210 innocenti accusati
senza fondamento

“Con l’assoluzione di Vittorio Emanuele di Savoia, il pm Henry John Woodcock raggiunge la quota di 210 innocenti accusati senza fondamento. Rafforza il suo primato nella specialità e si candida all’Oscar delle topiche giudiziarie. Poiché è entrato in magistratura alla fine del 1996, la sua media è stata di 15 infelici cui ha tirato il collo ogni anno.” Così Giancarlo Perna sul Giornale del 24 settembre.

Riassumo il seguito. “Nel 2002, in contemporanea con le Iene, Motorizzazione civile e presunte «tangenti Inail». Nel 2003 il «Vip Gate», «associazione per delinquere per la turbativa di appalti», coinvolti: Nicola Latorre, Maurizio Gasparri, Francesco Storace, Tony Renis, la conduttrice di Telecamere, Anna La Rosa e altri 78 imputati. Il gip dichiara l’incompetenza territoriale, l’inesistenza di requisiti per l’avvio dell’indagine, l’assenza assoluta di indizi per i reati contestati. Il tribunale di Roma archivia. Nel 2004, Henry John per non perdere il contatto con i media avvia l’inchiesta battezzata Iene 2: 51 arrestati per associazione mafiosa (politici di Fi, Ds, Udeur). Il Riesame annulla tutto. Nel 2006  il pm interroga per traffico d’armi un tizio, Massimo Pizza, che dice di avere lavorato per Vittorio Emanuele. Ecco il Savoiagate. Il principe è trascinato a Potenza, una settimana in carcere e due mesi ai domiciliari. Ventiquattro indagati, 13 arresti per associazione per delinquere, corruzione, sfruttamento della prostituzione nell’ambito del gioco d’azzardo al casinò di Campione d’Italia. Un anno dopo richiesta di archiviazione per Vittorio Emanuele e soci. Il gip la approva in cinque giorni, tanto era evidente. Conclusione del ramo romano dell’indagine, con la piena assoluzione del Savoia”.

Fin qui l’articolo di Giancarlo Perna. Due settimane dopo nella sede dello stesso Giornale fanno irruzione le forze dell’ordine spedite dai pm Vincenzo Piscitelli e Henry John Woodcock, perquisiscono la sede, le abitazioni dei giornalisti Porro e Sallusti. Una tempestività repressiva che nemmeno ai tempi dell’Ovra con la stampa clandestina. Un raid che puzza di manganello e carte all’aria. “All’armi, all’armi… noi siam giustizialisti terror dei giornalisti”… se i giornalisti sono a favore di Berlusconi. La procura napoletana ha appreso, come sempre “a strascico” da intercettazioni svolte su un’altra indagine, che ad Emma Marcegaglia sarebbero state rivolte “minacce di dossier”, e dunque scatta l’accusa di violenza privata. La presidente di Confindustria aveva invitato la stampa a smetterla con la casa di Fini, l’oggetto sarebbe una telefonata tra un giornalista del Giornale e il suo portavoce…

L’Italia è messa a ferro e fuoco da intercettazioni a grappolo, quelle dei magistrati e quelle do it yourself delle escort, da indagini a strascico, da ipotesi di delitti associativi che crollano regolarmente. Nei tribunali mediatici si accumulano decaloghi di domande che diventano indegni se rivolti a Fini, si alzano barriere di post-it per la libertà di stampa, si chiosano le confessioni a molla dei mafiosi, si sentono le confidenze del presidente del Camera ai magistrati contro il premier Berlusconi. Gli sforzi per accodarsi ai manipoli di giustizieri si moltiplicano e ormai sono anche la ragione fondativa dei neo-manettari del Fli, passati dalla camicia nera a quella azzurra di Bocchino (come Woodcock… ma forse non dovrei dirlo perché per un paio di calzini scattano i tribunali islamici dei giornalisti!). I Flini ormai fanno concorrenza elettorale ai questurini di Di Pietro e di Travaglio.

Intanto ci sono magistrati che mettono in libertà degli estremisti islamici veri, perché cercare di organizzare un attentato è meno grave che cercare una intervista, una battuta al telefono o, come dicono a sinistra, “confezionare i dossier”. I colleghi dell’Espresso, con troppi se e molti ma, protestano blandamente per incursione giustizialista nelle redazioni e nelle case dei colleghi del Giornale, poi annunciano sulla copertina del settimanale un “dossier” contro il ministro dell’Interno Maroni. Questo dossier evidentemente è “democratico e antifascista”. Che farebbe la sinistra da Nichi Vendola a Filippo Rossi, se arrivasse la polizia nella redazione dell’Espresso?