo dire questa frasi…ora mi manca solo inseguite quel taxi…. :) )

  27. Sabina scrive:

    Sophia: ovvio. Dire una cosa e il suo contrario, scrivere dimenticando pezzi di parole…etc. La logica interna a un contesto e’ un’ altra cosa. Se il tema che si spinge e’ il licenziamento dell insegnante cialtrone , poi devi dirmi chi lo giudica. Mi dispiace il risultato della classe e’ troppo legato a fattori aleatori , come e’ impensabile la pressione dei genitori, perché sarebbe la fiera delle ingiustizie. Che si debbano e si possano fare molte cose e’ verissimo , che kz sinistra abbia responsabilita’ enormi e’ verissimo , ma mi dispiace – e qui finiscono le mie comptenze – non so immaginare chi giudica chi. Sarebbe un bagno di sangue. Ne’ ovviamente e’ da meno la storia dello stipendificio. Vero. Ma bisogna valutare l accesso agli altri lavori soprattutto alle donne.. Eh.. Poi sarò fissata ma se fanno al solito l annuncio sul valore e balle varie, se insomma moraleggi , allora levi pure i pomeriggi di canale cinque etc etc etc. Mi pare comodo prendersela con la parte meno rilevante dello sfascio sociale

  28. Liutprando scrive:

    @Sophia
    ‘Io ho usato apposta la parola tolleranza’.

    La tolleranza è una forma di socialità che richiede reciprocità, sennò è masochismo.
    E’ in genere la pazienza che si usa verso quei comportamenti poco graditi.
    Diversa l’integrazione; ben altro peso; ben altro approccio.
    In Italia l’approccio è sbagliato sin dalla scuola che ha messo in circolazione una massa informe di cialtroni che chiacchierano a vanvera.
    Ciao e buona domenica Sophia. :)

  29. Un esule scrive:

    Sabina e Sophia, secondo me non ci capiamo.
    Probabilmente per il concetto, diversissimo, di scuola.
    Per me e’ il luogo dove vengono trasmessi dei saperi. Quelli essenziali per poi essere utili a se’ ed alla societa’.
    Senza fronzoli sociologici o pedagogici. Al massimo qualche nozione di neurologia, giusto per sapere che la concentrazione cambia con l’eta’, ma senza fare un dramma se un ciuccio lascia la scuola.

  30. sophia colpiacca scrive:

    Ciao Liut, e buona domenica a te e a tutti!

  31. Mario Giardini scrive:

    Italian Politics

    (A proposito: Italian è il nome o il cognome? Mmmm….forget it.)

    Partiamo dalla fine. Dai suoi interventi apprendo che:

    1. I dati PISA per l’Italia corrispondono solo a “progetti pilota”.

    Sa, anch’io faccio “progetti pilota”. Quando ho bisogno di mostrare dal vivo un nuovo prodotto ai nostri clienti telco. E posso garantirle che i miei (ma non solo i miei, anche quelli di Nokia, Huawei, Alcatel, ecc) progetti pilota vengono (miracolo?) sempre perfetti.

    A differenza di quelli “non pilota”, cioè del real world, che hanno la riprovevole e fastidiosa tendenza a comportarsi imperfettamente quando gli utenti pretendono di usarli “live”.

    Allora, delle due l’una. O chi ha scelto gli studenti per i test pilota ha scelto dei somari o gente scarsa, e allora è un pirla. Oppure ha scelto (come credo) la creme du creme. E quindi i risultati PISA sono bugiardi, ma nel senso la realtà è ben peggiore di quella che da loro traspare.

    2. Apprendo che nel 2006 un Ministro della Pubblica (Fioroni) ha ammesso “molti limiti” (però, sagace) nei criteri di valutazione del sistema scolastico.

    Nel 2006! Cioè, l’Istituzione più importante del paese, insieme alla Giustizia, ancora nel 2006 perseguiva lo scopo di creare uno strumento che andasse bene “per l’autovalutazione professionale degli insegnanti”.

    Autovalutazione! Della serie: oste, il vino è buono? Ridicolo, se non fosse tragico.

    Valutare il “prodotto” scuola dovrebbe essere prassi corrente da decenni. Ma siamo, anzi, siete, in Italia. Chissà, forse nel 2090 ci sarà uno strumento vero, di semplice valutazione. Senza l’auto, dunque a piedi, dunque ecologico. Auguri.

    3. “Le indagini PISA sono svolte a conclusione del ciclo formativo. In Italia a 15 anni il ciclo formativo non è finito.” Addurla come scusa significa affermare che da noi si insegna in più anni quello che gli altri imparano in meno. Infatti, i risultati PISA lo confermano.

    4. “In altri paesi il laboratorio è pratico, non fittizio”. Già. Di chi la colpa? Non spendiamo abbastanza soldi? No, perché ne spendiamo di più degli altri. Allora?

    5. Qui la cito per esteso: “i contenuti effettivi da testare sono differenti sia nelle informazioni che nelle modalità di verifica. In altre parole, dice la tale, all’estero (e nei paesi anglo-sassoni specialmente) gli esami scritti sono più diffusi e hanno a che fare con il “Best practice” o “Case Study”, qua siamo ancora alle prese con i temi letterari e pseudo-prove;
    d) la conseguenza pratica del punto c) è che gli studenti italiani NON sono addestrati ai test stile PISA (scelta multipla, per intenderci, a volte a risposta singola). All’estero li addestrano con lo stesso stile fin dall’inizio della scuola. Le esperienze italiane migliori analizzate hanno mostrato proprio questo dato, sia a Sud che a Nord”.

    Rilevo per lo meno tre cose, nessuna lusinghiera per il sistema educativo italiano.

    a) temi letterari e pseudo prove contro case study.

    Dunque è chiaro che i metodi di insegnamento altrove sono più efficaci. Moderni. I nostri vecchi se non arcaici. Ma se sono arcaici, come si fa a sostenere che, invece, gli insegnanti sono moderni, anzi, post-moderni?

    b) i nostri studenti, poveretti, imparano, sì, ma non sono addestrati a mostrare quello che hanno imparato, perché i test sono, vigliaccamente, a scelta multipla.

    Ma guarda un po’ come è cattivo il mondo!Ma la scuola non è fatta proprio per preparare a ciò?

    c) sapremmo come fare (sarà vero?) ma lo facciamo in poche scuole. E di chi sarebbe la colpa, sempre della Gelmini e della Moratti?

    Se questi sono gli argomenti a difesa della scuola e del corpo insegnante italiani, sono patetici.

    6. “La riforma Moratti permette insegnare lingue straniere a gente che non le conosce”.

    Ma guarda un po’. Prima della Moratti questo non accadeva. Infatti, in Italia, è noto, tutti parlano e scrivono benissimo l’inglese o il francese o lo spagnolo imparato al liceo.

    Pardon: tutti quelli che hanno studiato prima della riforma Moratti.

    Chissà perché io invece ho dovuto frequentare lo Schenker a Università finita, e pagandolo di tasca mia. Ce li ricordiamo tutti, a Roma, l’inglese pronunciato con accento e declinazione romana, o no? Aò do iu spiche englis?

    7. “Il modello OECD non è l’unico”. Ringrazio per l’illuminante informazione. Si dà il caso che sia quello che, sia pure con colpevole ritardo, è stato adottato dall’Italia. Ecché, ce ne facciamo uno ad hoc, che assolva tutti, politici scuola famiglie?

    Giusto per concludere.

    Qui stiamo parlando di quindicenni che si sottopongono ad un test di Lettura. A uno di matematica e uno di scienze.

    Questa non è roba sulla quale si possono avere opinioni differenti o che bisogna studiare su dieci testi per arrivare ad una formulazione accettabile. O capisci quello che leggi, oppure no. O sai il teorema di Pitagora, oppure no. O ti ricordi quale principio scopri Archimede mentre faceva il bagno, oppure no.

    Ripeto: quindicenni.

    I FATTI dicono che per la lettura, l’Italia è al 32° posto su 57 paesi classificati. Per la scienza, al 37° e per la matematica, al 38°. Questo, per la leva del 2006.

    Ed i FATTI dicono, ancora, che solo 6 paesi su 35 spendono più dell’Italia per l’istruzione. E non sono 35 paesi qualsiasi: sono i paesi OCSE.

    Se questo non è un fallimento epocale, allora davvero non so quando si possa parlare di fallimento.

    Il resto? Chiacchiere. Di destra o sinistra poco importa.

  32. ItalianPolitics scrive:

    @MarioGiardini
    Caro Mario, grazie per l’intevento. Sei perplesso sul nome ed è giusto esserlo: siamo un gruppo di amici impegnati in alcuni campi (politica, istruzione, informazione e sicurezza) e ci si da fare con i pochi mezzi consentiti: blog e Twitter (http://twitter.com/ItalianPolitics) poco, malamente e se possibile.
    Tecnicamente, il tuo discorso sul rapporto metodologie d’insegnamento-benefici effettivi (temi vs. case study) è ineccepibile: il problema è di sistema. Fossimo noi a decidere, il docente fancazzista che citano altri interventi qui sarebbe da prendere a legnate o, quanto meno, cacciato a pedate. Bisogna mettere in atto un “disegno complessivo” e scardinare anni di “bad-practice”! Calare dall’altro pseudo-riforme scolastiche su carta intestata del Ministero dell’Economia è tuttavia inaccettabile (è successo a metà maggio 2010 nelle scuole).
    Non si tratta di assolvere scuola e famiglia per quella che in inglese chiamano “Poor literacy”: hanno però ragione (pensiamo Sophia Colpiacca o Sabina) che in qualche modo ricordano che la scuola NON è più l’agenzia formativa unica esistente, che spesso alle scuole vien chiesto di fare le veci dei genitori, che i modelli educativo-sociali rispettivi si scontrano quanto mai.
    Circa la spesa relativa agli stipendi insegnanti che viene sbandierata al 97% del bilancio del MIUR, ricordiamo con Manuela Ghizzoni (deputata PD, componente VII Commissione): “La spesa per il personale del MIUR supera di poco l’80% e che la spesa pubblica per l’istruzione non è solo quella erogata dal ministero, poiché anche le regioni e gli enti locali contribuiscono con risorse proprie. Pertanto, la percentuale della spesa per gli stipendi calcolata, come fa l’OCSE, sul totale della spesa pubblica si attesta di poco al di sopra del 60%, in linea con la media dei paesi OCSE.”
    Si può contestare la Ghizzoni, ma basterebbe andare a vedere lo Stato di previsione del Ministero dell’economia e delle finanze (2008-09, l’ultimo a disposizione e il Bilancio Assestato 2009) la Tab. 2; la parte “Istruzione scolastica”(tab. 22) il programma Sostegno all’istruzione (22.10, cioè Macroaggregato 16.1.3).
    Cari saluti e buone passeggiate extra-europee.

  33. Un esule scrive:

    E allora? Se alla scuola vengono delegati compiti che non le appartengono, di supplenza a genitori fasulli, si dica da subito che non sara’ piu’ cosi’. Di mamma ce n’e’ una e i bisogni primari del pargolo se li deve puppare lei.
    E poi dove dovrebbe avvenire la formazione? su twitter?

  34. Liutprando scrive:

    ‘che spesso alle scuole vien chiesto di fare le veci dei genitori, che i modelli educativo-sociali rispettivi si scontrano quanto mai’.

    Ma non diciamo stronzate. Troppo spesso i genitori devono difendere i loro figli dalla scuola pubblica. Ho passato la vita a difendere i miei figli da chi li voleva aiutare e tra questi la scuola pubblica è stata la peggiore.

  35. sabina scrive:

    http://www.repubblica.it/scuola/2010/09/13/news/scuola_lega_serra-7018781/?ref=HREA-1

    cui si aggiungo soldi devoluti da maria stella per la scuola privata

    cui si aggiunge una certa quantità di professori precari ormai alle soglie della pensione senza che abbiano mai avuto un lavoro continuato,e quindi senza progettualità.

    Ovviamente, come al solito, non si è risposto ai quesiti sollevati

  36. Liutprando scrive:

    L’ho già scritto più volte perché è una realtà oggettiva che tutti possono riconoscere ma che pochi hanno la capacità di capire: la scuola pubblica italiana è uno dei luoghi peggiori al mondo in cui mandare i figli. L’assurdo è che è obbligatorio.
    La scuola pubblica italiana è irrimediabile ed insanabile perché luogo politico di clientela, in modo particolare nel sud Italia e bisognerebbe gradualmente sostituirla con quello privata su cui, al contrario di quella pubblica, si possono istituire controlli di qualità.
    Il socialismo di cui è infetta la gestione pubblica italiana ed il becerume della sua area comunista contrastano questo oggettivo bisogno di civiltà.
    http://archiviostorico.corriere.it/1998/settembre/08/Prc_contesta_scuola_padana_Masano_co_5_9809083515.shtml

  37. sabina scrive:

    ecco la scuola come luogo di clientela. La scuola.
    detto da uno dei migliori risultati della scuola dell’obbligo mi pare la giusta conclusione di questo dibattito.

  38. Liutprando scrive:

    ‘detto da uno dei migliori risultati della scuola dell’obbligo’

    Se ti riferisci a me, io ho fatto la scuola privata.

    Poi non lamentarti se ti mando affanculo, idiota. Se non vuoi essere offesa, non offendere.

  39. sabina scrive:

    :-D hahhahaha guarda, però i tuoi commenti rimbalzano negli altri blog (ma sono senza il tuo nome, protesta) e non sono io la responsabile ! Quelli sulle donne girano, come esempio di altissimo livello… appunto di cviltà di cui parli sempre, rendendoti stupendo. Vai a finire pure nei libri, anche perchè sono giornalisti che in genere scrivono esattamente prendendo le frasi dei blog..
    invece, ti incoraggerei a insultare così.. hai un futuro di rappresentante italico.. Rondolino in questo ha fiuto.

  40. sabina scrive:

    ah e ps: la scuola dell’obbligo ovviamente prescinde se sia pubblica o privata. Hai fatto bene comunque a andare alla privata, pagata dallo stato.

  41. Liutprando scrive:

    @sabina
    Io incoraggerei te a scrivere con maggiore presenza, dando dimostrazione del disastro combinato da chi si millanta intellettuale con curriculum e non riesce a scrivere se non cose stupide, tratte dagli slogan del putridume socialistoide, in uno stile sgrammaticato, malfatto e sgradevole a leggere.
    Ogni tanto mi capita di darti retta, ma me ne pento subito perché è tempo perso. Sei trascurabile.

  42. Mario Giardini scrive:

    ItalianPolitics

    Gruppo di amici… anonimo? Beh, fate voi. Questa cosa non la capirò mai, però: per la prima volta nella storia dell’umanità miliardi di esseri umani hanno la possibilità di farsi conoscere dai loro simili negli angoli più sperduti del mondo, praticamente aggratise, e che ti fanno? Si danno un nick, cioè si infilano in un burqa. Mah.

    Tornando al tema, un po’ di coerenza non guasterebbe. A me sembra che il 97% sia cifra ufficiale riportata da un qualche ministro dell’Istruzione in conferenza stampa. Ma ammesso e non concesso che sia “solo” un 60%. Bene, allora abbiamo un 40% per il resto: attezzature, ricerca, strutture (ricorderete che in un terremoto di qualche anno fa l’unico edificio a crollare fu la scuola, vero?) ecc.

    Che fine fa, questo 40%?

    Perché non si vede. Tant’è che quando mio figlio era alle elementari, ci tassavamo ogni anno per ridipingere le aule della scuola ( capitò di dover perfino dotare di tende tutte quelle esposte a sud) e integrare il materiale di consumo, quando occorreva, per arrivare a fine anno scolastico. E non parliamo delle invocazioni di aiuto che provengono dalle università, dove pare non abbiano un centesimo per la ricerca.

    E non vi pare che il 60% in stipendi sia, comunque, una enormità?

    Qual è la ricetta che proponete? Più soldi. Quindi se oggi spendiamo il 12,5 % IN PIU’ rispetto alla media OCSE, dobbiamo portarci a….il 40%? Perché, naturalmente, è “vietato fare pseudo-riforme della scuola su carta intestata del ministero delle finanze”.

    E’ la solita vecchia musica, suonata in tutte le dependances dello Stato: vietato risparmiare.

    Perciò: se la qualità dei servizi che vi fornisce lo stato non vi soddisfa e pretendente di più e di meglio, allora spendete di più e avrete di più e di meglio. Promessa che i politici di turno fanno quasi tutti, indipendentemente dal colore della loro maglietta.

    Molti cittadini ne hanno le tasche piene, di questa vecchia musica. Io sono uno di quelli.

    E per chiudere: ho capito.

    Ho ragione dal punto di vista “tecnico”.

    Immagino di avere torto dal punto di vista “politico”. Poiché il problema è “di sistema”. Cioè a monte. Ettipareva?

    Allora io dico: ho vissuto 35 anni professionali in un settore di punta: le telecomunicazioni. 29 in grandi aziende, 6 da consulente.

    Questa frase non l’ho mai (e non avrei mai potuto) ascoltarla: “Bisogna mettere in atto un “disegno complessivo” e scardinare anni di “bad-practice”. Perché anni di “bad practice” mandano all’altro mondo l’azienda, e quindi non c’è più bisogno di rompersi la testa sul “disegno complessivo”.

    Invece, ogni santo giorno si trovavano risposte a miglaiaia di domande, tipo: quanto costa? Si può spendere di meno? O possiamo, a parità di quattrini, migliorare la qualità? Come la misuriamo, la qualità di questo prodotto? Le risorse umane sono di livello adeguato? Per questo progetto, siamo in troppi, siamo a posto o abbiamo bisogno di rinforzi? Quanto deve costare? Cosa faccio se mi accorgo che sto spendendo più del previsto? Come misuriamo le prestazioni dei dipendenti? Quanto del budget destiniamo ai premi? Quali sono i criteri per premiare? Chi è e cosa fa la concorrenza? Come è cambiato il mercato, cioè il mondo, cioè il comportamento dei miei clienti? Sono soddisfatti? Come misuro la loro soddisfazione? Come prevengo i loro cambiamenti? Quanto spendo per ricerca e sviluppo? Quali sono i miei punti forti, quelli deboli, dove sono le “minacce” e dove le opportunità? Come cambio la mia organizzazione? Quali strumenti ho a disposizione per far accettare a TUTTI i dipendenti che la regola costante della “vita aziendale” ( perché della vita in generale) è il cambiamento?…ecc…ecc…ecc.

  43. sabina scrive:

    @liutprando: lo sooo, queste cose me le hai già dette. anzi sono le uniche che i dici, a parte inveire contro chi mi ha dato da lavorare. Perciò sei rappresentativo di un gruppo sociale preciso, che dice queste cose a tutti. E non è un caso se in tanti ti abbiamo intercettato. Che hai capito, niente paura, niente magistrati comunuisti, nel senso ” individuato” come esempio. E poi parli sempre di civiltà, e questo tocco in più di surreale, ti rende perfino molto simpatico. Davvero mi faccio un sacco di risate , quando citi i libri poi non ne parliamo. Ma a me sembra buona cosa. Pensa passare inosservati scusa.

  44. Un esule scrive:

    @Sabina,
    ho letto il tuo link.
    Ma avevo letto la notizia anche sul Corriere, che di certo non nascone, vedi l’articolo di Stella di oggi, molte perplessita’. Ma forse, togliendo un po’ di foglie di cannabis indica dagli zerbini, che appare una storia di buona ammnistrazione.
    Un sindaco vende la propria vecchia scuola ad un privato che ne costruisce una nuova. La collettivita’ si tassa per arredarla. Senza l”erba” padana sembrerebbe tratto dal libro Cuore….

  45. Liutprando scrive:

    ‘Davvero mi faccio un sacco di risate , quando citi i libri poi non ne parliamo’.

    Cioè se qualcuno fa citazioni letterarie, tu ti fai un sacco di risate?

    Eh beh, non sei un’idiota, è evidente che sei un genio.

    Ma vai a fanculo te e gli intercettatori.

  46. sabina scrive:

    @ Vituper , no se qualcuno fa citazioni letterarie , se le fai te.. , sei divertente perché prima ti comporti da carrettiere, non articoli un discorso logico e poi citi dei romanzi.. che sembra che non hai letto– “Affanculo” si scrive tutto in una sola parola.. ooopure affa’ n ‘ culo, se si vuole essere pignoli.

    @ esule: senti, va bene. Era una buona amministrazione. Ma non si pagano con i soldi miei i simboli della lega ;-)
    o vorrai credere pure te che questi so’ autonomi?

  47. Liutprando scrive:

    ‘poi citi dei romanzi.. che sembra che non hai’

    Può sembrare ad un’idiota come te, ma a me che me ne frega?
    Rivai a fanculo, per essere pignoli.

  48. sabina scrive:

    lo sooo, me lo hai già detto.. anche vaffanculo lo hai detto. Dici queste cose qua.

  49. ItalianPolitics scrive:

    Ci si domanda: che senso ha ridurre una discussione a uno “sfogatoio” per lanciarsi insulti a vicenda?
    @MassimoGiardini: non è razionale (né funzionale) contestare il tuo ragionamento in toto, specialmente l’ultima parte con tutte le domande: legittime e discutibili (nel senso che bisogna porle e rispondervi): tutto più che giusto, credici. Quando diciamo che il problema è il “disegno complessivo” s’intende dire che c’è da fare uno sforzo culturale enorme, che tutto il paese Italia, in tutte le sue componenti deve riflettere sul modello di scuola e di in-formazione desiderati. Insomma, non si può lasciare tutto in balìa di orientamenti partitici passeggeri. E’ un delitto richiedere un’assunzione di responsabilità da parte di tutti, come se fosse una specie di “New Deal”? Per finire, il problemuccio della scuola è che non abbiamo solo a che fare con diagrammi GANTT o project financing/solving: chi mandiamo nelle classi a formare le sensibilità e le persone se non docenti (possibilmente di qualità, capaci, ecc.)?
    Riguardo il nome, alcuni di noi non possono fare altro e non è vigliaccheria, davvero.

  50. Liutprando scrive:

    ‘Quando diciamo che il problema è il “disegno complessivo” s’intende dire che c’è da fare uno sforzo culturale enorme, che tutto il paese Italia, in tutte le sue componenti deve riflettere sul modello di scuola e di in-formazione desiderati. Insomma, non si può lasciare tutto in balìa di orientamenti partitici passeggeri’.

    E quante generazioni di deficienti dovremo ancora sfornare perché lo sforzo possa, ammesso che possa, trovare una soluzione dignitosa?

    Il problema è elefantiaco e il buon senso porterebbe a pensare alla sua divisione per poterlo risolvere nella specificità in ogni sua parte.
    Certamente così come è, l’unica prospettiva possibile è un graduale abbandono della scuola pubblica a favore di quella privata. Il federalismo è propedeutico a questo indirizzo.
    Deve essere per anche per questo che viene ostacolato: l’impianto lo si vuole mantenere come è, sanarlo dall’interno è troppo penoso.

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