Le Quattro Nobili Verità della politica italiana
Il Dalai Lama si ritira, avendo evidentemente maturato gli anni contributivi per il Nirvana, la pensione del buddhismo. Il Santo Padre della Chiesa di Pietro contempla le dimissioni. Anche i papi soffrono di depressione. Il ministro Carfagna si dimette e poi ci ripensa. D’altronde le pari opportunità implicano anche questo, l’opportunità, al pari di tutti i suoi colleghi, di cambiare idea, una, due e anche tre volte. In certi casi anche quattro.
Come sono quattro le verità del buddhismo all’italiana. Della perseverante irreal-politik dell’abitudine umana ad aggrapparsi tenacemente al vuoto.
Prima verità: Tutto è impermanente. E’ l’impermanenza che ci governa. L’impermanenza delle opinioni, la flessibilità delle circostanze, la relatività delle posizioni, il vuoto, ma dei concetti. Concetti come Futuro e libertà. Una associazione misteriosa di significati in relazione tra loro come capisaldi di fede e pragmatica. Un messaggio religioso denso e pieno di possibilità, anche impossibili.
Seconda verità: Tutte le emozioni, anche quelle politiche, sono dolore. Tutto è duhkka, concetto cardine della vita di tutti noi che equivale a frustrazione. Frustrazione per i vinti ma anche per i vincitori, destinati ad essere presto sostituiti proprio perchè impermanenti. E che, nella loro natura umana, fragile e predisposta alla frustrazione non accettano la circolarità della loro posizione, ora sopra ora sotto, ora a destra ora a sinistra, ora davanti ora di dietro.
Terza verità: Tutte le cose sono prive di una loro esistenza intrinseca. Un po’ come gli schieramenti politici, perfino nell’interiorità dello stesso uomo (o donna) politico, che muta mercurialmente adattandosi alle circostanze del momento, cercando la propria opportunità per imporsi su sé stesso e sull’altro. Le categorie linguistiche con cui descriviamo il mondo e le cose prive di esistenza intrinseca, non sono il mondo. Ma sono tutto quello che ci resta. E continuiamo a vivere nell’eterna contraddizione tra idee e realtà, nella in-adequatio rei et intellectus, fonte del dolore psichico e del male di vivere.
Quarta verità: Il Nirvana trascende tutto. La fine del dolore, la pensione delle emozioni, la duhkka finalmente appesa al chiodo. Il governo perfetto, un ossimoro devastante ma che continua a pre-occuparci come se da esso dipendesse il futuro dell’umanità. La grande illusione.
Freud sbagliò quando considerava la religione come grande illusione. Uno sbaglio presuntuoso che nascondeva il suo presuntuoso desiderio di sostituire la propria religione illusoria a quella istituzionale, giudaico-cristiana, islamica o orientale che fosse. La grande illusione è la politica. E lo stato oniroide che viviamo, ancora una volta, attraverso fenomeni di déjà vu epilettoidi, tipici della politica, probabilmente di qualsiasi politica e di qualsiasi nazione, in cui scambiamo una forma per un’altra. Non è un’allucinazione, in cui non c’è un substrato concreto che stimoli la nostra sensorialità. E la politica, pur essendo talvolta allucinante, come l’uomo e il mondo, deve, con Nietzsche… volontariamente impedirsi di ricadere in una delle sue vecchie forme... Ma deve … avere anche i mezzi per guardarsi da ogni ripetizione. Ma cambiare è fatica e richiede tempo. E più passa il tempo. Più diventiamo tutti un po’ più stanchi e un po’ più pigri.

