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Ed, David e l’Italia

Ed Miliband ha 41 anni ed è il nuovo leader del Labour party. E’ stato scelto con primarie alle quali si può partecipare solo con il supporto di almeno 33 parlamentari perché in Inghilterra l’opposizione si fa in parlamento più che sui giornali. Quando era una giovane promessa non ha mai fatto numeri alla Renzi o alla Serracchiani la quale pochi giorni fa, con sprezzo del ridicolo, si è proposta in un futuro ticket con Vendola.

Il fratello sconfitto, David (45), ha inviato una lettera alla sua constituency di South Shileds nella quale annuncia la volontà di non assumere incarichi nel governo ombra. David d’ora in poi si dedicherà allo studio della politica internazionale e alla rappresentanza del suo collegio elettorale. David si è messo disciplinatamente al servizio del suo partito, né sembra voglia fondare fondazioni o organizzare correnti. Il confronto con i nostri leader è ingeneroso e forse inutile. Ma poiché gli esseri umani hanno gli stessi pregi e difetti a tutte le latitudini, c’è da ritenere che la ragione della differenza tra italiani ed inglesi sia da ricercare nella politica più che nell’antropologia.

Finché non avremo un sistema istituzionale (primarie, collegi elettorali, governo ombra nella versione inglese, ma funziona anche il pacchetto tedesco) efficiente che funga da tagliola nei riguardi degli sconfitti, dovremo rassegnarci al trionfo dei personalismi. Insomma, ci dovremo abituare a leader sconfitti che pretendono di dare la linea a chi ha vinto su di loro o ad auto candidature noncuranti delle poche regole che ci sono (lo statuto del Pd esclude Chiamparino dalla gara).

Da noi nessuno può pronunciare parole come queste di David: “Any new leader needs time and space to set his or her own direction, priorities and policies.Ed needs a free hand but also an open field”. Semplicemente perché non vi è nessuna buona ragione che gli suggerisca di pronunciarle.

Paolo Allegrezza

4 commenti a “Ed, David e l’Italia”

  1. Mario Giardini scrive:

    “….poiché gli esseri umani hanno gli stessi pregi e difetti a tutte le latitudini, c’è da ritenere che la ragione della differenza tra italiani ed inglesi sia da ricercare nella politica più che nell’antropologia…”

    Gli esseri umani NON hanno gli stessi pregi e difetti a tutte le latitudini, e si può dimostrarlo. Esistono dei cosiddetti “universali umani” ( Donald E Brown, 1991 e integrazioni seguenti), ma sono categorie comportamentali dai confini alquanto labili e comunque estesi. Per esempio: Antropromorfizzazione, condivisione del cibo, Rituali connessi alla morte, empatia, vergogna, prestigio, pudore…ecc.

    Si può anche dimostrare (e la psicologia evoluzionistica lo fa, vedasi Pinker, Tabula Rasa, cap XVI, per esempio) che, in parte, le idee politiche, o, meglio, l’insieme dei mattoni “psicologici” che portano ad abbracciare questa o quella ideologia politica, sono “ereditari”, nel senso che la genetica moderna conferisce al termine ereditario.

    Ma se parliamo di PD e dintorni non serve scomodare tutto questo armamentario: basta ricordare da dove provengono gli attuali leaders.

    Cioè basta l’antropologia politica per spiegare quella barzelletta che sono le “primarie” ed il comportamento dei cosiddetti “leaders”, vincitori o perdenti che risultino, di volta in volta, nelle infinite risse interne.

  2. [...] Fonte: Ed, David e l’Italia [...]

  3. Growing Problems scrive:

    I Miliband sono “giovani” ma oltre a buoni studi hanno fatto considerevoli gavette. Magari sarà colpa delle narrazioni superposte dei giornali, ma i parlamentari dell’ultima leva PD sono in buona parte invisibili, persino nei rispettivi collegi (gli amministratori sono cosa diversa), mentre alcuni dei visibili (come Deborah o il suo avatar) si esprimono come partecipanti a un casting o peggio ancora, a un focus group.

  4. p.a.. scrive:

    @growing. Concordo pienamente, d’altra parte il mio riferimento ai comportamenti umani voleva sottolineare semplicemente che noi italiani non siamo condannati naturaliter all’irresponsabilità delle leadership.

  5. ginoginetto scrive:

    Ma se parliamo degli attuali leader del PDL, da Tremonti a Cicchitto, da Bondi a Frattini, da Brunetta (più little che leader) a De Michelis (consigliere del ministro). Si può capire benissimo di chi sia l’erede il loro condottiero Silvio e si intuiscono bene quali siano le loro rivendicazioni o meglio le loro rivincite. Infatti in quel partito non ci sono primarie e tanto meno discussioni ma un unico obbiettivo da perseguire.

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