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Bersani pronto a rompere con Di Pietro

Alla fine Bersani ha raddrizzato il tutto semplicemente parlando di politica, tematica largamente assente all’apertura. Assemblea nazionale del Pd, per capirci. Location: Busto Arsizio, tra Varese e Malpensa. Clima tiepido ma autunnale. Cielo coperto. Spettatori, un migliaio circa (di cui meno della metà delegati, per il resto ospiti dei piddini lombardi e giornalisti in trasferta). Inizio sul classico: tutti in piedi e inno di Mameli (che nessuno canta). Rispetto al passato meno formalismi e lustrini. Poche sedie riservate e senza attribuzione nominativa che da quelle parti è vero strappo al protocollo. Scenografia riciclata per tirare sulle spese.

Nel pomeriggio di venerdì due relazioni. Bindi e Letta. 47 minuti a testa. Lei contrita, si pensa causa infreddatura, in un’orazione funebre: tono basso, pause lunghe, cupore confuso a slancio sull’alternativa “che siamo noi”. Lui più brioso. Camicia e cravatta, braccia mobili e una foto del berlusconismo che non consente di dire “siamo fuori dal tunnel”, anzi, “se non si corregge la linea sulle alleanze quello rivince tutto e si inghiotte pure il Quirinale”. Applausi a entrambi ma entusiasmo scarso e parecchi malumori.

Dibattito lottizzato. Parlano un paio di locali. Poi Ranieri (Umberto) per Letta che lo tira nelle primarie napoletane. Tale Carmassi per la Bindi. Damiano per Fassino. Castagnetti per i popolari. Scalfarotto per Marino. Sibi Mani Kumaramangalam per Bartezzaghi. Misiani per Bersani e Veltroni per Veltroni. Chiude la Finocchiaro con un appello, l’ennesimo, all’unità. Gruppi di lavoro su fisco, piccole imprese, immigrazione, scuola… fino a mezzanotte passata.

Sabato apertura luttuosa e commozione vera per il bollettino afgano. Poi Fassino sui nostri militari. Franceschini a schiaffeggiare Veltroni in nome di una minoranza “di lotta e di governo”. Marino che esige un referendum tra gli iscritti su diritti civili e nucleare. Gentiloni a scusarsi ma poi dire che hanno ragione i 75 dissidenti. Fioroni a chiamare l’applauso per Bonanni. D’Alema a Washington. Marini assente. Alle dodici e  trenta, finalmente, Bersani.

E lui conferma che la pasta è quella. Passista, nel senso dell’andatura. Uomo da mezzofondo. Fate voi, resta che ha inquadrato il tema (la due giorni) in un minimo di cornice politica. Ha detto cose di buon senso sulla crisi, che ha respiro europeo e globale oltre che padano. Ha spiegato la partita aperta sul fianco delle regole finanziarie. Si è curato di dare nome e cognome, e dunque paternità e biografia, al pacchetto delle proposte di merito contenute in documenti destinati per la maggior parte a una non-lettura.

E poi ha ripetuto l’essenziale sul disegno e sulla fase: niente di nuovo, intendiamoci, ma i paletti li ha spinti un tantino più giù nel terreno. Sia in materia di patto costituente, sia su quel benedetto “nuovo Ulivo” che toglie i sonni a diversi. Ha insistito, apparentemente senza motivo, sul dovere di evitare un ritorno dell’Unione. E per qualcuno questo è stato il suo modo (suo del segretario) di avviare ciò che molti sussurrano anche tra i fedelissimi: che il momento della verità, parlando di alleanze, è dietro l’angolo e il Pd se non vuole precipitare nell’incubo del ’94 (i Progressisti, cosa persino peggiore dell’Unione) dovrà rompere con Di Pietro agganciando SeL. In uno schema dove si abbandona la sinistra radical-giustizialista-grillina per chiudere l’accordo con Vendola e Casini. Può funzionare? Chissà, però anche di questo si conversava a margine e nel retropalco.

Bersani comunque alla sua gente comincia a piacere. Diciamo pure un pochino di più ogni giorno che passa. E se le cose vanno avanti così non è escluso che possa ritagliarsi una credibilità impensabile un anno fa. Fine. Anzi, per quanto può valere, una comunicazione di servizio: a Busto Arsizio e zone vicine ci sono ancora alberghi disponibili per la fine dell’anno.

4 commenti a “Bersani pronto a rompere con Di Pietro”

  1. [...] l’articolo integrale: Bersani pronto a rompere con Di Pietro Post correlati16 settembre 2010 — Veltroni contro Bersani, tensione nel Pd (0)Stando alle [...]

  2. Mirella scrive:

    Io – di Bersani – mi fido totalmente.

    Non è una “primadonna”.
    E’un solido direttore d’orchestra.

  3. Franco scrive:

    Perdonate la franchezza, ma veramente Bersani ieri ha dichiarato l’esatto opposto di ciò che si legge nell’articolo, cito testualmente: “Il Nuovo Ulivo invece è il cuore delle nostre proposte di governo, con forze di centrosinistra che hanno attitudine di governo: non si rifà l’Unione. L’UDC si autodefinisce una forza di opposizione E NON DI CENTROSINISTRA”.

    http://www.partitodemocratico.it/dettaglio/109232/idee_e_progetti_per_allearsi_con_litalia

    E il riferimento al non fare una “nuova unione” non è affatto nuovo, ma come più volte dichiarato da Bersani stesso significa evitare alleanze estese a rifondazione e comunisti italiani, non c’entra nulla con Di Pietro.

    Inoltre, piaccia o meno, senza il 7-8% dell’Italia dei Valori il centrosinistra non vincerà mai, specie considerando che in caso di alleanze “centriste” il PD perderebbe una valanga di voti a favore proprio di Di Pietro.

    Mi spiace per chi la pensa diversamente, ma dal bipolarismo non si torna indietro, neanche dopo berlusconi.

  4. grigorji melechov scrive:

    mi sembra che Franco abbia ragione su tutta la linea.
    certi commenti denotano una paura dei giudici addirittura psicotica:
    ma che, qualcuno ha nell’armadio gli scheletri di Pacciani?
    Il partito dei ladri è così preoccupato del post Berluska?

  5. la pravda scrive:

    Ma che qualcuno ha nell’armadio gli scheletri di Pacciani?
    Ebbene sì,negli armadi del PD ci sono più scheletri che nel sottosuolo di un convento di Cappuccini.
    Spiegatevi perché il povero Veltroni fu costretto all’alleanza con Di Pietro nel 2008 e capirete le future alleanze di Bersani.

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