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Parole effimere

Creature di  un giorno. Cosa mai è ciascuno? Cosa, se non sogno di un’ombra l’uomo?
(Pindaro, Pitica VII, vv. 95-96)

Creature di un giorno: epámeroi dice Pindaro degli uomini e sbiadisce nel corrispettivo italiano effimero l’aggettivo greco, composto da epí ed eméra: di un sol giorno. Parola cara ai poeti, racconta la vita dell’uomo ritagliata fra un’alba e un tramonto e insieme sottende il rimedio, l’immortalità della poesia. Poiché è destino dell’uomo la morte, ma saperlo dire è divino.

Ed è quel destino di un giorno il cuore della poesia antica, che epica, tragica o lirica offre all’uomo riscatto, riflessione o conforto della sua mortalità e vede nel declino del sole il quotidiano ripetersi di quella sorte. E l’immagine, una volta creata, ritorna spesso nel mondo antico, poiché ripetere, ma cambiando di poco, è fiducia nelle possibilità infinite del dire ed estende nel tempo la poíesis, la creazione poetica e insieme il dar nuova forma; proprio come gli dèi antichi che in mille modi si trasformavano per mostrarsi agli uomini, ma mantenevano, intatta, la loro natura divina.

Beviamo, perché aspettare le lucerne? Un dito è il giorno.
(Alceo, Fr. 346, v. 1)

E’ concreto il poeta arcaico del VI secolo: impaziente, ribelle alle regole dell’etichetta antica, invita ad anticipar il simposio, a non aspettare l’ora consueta, il tramonto, ormai vicino nel giorno che muore. Dáktulos améra: un dito il giorno. Sfuma, però, nella lettura la determinatezza del momento e quel giorno si fa, per la prima volta, simbolo della vita, breve quanto la misura minima di lunghezza greca, il dattilo, meno di due centimetri.

La sapienza poetica, poi, uguaglia le due parole nel numero di sillabe e nel suo peso metrico: la creazione è avvenuta e la lucerne della sera si accendono nel buio del non detto, la morte.

Identico, sembra, Asclepiade tre secoli dopo :

Beviamo la potente bevanda di Bacco.
(A.P., XII; 50, v. 5)

Dáktulos aos : è sinonimo ma bisillabo il termine scelto per giorno; ha significato proprio di alba e chiude nello spazio di un mattino la vita dell’uomo.

Il poeta alessandrino crea per sottrazione, per tôrre. Brevissima nella durata temporale, accorciata di una sillaba rispetto al modello, veloce nel suono, la parola è sovrastata dalla sua misura; è in tutto inferiore ai suoi due centimetri di durata.

Duecento anni dopo Asclepiade, ecco Catullo:

Nobis cum semel occidit brevis lux,
nox est perpetua una dormienda.
(Catullo, liber, V, vv. 5-6)

Ma quando muore il nostro breve giorno,
una notte infinita dormiremo.
(trad. S. Quasimodo)

Lux è la luce del nostro giorno, non solo brevis, breve, ma nella lettura metrica anche parola priva di accento: in un monosillabo atono si definisce la durata della vita umana e la giornata alcaica, alba per Asclepiade diviene un baleno in Catullo. Contiguo il monosillabo nox, notte, contiguo ma in opposizione totale: ad inizio verso, enfatizzato dall’accento metrico iniziale, lungo per quantità metrica e dilatato dagli aggettivi di durata. Reso soprattutto insostenibilmente pesante dal gerundivo, odiosa forma verbale che esprime la coercizione: notte che si deve dormire.

Quasimodo, non a caso, traduce con un futuro, ma la sua fedeltà a Catullo la esprime in altro modo, da poeta. Suo il verso che ridice la brevità del giorno nella solitudine dell’uomo del ’900:

Ed è subito sera.

Omero definiva con le ali, alate le parole che si scambiavano i suoi eroi: volavano infatti dalla bocca alle orecchie, al cuore di chi ascoltava. Così le parole dei poeti.

Nulla a che fare con le parole di ogni giorno. Effimere, ma nel senso con cui Aristotele usò la parola nell’Historia animalium, dando il nome di efemeri a un genere di insetti che vivono un sol giorno. Come molte parole di oggi: vivono una giornata, ma lasciano, persistente, un ricordo di fastidio.

3 commenti a “Parole effimere”

  1. Un esule scrive:

    Mi piacerebbe sapere il tipo di allucinogeno assunto da Gorgo… lo stesso della Pizia?

  2. Leuconoe scrive:

    Allucinogeno? Non penso questo articolo sia frutto di sostanze stupefacenti…ogni verso citato racchiude un mondo, ogni parola nasconde mille significati, con raffinata eleganza e dolcezza: un gioiello.
    Complimenti per il pezzullum arida pomice expolitum!

  3. sophia colpiacca scrive:

    grazie, Gorgo!

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