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La mistica di Keplero e le alleanze illusorie del Pd

La visione delle alleanze del Pd mi ricorda la mistica di Keplero. Era un genio Keplero: riuscì a scoprire tre leggi fondamentali del sistema solare e le conficcò in una spiegazione elegante e armonica ma del tutto campata in aria: quella dei solidi regolari che, a modo di una matrioska russa, inscrivevano l’una nell’altra l’orbita dei sei pianeti allora conosciuti. Sulla carta tutto funzionava alla perfezione: la geometria inventata dava risposte matematiche perfette. Solo che… quei solidi non esistevano. Le basi della spiegazione erano mistiche e illusorie.

Che c’entra il Pd? Seguitemi. L’unico vero elemento di divisione politica e di contrasto percepibile nel Pd è stato ed è quello sulle alleanze. Tralasciamo il confuso chiacchiericcio sui sistemi elettorali che ognuno dei dirigenti del Pd disegna a modo suo. E in cui ci si perde. Andiamo alla sostanza. I termini di riferimento sono due: la tesi della vocazione maggioritaria (che per comodità si usa riportare a Veltroni) e quella della centralità delle alleanze (di cui D’Alema è ritenuto il più deciso assertore). Oggi, pare che la strategia ufficiale del partito poggi su quest’ultima, pur con varianti su cui non mette conto soffermarsi.

Qual è l’ultima e più aggiornata versione delle alleanze data dai dirigenti del Pd? Sembrerebbe questa: un solido, il primo, è il nuovo Ulivo. Esso è contenuto in un solido più grande e successivo che è il patto con il Centro di Casini. In situazioni (eventuali) di emergenza, entrambi i solidi sono contenuti in un terzo che è l’alleanza (temporanea) con settori di centrodestra (Fini o Tremonti le variabili) che decidessero di chiudere con il berlusconismo.

Ecco in che cosa la politica del Pd ricorda la mistica di Keplero. C’è, per chi come noi lo conosce, tutto D’Alema in questa costruzione. Lui la definirebbe, a ragione, cartesiana. E, in privato, ci ricorderebbe che il suo fondamento politico è Togliatti. E che su esso tanti di noi si sono formati. E’ vero. Ma solo fino ad un certo punto. Ad essere pignoli e scolastici (ma con D’Alema, se non lo sei , perdi), noi del Pci parlavamo di politica delle alleanze ma in termini di alleanze sociali e di profilo programmatico del Partito. Che significa? Che, ad esempio, la politica economica e sociale non doveva avere un segno classista ma corrispondere agli interessi di un arco di forze produttive tendenzialmente maggioritarie nel paese. Oppure (ma è la stessa cosa) che il profilo programmatico del Partito dovesse essere tale da intercettare il consenso di gruppi, ceti e associazioni lontane dalle convinzioni identitarie della sinistra comunista. Le alleanze politiche erano fuori da questo discorso. Credo per due motivi: primo, noi non avevamo una prospettiva ravvicinata di governo; secondo, le alleanze politiche si sarebbero decise sulla base delle condizioni determinate e non in astratto. Il Cln o il compromesso storico erano formule politiche diverse tra loro e con una motivazione del tutto contingente e storicamente determinata.

Scusate la digressione nostalgica. Era per dire che, a mio avviso, l’idea di alleanza politica su cui fa leva il Pd differisce sostanzialmente dalla strategia di alleanze che aveva il Pci. Direte voi: è ovvio, che discorso! Mica tanto. Pensateci un attimo. La politica di alleanze del Pci si fondava su un presupposto: la politica economica e sociale del partito e il suo profilo programmatico dovevano essere tali da consentire l’aggregazione di alleanze. E non alchimie geometriche che mettessero insieme tutto con una colla chiamata alleanze.

Il punto è questo. Se volete: l’ipotesi della vocazione maggioritaria, non me ne vorrà Veltroni (a suo dire mai stato comunista), è parecchio più vicina alla “strategia delle alleanze” di antica memoria che la versione di D’Alema. La vocazione maggioritaria implica infatti una visione del Pd come partito in grado, per il programma che si dà e il profilo che propone, di aspirare a raccogliere consensi oltre il suo perimetro. Oltre, in che direzione? Quella che serve a vincere elezioni in un paese dell’occidente: il centro, l’area degli elettori moderati. La vocazione maggioritaria coincide con un profilo del partito che sia di per sé non di sinistra ma di centrosinistra. E su questo, purtroppo, Veltroni ha toppato. Lui, che pure disdegna l’etichetta di ex, parlava di vocazione maggioritaria con un secchiello e con un altro la svuotava con scelte e posizioni che inseguivano Di Pietro e i radicali di ogni latitudine anziché i moderati. Dimostrando così di essere molto più ex (culturalmente) di tanti di noi (ex).

Ma torniamo al Pd di oggi. La sua ipotesi (kepleriana) di alleanze è illusoria e controproducente. Esso immagina una sorta di Lego in cui un pezzo, il Pd, si lega ad un altri pezzettini (Di Pietro, socialisti, radicali, ultrasinistri, vendoliani, ecologisti, grillini ecc) che poi, autodefinitosi Ulivo, si legano ad altri ancora (Casini) per fare così una bella maggioranza. Campa cavallo! L’alchimia di una tale costruzione è più vicina ad una formula chimica per l’autocombustione che a qualcosa che abbia un senso. E non ha alcuna, per fortuna, possibilità di realizzarsi.

Fossimo in Bersani butteremmo alle ortiche la chimica medioevale delle alleanze. E torneremmo, rivisitandola certo, alla idea meno antica che era del Pci, partito nazionale e di governo. Vale a dire, un discorsetto così: “Il Pd non si rinchiude in un perimetro identitario irriducibile e non affida ad altri la sua capacità di raccogliere consensi “oltre” la sinistra. Ma parla direttamente con il proprio profilo e il proprio programma ai moderati che si astengono o votano il centrodestra per offrire loro un’alternativa praticabile. Se poi una maggioranza in Parlamento necessiterà di alleanze politiche, si sappia che quella per noi naturale è con Casini e i partiti di centro cui ci può legare una colla coerente di politiche riformiste e di segno innovatore e liberale”. Sono 30 anni che aspetto che qualcuno a sinistra faccia questo discorso.

5 commenti a “La mistica di Keplero e le alleanze illusorie del Pd”

  1. [...] l’articolo integrale: La mistica di Keplero e le alleanze illusorie del Pd Post correlati12 settembre 2010 — La mistica di Keplero e le alleanze illusorie del Pd (0)La [...]

  2. [...] l’articolo integrale: La mistica di Keplero e le alleanze illusorie del Pd Post correlati12 settembre 2010 — La mistica di Keplero e le alleanze illusorie del Pd (0)La [...]

  3. Mario Giardini scrive:

    Non vorrei essere menagramo, ma temo che dovrà aspettarne altri 30.

  4. [...] Per approfondire consulta articolo originale: La mistica di Keplero e le alleanze illusorie del Pd | The Frontpage [...]

  5. Luigi Rintallo scrive:

    Ve lo dico e ve lo ripeto, ve lo torno a dir di nuovo… Prima degli schieramenti, lo snodo è sempre quello: la giustizia. Se si riaggancia l’80% che votò il referendum sulla responsabilità civile, il Pd ha la maggioranza dei seggi da solo.

  6. caino mediatico scrive:

    perfetto , più la giustizia come dice Rintallo

  7. Mario Giardini scrive:

    Caino & Luigi: sogni.

    Il PD, e ciò che lo ha preceduto, non è mai stato maggioritario nel paese. E non lo sarà mai, data la persistente incapacità di essere una sinistra moderna, antistatalista e pragmatica in economia.

  8. Carlo scrive:

    Bravi. Bravi davvero. L’idea di aprire uno spazio così è ottima, a
    suo modo geniale. Aggiungo però che voi due (vi ho appena visto nel
    video di presentazione) dovreste smetterla di stare un po’ dentro e un
    po’ fuori dalla Politica. Quel “… non saprei da che parte
    stare….”, con l’aria di chi la sa lunga e ne ha viste tante… non
    mi è piaciuto. Ma come?!?! Come si fa a dire di non sapere con chi
    schierarsi. Non potete non saperlo, oppure lo sapete benissimo, ma vi
    brucia la lingua e non riuscite a dirlo. Vi conosco da tempo (anche se
    non di persona, purtroppo) e non potete dire così. Se poi insistete,
    allora sappiate che il rischio è quello di far sorgere un dubbio: e
    cioè che in realtà l’inclinazione a “trasversalizzare” sempre i
    vostri rispettivi percorsi, fin qui dimostrata, altro non è che un
    simpatico (e qualche volta patetico) tentativo di apparire per dire la
    vostra, come i fratelli De Rege sul proscenio della Politica, mentre
    in platea volano le sedie.
    Uno fra fli esempi offerti è quello di alimentate improbabili
    provocazioni del tipo “…Bush aveva ragione, gli Usa non hanno
    perso…” o sciocchezze simili.
    Il pezzo (peraltro non firmato) che c’è sotto quel titolo è un
    concentrato di concetti, neanche conservatori: reazionari. Omettendo
    che la guerra in Iraq (e ormai a dirlo sono pure i repubblicani, oltre
    che più della metà dei cittadini Usa) Bush l’ha appoggiata su una
    montagna di menzogne, l’autore del pezzo si aggroviglia attorno al
    concetto secondo il quale l’unico futuro che spetta a Noi Occidentali
    è quello di difendere il Nostro Benessere, la Nostra Democrazia.
    Ignorando, ad esempio – da ignorante o in mala fede, ma fa lo stesso -
    che le ragioni degli squilibri del mondo, quelli economici e quelli
    relativi ai diritti umani, altro non sono che lasciti con le radici
    piantate nel profondo della storia moderna.
    Detto tutto ciò, mi auguro che andiate avanti. Non solo perché -
    ribadisco – l’idea mi sembra ottima, ma soprattutto perché,
    nonostante siate così diversi da me, mi siete da sempre
    irrimediabilmente simpatici.

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