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Parla come mangi

Negli anni d’oro di Cuore (l’inserto satirico ospitato dall’Unità), tra le rubriche che andavano per la maggiore spiccava “Parla come mangi”. La formula, banale perché geniale (o l’inverso, che poi è lo stesso), sfotticchiava il pollo della settimana riportandone una dotta dichiarazione (o articolo o intervista o altro) e pubblicando di fianco la libera, e quasi sempre veritiera, interpretazione. Si può rispolverare il gioco dando per note le posizioni ufficiali di cinque validi esponenti del Pd e limitandoci a redigerne il flusso di coscienza.

Giuseppe Fioroni: ma che volete? Io ve lo avevo detto un anno fa che la Bindi e Letta tra i cattolici italiani contano nulla. E voi? Una me la fate presidente del partito, l’altro vice segretario. Ma allora siete de coccio! Quelli i voti cattolici ce li fanno perdere, e io non ci sto a farmi traslocare in una fabbrica di Nichi. Io. Per cui a luglio vado da Casini e gli dico, “Pier, noi siamo pronti. Patti chiari ma se vuoi arriviamo subito. Ora. Adesso”. Era un rischio, certo che lo so, me l’aveva detto pure Marini che facevo uno sbaglio grande come una casa. E infatti lui (Pier) non se l’è sentita. Troppe complicazioni. Così mi son preso Veltroni. Che almeno ha le palle di dire quello che pensano tutti gli altri big (sic) della minoranza. Che Bersani non è presentabile, che stiamo andando a rifare i Progressisti con sedici anni di ritardo, che il partito è un colabrodo… abbiamo buttato il sasso e stavolta non abbiamo nascosto la mano. Oh, c’erano più giornalisti l’altro giorno sotto al Nazzareno che negli ultimi due anni messi assieme. Merito nostro no? Anzi, merito mio!”.

Enrico Letta: che enorme cazzata hanno fatto! Un regalo servito sul piatto per noi. Incredibile come non si sono resi conto del clima. Uscire con quel documento a due giorni dal comizio di Bersani a Torino e coi nostri che non ne possono più di chiunque semini zizzania. Pazzesco. Dilettanti! Veltroni poi, che queste cose le ha sempre intuite prima degli altri. Stavolta si è strangolato col suo nodo. Bisogna aver mestiere, dico io. A me mica mi fanno fesso così. Non dico per vantarmi, ma io ho portato De Benedetti a far l’ospite d’onore del mio Camp Nord due giorni dopo (dico due!) che aveva strapazzato D’Alema e definito Bersani un brav’uomo ma inabile a dirigere alcunché (politicamente parlando). Io. E l’altro giorno? Vado a Repubblica Tv e piazzo un uno-due sul povero Walter (una bomba atomica gli dico del suo documento) e subito dopo promuovo quel bischero del Renzi che vuole rottamare il solito Bersani (sbagli nei toni, gli dico, ma sono provocazioni utili…). E nessuno dice bah! Così si fa, si difende la ditta nella misura del necessario e del conveniente. Si butta Veltroni giù dalla torre, tanto D’Alema seguirà. Si palleggia con Renzi che tanto lavora per me. Oddio, almeno lo spero.

Ignazio Marino: Io ricevo migliaia di mail di persone che mi dicono, “ma perché lei che è una persona seria e capace non la fanno subito capo del suo partito e magari candidato premier?”. Io lo so perché me lo scrivono. Perché vedono in me un simbolo di onestà concretezza libertà. Perché io parlo dei problemi della gente. Io. E dico che il gatto è un gatto e il topo e un topo. Io. Io sono contro il nucleare. Noi come partito cosa diciamo? Io sono per la proposta Ichino sui contratti di lavoro. Io. E il partito? Non si capisce. Io sono per i diritti civili, sempre. E voi? Perché questa ambiguità? In America ho imparato che la politica non è fatta di tattica ma di parole forti e coerenti. Di grandi ideali calati nella vita delle persone. E sento dentro di me la spinta che mi può portare a dare voce a quelli che oggi si allontanano da noi. Io credo nella politica ma soprattutto credo in me. Io. Ho finito.

Massimo D’Alema: la direzione del partito? Mah. Non me ne occupo. Io ero a New York a discutere di finanziarizzazione col gotha della Clinton Foundation. Io. Fioroni Gentiloni Veltroni? Mah. Hanno fatto un documento? Bravi. Non l’ho letto. Di ritorno dalla Russia non ho avuto tempo. Mi aspettavano in America e a Bruxelles e in Brasile Cina Camerun e Costarica. Turchia Svezia Belgrado Cipro Capri Creta e Crimea. A novembre Cile Argentina Messico e Guinea Bissau. San Marino Andorra Istanbul Malesia Melbourne Francoforte Ginevra Lussemburgo Oslo e Norimberga. Fassino è entrato in maggioranza? Ecchissenefrega. Devo passar dal Cairo per toccare Sudan Kenia Senegal e da lì dritto in Madagascar. Chiudo l’anno il 19 dicembre con l’attivo al circolo di Gallipoli dove spiegherò a quegli sgangherati salentini perché Vendola non può fare il candidato premier. Che pazienza che ci vuole!

Pier Luigi Bersani: mo’ che grandissima rottura di maroni!

6 commenti a “Parla come mangi”

  1. [...] l’articolo integrale: Parla come mangi Post correlati18 settembre 2010 — Il coraggio uno non se lo può dare (0)Il debito pubblico che [...]

  2. Luca scrive:

    Fantastico. Complimenti.

  3. Peppe Ezbollà scrive:

    Formidabile. Al villaggio Coppola Pinetamare il messaggio semplificato di Bersani pare il più convincente.

  4. [...] This post was mentioned on Twitter by monicamuti, stefano ragugini . stefano ragugini said: Parla come mangi – http://b2l.me/auknec (via @http://twitter.com/TheFrontPageRV/) [...]

  5. sophia colpiacca scrive:

    @peppe ezbollà. Al Villaggio Coppola tutti vorrebbero rompere il “Maroni”…ma spero che sarà Lui che farà il mazzo tanto ai cari amici….

  6. sophia colpiacca scrive:

    ehmm…mangio meglio di come scrivo.. :)

  7. loremaf scrive:

    Invece i signori della lega, del rpedellino, del goberno siculo-lombardo-veneto magiano e basta, e quanto magiano.
    Mangiano tanto che è dovuta intervenire la protezione civile per sfamarli.
    Aammappppppppete!

  8. Luca Bonicalzi scrive:

    …e Veltroni? Si, proprio quel Walter Veltroni che fine ha fatto nel ‘minestrone’ del “Parla come mangi”?

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