Non son tutte rose in casa Tea Party
Tra ipotesi, sondaggi e ultimi colpi di reni dei big, anche questa campagna per le elezioni di mid-term sta per giungere al termine. Il vice presidente Joe Biden ha scritto agli elettori democratici: “Sono molti anni che faccio campagna elettorale e lasciatemi dire che non ho mai visto un’elezione con ancora così tanti seggi incerti”. I democratici, secondo alcuni sondaggi, potrebbero perdere il controllo della Camera, ma non il Senato. Un hung parliament in salsa yankee che non farebbe di certo piacere alla maggioranza, ma urterebbe particolarmente i repubblicani, che da mesi assaporano l’idea di una storica rivincita.
Chi non si ferma, comunque, sono i patrioti del Tea Party. Loro hanno già vinto e pensano a come organizzarsi per la corsa alle presidenziali 2012. Chi è il loro leader più amato? Chi potrebbe sfidare Barack Obama e la sua idea di America? Chi tra Sarah Palin, Mitt Romney, Mick Huckabee o l’immortale Newt Gingrich ha il carisma per far tornare credibile il Gop? Del resto, perché non puntare in alto? Sono ormai diventati un fenomeno globale. Inseguiti, studiati e analizzati. In Italia ne parliamo continuamente. Li vorremmo “importare” per ravvivare lo scenario. Si è mormorato di Daniela Santanchè nelle vesti di Palin. Non so voi, ma io non mi ci vedo la deputata Pdl nel ruolo della grizzly mom.
Eppure, come in molti avevano temuto, il loro estremismo ha sì aggregato e coinvolto molti elettori, ma altrettanti pare averne allontanati. E si parla di repubblicani fidelizzati e abituati a votare. Così nello stato di New York il repubblicano di lungo corso Joe Errigo ha fondato un gruppo – “Republicans for Cuomo” – in appoggio al liberal italo-americano. E non crediate sia per una questione di comuni origini. Il candidato conservatore di cognome fa Paladino. “Quando ho visto il suo sito internet”, ha così giustificato la sua scelta Errigo, “non potevo credere che qualcuno potesse essere così idiota”.
E il caso di New York non è il solo. L’agenzia Reuters racconta almeno altri tre casi simili. In Delaware, in Arizona e in Nevada. Per la candidata repubblicana-Tea Party Sharron Angle, come abbiamo già scritto, i problemi non arrivano però solo dai compagni di partito che hanno scelto di supportare il leader della maggioranza al Senato Harry Reid. Anche Scott Ashjian, che avrà scritto esplicitamente Tea Party accanto al proprio nome sulla scheda elettorale, costituisce un rischio. Certamente manca poco al voto, e inattaccabile appare il vantaggio di Angle sui concorrenti, ma il fatto che alcuni manager di casinò abbiano deciso di spostare il proprio peso su Reid potrebbe riaprire in extremis la partita.
Insomma, tra una settimana avremo risposte ai punti di domanda. Sapremo se i patrioti avranno effettivamente contribuito ad una vittoria dei conservatori o meno. Soprattutto potremo iniziare a valutare se i sondaggi di queste settimane apparsi sul Wall Street Journal e dedicati alla definizione di una leadership Tea Party in vista delle presidenziali 2012 avranno effettivamente avuto un senso.


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