La Leopolda, Renzi e Civati

Prossima fermata Italia. Firenze, Stazione Leopolda: dopo avere dichiarato di voler rottamare i dirigenti del Pd, Matteo Renzi convoca i suoi fans per un grande evento.

Come si deve giudicare l’iniziativa cui ha prestato la faccia il sindaco di Firenze e con cui si giuggiola una parte degli ex lingottini rimasti senza posto in segreteria (cioè Ciwati). In questi casi che si fa? Si va sul sito. Superata la vaga sensazione di occhettismo degli inizi nel leggere Andiamo oltre, si dà uno sguardo in giro: lo stile è social-coso, 2.0. Ci stanno le iscrizioni, gli appuntamenti, le icone carucce: insomma un barcamp, ma più grosso.

Che vuol dire “prossima fermata Italia”? Come quelli che spiegano le barzellette a chi non ride si precisa: “Metafora ferroviaria, alla Calvino: se una notte d’inverno… finisse, finalmente. E si aprisse un’altra stagione.” Ho capito, mi sa che il ghostwriter è proprio Ciwati.

“La Prima è finita male, la Seconda non è nemmeno iniziata. Forse è meglio provare con la Terza Repubblica.” Mmmh.

“Una Repubblica in cui la politica è una cosa tra le altre, non rinuncia al suo ruolo di guida, ma non si impone ai cittadini. Al contrario.” E come fa ?

“Una Repubblica fondata sul lavoro, come una volta, non sulla rendita e sulla speculazione.” Come una volta quando? Quando non c’era la speculazione, io non mi ricordo, voi?

“Una Repubblica in cui i diritti non siano negati e i doveri non siano una domanda: «dov’eri?»”. Ecco, siamo su Scherzi a parte? E infatti “a Firenze «ci divertiremo seriamente», come abbiamo promesso di fare”.

Finalmente veniamo ad una questione di sostanza: “Ascolteremo le voci dell’Italia che ci piace e di chi politica la fa bene, con gusto e con passione. E con la preparazione che ci vuole. Matteo Renzi è promotore, riferimento e ospite (meno male che non c’è “ grande timoniere”, ndr) di un momento politico partecipato e condiviso”.

Ascoltare è stata una delle chiavi del successo e della leadership di Renzi, ascoltare e poi decidere, anche e soprattutto andando contro l’establishment del Pd-Ds-Dl, ma discutendo con chi in quell’establishment credeva fideisticamente o per formazione. Renzi instancabile ha calcato la scena televisiva, ma anche i social-cosi, la bocciofila e la parrocchia. Con l’obbiettivo di includere persone e culture a partire dai problemi, ma di discutere apertamente e non di escludere in base a componenti, icone nuove o vecchie e schieramenti: ha fatto così seguendo il suo fiuto dentro e fuori dal partito. Sta facendo bene a Firenze. Non è in crisi.

Però se vuole essere il sindaco di un cambiamento più generale anche nel Pd o nel centrosinistra, non gli basterà fare il check-in alla Stazione Leopolda come su Foursquare, il social network geolocalizzato che impazza. Su Foursquare se vai in un posto abbastanza spesso, guadagni punti e diventi sindaco. Renzi sa che quel che si è guadagnato con la sua elezione e dopo, s’è fatto con le presenze fisiche, non con la telepresenza o la meta-presenza comunicativa. Non ha raccolto solo consensi, ma ha raccolto consensi anche dove non ne aveva. Il centrosinistra ha lo stesso problema, ma all’ennesima potenza perché a differenza di Matteo non vince da un secolo. Litiga e basta.

Renzi verrà giudicato per la passione che ci mette, ma anche per i risultati. Non ha bisogno di consigli, ma chi va alla Stazione Leopolda prima della prossima fermata dovrebbe guardarsi da due guai: il veltrodalemismo e il ciwatismo. Due politici abbastanza nuovi come Renzi e Zingaretti, per vie diverse (una più interna e l’altra più esterna all’establishment), hanno comunque affermato una loro leadership sul territorio e una credibilità/visibilità nazionale. Patrimonio prezioso di questi tempi: ma prima di avere 50 anni hanno già cominciato a litigare, e rischiano di buttarlo a mare  come i loro predecessori illustri (V.V. e M.D’A), che ormai somigliano ai due vecchietti che chiudono prendendosi a calci Novecento senza aver provato a dar vita alle speranze del secolo nuovo. Non è che loro o altri debbano per forza andare d’accordo… ma farsi già gli sgambetti significa che il virus  del “veltrodalemismo” sta nel Dna. La prossima fermata sarebbe l’ultima.

Più di tutto, però, preoccupa che il vero beneficiato della Leopolda sia un certo Giuseppe (detto Pippo) Civati (detto Ciwati), esponente del Pd più minoritario che ci sia. Uno che vota (anche se stesso) con i click, si accredita sui giornali del gruppo De Benedetti (aglio fravaglio fattura can u’guaglio, cap’e alice e capa d’aglio, corna e bicorna) e  sta al Nord come la particella di sodio all’acqua Lete: “C’è qualcuno?”. L’opposto di Renzi in Toscana, cattolico di sinistra, demo-pragmatico, di orgine extrapolitica.

Ieri, 20 ottobre, Ciwati ha fatto 12 post sul suo blog, 6 tweet, circa 30 su Facebook tra automatici e doppioni: sul nucleare, contro Formigoni, due interviste (una come intervistatore e una come intervistato), diversi link a Repubblica.it ecc. Matteo ha un paio di tweet al giorno ben fatti. Pippo è l’immagine evidente della deriva dello slacktivism, l’”attivismo fannullone”, quello dei siti pieni e delle urne vuote, quello che ha disinnescato gambe e cervello della sinistra mondiale riducendoli tutti a firmatari di petizioni on line,  a convocatori di gruppi sconfinati di social-fancazzisti su Facebook, cinguettanti compilatori di tweets su sé stessi. Quelli che, per capirci, la sera prima “siamo 10 milioni a Raiperunanotte e su Repubblica.it”, e poi alle regionali va a votare solo il centrodestra.

Ecco: dalla Stazione Leopolda Renzi prenda anche l’on line per quel che è, uno strumento straordinario e doveroso di conoscenza, anche di informazione, che riguarda un parte indispensabile (il 25% circa) dell’Italia, e si muova per cambiare la realtà off-line, quella dei quartieri e delle case del popolo, dei paesi di  tutte le province d’Italia. Gambe in spalla, o scarpe rotte, sennò un click li seppellirà.