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Cicerone e le leggi ad personam

Licuit tibi ferre non legem, sed nefarium privilegium.
Ti sei permesso di promulgare non una legge, ma un empio privilegio.
Cicerone, De domo sua 10, 26

Una muta processione di senatori e cittadini vestiti a lutto, dimostrazioni violente per le strade, accese discussioni in Senato. La sventura si era abbattuta sulla città (Cassio Dione, XXXVIII,16).

Come alle minacce di Annibale, come alle grandi calamità della sua storia, Roma reagiva nel 58 a.C. alla lex Clodia de capite civis Romani proposta dal tribuno Clodio, protetto da Cesare, avversario politico e soprattutto nemico personale di Cicerone.

La  legge colpiva con l’esilio chiunque “condannasse o avesse condannato a morte un cittadino romano senza l’appello al popolo” . In modo totalmente contrario allo spirito delle XII Tavole, la legge era formulata con una inedita consecutio temporum: l’anteriorità del congiuntivo la rendeva valida per il passato: una legge retroattiva, insomma. Una legge ad personam.

Poiché Clodio intendeva colpire proprio Cicerone, che cinque anni prima, durante il suo consolato, aveva proposto al Senato la pena di morte “senza l’appello al popolo” per i cittadini romani coinvolti nella congiura di Catilina.

E pensare che il console  si era sentito un salvatore della patria, un novello Romolo quando con la parola Vixerunt, vissero, annunciò l’avvenuta esecuzione dei congiurati.

Il pericolo di eversione giustificava il procedimento abbreviato: Senato e consoli agivano in stato di emergenza. Credeva Cicerone, oratore prestato alla politica, di aver sventato la minaccia all’assetto alla res publica e di assicurarle in tal modo nuova stabilità. Contava di realizzare quel progetto di equilibrio, da lui lungamente accarezzato: la concordia ordinum, che si fondava sulla collaborazione dei diversi ordini sociali.

Pensava, ma ecco, cinque anni dopo, la lex Clodia..

Che Clodio, consapevole dell’ostilità dei senatori, non sottopose  all’approvazione preventiva del Senato ma solamente all’assemblea della plebe, mentre  Cicerone si allontanava da Roma, verso l’esilio.
Tornò sette mesi dopo, poiché veloci erano le vicende politiche nel declino della repubblica romana.

E nel discorso De domo sua definì privilegium la legge emanata da Clodio.

Aulo Gellio, al quale si devono preziose informazioni sul mondo romano, spiega: Non si possono chiamare  leggi quelle che non sono costituite da principi generali che riguardino tutti i cittadini, ma, in quanto norme concepite per singoli, si devono chiamare piuttosto privilegi poiché gli antichi designavano con il nome di privus quello che noi chiamiamo singulus (n.a. X 20, 4)

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