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Noi, trascinati al largo
dalla tempesta

“L’allegoria è una specie di lingua speciale, di gergo riservato ai compagni, di scrittura a chiave” (L. E. Rossi, Letteratura greca, 1995).

Non capisco questa lotta di venti;
che di qua un’onda rotola,
di là un’altra, e noi, al largo,
siamo trascinati con la nave nera

dalla tempesta, stremati, grande;

(Alceo, 1-5, 208 a)

Ci tenevano molto gli antichi a indicare il primo, l’inventore di un genere, di un’immagine; e tanto più ci tenevano se era proprio il primo di una serie fortunata e successivamente ripetuta. E i commentatori antichi ci assicurano che questo carme è un’allegoria che Alceo creò per rappresentare la zuffa delle instabili consorterie di partiti che si contendevano il primato nella vita politica di Lesbo alla fine del VII a.C.

Tutta nuova, quindi, questa rappresentazione della nave della politica che, al largo, sballottata dai venti in tempesta, è vicina al naufragio e con la nave l’equipaggio, in preda alle onde minacciose.

Nuova e poeticamente perfetta nel testo greco, nella lunga pesantezza dei tre verbi, nel martellare delle onde contrapposte ad inizio verso, nell’unico aggettivo di colore che tinge di buio i destini della comunità, in quel soggetto “noi” collocato a metà, privato di volontà dal verbo passivo e ripreso oltre il limite della prima strofa dal participio, schiacciato fra il sostantivo “tempesta” e il suo aggettivo “grande”.

Ma splendido è l’attacco, il “non capisco” iniziale, che non è riflessione, né sospensione, ma giudizio, dichiarazione di non appartenenza, imperioso gesto di distanza. I gesti, infatti, dobbiamo immaginare, quei gesti con cui il poeta accompagnava il canto all’interno del gruppo, che con lui condivideva il giudizio politico, aveva la chiave del suo linguaggio e ne comprendeva immediatamente l’enigma.

E la chiave del componimento è nella parola stasis che accumula una varietà infinita di significati, anche contrapposti, ed è spinoso esempio di  polisemia, croce di ogni traduttore. Perché stasis può voler dire posizione, direzione, zuffa, lotta, ma anche, da Alceo in poi, fazione politica, partito, sedizione e nella sua ambivalenza è simile al latino tumultus.

Più ambigua del termine latino, però, la parola greca è anche l’italiano “stasi”, cioè immobilità, torpore, esattamente l’opposto di lotta anche se, politicamente, altrettanto dannosa, così come nel mare la bonaccia è l’opposto della tempesta, ma, per i marinai antichi, disgrazia altrettanto grande.

Un pantano, del resto, ha evocato l’on. Bossi parlando della attuale situazione politica; non so se avesse presente il carme di Alceo, ma dalle sue parole, per associazione di idee, scaturisce la sequenza pantano ? palude ? melma e infine, per allitterazione, il termine suggerito da una recente dichiarazione dell’on. Bersani, ispirato, forse, da Aristofane.

Come dire: dalla polisemia alla scatologia; ma i giudizi coincidono.

1 commento a “Noi, trascinati al largo
dalla tempesta”

  1. [...] l’articolo integrale: Noi, trascinati al largo dalla tempesta Post correlati10 settembre 2010 — Noi, trascinati al largo dalla tempesta [...]

  2. daniele C. scrive:

    Bellissimo, professoré!

  3. [...] Per approfondire consulta la fonte: Noi, trascinati al largo dalla tempesta [...]

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