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Il Pd milanese sceglie il consulente di donna Letizia

Tutti siamo stati studenti. Siamo arrivati il giorno prima dell’esame maledicendo la nostra scarsa pianificazione del tempo.  Con l’acqua alla gola abbiamo provato a colmare le lacune. Sempre troppo grandi. Come quelle del Pd milanese che, in cinque anni, non è riuscito a costruire una candidatura condivisa per la corsa alla poltrona di sindaco di Milano.

“Mai più”, si era detto dopo il kamikaze Sandro Antoniazzi. “Oh, ci abbiamo provato”, hanno pensato in molti dopo l’esperienza con l’ex prefetto Bruno Ferrante. Uomo in grado di solleticare gli appetiti della destra, conquistò le prime pagine solo con la dichiarazione: «La Moratti non venga al corteo del Primo maggio perché i padroni non devono mischiarsi ai lavoratori». Il suo racconto di una Fiat 500 e dell’eskimo sul sedile posteriore fa ancora parte dell’aneddotica raccontata durante le sedute di autocoscienza.

Il 2011 avrebbe dovuto essere l’anno della riscossa. Il sindaco ha dato una mano, con la scure dell’Expò tra capo e collo. Quattro uomini correranno per le primarie del controsinistra: Giuliano Pisapia, Michele Sacerdoti, Valerio Onida e Stefano Boeri. E dove ti va a pescare il Pd il suo candidato principe? Tra i consulenti di donna Letizia. Boeri, il cavallo su cui si è deciso di puntare è stato uno dei consulenti principali di palazzo Marino. Un professionista è giusto che vada dove tira il vento. Il militante medio, il motore della “democrazia dal basso” tanto glorificata dalle primarie, tende però a non apprezzare l’articolo.

L’architetto ha dichiarato ad Affaritaliani: «La mia candidatura nasce dalla società civile… Macchè raccomandato. L’imprimatur l’ho avuto prima di tutto dai circoli locali del Pd. Dopo è arrivata la conferma dei dirigenti locali. Locali, ripeto: ragazzi straordinari di trenta, trentacinque anni, come Pierfrancesco Majorino, Roberto Cornelli e Maurizio Martina». A Milano girano altre storie. Si parla di telefonate concitate tra segreteria e membri influenti dei circoli per controllare che il malumore della “base” non mandasse all’aria il voto in direzione.

Un’ultima considerazione. Majorino è alla sua terza elezione amministrativa da dirigente cittadino, prima con i Ds e ora con il Pd. Due le ha perse. Martina, prima segretario regionale Ds e ora Pd, è il migliore amico della destra in Lombardia. Come ha fatto sparire lui  il rosso dalla geografia politica regionale “nessuno mai”. Di Cornelli si può dire davvero poco. Non sempre è un bene. Se il fiuto di Boeri è valutabile dalla sua capacità di scegliersi gli alleati, il centrodestra meneghino può dormire sonni sereni.

1 commento a “Il Pd milanese sceglie il consulente di donna Letizia”

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  3. loremaf scrive:

    Nel caso avesse scelto uno dei tanti consulenti di d’alema o della polverini allora tutto bene ?
    Lo aspettiamo che scenda in campo a napoli il consulente major !

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