Una ridicola favoletta su Berlusconi
Si dice che un bel tacer non fu mai scritto. Non è vero, perché nel mondo antico ce n’è uno bellissimo, di tacer, che fu scritto, eccome.
È un tacere per niente silenzioso, naturalmente, come si addice alla letteratura e lo si deve a Platone, che non credeva nella scrittura e per questo ha saputo scrivere anche i silenzi.
E’ nel Simposio, il dialogo platonico che dialogo proprio non è, ma il racconto di una conversazione tra amici che, a turno, tessono l’elogio di Eros, Amore.
A turno, cioè secondo il posto che occupano nei letti su cui, distesi, hanno compiuto le libagioni rituali in onore di Dioniso.
Si festeggia la vittoria nelle gare tragiche del padrone di casa e l’occasione giustifica l’allegria, gli scherzi e il vino.
C’è però un momento, come succede in ogni affiatata compagnia, in cui ci si rende conto di aver esagerato un po’: e allora basta vino, via le citariste che hanno rallegrato il convito e da quel momento solo argomenti seri, anzi un solo argomento e serissimo: l’elogio di Amore.
Concentrati e compresi nella dignità del loro compito, si succedono a parlare gli amici finché è il turno di un convitato speciale, Aristofane, il più grande poeta comico del suo tempo.
Ma Aristofane ha il singhiozzo e tutti si prodigano in consigli: trattieni il respiro, bevi dell’acqua, prova a starnutire.
Niente da fare: il singhiozzo è invincibile, Aristofane non può parlare e salta il suo turno.
Parlerà dopo, ma intanto all’ordine ha sostituito il disordine, al raccoglimento la confusione, ha trasformato in buffa commedia il tono elevato dei discorsi e il suo starnuto liberatorio, infine, disturba il silenzio della riunione.
Insomma il suo tacere ha scompaginato la simmetrica rispondenza del dialogo e quando parlerà, lo farà alla sua maniera: con una favola burlesca.
Probabilmente le parole di Rondolino equivalgono allo starnuto liberatorio di Aristofane.
E’ certo però che avrei preferito che prima fosse colto da un attacco di singhiozzo e che, costretto a trattenere il fiato a lungo, molto a lungo, saltasse il suo turno a parlare.
Intanto, però, la sua favola l’ha raccontata, non burlesca, alla maniera dei grandi comici, ma ridicola.
Poiché non è da tutti scrivere un bel tacere.

