Wikileaks colpito, ma non affondato

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Fondata da un gruppo di volontari e diretta da Julian Assange, internet activist con un passato da hacker supercondannato, Wikileaks (Wl) dal 2007 si presenta come una ‘not for profit media organization’ – per usare le parole del direttore – specializzata nella pubblicazione online di documenti top secret. La mission di Wikileaks è portare alla luce comportamenti eticamente sospetti -o colpevoli – di aziende, banche e governi. Assange, l’unico nome e volto noto dell’organizzazione, è entrato recentemente nella classifica di Forbes relativa agli uomini più potenti del mondo: all’ultimo posto, ma c’è.

Del resto del team si sa ben poco: 5 i redattori fissi e circa 800 i collaboratori in giro per il mondo tra giornalisti, attivisti, dissidenti (in particolare del governo cinese) e scienziati che inoltrano segnalazioni e materiali alla dropbox della redazione. Quest’ultima si accerta dell’autenticità del materiale, grazie anche alla cooperazione della collettività digitale, e poi lo pubblica.

L’unione delle parole wiki e leak (dall’inglese, “fuga di notizie”) disegna un’area semantica in cui rientrano fenomeni consonanti ormai di assoluta attualità: la logica del contenuto generato dagli utenti (user generated content), il nomadismo digitale, il sistema delle libertà digitali per cui si battono tanto i partiti pirata. Wikileaks è stata definita in rete la ‘Cia del popolo’ capace di intimorire il Pentagono, il ‘James Bond della gente comune’ che usa l’elettronica per divulgare segreti altrimenti inaccessibili.

Succulento è il fascicolo dei “segreti” resi pubblici finora: materiale sui detenuti di Guantanamo, sullo stato di corruzione del Kenya riguardo allo smaltimento di sostanze tossiche, lo scandalo del petrolio in Perù. Non sono mancati dossier sull’Italia, per esempio sui rinforzi militari in Afghanistan inviati in segreto nel 2007, o sulla morte del sergente Marracino nel 2005 che secondo Wl fu ucciso da ‘fuoco amico’ in una esercitazione.

Il governo americano e il Pentagono pare abbiano più volte tentato di far chiudere il portale appellandosi al “segreto di Stato” e alla sicurezza nazionale. Rivolgendosi ai tribunali ordinari, hanno persino provato a indurre, finora senza risultati, la chiusura dei server che ospitano Wikileaks. Che naturalmente sono sparsi nei luoghi più disparati del mondo per chiare ragioni di sicurezza, visto l’elenco sempre più nutrito di nemici che l’organizzazione si sta assicurando. E’ notizia recente che una società svedese stia ad esempio custodendo una parte dei server di Wikileaks in un bunker nucleare a trenta metri di profondità che risale all’epoca della guerra fredda, occupandosi anche di preservare l’integrità e la sicurezza del sito.

Qualche giorno fa il grido di aiuto di Wikileaks è pervenuto al mondo via Twitter: ‘Siamo sotto attacco’. L’inespugnabile Wikileaks è stato infatti attaccato da professionisti del cracking proprio mentre Assange e i suoi stavano preparando l’ultimo scoop mediatico relativo a 390 mila report occultati sulla guerra in Iraq. Ma Wikileaks è riuscito a divulgare i documenti prima del previsto e l’attacco è stato sventato. Wikileaks colpito, ma non affondato, e un’altra bomba mediatica è esplosa…

1 commento a “Wikileaks colpito, ma non affondato”

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  2. orione scrive:

    Bello Anteprima, in bocca al lupo!

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